Nel novembre 1996, da poco più di sei mesi presidente del Consiglio, Prodi dichiarò al “Corriere della Sera” che “lasciando l’Iri dimostrai qual è la mia etica: non accettai nessuna consulenza in Italia e tra le tante offerte scelsi la banca straniera Goldman Sachs”. Per la verità, dal 1990 al maggio 1993 era stato anche, come abbiamo visto, membro dello staff direttoriale della Unilever; inoltre era stato chiamato da George Soros, lo speculatore sulla lira del settembre 1992, a far parte di un gruppo di lavoro di economisti che si interessavano al piano di Stanislav Shatalin per la liberalizzazione economica della Russia. A fare il nome di Prodi a Soros era stato il professore dell’Università di Harvard Jeffrey Sachs, il quale in seguito venne pregato dai russi di allontanarsi dal paese e di non occuparsi più dei suoi problemi economici.
Il rapporto con Soros non era superficiale, al punto che il 30 ottobre 1995 con Prodi volle presenziare al conferimento della laura honoris causa in Economia allo speculatore da parte dell’università di Bologna, alla presenza del rettore Roversi Monaco, del professor Zamagni, preside della facoltà di Economia, e di Beniamino Andreatta, i quali poi andarono tutti a cena dall’imprenditore Giuseppe Gazzoni Frascara: eppure Prodi, all’epoca già entrato nell’agone politico alla testa della coalizione dell’Ulivo, avrebbe dovuto essere più attento alle frequentazioni. Il 3 maggio 1999, sul “Corriere della Sera”, il giornalista Ivo Caizzi notava le difficoltà che avrebbero potuto essere frapposte a Prodi dal Parlamento europeo per la nomina a presidente della Commissione, e con una certa malignità elencava i rapporti con i Ferruzzi, con gli imprenditori Saverio Lamiranda per la Cbd, Sergio Cragnotti e Angelo Rovati, vecchio amico, già presidente della Lega Basket, rinviato a giudizio il 25 marzo 1998 dal giudice per le indagini preliminari di Milano Maurizio Grigo per una presunta intermediazione in una tengente; nonché per “aver appoggiato l’ascesa in Comit di Enrico Braggiotti, diventato superlatitante di Tangentopoli”. E così concludeva: “Gli potrebbe venir chiesto anche della sua pluriennale frequentazione con lo speculatore internazionale George Soros, confermata al “Corriere” dopo l’insediamento a Palazzo Chigi come capo del governo”.
La questione dei rapporti tra Prodi e le centrali della finanza globale è delicata per l’alternarsi nella stessa persona di incarichi politici in Italia e infine nella Eu e di consulenze private. “Per quanto riguarda essere di centro, di destra o di sinistra, una cosa è certa: io non sono mai stato consulente della Goldman Sachs”, ironizzò l’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga nel 1995, quando Prodi, che dopo l‘uscita dall’Iri nella primavera 1994 era ritornato a fare il consulente della banca di affari americana, si apprestava a mettere insieme la coalizione di democristiani di sinistra e post-comunisti”.
da Area




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),magari potresti evidenziare lo sguardo in alto,che si noti,che faccia paura
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