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  1. #1
    Giacobino 1799
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    Predefinito Caso Menapace-De Gregorio: come non essere d'accordo con Michele Serra?

    IL CASO
    La pacifista e il trasformista
    MICHELE SERRA


    da Repubblica - 9 giugno 2006

    La pessima vicenda della bocciatura di Lidia Menapace alla presidenza della commissione Difesa del Senato contiene una verità politica molto dura da metabolizzare per la sinistra italiana.
    Menapace è persona di alto profilo culturale e umano, e dal curriculum specchiato. Una intellettuale pacifista, ex partigiana, distante anni luce da traffici e compromessi di potere, esempio lampante della differenza femminile applicata alla politica.

    Menapace è la Differenza incarnata. Il suo imprevisto e vittorioso competitor, Sergio De Gregorio, eletto con un colpo di mano dell´opposizione favorito (pare) anche da lobby militari, è l´esatto contrario. È l´Uguale per definizione. Maschio, affarista, amico di tutti e dunque di nessuno, tatticamente cinico, a lungo vagolante tra i due schieramenti alla ricerca della collocazione per lui più proficua, ricettore di voti un tanto al chilo, pare la maschera aggiornata della politica di vecchio e basso profilo. Quella stessa politica dello scambio e del compromesso che è la palude nella quale ogni governo, e specialmente questo, rischia di impantanarsi.
    Sulla carta, dunque, lo scontro era tra persone di grana incomparabile. Ma – ecco la questione – è stato proprio il calibro di Menapace, il suo stesso essere coerente con i suoi princìpi e non calcolatrice (fino a dichiarare in un´intervista, lei candidata a presiedere la commissione Difesa, che considera le Frecce tricolori un inutile spreco) a condurla, insieme al governo, dritta nelle fauci della sconfitta.
    La verità dura da digerire, dunque, è questa: la politica non è un banco di prova della propria purezza (a volte presunta, questa volta incontestabile), e forse neanche della propria ragione. La politica è la ricerca, faticosissima, del massimo grado possibile di ragione in un contesto spesso irragionevole, ostile alle innovazioni, diffidente dei presupposti nobili e trasparenti. Non sarà «merda e sangue», come ebbe a dire autobiograficamente Rino Formica, la politica, ma non è neanche il foglio immacolato sul quale scrivere indisturbati, in bella grafia, il proprio nitido rifare il mondo.
    Candidare una pacifista di lungo corso alla presidenza della commissione Difesa può soddisfare il legittimo desiderio di nitore ideale di una parte non piccola dell´elettorato di sinistra, ma rischia di trasformare un percorso già irto di ostacoli in una salita insormontabile. E spiana la strada, specularmente, ai peggiori istinti di conservazione di un pezzo delle istituzioni, nonché del Paese reale – le forze armate – non riducibili, tra l´altro, a un banale coacervo di interessi industriali. Detta bruscamente: candidare Menapace significa spalancare le porte a De Gregorio, perché ogni azzardo politico, anche il più nobile, deve prevedere una reazione uguale e contraria.
    La discussione sul cosiddetto "estremismo", per dirla meglio sul delicatissimo equilibrio tra istanze di cambiamento radicale e possibilità concreta di metterle in pratica, è vecchia come la sinistra. La sua soluzione è "matematicamente" impossibile, nel senso che non esiste una formula immutabile che consenta di stabilire il punto esatto nel quale si è ragionevoli senza diventare cinici, e si è coraggiosi senza diventare suicidi. È un tentare, un provarci, un dannarsi l´anima per cercare di portare a casa un risultato stimabile senza svendere le tre o quattro cose in cui si crede.
    Il pericolo supremo, per chi si definisce in genere "riformista" e tiene dunque conto della parzialità e dell´imperfezione del suo agire politico, è svendere i princìpi e diventare un mero trafficante di compromessi. Ma il pericolo contrapposto è il narcisismo di chi preferisce comunque una sconfitta in purezza a una vittoria ammaccata. Lidia Menapace, in quel contesto e in questo Paese, era un pezzo di cristallo in mezzo ai cingoli, e i cocci ahimè lo dimostrano. Il gommoso De Gregorio è l´antivirus sgradevole, ma prevedibile, contro l´immissione di un corpo estraneo in un organismo nettamente refrattario, per sua natura, al pacifismo militante.
    Per non essere frainteso: questo non significa che la scelta politica "giusta" sia un nefasto ibrido tra Menapace e De Gregorio, persone per altro non ibridizzabili, per fortuna di Menapace e per sfortuna di De Gregorio. Questo significa che persone come Menapace, preziose per la cultura della sinistra e per la coscienza del Paese, non vanno spese (anzi, sperperate) nel gioco pericoloso dell´azzardo ideologico. In quel gioco molta sinistra ha già perduto molto del suo immenso lavorio ideale e umano, e sempre innescando il circolo vizioso che dalle speranze infrante porta poi alla delusione e quindi al cinismo (se l´Italia pullula di ex rivoluzionari riconvertiti in cortigiani, vorrà pur dire qualcosa).
    Da Danilo Dolci a don Zeno a don Ciotti, la storia sociale italiana ha conosciuto molti modi e molti luoghi per dispiegare la potenza di idee pulite, innovative e ben funzionanti, e forse proprio la loro marginalità rispetto alla politica politicante è stato ciò che le ha mantenute intatte. C´è qualcosa di triste nella constatazione che la politica non sia (più) il miglior humus per fare attecchire i semi migliori. Ma c´è qualcosa di goffo, e pure di vanitoso, nel voler costringere la politica a essere ciò che non è (più). Forse tornerà a esserlo, grazie a nuove generazioni, nuove promesse e nuovi sconquassi. Ma non può essere la commissione Difesa del Senato la levatrice di un nuovo evo.

  2. #2
    Bianca Zucchero
    Ospite

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da patatrac
    IL CASO
    La pacifista e il trasformista
    MICHELE SERRA


    da Repubblica - 9 giugno 2006

    La pessima vicenda della bocciatura di Lidia Menapace alla presidenza della commissione Difesa del Senato contiene una verità politica molto dura da metabolizzare per la sinistra italiana.
    Menapace è persona di alto profilo culturale e umano, e dal curriculum specchiato. Una intellettuale pacifista, ex partigiana, distante anni luce da traffici e compromessi di potere, esempio lampante della differenza femminile applicata alla politica.

    Menapace è la Differenza incarnata. Il suo imprevisto e vittorioso competitor, Sergio De Gregorio, eletto con un colpo di mano dell´opposizione favorito (pare) anche da lobby militari, è l´esatto contrario. È l´Uguale per definizione. Maschio, affarista, amico di tutti e dunque di nessuno, tatticamente cinico, a lungo vagolante tra i due schieramenti alla ricerca della collocazione per lui più proficua, ricettore di voti un tanto al chilo, pare la maschera aggiornata della politica di vecchio e basso profilo. Quella stessa politica dello scambio e del compromesso che è la palude nella quale ogni governo, e specialmente questo, rischia di impantanarsi.
    Sulla carta, dunque, lo scontro era tra persone di grana incomparabile. Ma – ecco la questione – è stato proprio il calibro di Menapace, il suo stesso essere coerente con i suoi princìpi e non calcolatrice (fino a dichiarare in un´intervista, lei candidata a presiedere la commissione Difesa, che considera le Frecce tricolori un inutile spreco) a condurla, insieme al governo, dritta nelle fauci della sconfitta.
    La verità dura da digerire, dunque, è questa: la politica non è un banco di prova della propria purezza (a volte presunta, questa volta incontestabile), e forse neanche della propria ragione. La politica è la ricerca, faticosissima, del massimo grado possibile di ragione in un contesto spesso irragionevole, ostile alle innovazioni, diffidente dei presupposti nobili e trasparenti. Non sarà «merda e sangue», come ebbe a dire autobiograficamente Rino Formica, la politica, ma non è neanche il foglio immacolato sul quale scrivere indisturbati, in bella grafia, il proprio nitido rifare il mondo.
    Candidare una pacifista di lungo corso alla presidenza della commissione Difesa può soddisfare il legittimo desiderio di nitore ideale di una parte non piccola dell´elettorato di sinistra, ma rischia di trasformare un percorso già irto di ostacoli in una salita insormontabile. E spiana la strada, specularmente, ai peggiori istinti di conservazione di un pezzo delle istituzioni, nonché del Paese reale – le forze armate – non riducibili, tra l´altro, a un banale coacervo di interessi industriali. Detta bruscamente: candidare Menapace significa spalancare le porte a De Gregorio, perché ogni azzardo politico, anche il più nobile, deve prevedere una reazione uguale e contraria.
    La discussione sul cosiddetto "estremismo", per dirla meglio sul delicatissimo equilibrio tra istanze di cambiamento radicale e possibilità concreta di metterle in pratica, è vecchia come la sinistra. La sua soluzione è "matematicamente" impossibile, nel senso che non esiste una formula immutabile che consenta di stabilire il punto esatto nel quale si è ragionevoli senza diventare cinici, e si è coraggiosi senza diventare suicidi. È un tentare, un provarci, un dannarsi l´anima per cercare di portare a casa un risultato stimabile senza svendere le tre o quattro cose in cui si crede.
    Il pericolo supremo, per chi si definisce in genere "riformista" e tiene dunque conto della parzialità e dell´imperfezione del suo agire politico, è svendere i princìpi e diventare un mero trafficante di compromessi. Ma il pericolo contrapposto è il narcisismo di chi preferisce comunque una sconfitta in purezza a una vittoria ammaccata. Lidia Menapace, in quel contesto e in questo Paese, era un pezzo di cristallo in mezzo ai cingoli, e i cocci ahimè lo dimostrano. Il gommoso De Gregorio è l´antivirus sgradevole, ma prevedibile, contro l´immissione di un corpo estraneo in un organismo nettamente refrattario, per sua natura, al pacifismo militante.
    Per non essere frainteso: questo non significa che la scelta politica "giusta" sia un nefasto ibrido tra Menapace e De Gregorio, persone per altro non ibridizzabili, per fortuna di Menapace e per sfortuna di De Gregorio. Questo significa che persone come Menapace, preziose per la cultura della sinistra e per la coscienza del Paese, non vanno spese (anzi, sperperate) nel gioco pericoloso dell´azzardo ideologico. In quel gioco molta sinistra ha già perduto molto del suo immenso lavorio ideale e umano, e sempre innescando il circolo vizioso che dalle speranze infrante porta poi alla delusione e quindi al cinismo (se l´Italia pullula di ex rivoluzionari riconvertiti in cortigiani, vorrà pur dire qualcosa).
    Da Danilo Dolci a don Zeno a don Ciotti, la storia sociale italiana ha conosciuto molti modi e molti luoghi per dispiegare la potenza di idee pulite, innovative e ben funzionanti, e forse proprio la loro marginalità rispetto alla politica politicante è stato ciò che le ha mantenute intatte. C´è qualcosa di triste nella constatazione che la politica non sia (più) il miglior humus per fare attecchire i semi migliori. Ma c´è qualcosa di goffo, e pure di vanitoso, nel voler costringere la politica a essere ciò che non è (più). Forse tornerà a esserlo, grazie a nuove generazioni, nuove promesse e nuovi sconquassi. Ma non può essere la commissione Difesa del Senato la levatrice di un nuovo evo.

    Io invece non sono per nulla d'accordo.
    Ritengo una pura fesseria aver candidato la Menapace alla Presidenza di quella Commissione. Ritengo che chi ha fatto quel blitz che l'ha sostituita andasse semplicemente espulso dal movimento Italia dei Valori e ritengo risibili e penose le scuse addotte da Di Pietro che doveva farsene carico che ha agito in modo "compromissiorio" pur di mantenere alla coalizione dell'Ulivo un venduto. Oltretutto bisognerebbe chiedersi come Di Pietro sceglie le candidature perché non è certo la prima volta che suoi candidati si rivelano dei miserabili! C'ha la fissa dei "notabili". E' un movimento supremamente maschilista e con pochi spinte di rinnovamento anche generazionale e non può che produrre un modo vecchissimo di far politica se recupera dei relitti!
    Rispetto all'articolo di Serra la soluzione sta in mezzo! Perché tra il sangue e merda di "formichiana" memoria e la "purezza" menapaciana c'è un campo sterminato del "fare politica" che andrebbe "comunque" circoscritto con dei paletti "di contenimento" andando oltre i quali si rasenta la delinquenza comune!
    Il fine non giustifica mai i mezzi e rassegnarsi al fatto che "tanto la politica è così", oltreché da vili è comportamento che non tien conto che continuando così la politica scomparirà, semplicemente sostituita dall'economia e l'affarismo più ignobili! Cose peraltro già ampiamente in atto!

  3. #3
    Giacobino 1799
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    Citazione Originariamente Scritto da Bianca Zucchero
    Io invece non sono per nulla d'accordo.
    Ritengo una pura fesseria aver candidato la Menapace alla Presidenza di quella Commissione. Ritengo che chi ha fatto quel blitz che l'ha sostituita andasse semplicemente espulso dal movimento Italia dei Valori e ritengo risibili e penose le scuse addotte da Di Pietro che doveva farsene carico che ha agito in modo "compromissiorio" pur di mantenere alla coalizione dell'Ulivo un venduto. Oltretutto bisognerebbe chiedersi come Di Pietro sceglie le candidature perché non è certo la prima volta che suoi candidati si rivelano dei miserabili! C'ha la fissa dei "notabili". E' un movimento supremamente maschilista e con pochi spinte di rinnovamento anche generazionale e non può che produrre un modo vecchissimo di far politica se recupera dei relitti!
    Rispetto all'articolo di Serra la soluzione sta in mezzo! Perché tra il sangue e merda di "formichiana" memoria e la "purezza" menapaciana c'è un campo sterminato del "fare politica" che andrebbe "comunque" circoscritto con dei paletti "di contenimento" andando oltre i quali si rasenta la delinquenza comune!
    Il fine non giustifica mai i mezzi e rassegnarsi al fatto che "tanto la politica è così", oltreché da vili è comportamento che non tien conto che continuando così la politica scomparirà, semplicemente sostituita dall'economia e l'affarismo più ignobili! Cose peraltro già ampiamente in atto!
    Secondo me non l'hai letto con attenzione, l'articolo di Serra. Lui non giustifica certo l'elezione di De Gregorio. Ma schernisce i comportamenti di certa sinistra "pura e limpida", che in nome della purezza delle idee e delle posizioni, compie un sacco di ingenuità. E' una sinistra destinata sempre a stare all'opposizione. Ed è l'unica sinistra al mondo a non prestare attenzione nemmeno alle forze armate. Non sono tutti fascisti i militari. In Italia hanno fatto la guerra di liberazione. In Portogallo fecero la rivoluzione dei garofani. Molti leaders nazionalistici dei paesi del terzo mondo, degli anni '50, '60 e '70, provenivano dalle forze armate. L'esercito italiano non è stato mai autenticamente golpista, sennò ne avremmo visto delle belle nell'autunno caldo, nei '70 e anche durante tangentopoli. E invece non c'è stata mai una vera ingerenza, salvo alcuni generali legati all'estremismo di destra e alla pidue. Qundi, criticare le forze armate italiane solo per questioni di principio, rende veramente folkloristica certa sinistra italiana, come dice Prodi (e ne abbiamo avuto un esempio il 2 giugno, quando Bertinotti si è attaccato la spilla arcobaleno...: ha fatto ridere le mosche; ma so che Fausto, queste cose che affermo io, le capisce benissimo, ed è più d'accordo con me che con certi pacifisti di maniera).

  4. #4
    Bianca Zucchero
    Ospite

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    Citazione Originariamente Scritto da patatrac
    Secondo me non l'hai letto con attenzione, l'articolo di Serra. Lui non giustifica certo l'elezione di De Gregorio. Ma schernisce i comportamenti di certa sinistra "pura e limpida", che in nome della purezza delle idee e delle posizioni, compie un sacco di ingenuità. E' una sinistra destinata sempre a stare all'opposizione. Ed è l'unica sinistra al mondo a non prestare attenzione nemmeno alle forze armate. Non sono tutti fascisti i militari. In Italia hanno fatto la guerra di liberazione. In Portogallo fecero la rivoluzione dei garofani. Molti leaders nazionalistici dei paesi del terzo mondo, degli anni '50, '60 e '70, provenivano dalle forze armate. L'esercito italiano non è stato mai autenticamente golpista, sennò ne avremmo visto delle belle nell'autunno caldo, nei '70 e anche durante tangentopoli. E invece non c'è stata mai una vera ingerenza, salvo alcuni generali legati all'estremismo di destra e alla pidue. Qundi, criticare le forze armate italiane solo per questioni di principio, rende veramente folkloristica certa sinistra italiana, come dice Prodi (e ne abbiamo avuto un esempio il 2 giugno, quando Bertinotti si è attaccato la spilla arcobaleno...: ha fatto ridere le mosche; ma so che Fausto, queste cose che affermo io, le capisce benissimo, ed è più d'accordo con me che con certi pacifisti di maniera).

    E chi ha scritto che Serra giustificava De Gregorio? Ma forse tu non l'hai letto bene l'articolo almeno non dove con un certo fatalismo pare si debba accettare questa politica che si fa oggi.
    Poi, ripeto, ritengo sia stata una corbelleria proporre a presiedere la comnmissione difesa la Menapace!
    Sarebbe anche piuttosto saggio che così come si impone ai lavoratori italiani ci sia una età nella quale parlamentari e politici vadano in pensione. Io un pò brutalmente riterrei che Camera e Senato debbano essere dei consessi dove si fanno delle cose non dei mausiolei dove si riuniscono le personalità eccellenti di un paese.
    Certamente per mia ignoranza mi sfuggono le proposte di legge che ha presentato la Menapace o quale lavoro abbia svolto nel Parlamento Italiano. Ma mi sfugge anche per qualche centinaio di suoi colleghi...
    Premesso che in questo paese non si fanno leggi che cambiano veramente la realtà, non ci si fa portavoce delle istanze dei cittadini (anzi quando qualcuno lo fa come Grillo si critica il presidente del Consiglio che sacrosantemente ne ha voluto prendere atto), mi chiedo quale sia il ruolo dei deputati e senatori ultraottuagenari e non che occupano scranni parlamentari e senatoriali oltre render conto ai loro leader di ottemperare bene come utili idioti che debbono solo votare ciò che decidono i loro leaders...

  5. #5
    Giacobino 1799
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    Citazione Originariamente Scritto da Bianca Zucchero
    E chi ha scritto che Serra giustificava De Gregorio? Ma forse tu non l'hai letto bene l'articolo almeno non dove con un certo fatalismo pare si debba accettare questa politica che si fa oggi.
    Poi, ripeto, ritengo sia stata una corbelleria proporre a presiedere la comnmissione difesa la Menapace!
    Sarebbe anche piuttosto saggio che così come si impone ai lavoratori italiani ci sia una età nella quale parlamentari e politici vadano in pensione. Io un pò brutalmente riterrei che Camera e Senato debbano essere dei consessi dove si fanno delle cose non dei mausiolei dove si riuniscono le personalità eccellenti di un paese.
    Certamente per mia ignoranza mi sfuggono le proposte di legge che ha presentato la Menapace o quale lavoro abbia svolto nel Parlamento Italiano. Ma mi sfugge anche per qualche centinaio di suoi colleghi...
    Premesso che in questo paese non si fanno leggi che cambiano veramente la realtà, non ci si fa portavoce delle istanze dei cittadini (anzi quando qualcuno lo fa come Grillo si critica il presidente del Consiglio che sacrosantemente ne ha voluto prendere atto), mi chiedo quale sia il ruolo dei deputati e senatori ultraottuagenari e non che occupano scranni parlamentari e senatoriali oltre render conto ai loro leader di ottemperare bene come utili idioti che debbono solo votare ciò che decidono i loro leaders...
    Bè, non leggi bene gli articoli che propongo, non sai chi è Lidia Menapace, parli come Ignazio La Russa... E' tempo perso discutere con te.

  6. #6
    Bianca Zucchero
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    Citazione Originariamente Scritto da patatrac
    Bè, non leggi bene gli articoli che propongo, non sai chi è Lidia Menapace, parli come Ignazio La Russa... E' tempo perso discutere con te.

    Amen...

 

 

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