Ipocrisia insopportabile
La Carta del ‘48 seppellita nel 2001 dal governo Amato
Bisogna dare atto all'ambasciatore Sergio Romano di aver rotto con quell'ipocrisia davvero insopportabile con cui altri editorialisti del "Corriere della Sera" avevano affrontato la materia referendaria.
Quale che sia, infatti, il giudizio sul testo di riforma del centrodestra, non si può dimenticare a bella posta che la Carta costituzione del '48 (quella antifascista, per essere chiari) che noi abbiamo amato e difeso nel corso degli anni, non esiste più, perché con un colpo di mano (cioè pochissimi voti di maggioranza alla fine della legislatura che aveva visto il primo governo Prodi) il centrosinistra modificò il titolo V della Costituzione. Allora il Pri, i suoi dirigenti, Giorgio La Malfa, ancora nel centrosinistra, spesero tutte le loro energie per spiegare che si trattava di un errore gravissimo e di un precedente tale da far sì che si sarebbe potuta ritoccare nuovamente la Costituzione, sulla base politica di una sola parte del parlamento. Cosa che poi è puntualmente successa.
Nel caso in questione un intervento era anche reso necessario perché il federalismo spinto, introdotto per calcolo e fretta dal centrosinistra di allora, aveva di fatto aperto un conflitto permanente fra Stato e Regioni, tale da produrre una impasse legislativo.
L'ambasciatore Romano riconosce che "la riforma voluta dal centrodestra elimina invece parecchie incertezze, introduce il concetto di ‘interesse nazionale' e presenta a questo proposito qualche vantaggio". Una tale precisazione ci pare fondamentale per qualunque decisione si prenda in merito a questa materia.
Sentire dire che bisogna votare no, perché bisogna difendere la vecchia Carta costituzionale, è ad esempio un nonsenso. Quella è stata spazzata via dal centrosinistra e, se viene bocciata la nuova riforma, resterà in vigore la devolution voluta dal governo Amato e che piace alla Lega delle autonomie della sorella di Bossi che, come si sa, in merito è più estremista del fratello.
Poi restano ferme tutte le nostre obiezioni, presentate già nella trascorsa legislatura, agli altri capitoli della riforma, dal premierato al Senato federale, al ruolo del Capo dello Stato, che non ci hanno mai convinto e che presentano un rischio di conflittualità istituzionale preoccupante. Il partito, dunque, scelga come ritiene più opportuno, ma illudersi di poter recuperare la Carta costituzionale del '48, questo è davvero impossibile, ed è bene che lo si dica con chiarezza.
Roma, 9 giugno 2006
tratto dal sito del Partito Repubblicano
http://www.pri.it
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