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Discussione: Gli evirati cantori

  1. #41
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    Predefinito Re: Gli evirati cantori

    Citazione Originariamente Scritto da emv Visualizza Messaggio
    Scusa ma se c'era la povertà non era colpa della Chiesa. All'epoca c'era anche lo schiavismo, quindi la sensibilità umana non era certo quella di oggi, sensibilità che è migliorata grazie alla Chiesa.
    Alcuni si sottoponevano volontariamente, talmente era basso il livello di considerazione verso il proprio corpo.

    Tu che sei il cantore di una civiltà nella quale come massimo divertimento si guardava le persone nelle arene che venivano mangiate dai leoni, dovresti saperlo...


    Ma poi pare che i castrati fossero anche molto virili a letto:

    https://it.wikipedia.org/wiki/Castrato#Castrati_famosi

    Negli anni venti e trenta del XVIII secolo, al culmine della mania collettiva per queste voci, si stima che circa 4000 ragazzi venissero castrati ogni anno per servire l'arte[5]. Molti di essi erano orfanelli, o provenivano da famiglie povere ed erano venduti dai loro genitori a una istituzione ecclesiastica o a un maestro di canto[6], nella speranza che potessero raggiungere il successo e progredire nella scala sociale (questo fu il caso, ad esempio, di Senesino). Tuttavia ci sono anche casi documentati di giovani che chiesero spontaneamente di essere sottoposti all'intervento per preservare le loro voci, come ad esempio Caffarelli, figlio di un contadino[7]. Caffarelli era inoltre famoso per le sue eccentricità, per il carattere fortemente irascibile e per le presunte relazioni amorose con varie nobildonne; altri eunuchi, secondo Giacomo Casanova, preferivano i gentiluomini di sesso maschile, nobili o meno[8]. I moderni endocrinologi ipotizzano però che le vantate prodezze sessuali dei castrati fossero più leggenda che realtà.






    Fermo restando che era una pratica aberrante per la nostra sensibilità moderna ma tutto questo orrore dov'è?
    Caffarelli, nato nel 1710 ed esordiente nel 1724, era un bambino al tempo della castrazione, come tutti gli altri poiché l'intervento doveva avvenire prima della muta vocale (fra gli otto e i dieci anni, a seconda del tipo di voce che si cercava di ottenere). Non so che valore si potesse attribuire al loro consenso. Nel caso in questione fu infatti il musicista Caffaro a convincere il padre, ovviamente prospettandogli (come al solito) un futuro di ricchezza e onori.

    Già in questo commercio dell'integrità del corpo di un bambino (destinato - ammesso che sopravvivesse alla mutilazione, molti erano uccisi dal tetano o da infezioni varie - a crescere afflitto da numerose anomalie... immaturità sessuale, altezza spropositata, adiposità diffusa, debole massa muscolare, contraccolpi di ordine psichico, ecc.) vedo molto di orribile... il che si accentua se consideriamo che la castrazione non bastava certo a garantire voci scintillanti... sicché pochissimi erano ripagati dal successo, mentre alla maggior parte di questi sventurati non restava che ripiegare su ruoli secondari o sul sacerdozio.

    Quanto al resto, il castrato (da non confondere con l'eunuco) non era necessariamente affetto da totale impotenza però mancava di testosterone... sicché, a parte le ridotte dimensioni degli organi genitali, è davvero improbabile che fosse un grande amatore.
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 01-10-15 alle 03:11
    "Tante aurore devono ancora splendere" (Ṛgveda)

  2. #42
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    Predefinito Re: Gli evirati cantori

    Studiato a Padova il primo scheletro di un cantante castrato

    Gaspare Pacchierotti, vissuto fra il 18° e il 19° secolo. Gli effetti sul suo corpo.


    La Tac allo scheletro di Pacchierotti

    Padova. Lo scheletro di Gaspare Pacchierotti, un famoso cantante castrato vissuto tra il 18° e il 19° secolo, è stato riesumato dai ricercatori del gruppo di Medicina Umanistica dell’Università di Padova (Alberto Zanatta, Fabio Zampieri, Giuliano Scattolin, Maurizio Rippa Bonati) per poter studiare gli effetti che la castrazione ha avuto sul suo corpo.

    Si tratta del primo scheletro completo di un cantante castrato mai studiato. Pacchierotti è ritenuto uno dei maggiori cantanti lirici castrati, nacque a Fabriano e, ancor prima che raggiungesse la pubertà, subì un intervento di asportazione delle gonadi.

    La sua carriera fu subito fulminea grazie a doti canore fuori dal comune, tant’è che fu richiesto da Leopoldo II d’Asburgo, Maria Antonietta e Napoleone, fu inoltre chiamato ad inaugurare sia il Teatro alla Scala che il Gran Teatro La Fenice. Pacchierotti si ritirò dalla sua lunga carriera per trascorrere gli ultimi anni in una villa a Padova, dove nel 1821 per sua volontà fu sepolto nella chiesetta della villa.

    Dallo studio dei resti scheletrici di Pacchierotti, come è emerso dalla ricerca recentemente pubblicata sulla prestigiosa rivista «Nature Scientific Reports», si sono trovate delle prove non solo della castrazione, ma anche dell’occupazione di Pacchierotti come cantante d’opera, grazie alla combinazione di diverse tecniche di indagine, quali la TAC, l’analisi antropologica, la microTAC e la radiografia.

    I castrati a causa della ritardata fusione delle ossa lunghe delle gambe sono di solito piuttosto alti, Pacchierotti infatti era 191 cm di altezza. «Abbiamo trovato evidenze di una mancata ossificazione nella cresta iliaca, che presenta ancora le linee di accrescimento - spiega il dott. Alberto Zanatta, del Dipartimento di Scienze Cardiologiche, Toraci e Vascolari dell’Università di Padova -. Altri importanti segni causati dalla castrazione e dalla seguente variazione ormonale sono la diminuzione della densità minerale ossea e la diffusa osteoporosi che sono state trovate sia nelle vertebre sia nelle ossa lunghe. Da un ulteriore esame dello scheletro abbiamo identificato tre marker scheletrici che possono essere dovuti all’attività occupazionale di Pacchierotti. Il primo marker trovato riguarda l’inserzione sulle costole di tre importanti muscoli respiratori, che ha portato a dire che la cassa toracica fosse molto sviluppata. Il secondo invece è nelle scapole, dove è stata evidenziata una forte inserzione del muscolo tricipite che interviene nell’utilizzo delle braccia. La terza evidenza scheletrica occupazionale riguarda le vertebre cervicali: queste sono profondamente erose sia a causa dell’osteoporosi sia per un continuo atteggiamento posturale a nuca allungata scorretto, ma molto adatto al canto e alla recitazione.»

    Anche i denti del Pacchierotti sembrano i traumi dovuti alla castrazione: bruxismo e ipoplasia dello smalto. Le corone dentali sono completamente scomparse appunto per un continuo digrignare i denti, molto probabilmente a causa del trauma e dello stress che Pacchierotti ha dovuto sopportare. L’ipoplasia dello smalto invece si tratta di un arresto della deposizione dello smalto sui denti anche questo dovuto a forti traumi, quale appunto la castrazione.

    Studiato a Padova il primo scheletro di un cantante castrato - Cronaca - Il Mattino di Padova
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  3. #43
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    Predefinito Re: Gli evirati cantori

    Massimo Centini

    "QUI SI CASTRANO RAGAZZI A BUON MERCATO"


    Dal punto di vista esclusivamente tecnico, nella storia della musica, con castrato si indica un cantante adulto di sesso maschile che, seguendo un uso invalso fino alla fine del XIX secolo, aveva subito la castrazione prima della pubertà e di conseguenza possedeva capacità vocale eccezionale determinata dalla mancata produzione di ormoni sessuali. Il castrato era quindi il risultato di un'operazione barbarica, effettuata per la formazione di cantanti con voce che avesse un'estensione molto ampia, talvolta di tre ottave, coprendo così i registri di soprano, contralto, tenore e in alcuni casi anche del basso. La crudele pratica della castrazione dei bambini aveva quindi lo scopo di creare cantori con voci angeliche che si mantenessero tali nel tempo: l'origine è orientale, ma si diffuse ampiamente in Europa a partire dal XVI secolo, divenendo un espediente comune, se pur non consentito dalla legge. Di certo non fu perseguito con forza, almeno fino all'Ottocento. Secondo una diffusa convinzione, i castrati erano "fondamentali" per svolgere le parti riservate alle donne, alle quali era vietato cantare nelle chiese: gli uomini con voce femminile ebbero quindi il ruolo vocale di "donna" nelle composizioni polifoniche poiché possedevano il registro corrispondente.

    Gli studiosi che si sono occupati dell'argomento (1), pongono in evidenza che a sostenere la diffusione dell'assurda pratica della castrazione, contribuì il grande successo incontrato dagli "evirati cantori" (2), sia tra il pubblico che tra i compositori. Molti autori della musica barocca, scrissero opere in cui era espressamente previsto l'intervento di castrati. Di fatto è impossibile immaginare la vita culturale del XVII-XVIII secolo senza la presenza di cantanti con tali peculiarità: erano parte integrante della musica di quel tempo. II virtuosismo dei castrati fu per il melodramma un apporto di grande rilevanza, determinando una notevole condizionante por gli sviluppi vocali e strumentali. A spegnere la "passione" per i cantori evirati non fu, paradossalmente, il prevalere dell'etica, ma il cambiamento del gusto musicale che il Romanticismo spinse verso altre direzioni sonore ed estetiche, accentuando, in particolare, la netta contrapposizione tra i caratteri maschili e femminili. Per fortuna, verrebbe da dire, cambiarono i gusti, così finalmente fu chiuso uno dei periodi più oscuri della storia della bellezza. Una bellezza che ebbe bisogno di rovinare la vita a numerosi uomini, costretti a restare bambini nella voce e a trascinarsi appresso per il resto delle loro esistenze il pesante giogo di un'alterità molto condizionante sul piano sociale e affettivo.

    Con la castrazione si determinava un arresto dello sviluppo del bambino, che giunto alla pubertà non poteva sviluppare gli ormoni maschili, tra i quali il più importante è il testosterone. In questo modo si producevano alcune alterazioni, che coinvolgevano lo sviluppo osseo e quello della laringe; al soggetto che subiva tale menomazione veniva quindi negata la possibilità di procreare, determinando anche cambiamenti di un certo rilievo nell'aspetto fisico e nell'orientamento psicologico, correlati allo squilibrio ormonale, ma anche culturale che contrassegnava il castrato. Giunto all'età in cui dovrebbero manifestarsi le modificazioni somatiche caratteristiche nel soggetto maschile, il castrato tendeva a mantenere un aspetto "infantile", misure ridotte dell'apparto genitale, sviluppo muscolare scarso, accumulo di grasso e statura tendente a essere elevata a seguito della mancata saldatura delle cartilagini di accrescimento. La laringe manteneva dimensioni ridotte, con conseguente voce acuta. La funzione sessuale non si stabiliva, non appariva la libido. Se ciò avveniva dopo la pubertà, le manifestazioni erano meno vistose e l'attività sessuale poteva ancora aver luogo, pur mancando la spermatogenesi. I castrati erano definiti "soprani naturali", quelli che avevano la voce femminile a seguito della loro condizione fisica, contrapponendosi quindi ai "soprani artificiali", cioè uomini che cantavano in falsetto.

    La castrazione - sulla cui etimologia vi sono pareri diversi - è documentata fin dall'antichità e applicata con varie finalità: negli animali per l'addomesticamento, negli esseri umani a fini punitivi e rituali. Per quanto riguarda l'ambito musicale, le prime informazioni risalgono all'impero bizantino: in quella cultura erano infatti attivi cantanti eunuchi (3), anche se la pratica della castrazione a fini canori era già effettuata in altre aree e probabilmente da tempi più antichi.
    La primitiva tecnica della castrazione giunse in Italia in circostanze che non sono chiare: probabilmente proveniva dalla Spagna, dove il dominio arabo aveva diffuso gli eunuchi. È documentato infatti che i primi castrati attivi in Italia furono spagnoli; la moda comunque si estese rapidamente: negli ultimi tre lustri del XVI secolo, numerosi sovrani europei annoveravano nei cori delle loro cappelle di corte, cantanti castrati. Anche la Santa Sede non fu da meno: papa Sisto V nel progetto di riorganizzazione del coro di San Pietro, previde anche l'inserimento di cantanti castrati quando ancora erano fanciulli. Nei decenni successivi, Clemente VIII autorizzò la castrazione unicamente "ad honorem Dei". Nella nostra Penisola raggiunse il culmine nel XVIII. All'origine di tutto quel versetto di san Paolo: "Mulieres in Ecclesiis taceant" (4), cioè le donna in chiesa non dovevano cantare, lasciando che il loro ruolo fosse assolto dagli eunuchi "i quali furono resi tali dagli uomini" (5).






    Tra necessità di carattere etico-religioso e piacere del bel canto, il numero dei fanciulli sottoposti alla menomazione andò via via crescendo tanto che, nel XVII secolo, Pietro della Valle elogiava la vocalità di questi singolari cantanti, ponendo in evidenza, nel "Della musica dell'età nostra che non è punto inferiore, anzi è migliore di quella dell'età passata" (1640), che al suo tempo "di soprani naturali de' castrati ora abbiamo in tanta abbondanza". E così, in breve tempo, alcuni divennero dei veri e propri divi; come già indicato, il loro successo fu parallelo a quello del melodramma che andava diffondendosi in Europa. Non va però dimenticato che solo i più "fortunati" tra i fanciulli castrati ebbero modo di calcare scene famose ed esibirsi davanti a sovrani e pontefici; una gran parte cantava tutta la vita in cappelle ecclesiastiche dedicandosi anche all'insegnamento, molti però non furono in grado di intraprendere la carriera musicale professionale e furono costretti a svolgere occupazioni di altro tipo, spesso marginali. A decidere il futuro canoro di un bambino erano spesso i genitori, che intravedevano in quella carriera una garanzia di benessere per il loro figlio. In qualche caso la decisione era sorretta dal parere professionale di qualcuno che aveva ascoltato il piccolo cantore in un coro di voci bianche. Globalmente i castrati provenivano da famiglie molto semplici, spesso poverissime.

    Nel Traité des eunuques (1707) di Charles Ancillon, l'orchiectomia è variabilmente descritta: la pratica meno cruenta prevedeva l'uso di tenaglie con i bordi arrotondanti per interrompere il canale spermatico e bloccare l'afflusso di sangue ai testicoli, così che si atrofizzassero. La rimozione dei testicoli richiedeva che il piccolo paziente fosse drogato con laudano e messo in un bagno molto caldo. Si esercitava quindi una forte pressione ai lati del collo, sulla arteria che consentiva l'afflusso di sangue al cervello: in questo modo si determinava una perdita di conoscenza limitata, che permetteva al chirurgo di intervenire attraverso un'incisione nell'inguine. L'operazione era condotta da professionisti spesso in concorrenza tra loro. Emblematico il cartello-insegna presente su un negozio di Napoli nel XVIII secolo: "Qui si castrano ragazzi a buon mercato". Comunque erano numerosi quelli che morivano a seguito delle complicanze determinate dalla scarsa igiene che caratterizzava questi interventi chirurgici, praticati spesso in condizioni primitive. Sempre borderline tra divieto e tolleranza, la castrazione dei bambini era spesso mascherata e indicata come l'effetto traumatico determinato dal morso di un animale, o altro grave incidente invalidante.

    Per essere ammessi a quella particolare carriera canora, i fanciulli dovevano avere meno di sette anni, non essere affetti da malattie infettive ed essere battezzati. Dopo il loro ingresso nelle scuole di canto, i giovani castrati erano sottoponi i a un addestramento molto severo che prevedeva naturalmente l'educazione canora in molte delle sue forme, lo studio della teoria musicale, delle lettere, della composizione, dell'esercizio agli strumenti, in genere il clavicembalo.
    Correva voce, tra ufficialità e ufficiosità, che alcuni piccoli avessero espresso il desiderio di farsi castrare per poter così coronare il loro sogno musicale. Qualunque fossero le motivazioni che indussero i bambini a diventare evirati cantori, risulta comunque evidente la problematicità della loro esistenza futura, contrassegnata da un'anomalia destinata a segnarli non solo nel fisico, ma anche profondamente nella psiche. Spesso furono costretti a spostarsi continuamente per lavorare: da Napoli a Bologna, da Firenze a Venezia, ma fu soprattutto Roma la "piazza" migliore. Si stima che, all'inizio del XVIII secolo, circa quattromila ragazzi fossero stati castrati per essere indirizzati all'arte del bel canto ma solo alcuni ebbero modo di esibirsi davanti a folle in delirio. La bravura di questi fenomeni canori era totalmente determinata dalle performance vocali: a dominare il virtuosismo del canto, mentre sul piano scenico ebbero scarsissimi riconoscimenti, poiché considerati pessimi attori e cantanti privi d'anima.

    Ma come già indicato, solo ad una piccola percentuale toccarono gli onori di un Farinelli o di un Velluti, gli altri dovevano accontentarsi di scritture mediocri, alcuni scelsero la vita ecclesiastica. Qualcuno era costretto a scendere molto in basso; a Roma, all'inizio del XVIII secolo, vi era un bordello nel quale si prostituivano gli evirati. Amati soprattutto per il fascino ambiguo che li circondava, i castrati ebbero stuoli di estimatori (non solo per il canto), costituiti sia da donne che da uomini. La loro vita era segnata dalla violenza e dal denaro, dall'erotismo e dalla trasgressione: aspetti che lasciano trasparire analogie tra i castrati e le odierne star della musica rock. L'immaginario popolare accomunava i castrati agli angeli: significativamente Alessandro Moreschi era conosciuto come l'Angelo di Roma.

    Anche i papi ebbero molto a cuore la sorte di quei bambini cresciuti dalla voce angelica. Non è possibile sapere se corrisponda al vero o se sia frutto della mitologia l'affermazione "Si castri meglio", rivolta da Innocenzo XI a un evirato che chiese la dispensa dal celibato per potersi sposare! Nel 1878, papa Leone XIII proibì l'ingaggio di cantanti castrati da parte della Chiesa, anche se il loro impiego nella Cappella Sistina continuò ancora per qualche anno. Nel 1861, con l'Unità d'Italia, la castrazione venne ufficialmente dichiarata illegale. Bisognerà attendere il 1903, quando Pio X, con Motu proprio sulla musica sacra, scrisse la parola fine sulla castrazione a fini canori. L'epoca della barbarie perpetrata per secoli sui bambini con la voce degli angeli era finalmente finita.


    NOTE

    1) P. Barbier, Gli evirati cantori, Milano 1991, cfr. la bibliografìa contenuta in questo volume; A. Heriot, I castrati nel teatro d'opera, Milano 1962; M.F. Bukofzer, La musica barocca, Milano 1982; R. Celletti, Storia del belcanto, Firenze 1986; R. Strohm, L'Opera italiana nel Settecento, Venezia 1991; A. La Bella, I castrati di Dio. Storia degli evirati cantori: dal Sinesino al Farinelli, dal Caffarelli al Velluti, Valentano 1995; S. Cappelletto, La voce perduta. Vita di Farinelli evirato cantore, Torino 1995; L. Scarlini, Lustrini per il regno dei cieli. Ritratti di evirati cantori, Torino 2008.

    2) È importante un piccolo chiarimento etimologico. Spesso nei testi che fanno riferimento ai cantanti castrati si usa indifferentemente il termine castrato ed evirato: non è un errore, ma è importante ricordare che con evirazione si definisce l'asportazione degli organi della virilità, quindi pene e/o testicoli. Mentre la castrazione corrisponde all'asportazione delle gonadi, cioè dei testicoli nei maschi e delle ovaie nelle
    femmine.

    3) "Le notazioni bizantine e le scarse cronache confermano che il numero dei cantori castrati, soprattutto monaci, doveva essere elevato, perché proprio quelle notazioni richiedevano registri vocali e fioriture che potevano essere eseguiti solo dai castrati", P. O. Scholz, L'eros castrato. Storia culturale degli eunuchi, Genova 2000, pagg . 224-225

    4) 1Co 14,34

    5) Mt 19,12


    Massimo Centini, Sotto un cavolo (Yume 2014, pag. 155 e seg.)

 

 
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