Sei male informato, caro!Originariamente Scritto da nuvolarossa
Se Vecchioni leggesse questa tua inesattezza si incazzerebbe di brutto!
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Sei male informato, caro!Originariamente Scritto da nuvolarossa
Se Vecchioni leggesse questa tua inesattezza si incazzerebbe di brutto!
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... se ho sbagliato ... corigetemi ... io valutavo Vecchioni di destra ... sulla base dei testi delle sue canzoni ... che sono, secondo me, reazionarie e qualunquiste ... come d'altronde considero reazionario e qualunquista Prodi e il suo Governo ... di fancazzisti ... stipendiati dallo Stato ... e potrebbero benissimo prendere la tessera di Forza Nuova ...


... anche in occasione del Consiglio dei Ministri, convocato da Prodi in ambito conventuale, mi e' sembrato di essere tornato al ventennio ... quando il Gran Consiglio si riuniva a Rocca delle Caminate ... a Predappio ... in provincia di Forli e Cesena ... stessa ambientazione spartana ... stesse demagogiche decisioni ... che lasciano quello che trovano ... perche' prive di operativita' in quanto basate non su decreti legislativi ma su promesse verbali dei singoli Ministeri ... e' cambiato solo il colore delle camicie ... da nere a rosse ...
Non esagero ... siamo entrati un un regime neo-fascista ... anche "se dice di se" di essere di sinistra ...
Ne volete un esempio semplice ? ... fate mente locale a quanto successo in questi giorni e che e' passato in sottotono da tutta la stampa schierata verso i cordoni della borsa statale ... gia' tre Ministri hanno dichiarato "sospese" le riforme inerenti il loro ministero ed attuate dal precedente Governo ... ora in un regime democratico si pone mano ad una riforma con gli strumenti della democrazia parlamentare ... ci si confronta in aula e si verificano le maggioranze politiche sui vari argomenti ... e poi si decide quello che c'e da riformare ...
Un governo che "sospende" delle riforme, approvate democraticamente dal Parlamento, senza ridiscuterle in Parlamento, che cos'e' se non un Governo fascista ?
Un Governo che blocca le Leggi dello Stato (perche' questo significano le "sospensioni") ... opera un vulnus democratico ... usa il metodo dittatoriale per imporre con la forza quello che, vista la variegata e colorita composizione, non avrebbe politicamente la capacita' di fare nelle aule del Parlamento Repubblicano ...
Mandiamoli a lavorare !
A scanso di equivoci e imboscate, L’Unione, in fretta e furia, decide di metter su un direttorio di tre mastini che facciano i buttadentro a Palazzo Madama, per le votazioni. In fretta e furia? Ma è da giorni che un prodiano doc come Andrea Papini va chiedendosi con aria sconsolata: «Io non so come andremo avanti al Senato, perché non sarà facile: dovremo inventarci qualcosa, altrimenti rischiamo». Ed è proprio per non rischiare che il pacchetto Giustizia arriverà alla Camera e non nell’altro ramo del Parlamento: «Dal ministero — racconta il ds Paolo Gambescia — ci hanno detto che dovevano fare per forza così altrimenti si bloccava tutto. Del resto, a Palazzo Madama è un disastro: dopo Pallaro e De Gregorio sappiamo già che ci sarà un terzo senatore che ammiccherà a Berlusconi. E pensare che eravamo tutti convinti che ci sarebbero stati degli spostamenti verso di noi, e invece sta accadendo il contrario».


Governo, è già questione di fiducia
di GIANNI DI CAPUA da Il Tempo
«MI pare che ci sono 400 emendamenti, è chiaro che in questi casi si pone la fiducia». Romani Prodi sta per terminare la sua due giorni europea. Dopo Parigi e Vienna, ha appena trascorso una giornata a Berlino in compagnia del cancelliere tedesco Angel Merkel. I giornalisti lo avvicinano e gli chiedono cosa succederà al decreto sullo «spacchettamento» dei ministeri. Prodi risponde senza indecisioni: metteremo la fiducia. «Quattrocento emendamenti non sono discutibili quando c’è l’urgenza di prendere delle decisioni. Ricordo che il governo precedente al mio addirittura ha posto la fiducia sulle riforme costituzionali. Non credo quindi che quella di oggi sia una cosa sorprendente». Ma si sbaglia. Infatti, non appena la notizia viene battuta dalle agenzie, la Cdl si scatena. Tutti mettono in evidenza l’assoluta straordinarietà della decisione del governo che, nei fatti, ha posto la fiducia sul primo provvedimento varato. Quello che sta alla base della formazione stessa del governo.
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Per sopravvivere Prodi è costretto a giocarsi tutto
Alla fine Romano Prodi ha preso l'unica decisione logica, nonché la più rischiosa: giocarsi il tutto per tutto ogni volta al Senato. Il voto di fiducia annunciato per il provvedimento di riordino dei ministeri (che di fatto abroga la riduzione dei dicasteri introdotta dall'Ulivo con la riforma Bassanini, complimenti per la coerenza) è il primo di una lunga serie di votazioni di fiducia che verranno. Una mossa obbligata, perché è l'unica in grado di costringere tutti i senatori interessati alla sopravvivenza del governo dell'Unione (inclusi quelli a vita e gli eletti all'estero) ad essere presenti in aula, condizione indispensabile per riuscire a far passare ogni provvedimento. Una mossa rischiosissima, perché basta perdere una volta e vanno tutti a casa.
Il recente voltafaccia del senatore dell'Italia dei Valori Sergio De Gregorio e l'atteggiamento in apparenza ondivago, in realtà calcolatissimo, del senatore indipendente eletto all'estero Luigi Pallaro, che qual piuma al vento vota ora con l'Unione e ora con la Cdl, assieme al serrato corteggiamento cui i partiti della Cdl sottopongono i peones dell'Unione più vulnerabili, alla veneranda età dei senatori a vita e agli impegni intercontinentali degli eletti all'estero, renderanno ogni votazione di fiducia un appuntamento vietato ai deboli di cuore. E se c'è una regola nella politica italiana, è che alla lunga (ma spesso anche alla breve) le spinte entropiche hanno la meglio sulla tendenza all'ordine. Se qualcosa si può sfasciare, in Italia di solito si sfascia.
Nessuno, nemmeno nella Cdl, si fa illusioni che il governo cada già alla prossima votazione di fiducia, che avverrà dopo il referendum: queste votazioni riescono però a logorare la maggioranza, ad accumulare risentimenti nei senatori dell'Unione, a far crescere in loro la tentazione di annusare l'aria che tira dalla parte opposta per vedere di nascosto l'effetto che fa. Che la situazione a palazzo Madama sia disperata per il centrosinistra lo dicono per primi quelli della stessa maggioranza. Il Manifesto ieri ha scritto chiaro e tondo che ci sono due fronti ad altissimo rischio nell'Unione: quello dei cattolici («ove su tutte le scelte che riguardano la bioetica - e magari la religione in generale - si formasse in Parlamento una maggioranza diversa da quella che sostiene il governo, la situazione diventerebbe in breve insostenibile») e quello dei dipietristi (senatori che il leader dell'Italia dei Valori «ha frettolosamente messo insieme, e sulla cui fedeltà allo stesso Di Pietro ogni dubbio è lecito», scrive sensatamente il Manifesto). Enrico Boselli, leader dello Sdi, dice ora che il rischio di cadere per un soffio è concretissimo, mentre Clemente Mastella già ipotizza che il famoso panettone finirà per mangiarlo qualcun altro.
Del panettone sentiremo parlare molto nei prossimi mesi, comunque vada il referendum sulla devolution. Perché è chiaro che la partita si gioca tutta sulla Finanziaria e i suoi emendamenti, destinati ad essere la via crucis della maggioranza. Nella migliore delle ipotesi Prodi e Tommaso Padoa Schioppa a palazzo Madama dovranno ingoiare i diktat dei De Gregorio di turno in materia di stanziamenti clientelari: se ogni voto è decisivo, ogni senatore ha un potere contrattuale (in linguaggio politicamente scorretto: potere di ricatto) enorme. Nell'ipotesi peggiore per l'Unione (e come detto basta che questa si verifichi una volta sola, dato che si tratterà di votazioni di fiducia), game over. Basteranno un raffreddore o un'influenza di troppo, reali o fasulli che siano. E la Finanziaria si vota in autunno.
da A Conservative Mind


Il premier a Berlino dà la linea: mi dicono che l’opposizione ha depositato 400 emendamenti. Ma Schifani (Fi) lo smentisce: ne presentiamo pochissimi Deleghe ai ministri, Prodi costretto alla fiducia Il governo batte un altro record: per far passare il primo decreto legge al Senato il Professore deve blindare la sua esigua maggioranza
di Gian Maria De Francesco da Il Giornale
Il governo al Senato parte subito chiedendo il voto di fiducia per la conversione del decreto riguardante il cosiddetto «spacchettamento» dei ministeri. La stentata maggioranza a Palazzo Madama ha suggerito al premier Prodi di usare le maniere forti. Le difficoltà incontrate nel superare l’ostacolo del voto sulle pregiudiziali di costituzionalità martedì scorso e le polemiche del centrodestra sul voto dei «pianisti» hanno indotto il presidente del Consiglio a giocarsi la carta della fiducia per evitare scollamenti e assenze impreviste che avrebbero potuto mettere a rischio la base stessa sulla quale poggia il governo che ha battuto il record di poltrone.
Nel centrodestra non si è risparmiato il sarcasmo per l’aver costretto il governo sulla difensiva con un’opposizione ferma. «Le doti medianiche di Prodi forse lo portano a confermare che gli emendamenti della Cdl per l’Aula saranno moltissimi. Non gli sembra vero ricorrere alla fiducia, con buona pace della sua volontà di dialogo. Noi gli diamo una cattiva notizia: la Cdl presenterà pochi emendamenti», ha sottolineato il capogruppo di Forza Italia al Senato Renato Schifani. «Se Prodi a questo punto confermerà il voto di fiducia dimostrerà quale tipo di rapporto intende avere con il Parlamento. Cioè nessuno. Ma quante fiducie potrà richiedere?».
Critico anche il presidente dei senatori di An, Altero Matteoli, tra i protagonisti delle contestazioni di martedì scorso. «Sul primo provvedimento varato Prodi già si arrende e chiede la fiducia. Ricorrere alla fiducia su un provvedimento che è alla base della formazione del governo è un altro segnale di estrema debolezza». E anche il capogruppo dell’Udc, Francesco D’Onofrio, l’ha presa con sense of humour. «Peggio di così questo governo non poteva nascere nonostante la respirazione bocca a bocca di alcuni senatori», ha rilevato D’Onofrio.
La finanziaria avanza a palazzo Madama, sul filo del rasoio
Rischio Senato: i numeri dell'Unione
Sulla carta la maggioranza può contare su 156 voti, come la Cdl. Le incognite legate ai dissidenti dei due Poli e ai senatori a vita
ROMA - A palazzo Madama aumentano le incognite per il governo, dopo le dichiarazioni del senatore Fernando Rossi, che potrebbe non votare la Finanziaria. I margini diventano quindi sempre più esigui. La maggioranza, infatti, può contare su 101 senatori dell'Ulivo, 27 senatori di Rifondazione, 11 esponenti dei Verdi-Comunisti italiani (tra cui Rossi) e 10 componenti del gruppo per le Autonomie. Sono in tutto 149 senatori cui vanno aggiunti i componenti del gruppo misto che fanno parte della maggioranza, 4 senatori dell'Italia dei valori, 3 senatori dell'Udeur ed uno del Partito democratico meridionale (Fuda). La maggioranza, quindi, almeno sulla carta, può contare su 157 voti, cifra che, se si toglie il presidente del Senato Franco Marini, che non partecipa alle votazioni, si riduce 156.
Sull'altro versante della barricata ci sono i 71 senatori di Forza Italia, i 41 di An, i 20 dell'Udc (escluso Follini), i 13 della Lega e i 10 di Democrazia cristiana: in totale 155 senatori cui va aggiunto però Marco Follini, che pur appartenendo ormai al gruppo misto, si è detto contrario ad uscire dall'ambito del centrodestra. La situazione quindi sarebbe di sostanziale parità: 156 voti per la maggioranza e 156 voti per l'opposizione. Ma il pareggio si trasformerebbe in favore dell'opposizione se Rossi decidesse di votare no. C'è da dire però che rimangono fuori da questo conteggio, oltre a Marini, due senatori del gruppo misto, battitori liberi, Sergio De Gregorio, che ha fondato il Movimento italiani nel mondo, e Luigi Pallaro, oltre naturalmente ai 7 senatori a vita.
24 ottobre 2006