
Originariamente Scritto da
LokiTorino
Questo interessante concetto che mi ricorda un'immagine strana, fatta di ancoraggi progressivi e impossibili come quando l'insetto sale il vetro cercando di consolidare la sua posizione e non appena ha fatto qualche passo scivola giù di quanto guadagnato, è suggestivo da collegare al mio sovraesposto.
Il fatto che la storia avanzi e che una parte dell'umanità necessiti di "fissare" periodicamente come in una polaroid il passato per decretarlo assoluto e "verticale", ben si confà alla necessità di chiudersi in una comunità assediata fisicamente e culturalmente.
Questi due passaggi, dei quali non saprei ora dire quale genera l'altro, secondo me si intersecano e si mischiano in un turbine.
Non è un caso che il desiderio di rinchiudersi in una comunità che abbia come capisaldi il ritorno ad un passato e la chiarezza e la semplicità, sia prerogativa dei periodi e degli strati sociali più insicuri.
Quando un periodo è incerto (come il nostro) o uno strato sociale non vede un futuro all'orizzonte, la necessità di trovare un nemico chiaro, semplice su cui polarizzare le proprie incertezze e negare il confronto, la ricerca, il porsi delle domande, diventa impellente.
Più si hanno domande di difficile risposta più la comunità tenderà ad eluderle generando quella sindrome di accerchiamento che si autoalimenta progressivamente della propria paranoia. Parallelamente diventa necessario trovare un punto fermo nella storia, un paradiso terrestre o per lo meno un'età dell'oro a cui fare riferimento, e se non esiste o non è sufficientemente perfetta la si rielaborerà mitopoieticamente. La rielaborazione collettiva della storia d'altronde è un processo che ci tocca tutti i giorni e si nota parecchio se stiamo attenti, anche nelle piccole cose.
Come si nota, non ho menzionato una volta la parola "fascisti" apposta, perché è un processo che nel fascismo agisce, secondo me, in pieno, ma che non è una loro esclusività. Tra l'altro non so se considerarlo solo negativo, ci dovrei pensare bene.
Fatto sta che questo ragionamento, che nel nazismo diventa paradossale e ipertrofico, è insito nell'uomo e percorre trasversalmente la storia con continui richiami a passati dorati che di volta in volta cambiano e si evolvono.