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PORDENONE. Doccia fredda dalla Corte di Cassazione per Marco Pirina, ex consigliere comunale di Pordenone, e per la moglie Anna Maria D’Antonio. La Suprema Corte ha confermato il verdetto d’appello emesso nei confronti della coppia, condannandola a risarcire i danni a tre partigiani per quanto riportato in un libro realizzato nel 1995 anche grazie ai contributi della Regione.
In particolare, secondo la Cassazione, non è stata fornita prova dagli autori del libro “Genocidio” del coinvolgimento, nella deportazione e nella scomparsa nelle foibe di civili italiani, dei partigiani che combatterono contro i nazifascisti nelle valli friulane del Natisone insieme alle forze jugoslave del maresciallo Tito tra il 1943 e il 1945.
A essere stati indicati con l’epiteto di «collaborazionisti», da loro ritenuto offensivo, erano stati gli ex partigiani Mario Sdraulig, Giuseppe Osgnach e Francesco Pregelj. I loro nomi - nel libro - erano riportati insieme a un elenco di 85-90 persone indicate come «responsabili di deportazioni e/o collaborazionisti del IX corpus e delle armate titine» senza che per nessuno di loro fosse indicato il «reato specificamente commesso» e senza l’i ndicazione di una specifica documentazione storica che potesse suffragare l’accusa di coinvolgimento nella scomparsa di civili italiani.
Il libro di Pirina (ex esponente del Fuan ed ex militante della Lega Nord poi passato a Forza Italia) e D’Antonio, ricorda la Cassazione citando il verdetto d’appello, si limita solo a una «generica e complessiva indicazione di fonti, lumeggiando come veri i fatti affermati» ma senza consentire al lettore «di apprezzare le conclusioni per quello che erano»: la «personale valutazione» degli stessi autori del testo.
La maggior parte delle fonti citate, ad esempio, si esaurisce nella sola indicazione di testate locali come “La famiglia parentina” o “ La voce del Friuli Orientale”. E per gli archivi vale lo stesso discorso: non una rassegna di materiali ma solo “Archivi Ozna” di Lubianà o “Centro studi storici di Rovigno”.
La Suprema Corte, infine, ha stabilito che le spese legali saranno pagate da tutte le parti in causa.
(21 gennaio 2010)
Condanna confermata per Pirina: ha diffamato alcuni partigiani | MessaggeroVeneto