CROCIATE
In guerra il combattente rischia di essere preso prigioniero e ridotto in schiavitù, privato della libertà, o peggio si espone a menomazioni e purtroppo sovente perde anche la vita. I lati negativi sono tali per cui non sempre volentieri l’uomo va a combattere a meno di una motivazione valida.
La rapina invece comporta dei rischi, però permette di abbandonare l’operazione truffaldina nel caso assuma aspetti negativi. La guerra è qualcosa di più. Il combattente è coinvolto in una operazione cruenta a diversi livelli insieme ad altri. Il numero dei partecipanti a queste operazioni è elevato ed il combattente non riesce a comunicare in modo diretto e di fiducia con tanti commilitoni e non può prendere le decisioni ritenute opportune per la propria salvaguardia.
Il soldato è praticamente isolato, non fa parte di un gruppo di uomini uniti da un comportamento guerriero per uno scopo, ma fa parte di un esercito con direttive di comando centralizzate, e di questa componente armata non riesce, se non in minima parte, ad influenzare la motivazione culturale e di azione. A questo modo il combattente risulta prigioniero della cultura del gruppo, troppo vasto ed eterogeneo per permettere di identificarsi e determinare il comportamento.
L’unico momento in cui il soldato può essere attore e partecipe nella guerra è quando è di fronte ad altri combattenti che perseguono nella sua sopraffazione un momento di salvezza .
Nel combattimento, a fronte del sacrificio della vita, sorge l’istinto della conservazione seguendo il programma della vita installato in ciascun essere vivente, lo spirito battagliero dipende principalmente dalla difesa. Inoltre la volontà di combattere è suffragata dalla consapevolezza che lo scontro cruento è utile a se stessi ma anche alla collettività a cui si fa parte. Tale collettività non è l’esercito ma è rappresentata dal gruppo etnico, sociale, religioso, culturale a cui si appartiene.
Se un potere si estende, sotto di esso logicamente aumenta il numero dei gruppi etnici culturalmente sfruttati, questi quando sono intruppati in un esercito devono avere un coagulante per essere motivati. Già i 900.000 legionari di Roma avevano dimostrato quale grande problema politico, economico e di scarsa redditività fosse un esercito composto da diverse etnie.
Dopo la caduta dell’impero Romano come entità guerriera era difficile creare grandi eserciti in quanto essi dovevano, per essere affidabili, avere sempre un collante etnico.
Il monoteismo predicato da Roma, pur avendo il vantaggio di poter sfruttare popoli diversi tuttavia non era ancora perfezionato per unificare i popoli in eserciti, questi dovevano avere il carattere etnico per essere affidabili da un punto di vista di resa militare.
Dopo il 787 il Cristianesimo in Europa non aveva più rivali in campo religioso. In tale anno con il secondo concilio di Nicea (i concili svolti in quella città determinano delle variazioni epocali) si afferma la legittimità del culto di venerazione delle immagini.
Per servire il potere il Cristianesimo aveva dovuto fondersi con il Mitraismo, ma dopo 400 anni, per vincere definitivamente il politeismo il Cristianesimo, dovette accettare le immagini come momento di religiosità. In tale modo qualsiasi resistenza dei politeisti veniva vanificata, ciascuno poteva venerare il suo santo, poteva anche cambiarlo, poteva venerare più santi senza dover incorrere in nessun problema religioso e principalmente non doveva cambiare religione. Era stata fornita, alle popolazioni, una maggiore disponibilità più vicina alla propria identità culturale.
Queste piccole cose sono la testimonianza della grandezza romana. Roma aveva applicato in modo manageriale il Cristianesimo per lo sfruttamento dei popoli e non arretrava di fronte al problema monoteista.
Roma non dimenticava il concetto sumerico -ogni popolo un Dio- ancora oggi dopo oltre 12 secoli dal concilio di Nicea, ogni comune ha il suo santo protettore. La filosofia sumerica è salva.
Tutto questo è sublime ma nell’ 800 d.C. esisteva il problema degli eserciti formati da etnie diverse. Era necessario fornire un collante, una motivazione a persone di provenienza culturale diversa. Si dovette dare alle guerre una motivazione culturale unificante ed al momento l’unico elemento con tale caratteristica era il monoteismo, la religione necessaria per espandersi nei popoli.
Allora fu rafforzata l’idea come l’esercizio delle armi in difesa delle proprie terre era anche una difesa dei cristiani; questo non solo era giusto ma anche meritevole, si incominciò con la benedizione delle armi, si introdusse il culto dei santi guerrieri come il culto dell’Arcangelo Michele. Questo non assunse mai l’importanza del culto del Dio Mitra, però tutto aiuta.
Il papa Giovanni VIII aveva concesso l’assoluzione dei peccati ai combattenti contro i Saraceni.
Anche il papa Alessandro II aveva concesso queste speciali assoluzioni ai partecipanti alla conquista cristiana della Spagna.
Causa la ricerca del sistema di dare una motivazione come spinta culturale al combattente, Carlo Magno ed i suoi successori imperatori come Ottone I avevano voluto caratterizzare le loro spedizioni guerresche con una motivazione sacrale. Anche l’astuto Costantino davanti ai suoi eserciti aveva posto oltre le preesistenti insegne del Dio Mitra anche il segno della Croce.
Il primo contatto di unione tra il Cristianesimo ed il Mitraismo avvenne sulle insegne di guerra. Nessuno si spera sia in grado di trarre conclusioni.
Certamente Roma riusciva a conquistare i popoli con il monoteismo e poi li inglobava nel suo parco sfruttamento, ma il mondo è piccolo e prima o poi dovette incontrarsi con l’altra eresia sumerica ossia l’islamismo.
Le compenetrazioni religiose erano molto difficili, non esisteva tra le due religioni Cristiana e l’Islamismo quel salto di qualità che invece queste avevano con il politeismo rendendole vincenti.
Allora causa il loro sviluppo ad un certo momento si dovette arrivare allo scontro facilitato dagli evidenti comportamenti etnici contrastanti.
Dopo l’anno 1000 Roma continuava culturalmente a non fidarsi della lotta armata come momento di aumento del proprio dominio, da 700 anni aveva scelto un’altra strada. Di fronte però ai saraceni l’arma religiosa del Cristianesimo non funzionava, Islam e Cristianesimo adoperavano il medesimo sistema culturale. Roma pertanto, data la sua non mai tramontata capacità di analisi politica, lasciò via libera alle guerre contro l’Islamismo.
Queste guerre furono chiamate Crociate.
Cosa diede una spinta pragmatica alle Crociate?. La aspirazione delinquenziale di quei cittadini che non trovarono nella Chiesa romana quel rifugio ecclesiale necessario per permettere di svolgere nel servizio religioso il soddisfacimento della propria esistenza. Il desiderio determinato dalla frustrazione della nobiltà tagliata fuori dall’ereditarietà causa le leggi feudali create per salvaguardare l’indivisibilità del patrimonio nobiliare.
Inoltre era sorto il movimento “della pace e della tregua di Dio” il quale si opponeva alle guerre tra i cristiani anche se erano in effetti solamente azioni di brigantaggio con dimensioni maggiori.
Sorgevano in quel periodo i primi albori di una borghesia produttiva e parallelamente un risveglio demografico, aumentava il numero degli sbandati abbraccianti il nomadismo e pertanto incontrollabili. Per istradare questo desiderio di lotta, di preda, di poter sbarcare il lunario si indicò la strada della lotta all’Islamismo.
Vi furono anche delle prime antisegnani crociate contro l’Islam, esempio la prima contro i Mori in Spagna, l’altra fu la conquista normanna della Sicilia terminata nel 1091. In seguito Roma si pronunciò favorevolmente in modo ufficiale; il papa Urbano II nel 1095 indicò l’Islam come nemico e la necessità dell’abolizione delle guerre tra i Cristiani.
Queste indicazione svegliarono gli appetiti e le aspirazioni di quei professionisti delle armi il cui comportamento impediva la quiete nel mondo del Cristianesimo romano. La Crociata forniva una motivazione determinante trasversale alle culture, alle etnie ed ai popoli. Si poteva mettere insieme migliaia di uomini governati da un idea e non costretti da una organizzazione militare inesistente.
Sorse una propaganda con caratteristiche profetiche; monaci o quasi religiosi si misero a predicare la conquista della Palestina, della terra santa e di Gerusalemme quale città celeste e tutto questo quasi come un comandamento divino ed il ricavato era da considerarsi un dono divino.
Per una combinazione, 2400 anni dopo Mosè la Palestina diventava nuovamente una terra promessa , sotto l’egida e la guida di un Dio unico.
Nel 1096 una schiera di profeti, tra cui emergeva Pietro d’Amiens l’Eremita, svolgevano consapevoli o no, il compito di arruolamento di soldati, si mossero delle masse inermi dedite ai saccheggi ed ai massacri; furono dispersi e i rimasti vennero sterminati dai Turchi.
Il loro sacrificio non fu vano perché dimostrò come il Cristianesimo non serviva solo al tornaconto romano ma aveva anche la forza di fornire motivazioni guerriere a gente eterogenea di diversa estrazione sia culturale che etnica .
Le legioni di Roma organizzate non erano più necessarie vi era un modo nuovo di radunare le masse, ancora una volta il monoteismo dimostrava la sua grande capacità di espressione politica. Visto questo successo di aggregazione si mosse il ceto feudale in grado di creare una struttura organizzata sicuro di avere con se molti volontari.
Questa prima crociata organizzata conquistò prima Nicea, consegnata all’imperatore di Costantinopoli in cambio dell’apporto fornito dall’esercito bizantino. Inoltre furono conquistate Tarso, Alessandretta , Edessa, Antiochia.
Durante l’assedio di Antiochia Pietro l’Eremita abbandonò la crociata, il suo aiuto culturale religioso non era più necessario in quanto, dopo le prime conquiste, il movente della rapina era sufficiente a tenere insieme le masse combattenti.
Nel 1099 fu conquistata Gerusalemme ma non si giunse alla nomina di un re, fu nominato “ advocatus” cioè difensore Goffredo di Buglione. L’anno successivo alla sua morte fu nominato re il fratello Baldovino.
La Terra Santa non più di spettanza geografica alla Chiesa, ma appartenente ad una casata che si contrapponeva alla supremazia della casta ecclesiale di Roma.
CIAO




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