Le fiabe popolari, soprattutto quelle di magia, sono il ricordo di un’antica cerimonia: il rito d’iniziazione.
Questo era celebrato presso le comunità primitive ed a tutt’oggi è celebrato presso etnie primitive.
Questi riti festeggiavano in modo solenne il passaggio
dei ragazzi dall’infanzia all’età adulta. Essi erano
sottoposti a numerose dure prove con le quali dovevano dimostrare di saper affrontare da soli le avversità dell’ambiente, d’essere maturi per iniziare
a far parte della comunità degli adulti.Dopo aver superato le prove, i ragazzi, come in una solenne rappresentazione teatrale, guidati dal Sacerdote-Sciamano-Stregone, dovevano morire, per solennizzare
l’uscita, il trapasso, dallo stato infantile, quasi una metamorfosi che da larva pota alla crisalide e da qui all’insetto adulto. Questa morte era procurata con l’assunzione di sostanze stupefacenti per mezzo delle quali si otteneva l’incoscienza, e contemporaneamente,
assistiti dal Sacerdote il primo contatto col modo degli Dei. Al risveglio vi era l’accoglienza fra gli adulti.
Altri Popoli celebravano il cuore del passaggio dai due stati col cruento sacrificio di giovani, prescelti fra le caste più nobili.
Col passere del tempo e col cambio di tradizioni, il rito d’iniziazione venne a perdersi, ma se conservò il ricordo col racconto orale. Tale usanza perdurante nei secoli divenne patrimonio indelebile della cultura
popolare a tal punto intimo ed incorruttibile da divenire quello che oggi chiamiamo Fiaba.
L’ambientazione della fiaba è sempre popolare, descrive
la vita quotidiana (da cui in ogni modo è nata) trasportandone le credenze e le paure ataviche.
Il rito d’iniziazione è rimasto più presente nelle fiabe nordiche e quella che meglio di tutte ne conserva le tematiche è Hansel e Gretel.
In tale racconto i genitore dei due ragazzi sono particolarmente
severi, retaggio di quella antica severità crudele che imponeva l’abbandono dei figli all’inizio dei riti d’iniziazione affinché affondassero le prove senza il loro aiuto (senza genitori si diventa adulti).
Il grave senso di paura che permea l’animo di Hansel
e Gretel è quello di chi deve iniziare un percorso ignoto che non è detto che possa concludersi felicemente.
L’astuzia che dimostra per tutta la fiaba Hansel è proprio
quella astuzia, scaltrezza e coraggio che deve venir fuori da un bambino perché possa superare le prove impostogli.
Il bosco, sempre presente, è uno dei luoghi centrali
dei riti, un posto lontano tenebroso, un luogo dal quale è facile perdersi e contestualmente è difficile venirne fuori, un posto dove si può incontrare il mistero.
Come nella fiaba Hansel e Gretel stanno per morire
di fame cosi nei riti d’iniziazione si lasceranno i giovani a senza cibo per lungo tempo: un modo per temprarne la fibra e per acuire l’ingegno.
La presenza d’animali magici che aiutano i due bimbi
nella fiaba è il ricordo della presenza di persone scelte della tribù che accompagnavano i giovani nel percorso dei riti iniziatici, a volte queste persone erano
simbolicamente travestite.
La figura centrale quella orrifica della fiaba: lo stregone,
l’orco, la strega è il ricorso del sacerdote Capo dei riti quella figura che compariva alla fine delle varie
prove che doveva sancire il momento di trapasso fra le due fasi della vita dei giovani. La sua dimora era nascosta nel folto del bosco una dimora particolare
costruita con materiali particolari. Materiali che appartengono o al mondo dei desideri infantili, vedi la casa di dolce della strega di Hansel e Gretel, oppure
al mondo dell’occulto come le streghe popolari italiche.
Il loro aspetto, orrendo in ricordo delle maschere rituali che i sacerdoti portavano, i loro modi erano duri e il culmine del rito era il produrre la Morte dei giovani, preparare il trapasso fra le due stagioni della
vita, così la strega della fiaba vuole uccidere i bambini,
e notiamo non c’è solo la morte ma il pasto del sacrificato, l’unione fra chi conduce e il condotto al nuovo mondo quello dello stato adulto.
La morte della strega oltre che essere un’edulcorazione
della fiaba, una sorta di pausa nel racconto oramai lontano dalla sua vera natura, porta dentro di sé il sacrifici rituale che il re sacerdote doveva sostenere
anticamente come massimo rito propiziatorio
per il benessere della società ed anche quei riti meno cruenti che propiziavano le nuove stagioni di raccolto e caccia che le comunità arcaiche intraprendevano
Hansel e Gretel terminate le prove trovano un tesoro,
il ricordo degli amuleti che avrebbero accompagnato
nella nuova vita.
In fine i due nuovi adulti, tornati a casa rimediano ai guai della loro famiglia retaggio, questo dell’essere ora adulti, in grado di lavorare per il bene della comunità
tribale.
Abbiamo visto come dentro una fiaba conosciuta vi siano i ricordi di una vita perduta che però e parte importante, architrave, del nostro DNA.
Jera -
www.thule-italia.org