
Originariamente Scritto da
willy
Referendum/ Maroni ad Affari: "Se non passa la devolution la Lega avrà le mani libere"
Sabato 10.06.2006 14:13
"Bossi, tempo fa, ha detto che se il referendum non passa la Lega avrà le mani libere. L'intesa con la CdL è fondata sulla riforma costituzionale; se viene meno, bisognerà capire su che basi si può ricostruire un nuovo accordo". Roberto Maroni svela ad Affari la strategia del Carroccio. E se il 25-26 giugno vincesse il 'sì'? "La riforma andrebbe applicata, non modificata".
Ormai mancano quindici giorni al referendum, siete fiduciosi?
"Siamo ottimisti, perché come Lega vediamo un crescente impegno di tutta la CdL e la nascita di comitati. Ho partecipato alla presentazione di quello di Roma e ad altri nel Sud. Quindi il primo dato è che c'è l'impegno forte di tutta la Casa delle Libertà, cosa che non era scontata fino a qualche tempo fa. Il secondo dato di ottimismo è che ci sono adesioni importanti di costituzionalisti, di persone di tutti i mondi, compreso quello della cultura, che mi fanno pensare che qualcosa si stia muovendo. Quel blocco che ha contrastato il governo e la riforma costituzionale, forse, non è più così compatto come si pensava. Tutto ciò ci fa pensare che se ci sarà una mobilitazione forte nelle prossime due settimane si potrà anche vincere".
Quanto peserà il dato dell'affluenza?
"Questo problema vale per entrambi gli schieramenti. Mi pare che il referendum confermativo del Titolo V del 2001 ebbe una partecipazione scarsa, ma nessuno si pose il problema 'vale o non vale'. Si tratta adesso di mobilitare i nostri ad andare a votare ed è quello che faremo in queste due settimane, con tutta una serie di iniziative televisive e sul territorio. Però non mi pare che ci sia il clima che c'era nel 2001 o qualche settimana fa a favore di una netta e inevitabile vittoria del 'no'. Non è più così".
Che cosa accadrebbe in caso di vittoria del 'sì'? Comunque la riforma andrebbe aggiustata?
"No, credo che in caso di vittoria del 'sì' la riforma prima di tutto andrebbe applicata. La Casa delle Libertà l'ha approvata, se ci sarà il 'sì' del popolo sovrano, non è che perché qualcuno a sinistra la ritiene sbagliata allora deve prevalere la scienza illuminata e un po' aristocratica dell'élite alla Scalfaro, secondo il quale sono tutti dei 'pirla' e ha ragione solo lui. Non esiste questa cosa in democrazia. Se il popolo approva il 'sì' la riforma va applicata, non modificata. Poi il Parlamento è sovrano nel fare quello che vuole, ma certamente la CdL se dovesse passare il 'sì' non si deve prestare a manipolazioni o a modifiche, perché quelle sono le regole. Deve pretendere l'applicazione, respingo le aperture al dialogo di modifica. Altrimenti diventa un gioco che utilizza la Costituzione per altri scopi".
E se invece la riforma non dovesse essere approvata?
"Sarebbe una situazione catastrofica, perché vincerebbe chi vuole conservare lo status quo. E allora ci sarebbe la parola fine a qualsiasi riforma, men che meno al federalismo fiscale. Sarebbe una situazione drammatica, a cui non voglio neanche pensare".
E vero che se vincerà il 'no' la Lega si staccherà dalla Casa delle Libertà?
"Bossi, tempo fa, ha detto che se il referendum non passa la Lega avrà le mani libere. Ma è una cosa ovvia e normale. L'accordo con la CdL è fondato sulla riforma costituzionale, se viene meno, bisognerà capire su che basi si può ricostruire un nuovo accordo. Questo però non significa che la Lega andrà con la sinistra. Anzi, ritengo che sia la prospettiva meno plausibile. Visto che la sinistra ha sbeffeggiato la Lega in questi cinque anni, ha massacrato la sua riforma costituzionale e, se vincerà il 'no', tutto farà tranne che mettere mano alle riforme. Quindi non vedo proprio spazio per un passaggio della Lega dalla Casa delle Libertà alla sinistra. Questo però non vuol dire che noi siamo costretti a rimanere vincolati con questa struttura della Casa delle Libertà alla CdL stessa".
Ovvero?
"Il nostro accordo si basa sulla riforma costituzionale in due tempi: la devolution e poi il federalismo fiscale. Se la devolution passa si va al federalismo fiscale, se non passa bisogna ricominciare".
Ma che cosa vuol dire 'mani libere'?
"E' sbagliato banalizzare sul terreno dello schieramento. Noi ragioniamo sulle basi del federalismo. Nel 2001 abbiamo siglato un accordo per realizzare una riforma costituzionale in due fasi per portare l'Italia tra i paesi federali. La prima è la devolution e la seconda è il federalismo fiscale. Se questo accordo viene meno, di fatto, perché il referendum boccia la riforma, vuol dire che non siamo stati capaci di comunicare e quindi bisogna ricominciare e rinegoziare. Questo vuol dire tutto tranne che usciamo dalla Casa delle Libertà per far l'accordo con la sinistra. Mani libere significa rinegoziare, principalmente con la CdL, perché è stata la casa in cui siamo stati per cinque anni. E sono sicuro che si troverà il modo per rilanciare la riforma federale anche se il referendum dovesse bocciarla. Cosa di cui dubito".
La Lega potrebbe tornare all'epoca della secessione?
"Non siamo gente che torna, siamo gente che va avanti. Ne abbiamo provate tante di strade: il regionalismo e l'autonomismo, il primo accordo con Berlusconi, la secessione e la devolution. Noi ci proviamo sempre. Ci saranno strade nuove che esploreremo e dipenderanno dall'esito del referendum. Non è una formalità, ma non dipenderà dal risultato del referendum la politica che la Lega farà sugli accordi, perché la facciamo sui contenuti e non sugli schieramenti. Vedo particolarmente difficile un accordo con la sinistra. Lo strappo di Prodi con Bertinotti e la sinistra rafforza la mia tesi, perché l'ostilità più dura contro la devolution è arrivata proprio da quegli ambienti. E se Prodi deve recuperare quel mezzo strappo dopo l'intervista a Die Zeit, tutto potrà fare tranne che dire loro facciamo la riforma costituzionale e l'accordo con la Lega. Quindi, la possibilità di un'intesa con la sinistra è inferiore allo zero per cento".