La fisica quantistica ci spiega che un fenomeno nell’infinitamente piccolo non può essere osservato senza coinvolgimento dell’osservatore. Infatti in base al “principio di indeterminazione” di Heinseberg per una particella sub-atomica non si possono determinare contemporaneamente la velocità e la sua posizione, perché l’una influenza l’altra. Quindi un osservatore di questa particella può solo stabilire, per approssimazione, entro quali limiti può trovarsi quella particella dotata di una certa velocità. Più aumenta la velocità più aumenta l’energia di confinamento di quella particella. Ovviamente il limite di velocità non superabile nel mondo materiale è quello della luce. Cosa accade se questo limite venisse superato? Non ci sono esperienze concrete del superamento del limite della velocità della luce. Lo stesso Einstein non da spiegazione, ne formula ipotesi a riguardo. Però una cosa ci dice: avvicinandoci sempre più alla velocità della luce la funzione tempo si dilata (enunciazione della relatività ristretta). E lo dimostra con il “paradosso dei gemelli”, di cui uno viaggia nello spazio con una velocità molto vicina a quella della luce e l’altro, invece, fermo sulla terra; ritornando il primo sulla terra trova il suo fratello più vecchio di lui. Come mai? La spiegazione di questo fatto si trova in una formula matematica la cui funzione tempo è proporzionale alla radice quadrata di un rapporto al quadrato di velocità, cioè T = To√1-(v/c)2 . Perciò nell’esempio dei gemelli se il primo viaggiando nello spazio ad una velocità v = 0,99c (cioè al 99% della velocità della luce), impiega 32,3 anni per raggiungere una stella distante appunto 32 anni luce, e altrettanti anni per ritornare sulla terra, il tempo totale impiegato per il viaggio dovrebbe essere di 64,6 anni circa (senza considerare i tempi di accelerazione – decelerazione per l’andata e il ritorno). In realtà il tempo effettivo è dato, secondo la formula suddetta, da 0,141*64,6 = 9,11 anni circa. Se ammettiamo che i gemelli all’inizio del viaggio avessero entrambi 20 anni, il primo, l’astronauta, al momento del ritorno sulla terra ne avrebbe 29,11 anni circa, il suo gemello sarebbe ultraottuagenario, perché avrebbe più di 84 anni.
La velocità della luce è un limite invalicabile nella esperienza umana e nell’universo creato. Ci si può avvicinare in modo indefinito a questo limite, ma non sarà mai possibile superarlo. Però una cosa ci svela: avvicinandoci sempre di più ad essa, ci si avvicina all’eternità. E’ il limite, per il credente, che il Creatore ha voluto porre tra la nostra temporalità e la sua eternità. Se ci si pensa bene, questo limite è bene rappresentato nel libro della Genesi quando Dio “scacciò l’uomo e pose ad oriente del giardino dell’Eden i cherubini e la fiamma della spada sfolgorante, per custodire l’albero della vita” (Gn. 3, 24). Soltanto con la morte possiamo varcare quel limite, non prima. Insomma, Dio togliendo all’uomo il dono dell’immortalità, gli aveva, per la sua grande e infinita misericordia, risparmiato una sofferenza ancora maggiore: la disperazione eterna. E nella sua infinita prescienza già ne preparava la salvezza e il sigillo di una nuova ed eterna alleanza che non sarebbe mai più venuta meno, perché scritta con il sangue del suo Figlio Unigenito, Gesù Cristo. Però anche Gesù il Cristo (cioè l’unto di Dio) doveva fare esperienza della morte, dal momento che avesse accettato di diventare “simile agli uomini, tranne che nel peccato”. Tuttavia il Padre non avrebbe permesso che il “corpo del suo Santo vedesse la corruzione”, ma con la potenza del suo Spirito lo avrebbe fatto risorgere dalla morte. La risurrezione di Gesù non è uguale alla risurrezione di Lazzaro. Infatti costui è morto di nuovo ed è in attesa della risurrezione finale, come tutti gli uomini mortali. Allora a quale tipo di risurrezione è stato sottoposto Gesù? Bella domanda!
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