Ho letto sul Corriere di oggi della preoccupazione di Fassino per la situazione di instabilità di questo governo al senato e mi sono ricordata che Fassino ancora esiste.
Si perché è quantomai singolare ed inquietante che un partito che si ritiene democratico possa tollerare di essere invece governato da un monarca che sceglie i segretari che devono governarlo appoggiandoli o li defenestra, li caccia e li emargina se rischiano di fargi ombra sia quelli in carica che quelli potenziali.
Mi fa un certo effetto che Rutelli, segretario della Margherita sia vice premier e Ministro e Fassino che, pure, tanto ambiva agli stessi obiettivi (anche con qualche legittimità essendo quello che in questi anni più aveva comunque lavorato per rimettere a posto i cocci della cocente sconfitta berlusconiana) abbia dovuto, "comandato" fare un passo indietro per costituire un partito democratico che nessuno vuol fare.
Cominciò col povero Occhetto, D'Alema, dopo la prima sconfitta del 1994 ad "esigere" che facesse un passo indietro e si mettesse da parte. E quello eseguì, ancora oggi, giustamente, pentendosene.
Poi bypassò il risultato dei fax della base che avrebbero voluto Veltroni alla segreteria del partito che lasciò solo quando poté occupare, usurpandola, la poltrona da Presidente del Consiglio.
Fallito anche lì, appoggiato un ubbidiente Fassino, andò ad occupare lòa poltrona da Presidente che un congresso rese assai meno rappresentativa del passato e che peraltro sarebbe toccata di diritto al fondatore, cioè Occhetto stesso.
Ed oggi, fallite in due mosse le possibilità di occupare le poltrone di Presidente della Camera e della Repubblica, ha scalzato senza tanti complimenti Fassino occupando lui altre due. Quella di vice diu Prodi e quella di Minsitro degli esteri.
E Fassino, ubbidiente si è fatto da parte.
In questi casi c'è da chiedersi se pesi di più la capacità di ricatto o le clientele, le plebende, i posti con le quali, anche dentro un partito, si compra il consenso.
Però. Che spettacolo deprimente!


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