L'aristocrazia anarchica
I miei Numi Tutelari, il Superuomo o Oltreuomo di Friedrich Nietzsche, l'Unico di Max Stirner, l'Egoarca di Mario Morasso, l'Anarca o Uomo della Foresta di Ernst Junger e il Rivoluzionario perduto in partenza di Sergej Necaev, figure allegoriche non certo omologhe seppur analoghe, pur nelle loro differenze teoretiche, sono riconducibili al medesimo odio, all'identico disprezzo, al superbo isolamento, al rifiuto della mistificazione della democrazia, del parlamentarismo e dell'elettoralismo, alla denuncia dell'ipocrisia dei falsi e vuoti valori umanitari e pacifisti borghesi, le "alcinesche seduzioni della Dea Umanità, Giustizia e Libertà", per citare Croce; sempre questi valori sottendono, nel contesto della società borghese, all'adeguamento delle masse passive e amorfe ai canoni del Dominio e della Gerarchia, inducendo le stesse masse alla salvaguardia della propria rispettabilità e all'accettazione entusiasta dell'Ordine costituito.
Per questo auspico l'inveramento di un'aristocrazia di massa, che ribellandosi al potere ed elidendo la morale del gregge, conquisti per sè la libertà autentica, e liberando sè stessa, liberi ed infonda a quanti più possibile l'Amore per il Bene, il Bello, il Vero.
Occorre adoperarsi per il trionfo di "un'aristocrazia dello spirito" com'è magnificamente delineata nella "Rivolta Ideale"(1908) di Alfredo Oriani, la quale prevalga sulle presentemente prevalenti aristocrazie del sangue e del denaro.
[...] "Anarchico, fra gli anarchici, ho lottato per un anarchismo concepito come rivolta ideale e religiosa contro coloro che impastavano l'anarchia di utopie e di delinquenza" [...]
(Libero Tancredi alias Massimo Rocca)
Un'aristocrazia che abbia come fine l'estinzione di tutti i privilegi e quindi di sè medesima; che sia pertanto una costruzione sociale nuova in grado di riuscire a sottrarsi alla legge ferrea della formazione delle oligarchie di Roberto Michels, così come alla Legge in senso lato. E' ciò che Stirner chiamava "sottrazione al sussistente".
E' pur vero, come scrive il Pareto, che la Storia sia il cimitero delle aristocrazie, ma non già di quelle di là da venire.
Dobbiamo in conclusione praticare e realizzare la nietzscheana inversione dei valori, la "Umwertung aller Werte"; inversione rispetto ai valori stabiliti dalla morale borghese fondata sulla medionerocritas. Ciò è caratterizzante l'anarchismo individualista aristocratico.
Penso che fosse questo l'ideale aristocratico rivoluzionario, del più "nero individualismo"(P.C.Masini) a cui aspirava il giovane anarchico Carlo Molaschi (prima della sua conversione al malatestismo) e a cui ambiva il giovane sindacalista rivoluzionario Angiolo Oliviero Olivetti (prima della sua conversione al corporativismo), ed a cui seco loro mi conformo.
[...] "Nel sindacalismo attuale ci sono due correnti, di cui una è democraticismo rivoluzionario e l'altra è un rivoluzionarismo aristocratico ossia il vero, lo schietto e l'originale sindacalismo che interpreta la più audace filosofia della volontà e dell'azione, che nega la democrazia e non la continua o la integra, che si richiama a Nietzsche, a Marx, a Schopenauer (in parte), che si pone al di là del bene e del male, che riprende il cammino dell'audace Rinascimento, del Cinquecento violento e spregiudicato, della rivoluzione europea e occidentale nel suo continuo e perpetuo divenire" [...]
(A.O.Olivetti)
[...] "L'anarchismo è un patrimonio etico e spirituale che è stato, è, e sarà sempre di una piccola falange aristocratica, e non delle folle e dei popoli. L'anarchismo è tesoro e proprietà esclusiva di quei pochi che sentono nelle loro più sotterranee profondità, eccheggiare il grido di un NO senza argomento!" [...]
(Renzo Novatore alias Abele Ricieri Ferrari)


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