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  1. #1
    democratico sinistra e laico
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    Predefinito puo ancora esistere un grande partito ?

    ormai mi chiedo ma i veri partiti esistono ancora ? e se si dove stanno oggi ho 30 anni e mi interesso della politica che ne avevo 16 ex comunista dopo aver capito che anche quello era una grande cazzata di persone che fanno i propri interessi e si fanno chiamare comunisti sarei interessato a sapere il vostro parere perche sfogliando il forum ho visto questo vostro mivimento con una grande storia e con argomenti seri ancora da proporre alle persone allora vi chiedo puo ancora esistere un grande partito ?

  2. #2
    laico progressista
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    Predefinito

    Un grande partito repubblicano certamente no.
    Però, più in generale, se non crediamo nella rigenerazione dei partiti, in che mani finirà la nostra democrazia?
    E' evidente che i partiti oggi attraversino una crisi profonda. Sono sempre più partiti-persona, sia quando sono piccoli, sia (e questo è ancora più grave) quando sono grandi. Vedi Forza Italia.
    Gli unici gruppi che resistono con una forma-partito di tipo più tradizionale sono An, i Ds e forse l'Udc. E infatti sono le forze oggi più di altre potenzialmente in grado di mantenere un elettorato di riferimento, di rappresentare un segmento stabile di cittadini. Dico potenzialmente perché, a parte l'UdC, che fonda la sua politica sui valori cattolici, gli altri due partiti sono però privi di idee. Sono ottimi contenitori senza contenuti. Questo sia per il percorso di graduale sdoganamento e assimilazione culturale che hanno dovuto subire, sia perché sono rimasti invischiati nella logica personalistica delle coalizioni, mutuando molto della propria natura con le esigenze di sudditanza, imposte dal meccanismo bipolare.

    In definitiva, oggi viviamo nella democrazia degli individui, per cui su grande scala troviamo da un lato il modello Prodi, dall'altro il modello Berlusconi. E su scala più piccola un'infinità di partiti e microformazioni, che non sono altro che comitati elettorali di questa o di quella figura politica. Se vogliamo tornare ad una democrazia dei partiti e non degli individui, cioè ad una sana democrazia partitocratica (detto in senso letterale, non spregiativo), bisogna che avvengano due riforme. Una legge elettorale che lasci spazio ai partiti (quella vigente è già un passo avanti rispetto alla precedente) e al pluralismo delle proposte in campo, e una riforma interna ai partiti stessi, che faccia tesoro della buia esperienza della Prima Repubblica, e sappia ripensarli in modo nuovo. Per esempio cominciando dal presupposto che teoria e pratica non sono la stessa cosa, e richiedono competenze diverse: il politico nasce per ispirare e orientare le scelte; il bravo tecnico per applicarle nel modo migliore. Mescolare queste competenze, come ha fatto la politica da sempre, è il modo per alimentare una vecchia degenerazione, dove ogni poltrona disponibile dev'essere un obiettivo per i burocrati di partito.

    P.S. Comunque benvenuto, libero77.

  3. #3
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    Predefinito

    dipende da quanto lo vuoi grande sto partito...adesso vanno di moda i monolocali....

  4. #4
    democratico sinistra e laico
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    Predefinito

    condivido pienamente quello che dici ma forse il problema e che ipartiti si stanno allontanando da i problemi reali delle persone e questo fa si che diventino partiti di persone senza contenuti
    ma forse anche perche oggi non si fanno partecipe anche le sezioni territoriale che prima erano piu radicate sul territorio , ma si decide tutto al centro cioe nelle federazioni
    p.s. paolo complimenti per l'analisi giusta del tuo commento

  5. #5
    laico progressista
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    Predefinito

    Complimenti a te che hai sollevato un tema cruciale, e molto attuale anche per il nostro forum.
    Citazione Originariamente Scritto da libero77
    (...)
    ma forse anche perche oggi non si fanno partecipe anche le sezioni territoriale che prima erano piu radicate sul territorio , ma si decide tutto al centro cioe nelle federazioni
    Questa tua affermazione induce ad una riflessione ulteriore, che personalmente covo da parecchio tempo.
    C'è un nodo da sciogliere nei meccanismi di partito. Di difficile soluzione, perché contraddittorio. Su cui però vale la pena approfondire.
    I partiti si reggono su due tipi di consenso: uno di opinione, diffuso, più o meno omogeneo e più o meno fluttuante, basato su convinzioni ideali o sulla condivisione di proposte o condotte politiche specifiche; un altro invece di tipo territoriale, più radicato, legato all'azione di propaganda delle sezioni, e molto anche a fenomeni fiduciari o clientelari nei confronti di singoli esponenti locali.
    Entrambe queste forme costituiscono bacini imprescindibili, sebbene il primo costituisca, a mio parere, quello più sano e alla lunga più proficuo.
    Internamente, però, come si riflettono questi fattori? Si riflettono a tutto vantaggio del secondo tipo di consenso, attraverso il meccanismo delle tessere. Cioè se stiamo alle regole democratiche normalmente in vigore in tutti i partiti, pur senza considerarne le diffuse e facili degenerazioni, la democrazia interna si pesa col tesseramento. E' in questo contesto che l'ossatura del partito diventa in larga parte appannaggio dei signorotti locali, cioè si trasforma in una sommatoria di roccaforti, guidate da esponenti con una visione spesso limitata e parziale della politica, utile magari a livello amministrativo e regionale, ma capace di influenzare in modo spesso inadeguato la conduzione di una politica di respiro nazionale.
    Può darsi che questo ritratto non corrisponda a quello di An o dei Ds, ma sicuramente si avvicina molto a quello della nostra realtà repubblicana.
    Non conosco una ricetta per districare il problema.
    Penso però che un paio di soluzioni per limitare almeno le degenerazioni di questo meccanismo ci siano. Una potrebbe avvenire per via legislativa, isitutendo una commissione nazionale non politica per la verifica periodica del funzionamento di tutti i partiti. Un po' come quando si fanno i commissariamenti di società, i controlli fiscali etc. Una commissione però non solo avulsa dal partito stesso (altro che probi viri, o commissari mandati dalle segreterie), ma avulsa anche dal mondo politico. Sennò le garanzie di buon funzionamento verrebbero a cadere.
    Un'altra potrebbe essere un sistema che valuta il peso interno delle varie realtà locali dei partiti non in base al tesseramento, che può facilmente essere fittizio o manomesso, ma sulla base dei consensi elettorali effettivamente ottenuti. Quest'ultima però non è semplice, perché le elezioni non avvengono in modo omogeneo e quindi non costituiscono sempre un elemento di chiara e univoca valutazione.

    Beninteso, si tratta solo di riflessioni a ruota libera, in attesa di essere magari contraddette o integrate, spero comunque utili ad alimentare il dibattito che hai cominciato.

  6. #6
    ALTRA FACCIA DELLA MONETA
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    Ma è poi possibile che possa ancora esitere un Partito?

    Io ho sempre ritenuto, e ritengo ancora, che per poter parlare di Partito non è sufficiente che ci sia una struttura di aggregazione più o meno articolata e stabile, ma bisogna che si verifichi una aggregazione di persone intorno ad un sistema di riferimento ideale. Insomma la tanto vituperata "ideologia".
    Oggi invece anche chi ce l'ha fa finta di non avercela per apparire più simpatico. Forse perché delle ideologie si è abusato nel XX secolo, ma di aggregazioni di persone intorno a sistemi di riferimento ideale secondo me ci sarebbe ancora bisogno, perché la loro esistenza è la base per un buon sistema di democrazia rappresentativa.

  7. #7
    democratico sinistra e laico
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    paola forse si delle soluzioni hai date tue ma io aggiungerei un'altra cosa anche la regola che una persona prima di entrare in un partito ho vada a rappresentare nelle istituzione tramite un partito , secondo me dovrebbe imparare la storia e le radicici e cosa rappresenta il partito di cui fa parte secondo me se fosse cosi si eviterebbe che poi ci ritrovassimi nei partiti persone che fanno solo i propri interessi e che calpestano la storia di partiti che hanno radici ben profonde ad esempio come quella dei republicani che ne pensi?

    non sono repubblicano ma rispetto profondamente le vostre idee
    e mi ritrovo su parecchi punti da te detti in questi commenti
    ciao a presto

  8. #8
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    Questa è una questione di buon senso, nelle mani dei vertici. Certo non si può fare un esame del sangue a tutti gli iscritti.
    Se arriva un potentato locale che ha un trascorso lontanissimo dal nostro e mette sul tavolo un bel gruzzolo di tessere, sorge il problema. Che si fa? Si prende o si lascia? Difficile rispondere. Perché dalla teoria alla tentazione pratica ce ne scorre....
    Diverso è invece andarsi a cercare, come è stato fatto, gente che nulla ha a che spartire con noi, solo per una questione, diciamo così, "di prestigio". Falanga è un caso di questi. I falliti tentativi di abbordaggio di Fisichella e di Sgarbi idem.

  9. #9
    democratico sinistra e laico
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    ancora una volta sono d'accordo con te ma secondo me il rimedio e le scuole di futuri dirgenti e poi dare delle regoli basi per tutti militanti
    che secondo me dovrebbero essere
    che la politica si fa in mezzo alla gente
    che la politica e uno strumento per migliorare il paese e per creare il benessere dei cittadini , secondo me queste sono regole generali ma sono solo alcune di tante altre che non sono qui ad elencare ma che sono le fondamenta per farsi che nasca un grande partito

  10. #10
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    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da libero77
    . . . la politica e uno strumento per migliorare il paese e per creare il benessere dei cittadini . . .
    Questo è un principio che io rifiuto.
    Che la politica abbia qualcosa a che fare col benessere è una millanteria del marxismo.
    La politica è il luogo dove i Cittadini esercitano collettivamente la loro sovranità.

 

 
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