Cavalleri e la questione sarda
In Sardegna, del resto, il contesto sociale è storicamente caratterizzato da senso di isolamento e di malessere nei confronti dello Stato italiano, recepito quale Stato colonizzatore responsabile della oppressione culturale ed economica dell'isola. E ciò ha alimentato forme radicali di antagonismo, agendo come 'collante' tra spinte separatiste ed ideologie anarchiche e marxiste-leniniste, non esenti da contaminazioni con elementi politicizzati della criminalità sarda, 'specializzati' in sequestri di persona.
In relazione al sequestro e all'assassinio di Mirella Silocchi (luglio-dicembre 1989), ad esempio, sono state processualmente accertate responsabilità di elementi anarco-insurrezionalisti, tra i quali Francesco Porcu (10) e Gregorian Garagin (già militante di gruppi terroristici armeni) (11) .
Inoltre, l'ostile diffidenza verso lo Stato e le sue espressioni più significative, che costituisce un aspetto fondante del patrimonio ideale di matrice anarchica, ha favorito la progressiva crescita del movimento anarco-insurrezionalista locale, che più volte ha tentato di proporsi come punto di riferimento di tutte quelle forze che intendono lottare contro il potere centrale.
E così Cavalleri, dalle pagine del suo "Su Gazetinu de sa luta kontras a sas presones" (12) , pubblicizza il libro autobiografico di Antonio Soru (13) e divulga il pensiero politico di Matteo Boe (14) , pubblicando una sua lettera dal titolo "Per il Fronte di Liberazione Nazionale Sardo – Dalla lotta contro le galere all'assalto dell'imperialismo", in cui l'autore auspica la costituzione di un fronte che sappia coniugare istanze separatiste, ambientaliste ed antimilitariste, precisando che: Le vittime non siamo solo noi carcerati… ma anche chi si vede espropriato di enormi fette del proprio territorio per la creazione di parchi, chi deve subire servitù militari…"
E sempre Cavalleri, nell'estate 2002, cura la pubblicazione di un 'numero unico' dal titolo "Zornale pro su Fruntene de Liberatzione Natzionale Sardu – ARREXINIS – RAIKINAS – RADICI", in cui rilancia la proposta di un Fronte tra singoli soggetti, gruppi o formazioni dell'antagonismo isolano che, pur essendo di diversa matrice ideologica, vogliano aderirvi come entità rivoluzionaria anticapitalista ed antimperialista, con il fine dell'autodeterminazione del popolo sardo.
A questo riguardo, l'anarchico sardo specifica che l'obiettivo centrale dei rispettivi programmi di lotta al sistema è costituito dalle politiche colonialiste delle Istituzioni centrali e attribuisce priorità assoluta all'azione rispetto a sterili dibattiti teorici e ideologici, rimarcando che, nell'ottica insurrezionalista, la prassi della lotta armata non costituisce in sé la panacea dei mali sociali ma, per avere una sua validità, deve essere ancorata all'interno delle mobilitazioni delle fasce sociali più deboli.