Gli oceani occupano il 70% della superficie planetaria.
Non si puo pensare alla terra senza pensare all'acqua, e viceversa.
La geopolitica ha dunque una decisiva dimensione marittima.
Per questo l'uomo ha bisogno di spartire l'oceano.
La guerra globale scatenata dagli USA al terrorismo, è soprattutto
indirizzata a riempire gli interstizi della globalizzazione
completando il globalismo geo-economico dell'impero americano,
espandendo quello che sono i valori americani: liberta, democrazia,
mercato.
L'oceano è l'ambiente decisivo, dove si proietta questa strategia; la priorita
è quella di tenere a bada i possibili competitori, Cina in testa.
La colossale flotta blue water, la US NAVY, con i suoi 19 gruppi
d'attacco indipendenti è essenziale per spegnere le velleita delle potenze
emergenti e per garantirsi la fedelta-sudditanza degli alleati.
Il dogma di qualsiasi presidente USA è la protezione delle linee transoceaniche,
quelle degli stretti e dei mari interni che le collegano; Panama, Gibilterra,
Suez, Bab al Mandab, Hormuz, Malacca, Taiwan, Luzon, Golfo di San Lorenzo
sono i nodi decisivi, della rete marittima, globale, da proteggere a qualsiasi costo.
Con l'affermarsi di una strategia sempre piu basata sull'invio di corpi di spedizione,
l'espansione della potenza marittima degli USA è destinata ad aumentare.
Le unita navali, sono per lo stessa natura facilmente spostabili, e possono operare
anche senza il pieno consenso dei governi stranieri, per cui sono piu adatte
a quella che viene definita "la rivoluzione della strategia militare", ovvero
la transizione verso una forza di intervento piu rapida e agile.
Sin dai tempi di Alfred Thayer Mahan autore del celebre "The influence of sea power
upon history", gli Stati Uniti hanno considerato il mare come una grande risorsa, un
elemento cruciale per assicurare crescita e sviluppo. Due immensi oceani proteggono
le coste della nazione rendendo difficile, se non impossibile, un invasione.
Ogni anno circa 60mila navi attraccano agli scali statunitensi, scaricando 6 milioni
di container; i tre quarti del commercio estero USA viaggiano via mare,
cosi come il 53% del petrolio.
Ma sono le linee di comunicazione e le basi necessarie a proteggerle che
costituiscono l'elemento fondante di un impero.
Mahan individua nel presidio dei "check points" o stretti, la strategia necessaria
per controllare i mari interni (Golfo del Messico, Mediterraneo, Mare di Giava, Mar
del Giappone,etc) e dominare le comunicazioni fra gli oceani.
Chi domina gli oceani si afferma egemone sulla Terra.
Come notava Kissinger nella storia moderna ogni secolo reca l'impronta
di una nazione capace di plasmare il sistema internazionale secondo
i propri valori. La Francia dello Stato nazionale nel seicento, la Gran Bretagna dell'equilibrio
della potenza nel Settecento, l'Austria del concerto europeo nell'Ottocento,
gli Stati Uniti dell'universale missione americana del Novecento. Oggi
si tende a battezzare la nuova era non piu su terra ma nell'acqua:
il 21esimo sara il secolo del PACIFICO.
La missione principale della marina americana resta quella di proiettare la potenza
degli USA nel mondo, proteggere i loro interessi, garantire la pace, la stabilita
e gli scambi commerciali. La nuova dottrina navale americana la Sea Power21
è profondamente permeata dal credo trasformista e joint, imposto dal segretario
alla difesa Rusmsfeld.
L'elemento cruciale della dottrina consiste nel richiedere alla Marina e ai marines
di contribuire alla conduzione di operazioni offensive e difensive in qualsiasi
ambiente marino. Si parla di blue water (altomare), di green water (zona costiera
estesa) e brown water (a ridosso della terraferma).
Gli USA non hanno alcuna intenzione di abdicare al ruolo di prima potenza navale
mondiale e manterranno nei confronti di partner e potenziale avversari una superiorita
quantitativa e qualitativa, che raramente nella storia navale un singolo paese
ha potuto vantare a lungo.
La Navy prevede di spostare nel Pacifico il baricentro delle proprie forze
con 6 gruppi di portaerei ed almeno il 60% dei sottomari d'attacco.
La Cina dovrebbe imbarcarsi in un colossale e costosissimo programma di costruzioni
navali per poter rapprensentare una minaccia. Se ai tempi della guerra fredda l'Urss
aveva ipotizzato di creare delle task force su portaerei, con le quali contrastare la supremazia navale USA, la Cina è lontanissima da questa prospettiva.
Gli USA hanno un programmazione di ammodernamento a 30 anni, mentre i Cinesi dovrebbero
ragionare in termini di mezzo secolo , posto di partire oggi, a pieno ritmo, con un piano di riarmo di cui non vi è traccia.
Quanto a potenza navale gli States, possono dunque dormire sonni tranquilli visto che nessuna
potenza puo loro contestare il primato oceanico conquistato nella seconda guerra
mondiale.




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