Un rapporto dell'alto commissariato ONU per i diritti umani accusa membri delle istituzioni Afghane di eccidi di massa e violenze, il presidente Karzai aveva omesso di pubblicarlo per 18 mesi. Intanto il sud del paese è in mano della guerriglia.
220 pagine di fuoco, redatte dall'alto commissariato Onu per i diritti umani, accusano membri del parlamento e delle istituzioni Afghane di torture, massacri e stupri di massa.
Il rapporto era nel cassetto del presidente Afghano Karzai dal gennaio 2005, ma non era stato pubblicato perchè avrebbe causato grande imbarazzo.
Ci ha pensato il quotidiano inglese The
Guardian a rendere noto quello che gli afghani già sapevano e in molti già sospettavano.
I fatti cui si riferisce il documento sarebbero avvenuti tra il 78 e il 2001, anno di caduta dei talebani, e riguardano violenze perpetrate da mujaheedin, sovietici, anticomunisti e talebani.
Molti degli uomini accusati da questo rapporto Onu oggi siednono nei posti di potere del governo sostenuto dalla cosidetta "coalizione dei volenterosi" e rappresenterebbero quindi le speranze di democrazia per l'Afghanistan.
A quanto pare la via scelta per da Karzai per pacificare il suo tormentato paese è quella di includere nelle istituzioni signori della guerra e narcotrafficanti, scelta confermata nominando 13 uomini notoriamente legati al narcotraffico e alle milizie afghane come ufficiali di polizia di fronte alle rivolte in corso nel sud del paese che l'autorevole think tank internazionale Senlis Council definisce "di nuovo sotto il controllo dei talebani".
Il braccio destro di Karzai, Jawel Ludin, ha sottolineato che i 13 nuovi ufficiali sono stati inseriti per assicurare un bilanciamento ed ha affermato "Costruire istituzione non deve essere visto come un mettere da parte nessun settore della società, specialemente i mujahidin".
Il malcontento diffuso nella popolazione Afghana, a 5 anni dalla fine del regime dei talebani, è dovuto al persistere dello stato di povertà estrema in cui versa e ai programmi di eradicazione delle colture di oppio che non sono stati accompagnati da adeguati sostegni ai contadini e che in realtà non hanno diminuito la produzione totale di droga che è in continuo aumento, ma hanno colpito sopratutto i piccoli produttori.
La guerriglia che agita il sud dell'Afghanistan ha basi in Pakistan ed alcune in Iran e si alimenta, come in passato, nei campi profughi oltre confine e dello scontento tra la popolazione civile. Iinizia inoltre ad instaurare rapporti anche con le forze uzbeke presenti nel nord del paese, Kabul rischia quindi di trovarsi accerchiata da forze nemiche.