IL CASO / I due fuoriusciti da An e Udc puntano a creare una forza unitaria che vale il 15 per cento.
DAL NOSTRO INVIATO
CATANIA - L'hanno scorso salvarono insieme Umberto Scapagnini lasciandolo in sella come sindaco a Catania e regalando una boccata d'ossigeno al governo Berlusconi. E, dopo un anno di prove tecniche di «autonomia», pur avendo corso separatamente alle «regionali», ecco tornare alla carica la coppia più popolare del quadro politico siciliano, Raffaele Lombardo e Nello Musumeci, due fuoriusciti da Udc e An, ormai pronti all'alleanza finale per formare il «Polo delle autonomie» insieme con un terzo pur discusso capopopolo, Bartolo Pellegrino.
Esplicito, dopo il 12,7% ottenuto alle «regionali», l'appello di Lombardo, segretario del Movimento popolare autonomista. E immediata la risposta di Musumeci, il leader di Alleanza siciliana che, con il suo neonato partitino, s'è fermato al 2,5 per cento nonostante a lui sia andato il doppio dei consensi come candidato a governatore, battuto da Cuffaro (e dalla Borsellino).
Inglobando Pellegrino, nonostante la macchia di vecchie intercettazioni in cui definiva "sbirri" i carabinieri, i neo-autonomisti si proiettano oltre il 15 per cento. Pronti a condizionare nell'immediato le trattative per il governo Cuffaro puntando però a mete ben più ambite. Il sogno sta in una sorta di manifesto che ne scimmiotta uno storico: "Autonomisti di tutta la Sicilia unitevi". E Raffaele Lombardo, dopo le sue battaglie da "ribelle" contro Follini e Casini liquidati come "pupari" romani, dopo le contraddittorie spinte con richieste a Berlusconi ed avances a sinistra, rilancia un progetto antico, mai realizzato: creare "il partito del popolo siciliano".
L'enfasi non manca quando raduna 10 mila persone davanti allo Stretto di Messina con la prima marcia a favore del Ponte: "Dobbiamo batterci per diritti negati e torti subiti dall'annessione garibaldina ad oggi". Aulico e fiero, spera di scuotere la vocazione sopita che animò la vita politica del dopoguerra e degli anni Sessanta. Non mancano i riferimenti a Silvio Milazzo, primo ed ultimo presidente della Regione alla guida di una compagine sicilianista. Ma quel padre dimenticato dell'autonomia aveva la metà dei voti di Lombardo che adesso è già il primo partito a Catania, il 25 per cento in un'area di un milione di abitanti. Di qui la certezza ostentata: "Siamo il terzo partito in Sicilia e diventeremo il primo".
L'invito a Musumeci, che ai suoi amici ha chiesto il via libera alle nozze autonomiste, avrebbe quindi una prospettiva più ampia rispetto ad assessorati, presidenze e poltrone che cercheranno di strappare a Cuffaro. Il modello è quello del Trentino o della Val d'Aosta, cioè della Svp o dell'Unione Valdotaine, come spiega Lombardo: "Un partito che difenda la Sicilia". E Musumeci sospira: "La proposta del Polo autonomista l'avevo lanciata io al congresso regionale di Palermo a febbraio...". Ma anche se lui s'è messo di traverso sulla strada di Cuffaro e Lombardo l'ha sostenuto adesso si torna a marciare insieme. Anche puntando su Palermo dove si tratta per la candidatura a sindaco. Una minaccia per l'azzurro uscente Diego Cammarata. Perché alla carica punta Francesco Musotto. E non manca già qualche strizzatina d'occhio con l'armata autonomista di Lombardo.
Felice Cavallaro




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