8 giugno 2006
Utilità sociale
Dare del buffone a Berlusconi non è un insulto, ma una critica socialmente utile. Lo ha stabilito la quinta sezione penale della Cassazione, gettando nello sconforto anche chi Berlusconi lo avversa con forza, ma non al punto da mettersi sotto le scarpe il senso del ridicolo. Secondo i togati girotondini, ma forse erano Moretti e Sabina Guzzanti in missione speciale, la mattina del 5 maggio 2003 il signor Piero Ricca non fece nulla di male ad apostrofare l’allora presidente del Consiglio nei corridoi della Procura di Milano. Anzi, «il luogo era particolarmente idoneo a suscitare riflessioni sulla legalità». Vale la pena di ricordare il succo di queste riflessioni: «Fatti processare buffone, rispetta la legge o farai la fine di Ceausescu e don Rodrigo». Cioè, morirai in modo atroce. Eppure la Cassazione ammira a tal punto la citazione da ritenere che un contesto così nobile purifichi quell’isolata parolina offensiva. Se ne deduce che dire a un politico, per esempio Prodi, «sei un buffone» rimane un reato. Mentre dirgli «buffone, non governare l’Italia come l’Iri o farai la fine di Trotzky e Jack lo Squartatore» rappresenterebbe un contributo «socialmente utile» alla democrazia, soprattutto se glielo si gridasse davanti ai banchieri del Fondo Monetario Internazionale, «un luogo particolarmente idoneo a suscitare riflessioni sull’economia».
L’affermazione più demagogica dei «Quinta Sezione Social Club» è che l’insulto perde di gravità «quanto più elevata è la posizione pubblica della persona che ne è destinataria». Ma non approfitteremo della posizione pubblica dei signori giudici, piuttosto elevata, per dare libero sfogo a pensieri da curva. Ci accontentiamo di prendere a prestito il loro linguaggio imparruccato per ricordare che simili sentenze sono di scarsa «utilità sociale» perché tolgono credibilità a tutte le altre, regalando a Berlusconi una patente di vittima che non si merita.
di Massimo Gramellini
![]()




Rispondi Citando
A quanto pare il buon Ricca lo ha fatto!
