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Risultati da 1 a 10 di 13
  1. #1
    Massimiliano71
    Ospite

    Predefinito Non sarebbe meglio pensare a loro?

    Leggendo l'articolo che ho postato sotto mi è venuto da pensare: ma è possibile che tra tutti i partitucoli del nostro ambiente a qualcuno non sia mai venuto l'idea di iniziare una vera, e ripeto vera, battaglia per questi ragazzi?
    Non sarebbe l'ora di farla finita con gli slogan di facciata, con le battaglie da guardie bianche del sistema e del vaticano e con discorsi sbirreschi iniziando invece a portare avanti battaglie attuali, pressanti e conformi alla nostra visione del mondo?
    Scusate se, come al solito, è chiedere troppo.....


    Vi lavorano oltre 400mila persone, guadagnano tra i 5 e i 7 euro all'ora. L'analisi delle loro condizioni di lavoro in un'indagine Cgil presentata oggi

    Stress continuo, paga da fame
    viaggio nel mondo dei call center

    di FEDERICO PACE


    All'inizio ci sono delle aspettative. Dopo, restano solo le delusioni. Per le condizioni di lavoro, per le prospettive professionali, per lo stress continuo e per le paga che rimane sempre troppo bassa. Quello che doveva divenire un settore maturo e più "vivibile" pare non avere fatto alcun passo avanti. Viene da dire che questi ultimi due anni siano andati sprecati. L'indagine presentata oggi a Genova da Cgil "Call Centers. Idee per un cambiamento" e condotta in sei grandi call center liguri (tra questi quelli di Telecom, Poste e H3g) restituisce uno scenario peggiore di quello che ci sarebbe potuti aspettare.

    Seppure la crescita del settore, sono oggi 400 mila le persone che vi lavorano, ha permesso a un elevato numero di persone di trovare un posto, le condizioni di lavoro di chi con i call center deve misurarsi tutti i giorni sono tutt'altro che buone.

    Organizzazione del lavoro, salute, soddisfazione e prospettive. Tutto ai minimi. Tutto legato insieme in una specie di spirale che si torce su se stessa. Tra quelli che in un call center ci lavorano, sette su dieci (il 66,7%) pensano ormai che il proprio lavoro non possa avere un'evoluzione positiva all'interno dell'azienda ed altrettanto pessimistiche sono le attese rispetto alle opportunità esterne: nove su dieci ritengono che sia difficile cambiare lavoro e trovarne uno migliore. Per una paga che in termini orari oscilla tra i 5 e i 7 euro così che pare naturale che il 40 per cento consideri molto deludente la propria retribuzione.

    Una telefonata dietro l'altra, un problema da risolvere dietro l'altro. Per chi si trova a dovere gestire le telefonate in entrata, lo stress è rappresentato soprattutto dai ritmi, dall'ossessione di dovere chiudere le chiamate entro qualche minuto. E pare quasi assurdo che non possa essere accolta la richiesta di chi, tra i testimoni, dice che "la cosa ideale sarebbe avere un intervallo, un minuto, tra una telefonata e l'altra".

    Ma anche quando si tratta di attività di telemarketing le cose non cambiano. "Le liste dei clienti - ci ha detto Paola Pierantoni, responsabile sportello sicurezza Cgil Genova e coordinatrice dell'indagine (leggi intervista integrale) - vengono date dall'azienda, le telefonate vengono sparate in cuffia con un sistema automatico che cerca i numeri. Alle persone arrivano in cuffia anche i fax con i conseguenti problemi di salute per le scariche di rumore pesante". Senza contare che spesso i call center vengono realizzati senza tenere conto delle caratteristiche del lavoro che vi verrà svolto. E la rumorosità, insieme alle condizioni climatiche (vedi tabella), è tra le cause di maggior disagio dei lavoratori.

    Se è vero che nei sei call center messi sotto osservazione, il 65,8% è rappresentato da dipendenti contro il 30,4 per cento dei lavoratori a progetto, va detto pure che nel Regno Unito, come fanno notare gli autori della ricerca, il 92 per cento degli addetti dei call center hanno un contratto permanente. La "stabilizzazione" dei lavoratori, quella promessa dall'accordo nazionale tra Assocallcenter e sindacati siglato nel 2004, non pare proprio esserci stata. In uno dei call center presi in esame (Call & Call) si sarebbero dovuti stabilizzare il 60% dei lavoratori entro il 2008. Ad oggi in questo call center è dipendente solo il 5,2 % degli operatori in cuffia.

    Ci sono dei casi positivi. Casi in cui dove si fa formazione, si offre agli operatori un minimo di rotazione con attività lontane dalle "cuffiette". Ma è poco. Ancora troppo poco.

    Solo quattro su dieci si dicono tranquilli per il proprio impiego mentre quasi il 35% sente di essere precario. E non per propria scelta. Già, le scelte. Solo uno su dieci dichiara di avere deciso la condizione "provvisoria" in cui si trova. Quasi la metà dei lavoratori ha più di quarant'anni e solo uno su cinque di loro non è ancora trentenne (vedi tabella). Il settore mantiene la sua natura "femminile" (il 77,2 per cento degli addetti è formato da donne) e sono proprio le donne quelle che, in proporzione, hanno meno accesso alla stabilizzazione contrattuale. E questo non per scelta, visto che solo il 12,5 per cento di loro si ritrova "precaria" per volontà.

    Il lavoro nei call center sembra venire meno a anche quella missione importante che è la realizzazione delle proprie capacità professionali (vedi tabella). Tale distacco dal lavoro avviene in maniera più accentuata dove la comunicazione telefonica è soggetta a rigidi limiti di tempo. E sono soprattutto quelli che ci lavorano già da tempo a provare i più elevati livelli di insoddisfazione personale.

    In Italia, rispetto all'Europa, le cose forse vanno anche un poco peggio: "I call center in outsourcing - ci ha detto Giovanna Altieri, direttore Ires-Cgil (vedi intervista integrale) - sono relativamente più localizzati nel Sud Italia. Grazie ai contributi europei molti imprenditori hanno delocalizzato l'azienda in queste aree dove è molto diffusa l'esternalizzazione. Sono frequenti i casi di poca chiarezza tra intrecci proprietari, ambiguità tra esternalizzazione e internalizzazione di servizi e appalti pubblici".

    Se si leggono le cronache di questi giorni ci si accorge che in tutta Italia c'è una specie di febbre che sta salendo. Ci sono i lavoratori a progetto del call center Cosmed, che lavora per conto di Sky, che protestano a Palermo. A Bologna, il sindacato degli atipici della Uil denuncia che nel call center di Hera gestito dalla Telework, lavorano "oltre 250 falsi collaboratori a progetto" che operano in condizioni di precarietà "non più sostenibili". E intanto a Roma centinaia di operatori a cui non è stato rinnovato il contratto dal mega call center di Atesia chiedono di venire reintegrati.
    (9 giugno 2006)

  2. #2
    Redskin
    Ospite

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    Ecco bravi pensate un pò a noi!!!!!!!!!!!!!

  3. #3
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    Scusa Max,

    ma queste sono logiche che per essere annullate devono prevedere un cambio di rotta RADICALE dell'economia.

    O si esce dal libero mercato e si impedisce ai cinesi che vivono attaccati al "telaio" per una miseria di fare concorrenza ai nostri lavoratori

    o non c'è soluzione.

    Quindi, prima, occorre trovare il coraggio di dichiarasi pubblicamente per l'uscita dal libero mercato e favorevoli ad una AUTARCHIA EUROPEA (o se vi spaventa trovatele un altro nome) proponendo una legge che obblighi l'Italia a commerciare solo con quei paesi che hanno le nostre stesse tutele e stessi orari di lavoro (peraltro decisamente scarse a mio giudizio).

    Si può andare fuori ai call a volantinare queste tesi? Direi di si...

  4. #4
    Alvise
    Ospite

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    Sono più che convintamente autarchico, dovreste però spiegarmi bene cosa intendete per "uscita dal libero mercato", perché questo è un punto sul quale si rischia spesso di fraintendersi.

  5. #5
    al termine della notte
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    mi manca ancora qualche motivo d'odio.sono sicuro che esiste.
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    credo che si tratti della realizzazione di uno spazio europeo coeso politicamente e indipendente economicamente.

    fuori dalla competitività imposta e sottolineo imposta dagli standard mondiali.

    inanzitutto fuori dall'organizzazione mondiale per il commercio
    se di tutto ciò che oggi è chiamato cultura ufficiale rimanesse la parola merda sarebbe già gran cosa

  6. #6
    Alvise
    Ospite

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    Citazione Originariamente Scritto da L.Ferdinand
    credo che si tratti della realizzazione di uno spazio europeo coeso politicamente e indipendente economicamente.

    fuori dalla competitività imposta e sottolineo imposta dagli standard mondiali.

    inanzitutto fuori dall'organizzazione mondiale per il commercio
    Il famoso "Grande Spazio", insomma.

    Io sotto quanto hai riportato sopra ci metterei la firma. Però, tecnicamente parlando, non si tratterebbe di fuoriuscita da una economia mercato.

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Alvise Nutti
    Sono più che convintamente autarchico, dovreste però spiegarmi bene cosa intendete per "uscita dal libero mercato", perché questo è un punto sul quale si rischia spesso di fraintendersi.
    1 - L'unione euoropea deve uscire dal mercato globale, ovvero non esportare, non importare. Chiaramente nei limiti del possibile. Questo deve essere un indirizzo dell'economia e non un imposizione che come una mannaia cade da un giorno all'altro.

    2 - L'iniziativa privata DEVE tornare ad essere responsabile di fronte allo STATO del suo operato che ha sempre come primo interesse il bene comune (della Nazione). Ad esempio se al signor Auchan conviene comprare i pomodori nordafricani perchè costano meno di quelli Siciliani (europei) deve essergli impedito perchè danneggia la nazione.

  8. #8
    -Uruz-
    Ospite

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    Quoto simone.
    Una possibilità di un aiuto concreto esiste soltanto se avviene un cambiamento radicale di rotta nei piani economici statali.
    Come tutti ben sapete,anche volendo,i padoa schiAppa di turno(che comunque non se lo sognano nemmeno,ovvio) hanno le mani legate da quella triade merdosa composta da FMI OMC e Banca centrale europea.

    Sono favorevolissimo a volantinaggi,opuscoli informativi o quant'altro verso i lavoratori a tempo determinato o indeterminato con paghe disperate.
    Ma la veggo piuttosto buia riguardo ad una loro reazione positiva.

  9. #9
    ardimentoso
    Ospite

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    bè.....tutto vero, ma quelli che si spaccano il culo nei call center(ed io ne ho un esempio due piani sopra il mio) cosa volete che gliene importi di "grandi spazi"?!?

    loro devono vivere il loro che è pure molto piccolo......

    pertanto, teniamo fermo l'obbiettivo, trovando una via dove far passare i nostri silurì.....miccette è meglio....

    è utopico, lo sò, ma io a quelli del call center proporrei una battaglia per ottenere almeno alloggi agevolati dove una parte li paga l'azienda...per legge.

    una cosa impossibile, forse, ma gli metti in mano qualcosa che loro possono capire e sentire più vicina.

    poi lo sappiamo bene che se uno stato fa una cosa del genere per legge, è una grande vittoria.

  10. #10
    -Uruz-
    Ospite

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da ardimentoso
    bè.....tutto vero, ma quelli che si spaccano il culo nei call center(ed io ne ho un esempio due piani sopra il mio) cosa volete che gliene importi di "grandi spazi"?!?

    loro devono vivere il loro che è pure molto piccolo......

    pertanto, teniamo fermo l'obbiettivo, trovando una via dove far passare i nostri silurì.....miccette è meglio....

    è utopico, lo sò, ma io a quelli del call center proporrei una battaglia per ottenere almeno alloggi agevolati dove una parte li paga l'azienda...per legge.

    una cosa impossibile, forse, ma gli metti in mano qualcosa che loro possono capire e sentire più vicina.

    poi lo sappiamo bene che se uno stato fa una cosa del genere per legge, è una grande vittoria.
    E se la legge fosse regionale..la competenza legislativa a riguardo può essere anche della regione o sbaglio..?

 

 
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