Tratto da "la Repubblica" -- 12/6/06
Sono oltre 40 i deputati e i senatori che percepiscono la doppia
indennità. Formigoni farà un referendum prima di decidere
Parlamentari e insieme consiglieri
E' la stagione del "cumulante"
FURBISSIMI più dei napoletani e veloci quanto le lepri, incassano tutto quel che c'è da incassare e fin quando si può. Sono infatti cumulanti. Il cumulante è la figura che inquadra la legislatura che si è appena aperta. Degno della miglior commedia all'italiana, il parlamentare cumulante "tiene famiglia" prima di tutto. E dunque cumula. Cumula, raddoppia, triplica o anche quadrupla le funzioni e le relative indennità ad essere riferite. Cumula anche quando la legge in teoria lo vieterebbe, cumula fin che la legge (e, forse, un po' di imbarazzo) non lo obbligano a rinunciarvi.
Deputati e consiglieri regionali, sottosegretari e assessori regionali. Il rapporto incestuoso si sviluppa e prende forma secondo rituali sperimentati in Italia: la Costituzione dice no, le norme sono inderogabili, i vincoli stretti, l'obbligo cogente.
Non si può fare, però si fa.
Sono 33 i deputati e 13 i senatori che attualmente hanno dichiarato di cumulare gli incarichi. E già sono stati corretti e cortesi: perché la Giunta per le elezioni deve verificare le incompatibilità sulla scorta delle dichiarazioni personali. Entro trenta giorni dalla proclamazione, gli eletti saranno chiamati a scegliere, a optare. E se non lo fanno? Ah, buona domanda. Se il cumulante non lo fa, se è distratto o all'estero, allora il presidente della Giunta gli invia una lettera: "Caro collega, hai quindici giorni per optare". E se non lo fa? Se nemmeno la lettera-diffida serve? Terzo passaggio di carta: gli scrive il presidente della Camera e lo costringe. Gli scrive. Quando? Immediatamente.
Nell'interregno dell'immediatamente, in questo periodo di missive e accertamenti, che dovrebbe iniziare e concludersi in poche settimane, il cumulante gioca, se vuole giocarla, la partita. Più allunga il tempo, più rimane in carica, più soldi e potere si ritrova in tasca. Più resiste più incassa. Due cariche sono meglio di una.
Al proposito si ricorda la riuscitissima lezione che il presidente del Molise Michele Iorio (Forza Italia) riuscì a dare ai compaesani e soprattutto all'opposizione diessina. Nella passata legislatura per quasi un anno intero cumulò. Come fece nessuno lo sa, ma è successo, ed è agli atti. Quasi un anno di doppio incarico: una bella fortuna in banca per sé (400 milioni in più) e tanta attenzione nazionale ai molisani. Il tiramolla durò il tempo che durò, alla fine però Iorio venne via. Venne via, diciamolo, anche perché un cittadino conterraneo gli fece ingiungere dal giudice di Campobasso il ritorno a casa. Iorio è un cumulante recidivo: oggi è sempre presidente ma non più deputato. E' senatore. I diessini, capito l'antifona, hanno immediatamente scritto ma non alla Camera, bensì al giudice, così non ci vorranno altri dodici mesi per sbrogliare la matassa.
Matassa semplice a dire il vero. E' che la politica la rende complicata. Iorio la rese complicatissima. Indugiò così tanto nella riflessione che finì in carta bollata.
Riflessione che Formigoni, oggi e domani, affida invece ai lombardi. "Sto realizzando un grande referendum", ha annunciato. Volete voi che io rimanga a Milano o vada a Roma? Due risposte sulle tre invero possibili (né a Roma né a Milano) ma comunque efficace e diretto, e anche molto napoleonico. Fax, lettere, telefonate, web: tutto è concesso, eccetto le parolacce. Alla fine, scrutinato il voto, Formigoni deciderà.
Rimarrà in Veneto Galan, rimarrà in Sicilia Cuffaro e questa è una bella notizia. Perché finalmente Francesco Pionati, notista paludato del Tg1, riuscirà a strappare il biglietto per palazzo Madama. E' appiedato da più di due mesi, impossibilitato oramai ad andare in video, depresso, raccontano gli amici, come non mai. Attende ansioso la chiamata da primo dei non eletti.
La riflessione costringe anche moltissimi esponenti del centrosinistra al fermo tecnico cumulante. Rosa Rinaldi, la giovane comunista di Rifondazione, è deputata (indennità 1), sottosegretaria al Lavoro (indennità 2), vicepresidente della Provincia di Roma (indennità 3). Il verde Angelo Bonelli ha fatto invece bingo. Deputato (indennità numero 1), e capogruppo (con autista e auto blu e segreteria allargata), consigliere regionale (indennità numero 2), assessore regionale (indennità numero 3). Bonelli, visto che le sue giornate sono paurosamente vuote, si è fatto eleggere anche consigliere municipale di Ostia (indennità numero 4?). Vero, l'esponente verde, che è giovane e ha grinta da vendere, ha dichiarato di essersi comunque dimesso da consigliere regionale. La Camera, che vuol fare le cose in regola, attende che la regione Lazio prenda nota della rinuncia. E' una parola! Finché non si riunirà e "accetterà" le dimissioni, gli euro, una valanga, lo sommergeranno. Può dirsi contento anche Marco Verzaschi (cumulo di tre indennità), sottosegretario, deputato e consigliere, del diessino lucano Bubbico (idem), del forzista Maurizio Bernardo, (assessore della Lombardia e deputato), del romano Andrea Augello, An (consigliere, vicepresidente del Lazio e deputato).
Tutta questa gente è costretta a ritirare l'indennità parlamentare. Obbligatoria per legge, difende l'autonomia dell'alto incarico ed è impignorabile. Chi è immerso nella riflessione e sta decidendo - con calma, chiaro - dove e quando optare passa nel frattempo anche alla cassa della Regione e somma (l'indennità di consigliere semplice è pari al 65 per cento di quella parlamentare, quella di assessore regionale è pari all'85 per cento, quella di presidente di regione può arrivare al 120 per cento).
Sommare è sempre più bello che sottrarre.




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