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Discussione: L'Unione fa la truffa

  1. #1
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    Predefinito L'Unione fa la truffa

    L'Unione fa la truffa - A proposito di un saggio-brulotto di Mario Giordano
    (recensione di Salvatore Giuseppe Verde, ex funzionario UE)

    Le premesse
    Durante i numerosi anni vissuti a Bruxelles, lavorando prima per un
    quinquennio nella Divisione «Questioni economiche», e poi per altri dodici
    anni presso l'Ispettorato CECA della stessa Direzione Generale Antitrust, ho
    potuto raccogliere una mole notevole di materiale utile per un'analisi
    critica del funzionamento, o piuttosto, del malfunzionamento dei suddetti
    ingranaggi, materiale che mi avrebbe agevolmente consentito - se ad
    impedirmelo non ci fossero stati segreto d'ufficio e dovere di riserbo - di
    sottoporre a pesanti critiche l'operato di questo ganglio essenziale della
    Commissione delle Comunità Economiche Europee (ora U.E.).
    Senza per altro trascurare le altre venti e più Direzioni Generali, del cui
    malfunzionamento - man mano che gli anni passavano - venivo edotto oltre che per professionale curiosità, anche per i numerosi contatti con colleghi di
    tutte queste Direzioni, sia a titolo individuale, sia nella mia qualità e di
    sindacalista, e di membro dell'Ufficio Politico della FFPE.
    Se avessi potuto esternare le «anomalie» di cui ero a conoscenza, per
    esempio, circa il «modus operandi» oltre che della mia D.G. IV della D.G.
    Industria, della D.G. Energia, o di quello della D.G. Agricoltura, per non
    parlare delle DD.GG. «Aiuti allo Sviluppo e Controllo Finanziario», cose di
    cui solo parzialmente la Corte dei Conti poteva venire a conoscenza, ne
    avreste sentite delle belle.
    Se non l'ho fatto non è perché non ne avessi voglia, bensì per una serie di
    ragioni che, da quando ho lasciato le mie funzioni di eurocrate (molto
    anomalo) mi hanno occupato in altre iniziative, anche editoriali.
    Ma, in tale inerzia ha pure influito il triste esempio delle vicissitudini
    del collega britannico Bernard Connolly, autore del ponderoso saggio: The
    Rotten Heart of Europe - The Dirty War for Europe's Money (Il cuore marcio
    dell'Europa - La sporca guerra per la moneta d'Europa). Saggio, almeno
    fin'ora, non pubblicato nel nostro paese.
    Il saggio storico-tecnico in parola (Ed. Faber & Faber Ltd., 3 Queen Square,
    London WCIN 3 AU, 1995) analizza la storia della gestazione dell'unione
    monetaria e della BCE (Banca Centrale Europea) secondo il punto di vista di
    un tecnico altamente qualificato, il Connolly, che fu per anni Capo
    dell'Unità Operativa creata per gettare le fondamenta e predisporre le
    regole del dopo SME (Sistema Monetario Europeo), da cui - com'è noto - è
    nata l'Unione Monetaria. Il testo svela gli inganni, le deformazioni e le
    omissioni promosse e pretese da Jacques Delors per mettere a tacere le
    obbiezioni e le argomentazioni avanzate nel gruppo di lavoro suddetto contro
    la costruzione artificiale dell'euro. Ed in particolare contro quelle
    avanzate da molti fra i più qualificati operatori della finanza (banche
    d'affari e fondi comuni) come: J.P. Morgan, Smith New Court, Banco de
    Santander, Capital International, Liberty Capital e Crédit Suisse First
    Boston (CSFB).
    Obiezioni ed argomentazioni sovranamente ignorate da quel piccolo Napoleone
    pseudo-socialista pseudo-saintsimoniano, pedissequo esecutore delle volontà
    mitterandiane che risponde al nome di Delors, all'epoca - per sventura degli
    europei - Presidente della Commissione, prima della nomina del famigerato J.
    Santer degli scandali, e dell'inesistente ed acarismatico (per unanime
    giudizio della stampa estera) Romano Prodi.
    Ebbene, il Connolly, indubbiamente fra i migliori funzionari che si
    occuparono dell'avvenire monetario di Eurolandia, si batté coraggiosamente
    contro i sofismi dei partigiani dell'Unione Monetaria, ma vide la sua
    competenza e la sua preveggenza umiliate da un licenziamento; come era già
    accaduto per altre materie a qualche altro funzionario che aveva osato
    contestare e tentare di riorientare nel giusto verso, i burotecnocratici
    progetti di politici, i quali oltre a pendere dalle labbra dei governatori
    delle Banche centrali e da quelle di altre nemmeno poi tanto oscure lobbies,
    sono convinti di poter piegare - secondo la costante paranoia delle sinistre di
    ogni sfumatura - la realtà alle proprie elucubrazioni. Sulla base del
    principio per cui se la realtà non si adegua al progetto... tanto peggio per la realtà!
    Dovete infatti sapere che nello Statuto delle Istituzioni Comunitarie,
    benché secondo l'articolo 21 dello Statuto di impiegati e funzionari, il
    personale di concetto avrebbe il diritto-dovere di consigliare al meglio
    delle proprie capacità i superiori gerarchici, in realtà, a tale
    prerogativa-dovere - quando il Consiglio è di senso opposto - quasi tutti
    hanno fatto buon viso a cattivo gioco, rinunciando in tal modo ad un
    elemento fondamentale di deontologia del pubblico servizio, ed amputandosi
    di conseguenza di quella dignità di pubblico funzionario che non può essere
    disgiunta da quella, sic et simpliciter, di uomo. Per cui, l'obbedienza
    perinde ac cadaver pretesa da troppi capi e capetti (e sotto-vice-segretari
    degli aiutanti dei portaborse dei capetti) dell'eurocrazia, pena
    l'emarginazione (il «mobbing» impera) e addirittura il licenziamento,
    costituiscono, secondo il più avanzato diritto del lavoro, una violazione
    dei diritti dell'uomo. Cosa singolare presso istituzioni che pretendono, a
    parole, di farne il proprio vessillo e che invece, come avviene d'altronde
    in molti altri campi, allegramente calpestano.
    Questa fu anche una delle ragioni che mi indussero ad accantonare l'idea di
    scrivere un saggio sull'assurdità di questo aspetto (aspetto monetario)
    della costruzione europea.
    A ciò si aggiunga lo stupore che in ogni attento osservatore scaturisce
    dalle assolute ignavia e superficialità con cui la grande stampa,
    soprattutto italiana, ed i mass-media in genere trattavano l'«universo»
    eurocratico. I corrispondenti a Bruxelles, di tali mass-media, a parte le
    notizie sulle nomine ed a parte gli aneddoti sulla presunta bella vita degli
    eurocrati, non si sono mai preoccupati di far scaturire una inchiesta. Mai
    un'analisi, mai una messa a punto o una messa in chiaro che partisse
    dall'interno dell'istituzione, benché giornalisti e corrispondenti, specie i
    più anziani, ben conoscessero gli ingranaggi (il «chi è»?) e possedessero
    gli agganci utili, affinché nessuna volontà di opacizzazione potesse
    frustrare la loro volontà di sapere.
    Cosa che sarebbe avvenuta, se anziché sprecare tempo prezioso nei campi di
    tennis, nella «Bruxelles by night» e/o in cocktail e «vernissages» di scarsa
    importanza, avessero veramente voluto operare secondo una corretta
    deontologia professionale.
    Ma, evidentemente il tabù europeo era (ed è) assoluto, perché questa
    «Europa» anche se costruita su basi d'argilla (e di fango, come sanno coloro
    che hanno studiato la vita, i contatti ed i mentori di Jean Monnet e di
    Maurice Schuman) si doveva (e si deve) fare a qualunque costo, anche a costo
    di terminare con un futuro smembramento di tipo iugoslavo. Smembramento
    violento di cui questa Europa, mediante le leggi bolsceviche che sforna a
    getto continuo sta ponendo tutte le premesse, dando piena ragione ad Umberto Bossi quando parla di Unione Sovietica Europea.
    Questa lunga introduzione autogiustificatoria (nei confronti particolarmente
    di coloro che più volte mi hanno domandato: ma perché non lo scrivi?), si
    propone anche di rendere testimonianza a Mario Giordano circa la veridicità
    di almeno l'80% di quanto egli espone, in quello che finora costituisce lo
    scritto più pregnante di un giornalista su tale soggetto (Mario Giordano,
    L'Unione fa la truffa - Tutto quello che vi hanno nascosto sull'Europa,
    Mondadori, Milano 2001), anche se certamente non esaustivo (e come potrebbe?
    Ci vorrebbe all'uopo un'enciclopedia) in materia di «utilità» e di onestà
    della Commissione UE, che fra le istituzioni europee è di gran lunga la più
    importante.
    Parlamento (in realtà «Assemblea», essendo monocamerale), Comitato Economico
    e Sociale (CES), Consiglio dei Ministri, Corte dei Conti, Corte di
    Giustizia, etc.... necessiterebbero, a loro volta, di un'analisi parallela
    che, ne ho l'assoluta convinzione, perverrebbe in tema di malfunzionamento a
    risultati analoghi, anche se dal punto di vista economico, date le minori
    dimensioni dei budget, finanziariamente meno dilapidatori e quindi per il
    contribuente meno onerosi.
    È però molto grave, che l'inchiesta Giordano effettuata circa un decennio
    dopo la mia raccolta di dati e di testimonianze - salvo che per qualche
    settore che ho trascurato e per cui non ho termini di confronto -
    corrisponda alla maggior parte della mia esperienza, fatta esclusione del
    bilancio italiano dare/avere, che all'epoca era per il nostro paese
    leggermente positivo.
    La permanenza delle prevaricazioni, degli sprechi e dell'inettitudine, può
    solo significare che la Commissione UE finché continuerà ad essere la
    riproduzione (in peius) del ceto politico dei paesi membri e dei funzionari
    da tale ceto raccomandati, non è migliorabile.
    Ossia, vuol dire, che per l'eurocrazia non c'è alcun progresso, e che per
    essa, al contrario di quanto avviene per ogni organismo in crescita, il
    tempo passa inutilmente. Significa anche, che i sogni alimentati in
    particolare nella gioventù studentesca, i sogni dell'«Europa» come destino e
    quasi come paradiso terrestre non hanno alcun fondamento.
    Se ciò è vero, com'è vero, non è più retorico il domandarsi se valga la pena
    di continuare con le fughe in avanti solo per fornire un'alibi ai nostri
    circa 150.000 parassiti dei ceti politico e mass-mediale, alibi utile per
    celare la propria incapacità non soltanto a guidare, ma perfino a gestire in
    modo decente un grande Paese come l'Italia, e per alimentare la sciocca
    speranza che le difficoltà, le insufficienze e la disonestà di tali ceti - e
    purtroppo anche di tanti cittadini - possano essere palliate dagli obblighi
    imposti dall'esterno.
    Eterna nostra cupidigia di servilismo, che ha determinato, fra i mille altri
    danni, l'attuale «peso zero» internazionale, malgrado il p.i.l. (ma è un
    indice valido?) ci dica essere l'Italia il settimo paese più
    industrializzato del mondo.
    Questa Italia, conta nelle istituzioni comunitarie meno della Grecia,
    dell'Olanda e della Spagna.
    E quasi quanto il Belgio, che però oltre ad essere piccolo, e a sua volta
    federale, è un paese
    artificiale, pied-à-terre del Regno Unito, e da questo creato per separare
    in una terra piatta come le Fiandre, e quindi priva di confini naturali, la
    Francia dalla Germania e dall'Olanda.
    Questa Italia, che ad ogni allargamento dell'Unione Europea ha dovuto cedere
    ai nuovi arrivati una aliquota dei propri posti che contano: A 1, A 2, A 3
    (Direttore Generale, Direttore, Capo-Divisione) mentre tutti gli altri paesi
    «maggiori» (Francia in particolare) hanno ceduto solo qualche briciola.
    Gli italiani a Bruxelles (e a Lussemburgo), sono molto numerosi fra gli
    uscieri e gli archivisti. E quando sono di categoria A non alzano mai la
    voce, sorridono a tutti, sono professionalmente mediocri (ma gli altri,
    salvo forse i francesi, non sono migliori), sono servizievoli (addiritura
    servili) e raccontano
    barzellette.
    Salvo alcuni che cercano di tenere alta la dignità nazionale. E che per
    questo sono mal visti dai colleghi
    delle altre nazionalità. Perché contraddicono il cliché dell'italiano
    chiassoso, ridanciano, pasticcione e pusillanime. Come i «fratelli» europei
    vorrebbero che fossimo, e come, in particolare i nuovi arrivati, giovani
    scodinzolanti, fanno di tutto per apparire.
    Una cattedrale nel deserto: il Berlaymont
    Tutto ciò premesso, esaminerò i capitoli del «saggio» dal punto di vista del
    convitato di pietra che osserva il corvo (M. Giordano), studiare le pecore
    del gregge (personale UE subalterno) ed i cani da guardia (Commissari).
    Il multipiano Berlaymont, la famosa stella di tredici piani più quattro nel
    sottosuolo, esibita per decenni dai telegiornali, quando andavano in onda le
    notizie relative alla UE, posso assicurarvi - essendoci vissuto per anni,
    rispettivamente al settimo, al terzo ed al primo piano - era la classica
    stia per polli da allevamento, che, peraltro costituisce il «normale»
    ambiente di lavoro della burocrazia post 1970 della maggior parte dei paesi
    occidentali come pure del resto del mondo.
    Suddiviso in tre ali, con pareti esterne in vetro a mo' di metafora,
    bugiarda, di una inesistente trasparenza, possedeva la peculiarità di
    rendere il suo interno, malgrado il condizionamento d'aria, troppo caldo
    d'estate e - nei casi di interruzione di elettricità - troppo freddo
    d'inverno. Questo aspetto delle condizioni di lavoro era alla base di un
    coefficiente di morbilità superiore alla media. L'aria che vi circolava,
    costantemente viziata per il cattivo filtraggio, provocava soprattutto nel
    personale più anziano ed in quello femminile, unitamente alle ridotte
    dimensioni dei locali, spesso non più alti di m. 2,50 e dalla superficie
    (per due impiegati) inferiore ai 12-14 m², non infrequenti casi di
    claustrofobia, con conseguente tasso di assenteismo doppio rispetto alla
    media, per esempio, dei ministeri belgi.

    Chi era costretto a viverci, invecchiava quasi a vista d'occhio. Malgrado la
    mia varia esperienza presso uffici pubblici e privati in Italia e Germania,
    mai avevo visto donne ed uomini ingrigire ed i rispettivi volti raggrinzarsi
    con tanta rapidità. La sensazione era di vampirizzazione. Le finestre,
    sigillate, ispiravano la demoralizzante impressione di essere pupazzi in
    vetrina (o, se preferite, detenuti alla gogna).

    Le autorimesse, site nei quattro piani del sottosuolo e del tutto
    insufficienti per le oltre tremila persone che vi trascorrevano l'intera
    giornata, costituivano trappole per incidenti, per via dei muretti divisori
    delle varie zone. Muretti alti appena 25-35 cm., e quasi invisibili agli
    automobilisti in manovra di parcheggio. I carrozzieri ringraziavano. Nel 4°
    sottosuolo, era stato installato un Club di Tiro a segno in un locale chiuso
    rettangolare. Locale che dopo mezz'ora di tiro, anche di appena tre
    tiratori, si riempiva di residui di polvere pirica in sospensione nell'aria.
    Solo la buona ventura (e le scarse presenze) impedirono esplosioni analoghe
    a quella verificatasi nel vicino club di Etterbeek, che provocò alcuni morti
    e la distruzione completa dei locali. Alcune sale per riunioni politiche,
    sindacali e di altro genere, site anch'esse in due piani sottosuolo,
    esibivano già nel 1975, cioè pochi anni dopo l'inaugurazione del telegenico
    manufatto «europeo», pannelli semidistaccati dai bassi soffitti, contenenti
    uno spesso strato di fiocchi blu che non tutti sapevano trattarsi di
    amianto. Bastava sfiorarli, ed una nuvoletta azzurra ben poco gentile si
    librava nell'aria. Non vi descrivo la soddisfazione di chi la respirava ...
    ma, visto che per anni nessun funzionario ha protestato, l'amministrazione
    ignorava il problema. Anche perché neppure il Servizio medico - che pur
    aveva uffici ed ambulatorio nello stesso Berlaymont - protestava. E nemmeno
    i sindacati, salvo la FFPE su mia iniziativa. La protesta, trasformatasi in
    rivolta nella metà degli anni '80, poté avere successo solo dopo
    l'intervento dei socialisti belgi ed una campagna di stampa, a riprova
    dell'insensibilità dei coccodrilli del l3° piano (i Commissari), satrapi non
    elettivi ed in genere spediti dai governi degli Stati membri per togliersi
    dai piedi chi non si sa dove mettere. Poi, negli anni '90 hanno invitato le
    migliaia di persone che avevano lavorato respirando quella salubre aria ad
    uno «screening» per appurare in quanti si erano ammalati. Non conosco i
    risultati, visto che anche su tale tema la trasparenza (eccovi la casa di
    vetro) è uguale a zero.
    Il tutto si concluse nei primi anni '90 con lo sgombero della telegenica
    stella e con l'incapsulamento dell'edificio. Incapsulamento che sarebbe
    dovuto servire alla bonifica del medesimo, e che - visti gli alti costi che
    ne sarebbero derivati senza essere certi di raggiungere il fine - sfociò
    nell'abbandono puro e semplice del medesimo. La «stella» è ancora lì, come
    ha visto Giordano. Lì, in rond point Schuman; fra le angosce degli
    abitanti del quartiere sul cui maggior tasso di mortalità rispetto a quelli
    delle zone viciniori non si hanno notizie. D'altronde perché sapere? Tanto
    le grandi società immobiliari che hanno riempito il Belgio di amianto,
    quando non hanno fatto finta di fallire sono state assorbita da un'altra
    entità giuridica. Mentre i politici che lo hanno permesso sono decaduti o
    decrepiti. E noi in Italia dobbiamo tacere, dopo le assoluzioni per il
    Vajont e per Porto Marghera (e tante altre).

    La vicenda Berlaymont è emblematica dei metodi di gestione dei vari
    Spinelli, Cheysson, Haferkamp, Malfatti, Tugendhat, Delors, etc..., inviati
    a Bruxelles per fondare l'Europa; la quale com'è noto, prima di costoro era
    solo un'espressione geografica, mentre oggi, basta che ognuno di voi
    trascorra un paio di mesi a contatto di una qualsiasi delle popolazioni
    degli altri Stati membri, vivendoci a contatto, specie nei quartieri
    popolari, e si accorgerà di quanto esista e di quanto (pizzerie escluse) ci
    amino.

    Quanto alla politica immobiliare per le proprie sedi, posso integrare quanto
    afferma Giordano, sottolineando che il canone esoso pagato per il Barlaymont
    non è che la conseguenza dell'assurda «fictio» della provvisorietà di
    Bruxelles come sede delle istituzioni comunitarie. È perlomeno dal 1970 che
    si sa che da Bruxelles la maggior parte delle direzioni generali non si
    sposterà. Per cui si sarebbe dovuto comprare e non prendere in locazione. A
    parte il fatto che, anche in caso di trasloco - data la continua fame di
    spazio delle pubbliche istituzioni belghe - la rivendita (magari con
    plusvalenze) sarebbe stata possibile. La Corte dei Conti criticò all'epoca
    tale politica. Poi però, visto che le autorità politiche non obiettavano
    (neppure i nostri Commissari, né i rappresentanti nel Coreper), ha capito di
    abbaiare alla luna, ed è andata a cuccia. Quanto si sarebbe potuto
    risparmiare con Cortenbergh, Guimard, av. de Tervuren, Loi 82, et ...?

    La gestione finanziaria nei documenti ufficiali
    L'indagine di Giordano, non volendo essere una Relazione contabile, omette i
    documenti necessari ad una contestazione «puntuale» del malgoverno delle
    istituzioni comunitarie. Non era suo compito, ai fini di una denuncia di
    massima. In questa sede, di contro, ritengo utile di accompagnare alcuni
    suoi fendenti con alcune critiche espresse dalla già citata Corte dei Conti,
    facendole seguire dalle repliche della Commissione. Repliche sulla cui
    consistenza lascio giudicare il lettore ed alle quali aggiungerò un breve
    commento. In Appendice riportiamo la «Relazione annuale sull'esercizio
    finanziario 1997» della Corte dei Conti al titolo: «Le Spese» del capitolo:
    «La legittimità e la regolarità delle operazioni pertinenti» (cfr: G.U. C
    349 del 17.11.1998, pp. 128-130) e le repliche riportate alle pagine 141-143
    della Relazione. Particolarmente indicativa è, in questa Relazione, la
    tabella intitolata:

    «Incertezza delle informazioni relative agli impegni al 31.12.1997»:


    milioni di ecu





    Titoli del bilancio Importo indicato come debiti potenziali fuori
    bilancio
    Importo corretto (stima)
    Sottovalutazione dei debiti potenziali fuori bilancio al 31.12.97
    Sottovalutazione degli impegni dell'esercizio 1997

    Cooperazione con i paesi dell'America latina e dell' (1)
    B 7-3
    40,1
    123,5
    83,4
    123,5

    Cooperazione con i paesi terzi mediterranei ed il Medio Oriente
    B 7-4
    -
    39,8
    39,8
    39,8

    Accordi internzionali di pesca (2)
    B 7-8
    601,9
    612,9
    11,0
    612,9

    Programmi indicativi pluriennali PHARE (3) TACIS
    B 7-5

    B 7-5
    -
    2572,2

    1085,6
    2572,2

    1085,6
    -

    Cooperazione con la ex Iugoslavia (non inclusa in PHARE) (4)
    B 7-5
    -
    203,5
    203,5
    -

    Totale


    642,0
    4637,5
    3995,5
    776,2





    (1) SEC(1998) 522, volume IV, capitalo IV, Debiti potenziali al 31.12.1997,
    voce 2,4, pag. 85.

    (2) SEC(1998) 522, volume IV, capitalo IV, Debiti potenziali al 31.12.1997,
    voce 2,5, pag. 85.

    (3) Programmi firmati dalla Commissione e dai paesi terzi interessati.

    (4) Benché gli importi per la ex Iugoslavia non siano stati concordati con i
    beneficiari, essi devono comunque essere considerati impegni definitivi,
    soprattutto rispetto ad altri donatori internazionali.




    Lascio al lettore di giudicare circa la serietà di informazioni che
    sottovalutano i debiti potenziali di 3.995,5 milioni di ECU a fronte di un
    importo inizialmente previsto di 4.637,5 milioni, con una sotto stima di ben
    l'86,16%.


    Ancora sull'allegra gestione



    Per rendere forse più evidente quanto esposto finora, penso sia utile
    riportare qui di seguito la tabella tratta dall'indagine Giordano. Tabella
    relativa al costo della nuova sede del parlamento di Strasburgo, che è poi
    una seconda sede, la quale, scrive il suddetto: «...è il simbolo
    dell'inutilità..», mentre: «...il nuovo Parlamento di Bruxelles, Prima
    Sede... (omissis) ... è il simbolo dello sfarzo». Quale simbolo della
    considerazione di cui godono i suoi ospiti, vi è il nomignolo che a tale
    costruzione l'opinione pubblica francofona ha affibbiato: «Caprice des
    Dieux» (capriccio degli dei), con riferimento non solo alla megalomania dei
    626 «déi» membri del Parlamento stesso che lo compongono, ma anche
    all'olezzo del noto formaggio, ed alla relativa forma. E poiché l'odore è
    prossimo a quello del «camembert» (a sua volta simile al gorgonzola) la
    metafora è evidente. Si pensa immediatamente al «magna magna» degli appalti
    ed ai relativi costi, già alti in sede di progetto e poi lievitati. Costi su
    cui nessun Di Pietro ha finora osato indagare. Neppure per poter concludere
    sulla inappuntabile onestà di entrambe le parti:

    Un pied-à-terre da 230 miliardi

    (Costo della sede del Parlamento di Strasburgo)

    miliardi di lire

    Affitto locali 118,2

    Spese trasferimento deputati 61,4

    Pulizia e manutenzione 14,8

    Sorveglianza 10,7

    Trasporto documenti 1,3

    Telefono, fax, televisione 1,9

    Ristoranti 0,4

    Missioni di controllo 1,6

    Allestimento locali 4,5

    Altro (informatica, spese postali, etc.) 14,6

    Totale 230

    La sede di Strasburgo resta aperta 60 giorni l'anno.

    D'altronde, a provocare la collera dei contribuenti europei (e gli italiani
    vi contribuiscono con il 15% circa), basterebbe quella vera e propria
    notitia criminis
    riportata dal Giordano a pag. 17, riguardante la virago
    socialista alsaziana Catherine Trautmann, ex-sindachessa di
    Strasburgo. La notitia è data dal fatto che la società vincitrice
    dell'appalto (la SERS) di cui Catherine
    è presidentessa (nonostante l'incompatibilità con le cariche politiche),
    contrariamente a quanto si è soliti fare in Francia per il suolo destinato
    all'edilizia pubblica, non ha «osato» chiedere al Comune il suolo in dono,
    ma lo ha acquistato pagandolo: «... tre volte il prezzo di mercato...». Come
    neppure il discotechino Gianni De Michelis e l'ex sindaco Pillitteri
    (imperante Bettino) avrebbero osato fare.
    Nel sottocapitolo: «Ci sono già gli enti inutili», il Giordano effettua una
    ricognizione a volo d'uccello su «gruppi», «comitati» e «osservatorii» dal
    nome oscuro e dall'utilità più che dubbia: Cenele, Etsi, Cucubu. Mentre in
    merito al Comitato dei Rappresentanti Permanenti (Coreper) I e II, vorrei
    rassicurarlo. Le due molecole della stessa cellula servono, o almeno
    servivano, a formulare un primo parere in merito all'idoneità politica delle
    proposte della Commissione da introdurre presso il Consiglio dei Ministri,
    che suol riunirsi settimanalmente nel multipiano «Charlemagne» di Rue de la
    Loi. Il cosmopolita pupillo e fedele esecutore del signor Fiat, Renato
    Ruggiero, vi ha rappresentato l'Italia per molti anni, senza mai prestarsi
    naturalmente alle manovre delle lobbies industriali (come d'altronde i
    rappresentanti degli altri Stati). Solo la diffidenza del Giordano potrebbe
    far pensare altrimenti!
    Ma è proprio vero che il Comitato Economico e Sociale (CES) per anni ospite
    di un altro bruttissimo edificio in Ravenstein è un ente inutile? Intanto
    ospita ben 222 consiglieri, e poi fa lavorare centinaia di impiegati e
    dirigenti. Sono forse inutili i suoi consigli solo perché nessuno li cita o
    sol perché la stampa non ne parla? Perché pensare tanto male quando si sa
    quanto bene abbiano portato ai lavoratori le iniziative sindacali? Quando si
    pensa che, per esempio i sindacati belgi hanno il monopolio delle mutualità
    e del pagamento delle indennità di disoccupazione e spesso delle assunzioni?
    Non bisognava trovare ai membri più meritevoli di simili congreghe di
    altruisti, un «formaggio» da rosicchiare? Cosa importa se agli emolumenti,
    diarie, spese di viaggio dei prescelti, si dovranno sommare le miliardarie
    spese di funzionamento di tutto un «machin» (come diceva De Gaulle
    riferendosi all'ONU)? I contribuenti sono favorevoli all'Europa. Qualunque
    essa sia. Gli studenti e gli insegnanti plaudono. I politici e i
    sindacalisti mangiano. I grossi industriali e soprattutto le banche d'affari
    esultano. I mondialisti gongolano. Come dice una famosa pubblicità: Cosa
    vuoi di più dalla vita? Un Lucano!

    Qualche accenno alla Banca Centrale Europea

    Quando nel 1998 il settimanale Panorama riportò l'ironia di un dirigente
    della medesima: «Siamo stati tutti ricoperti d'oro, anzi d'euro. A patto che
    teniamo la bocca chiusa» non si era che agli inizi. Ora nelle Eurotower
    della Kaiserstrasse di Francoforte sul Meno, c'è più opacità di quanta ve ne
    sia nella Bank of England, o nel quartier generale della famigerata Central
    Intelligence Agency.

    Rinunciando quindi il Giordano a sapere ciò che attiene al modus operandi,
    ed ai rapporti con B.R.I. (Banca dei Regolamenti Internazionali), Banche
    Centrali, banche d'affari ed altri operatori finanziari nazionali e/o
    internazionali, si è visto obbligato a ripiegare su comportamenti di minore
    impatto per noi tutti utilizzatori dell'euro, ma, significativi di una
    mentalità. Così, per esempio, in materia di reclutamento del personale
    (detto «risorse umane» da chi considera i lavoratori di qualsiasi livello
    nient'altro che «materiale» da cui estrarre una determinata quantità di
    energia lavorativa), Mario Giordano riporta le considerazioni di un
    aspirante bancario che così si esprime: «Ho risposto mesi fa a un annuncio
    sul sito Internet della BCE; dopo appena due settimane ho ricevuto un invito
    a partecipare a un colloquio, tutto spesato, a Francoforte. Arrivo a
    Francoforte, vado alla BCE e mi accolgono dandomi il programma della
    giornata e così inizio il giro di incontri. Ho incontri con sei persone
    separatamente. Non parliamo di cose tecniche, bensì della mia attuale
    situazione, studi, vita privata, ecc. E questo è veramente tutto. Sono
    uscito dalla BCE veramente insoddisfatto: è questo il modo di selezionare la
    classe dirigente dell'istituto di vigilanza?».

    Da pag. 123 apprendiamo che: «... nel 2000 la commissione d'esame è stata
    costretta a dimettersi perché accusata di frodi», che: il concorso generale
    per funzionari di grado B del '97 è stato «annullato per corruzione...»,
    mentre: il concorso generale per funzionario di grado A del '98 è stato
    sospeso dopo che una candidata ha confessato: «Sono arrivata in aula con le
    risposte giuste "in tasca"». Continua Giordano: «le prove d'ammissione
    all'Ue che si sono chiuse regolarmente, negli ultimi anni, sono state
    davvero poche e su di esse grava un dubbio: non è successo nulla o non è
    stato scoperto nulla?». Posso rassicurarlo sulla base della mia esperienza
    di sindacalista: in molti casi o non si è scoperto nulla o non si è voluto
    scoprire nulla. E che dire poi degli assistenti dei Commissari, che entrati
    come personale politico al seguito del Commissario si ritrovano dopo pochi
    anni inseriti nell'organico col grado A 3 (Capo Divisione) scavalcando
    decine di A 4 in attesa di promozione a volte da oltre un decennio? Il caso
    Rocca, pupillo di Altiero Spinelli paracadutato con tale grado alla DG IV [e
    velocemente promosso A 2 (Direttore)] è solo uno dei cento!

    E sapete come è stato scelto nel maggio 2000 il nuovo direttore del CES (il
    già menzionato «Comitato Economico e Sociale»). Ci informa il Giordano:
    «Semplice: senza gara e senza concorso. E ha vinto il posto l'«eletto»
    Ricardo Franco Levi, ex portavoce ed amico personale del presidente della
    Commissione Romano Prodi!», che se ne dovette disfare perché la spocchia ed
    il caporalismo del Levi lo avevano reso insopportabile a tutti ed in
    particolare ai giornalisti.

    Et de hoc satis.


    Considerazioni sulle euroleggi

    Dell'indagine in esame costituisce il capitolo più esilarante, perché verte
    su oggetti e prodotti anche di infima importanza. È l'aspetto da sempre
    bersaglio facile di critiche e frizzi (dimensioni delle banane, curvatura
    dei cetrioli, grandezza dei piselli nel baccello, etc..). Questo perché -
    privi del benché minimo senso della misura, con supremo sprezzo del
    ridicolo - la Commissione (e l'Europarlamento) - non si sono astenuti
    dall'intervenire su dettagli tecnici che dovrebbero semmai essere oggetto
    dei Parlamenti nazionali o, a ben pensarci, dei Consigli regionali. Ammesso
    che non si vogliano lasciare, come sarebbe logico, alle libere scelte
    individuali. Purtroppo il principio di sussidiarietà solo da pochi anni - e
    con grande disappunto di Jacques Delors - è penetrato nei neuroni degli
    eurocrati, i quali, per la maggior parte appartenenti alle «chiese»
    socialradicale e cattocomunista, condividono in pieno la fissazione a suo
    tempo manifestata in una intervista da François Mitterand (detto «le
    florentin») secondo cui: «l'Europe sera socialiste ou elle ne sera pas». Con
    l'intolleranza giacobina, che in Italia, chiameremmo « di marca azionista»,
    da bravi lettori di quei campioni di obbiettività che sono: Le Monde, El
    Pais, Le Soir, il Guardian, Franfurt Allgemeine Zeitung, Het Volkskrant, La
    Repubblica, et similia, anelanti alla costruzione di una Unione delle
    Repubbliche Socialiste Sovietiche Europee, sono più che mai decisi a
    legiferare su
    tutto perché si realizzi il principio: «Tutto ciò che non è proibito è
    obbligatorio, tutto ciò che non è esplicitaemnte obbligatorio, è proibito».
    Chi non ne è convinto, vada a rileggersi - scegliendo a caso - alcune
    Direttive e/o Regolamenti in quel ginepraio costituito da alcune migliaia di
    leggi e ne rimarrà prima stupito e poi esasperato. Non c'è materia che si
    salvi. Dal contenuto di cotone e di fibre sintetiche dei pigiama e delle
    mutande, alla larghezza delle porte delle saune; dalle dimensioni dei sedili
    degli autobus a quelle dei fori per le prese di corrente elettrica; dalla
    quantità di acqua erogata dagli sciacquoni dei wc, ai muretti divisori delle
    superstrade, etc... potrete raccogliere un florilegio, che affidato alle
    cure dei comici Aldo, Giovanni e Giacomo o del duo Greggio-Iachetti ne
    riempirebbero il repertorio per molti anni.

    Il settore agricolo, che ho solo sfiorato, ma che Giordano prende come
    linea-guida, è poi quello che più si presta ad incursioni sarcastiche. Che
    dire dei piselli che si possono definire tali solo se il baccello ne
    contiene almeno cinque e del diametro non inferiore a 10 millimetri? E le
    fragole svedesi che non meritano questa denominazione, visto che si possono
    utilizzare solo per preparare marmellate? Bontà loro che non ne venga
    proibito l'uso alle donne come maschera di bellezza! Inutile dire che queste
    e le mille altre lepidezze oltre a provocare notevoli danni economici ad
    imprese, famiglie e singoli cittadini (o sudditi?) comportano l'impiego di
    migliaia di travet - sia pure arcipagati - con oneri di bilancio di migliaia
    di miliardi di lire. Oneri di cui, ribadisco, l'Italia paga circa il 15%

    La Torre di Babele
    Essendo ben undici le lingue ufficiali, ciò ha comportato l'assunzione di
    migliaia di traduttori ed interpreti (per esempio: dal greco moderno al
    finlandese o dal danese al portoghese, etc..) che, non potendo essere
    reclutati con facilità, hanno indotto l'AIPN (Autorità avente il potere di
    nomina) ad accontentarsi di quello che offriva il mercato. Risultato non
    raro: traduzioni esilaranti (ricordate Agenore che traduce in latino:
    esercito distrutto per «exercitus lardi»?) ma, ciò che è più grave,
    incomprensibili, e quindi fonte di equivoci e di danni economici. Specie
    quando concernono i tecnicismi botanici, farmaceutici, elettrotecnici,
    fisico-chimici, etc...

    Il Giordano è poi sconvolto dalla logorroicità di queste leggi. Quando a
    pag. 41, per esempio, dice di avere trovato in un giorno di maggio 2001...:
    «le seguenti leggi: legge sulla pesca dello scorfano, legge
    sull'importazione di spago dalla Polonia, legge per l'acciaio kazako, legge
    per la magnesite calcinata a morte, legge per la magnesite sinterizzata,
    legge per la carne bovina dalla Slovacchia, legge per accessori di tubi
    taiwanesi, legge per i piselli spezzati della varietà Pisum sativum
    destinati alla Sierra Leone e alla Corea del Nord...» posso solo
    rispondergli che è stato fortunato.

    Perché vi sono giorni in cui sulla Gazzetta Ufficiale UE se ne trovano in
    numero maggiore e ben più logorroiche.

    Lo colpisce poi la bruttezza, anche cacofonica, della terminologia adoperata
    («..gara parziale effettuata nell'àmbito della gara permanente..») ed il bla
    bla sistematico per cui: «..per stabilire la procedura esatta per
    l'esportazione delle uova d'anatra sono necessarie 26900 parole..».

    Non è forse «geniale» l'invenzione della formula matematica:

    (M1 - M2)/(M1? 0)/100

    per stabilire il tenore di umidità delle noci secche?

    E che dire del Regolamento n. 1749 (su rose e garofani mediterranei) che
    entra in vigore l'8 agosto 2000 per cessare di essere in vigore il 22
    agosto, cioè due settimane dopo?

    Mario Giordano cita il libro-confessione dell'ex funzionario UE Marco De
    Andreis («Straeurocrate», Milano, 2000) dove si afferma: «Le norme europee
    sono assassini sguinzagliati per uccidere formaggi, pasta, olio, pane, vino,
    cioccolato e sostituirli con simulacri...». Lo confermo, ed aggiungo che
    quando la repressione delle frodi alimentari era una cosa seria (cioè: 70/80
    anni fa), i prodotti che 1'UE vuole siano immessi sul mercato, se non
    fossero stati denominati con denominazioni idonee a distinguere i surrogati
    dai prodotti genuini, sarebbero stati ritirati dal pubblico commercio e gli
    «spacciatori» adeguatamente puniti, quali che fossero gli interessi di
    BSN-Danone, Nestlè e compagnia brutta.

    De Andreis, ma soprattutto Giordano, si pongono tre quesiti:

    1.. Chi manovra questa Europa delle norme?

    2.. Dove ha in mente di portarci?

    3.. Per quale fine?

    Ora, chiunque abbia monitorato attentamente le mosse e le iniziative degli
    eurocrati (e ci riferiamo naturalmente ai Commissari ed ai primi tre livelli
    A: A 1, A 2 e A 3) conosce almeno una parte delle risposte. Parte che posso
    così sintetizzare nell'ordine:

    1) Le grandi multinazionali, quasi tutte controllate dalle grandi banche
    d'affari internazionali nonché da Fondi Comuni e da Fondi Pensione da quelle
    fondati, controllati e/o gestiti, sia direttamente, sia attraverso le banche
    minori (retail banks) a tale galassia legate che si propongono di ostacolare
    le piccole e libere attività.

    2) Al governo mondiale, che verrà considerato come inevitabile ed anzi
    auspicabile, con il pretesto di creare un «ordine» che ponga fine alla
    globalizzazione «selvaggia» che esse medesime hanno prima promossa e poi
    ipertrofizzata.

    3) Per creare l'unità del genere umano, ottenuto mediante l'appiattimento e
    l'uniformizzazione religiosa (ecumenismo, sincretismo e «religiosità»
    massonica e/o gnostica, che poi è più o meno la stessa cosa), filosofica
    (neoilluminismo e «diritti dell'uomo»),
    giuridica (abolizione dell' habeas corpus ed istituzione dei tribunali
    internazionali), militare (forze di Polizia Internazionale ONU e fusione dei
    patti regionali NATO, ANZUS, etc..), degli stili di vita (american way of
    life, ovviamente a livello Harlem per il terzo mondo), e giù giù, fino ai
    gusti alimentari, di abbigliamento, del tempo libero, etc.. in modo da
    trasformare gli esseri umani tanto diversi nelle diverse civiltà come pure
    all'interno di ciascuna di esse, in «masse». Mandrie e greggi di animali
    parlanti.
    Questa Europa neosovietica (Forcolandia), che è nata da progetti paranoici
    ben più articolati e corposi di quello scientemente ingenuo
    dell'euroasiatico Coudenhove-Kalergi, non è che una tappa della corsa verso
    l'unificazione del globo terrestre sotto il segno dell'Ourobourus.

    Essendo il progetto infame, e quindi inconfessabile ai popoli, esso non
    poteva trovare come esecutori ad alto livello che dei dottor Faust in
    sedicesimo. Gente non soltanto priva di lealtà verso il proprio Paese e la
    propria civiltà, ma altresì priva di quell'onestà intellettuale che è il
    segno qualificante dell'intelligenza.
    Questa avanzata è avvenuta mediante inganni, ambiguità, finte dimenticanze e
    continui colpi di mano (che De Gaulle col «compromesso di Lussemburgo», cioè
    con la regola del voto all'unanimità, riuscì a bloccare nel suo decennio).
    Si sono cortocircuitati sia gli uomini più probi ed intelligenti delle
    classi dirigenti dei paesi membri, sia i rispettivi popoli, sempre tenuti
    all'oscuro, salvo che in occasione di alcuni referendum in qualche Stato
    nordico - referendum comunque falsati dal bavaglio imposto agli
    antieuropeisti tramite il controllo completo dei mezzi di comunicazione di
    massa. Tutto questo doveva necessariamente sfociare in quel mare limaccioso
    che sono le odierne istituzioni comunitarie.

  2. #2
    Zecche infami sanguisuga!
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    Ma mica è tutto vero

  3. #3
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    In questo saggio sono espressi alcuni concetti veri e sacrosanti mischiati ad un ammasso di corbellerie fantapolitiche, come sempre... ma vediamo come al solito i punti principali ed esaminiamo il contesto.

    Citazione Originariamente Scritto da c@scista
    Obiezioni ed argomentazioni sovranamente ignorate da quel piccolo Napoleone
    pseudo-socialista pseudo-saintsimoniano, pedissequo esecutore delle volontà
    mitterandiane che risponde al nome di Delors, all'epoca - per sventura degli
    europei - Presidente della Commissione,
    Come abbiamo già visto in occasione ad esempio dei commenti italiani alle tirate del presidente della Repubblica Ceca, lo scopo principale che hanno in genere questi articoli è di gettare ombre (e altro materiale che è meglio non dire) su uno o più nemici. Qui è subito evidente dall'inizio qual'è la parte contro cui ci si scaglia. Sarà forse un caso? Lo vedremo in seguito.

    Citazione Originariamente Scritto da c@scista
    i burotecnocratici progetti di politici, i quali oltre a pendere dalle labbra dei governatori
    delle Banche centrali e da quelle di altre nemmeno poi tanto oscure lobbies,
    sono convinti di poter piegare - secondo la costante paranoia delle sinistre di
    ogni sfumatura - la realtà alle proprie elucubrazioni.
    Ecco un altro chiaro indizio della provenienza delle "critiche", il bersaglio contro cui sono lanciate e il condimento con le solite menate sulla "burotecnocrazia", i banchieri e le lobbies (come se nei parlamenti e le istituzioni nazionali non esistessero poi...)

    Citazione Originariamente Scritto da c@scista
    Ma, evidentemente il tabù europeo era (ed è) assoluto, perché questa
    «Europa» anche se costruita su basi d'argilla (e di fango, come sanno coloro
    che hanno studiato la vita, i contatti ed i mentori di Jean Monnet e di
    Maurice Schuman) si doveva (e si deve) fare a qualunque costo, anche a costo
    di terminare con un futuro smembramento di tipo iugoslavo. Smembramento
    violento di cui questa Europa, mediante le leggi bolsceviche che sforna a
    getto continuo sta ponendo tutte le premesse, dando piena ragione ad Umberto Bossi quando parla di Unione Sovietica Europea.
    Ormai credo che non ci siano più dubbi su cosa ci si appresta a leggere: una grande tirata-standard di un antieuropeista di destra, probabilmente un estremista di quelli che odiano a morte i comunisti e vedono dappertutto minacce comuniste, che poco e niente sa della storia europea.
    Intendiamoci bene: non è che la sua colpa sia di essere di destra o di essere uno di quelli che vedono "leggi bolsceviche" e bolscevichi dappertutto... ma non si può pretendere che un trattato così fortemente di parte venga preso troppo sul serio.
    Perchè dico che probabilmente Verde non conosce un gran che di storia europea? C'è un particolare che me lo fa sospettare: quelli "che hanno studiato la vita, i contatti ed i mentori di Jean Monnet e di
    Maurice Schuman
    " sanno benissimo che "Maurice Schuman" si chiamava "Robert Schuman".

    Citazione Originariamente Scritto da c@scista
    La permanenza delle prevaricazioni, degli sprechi e dell'inettitudine, può
    solo significare che la Commissione UE finché continuerà ad essere la
    riproduzione (in peius) del ceto politico dei paesi membri e dei funzionari
    da tale ceto raccomandati, non è migliorabile.
    Questa è una delle "sacrosante verità" di cui parlavo all'inizio: finchè la Commissione europea sarà modellata sulla classe politica degli stati e soprattutto CONTROLLATA dagli stati, cosa che gli antieuropeisti si scordano sempre di dire, non si progredirà mai.

    Citazione Originariamente Scritto da c@scista
    Ossia, vuol dire, che per l'eurocrazia non c'è alcun progresso, e che per
    essa, al contrario di quanto avviene per ogni organismo in crescita, il
    tempo passa inutilmente. Significa anche, che i sogni alimentati in
    particolare nella gioventù studentesca, i sogni dell'«Europa» come destino e
    quasi come paradiso terrestre non hanno alcun fondamento.
    Ossia vuol dire che chi scrive questa roba non ha capito o fa finta di non aver capito niente di tutto il fondamento del progetto europeo. Non è che la "gioventù studentesca" vede nell' "Europa" il paradiso terrestre (è come dire che i giovani sono un ammasso d'idioti senza cervello) ma i giovani e anche i meno giovani più furbi hanno speranza nel processo d'integrazione europea che è concetto ben diverso da un neutro "Europa" o dall'Unione europea istituzione. Che l'istituzione UE sia difettosa e imperfetta è cosa ovvia che nessuno nega, ma non si può certo penderla come pretesto per dire che tutto il processo d'integrazione europea è una cazzata o una truffa da smontare.

    Citazione Originariamente Scritto da c@scista
    Dell'indagine in esame costituisce il capitolo più esilarante, perché verte
    su oggetti e prodotti anche di infima importanza. È l'aspetto da sempre
    bersaglio facile di critiche e frizzi (dimensioni delle banane, curvatura
    dei cetrioli, grandezza dei piselli nel baccello, etc..). Questo perché -
    privi del benché minimo senso della misura, con supremo sprezzo del
    ridicolo - la Commissione (e l'Europarlamento) - non si sono astenuti
    dall'intervenire su dettagli tecnici che dovrebbero semmai essere oggetto
    dei Parlamenti nazionali o, a ben pensarci, dei Consigli regionali. Ammesso
    che non si vogliano lasciare, come sarebbe logico, alle libere scelte
    individuali. Purtroppo il principio di sussidiarietà solo da pochi anni - e
    con grande disappunto di Jacques Delors - è penetrato nei neuroni degli
    eurocrati, i quali, per la maggior parte appartenenti alle «chiese»
    socialradicale e cattocomunista,
    Nei nueuroni di chi ha scritto questa roba dovrebbero invece entrare due concetti molto semplici:

    1) E' meglio non calcare troppo dicendo le cose solo e volutamente a metà, cioè che molte delle direttive assurde come la famosa lamentela-simbolo della curvatura dei cetrioli non solo non esistono in vigore ma sono state proposte dai governi nazionali, a loro volta messi sotto pressione da lobbies (nel caso dei cetrioli dalle associazioni degli autotrasportatori). Simili comportamenti sono indice di quella disonestà di cui si accusano tanto gli altri.

    2) A uno che legge solo perchè è seriamente interessato all'argomento "malfunzionamento delle istituzioni comunitarie" e non per raccogliere materiale per grandi polemiche nei combattimenti contro gli avversari politici non frega un emerito cazzo delle idee politiche personali dell'autore.

    Citazione Originariamente Scritto da c@scista
    Mario Giordano cita il libro-confessione dell'ex funzionario UE Marco De
    Andreis («Straeurocrate», Milano, 2000) dove si afferma: «Le norme europee
    sono assassini sguinzagliati per uccidere formaggi, pasta, olio, pane, vino,
    cioccolato e sostituirli con simulacri...». Lo confermo, ed aggiungo che
    quando la repressione delle frodi alimentari era una cosa seria (cioè: 70/80
    anni fa), i prodotti che l'UE vuole siano immessi sul mercato, se non
    fossero stati denominati con denominazioni idonee a distinguere i surrogati
    dai prodotti genuini, sarebbero stati ritirati dal pubblico commercio e gli
    «spacciatori» adeguatamente puniti, quali che fossero gli interessi di
    BSN-Danone, Nestlè e compagnia brutta.
    Si lascia intendere che De Andreis ha scritto un libro simile a quello di Giordano, invece si tratta di tutt'altra cosa. De Anderis descrive senza emotività estremista e senza rompere i coglioni al pubblico continuando a insultare la parte politica che gli sta antipatica, tutti gli aspetti delle istuzioni comunitarie, sia i lati di eccellenza che quelli di malfunzionamento. Parla in modo confidenziale descrivendo entrambe le facce della medaglia comunitaria, al contrario di Giordano & c. che fanno un'operazione mediatica palesemente e fortemente di parte, simile a quelle di Murdoch. Consiglio "Straneurocrate" a chi vuole capire davvero come stanno le cose.

    Citazione Originariamente Scritto da c@scista
    De Andreis, ma soprattutto Giordano, si pongono tre quesiti:

    1.. Chi manovra questa Europa delle norme?

    2.. Dove ha in mente di portarci?

    3.. Per quale fine?
    Qui entriamo nel campo delle balle deliberate: De Andreis non si chiede niente di simile ma lo spiega direttamente e senza strumentalizzazioni. Si cerca di far passare De Andreis per antieuropeista di concetto come Verde, operazione che definire sporca è poco.

    Citazione Originariamente Scritto da c@scista
    1) Le grandi multinazionali, quasi tutte controllate dalle grandi banche
    d'affari internazionali nonché da Fondi Comuni e da Fondi Pensione da quelle
    fondati, controllati e/o gestiti, sia direttamente, sia attraverso le banche
    minori (retail banks) a tale galassia legate che si propongono di ostacolare
    le piccole e libere attività.

    2) Al governo mondiale, che verrà considerato come inevitabile ed anzi
    auspicabile, con il pretesto di creare un «ordine» che ponga fine alla
    globalizzazione «selvaggia» che esse medesime hanno prima promossa e poi
    ipertrofizzata.

    3) Per creare l'unità del genere umano, ottenuto mediante l'appiattimento e
    l'uniformizzazione religiosa (ecumenismo, sincretismo e «religiosità»
    massonica e/o gnostica, che poi è più o meno la stessa cosa), filosofica
    (neoilluminismo e «diritti dell'uomo»),
    giuridica (abolizione dell' habeas corpus ed istituzione dei tribunali
    internazionali), militare (forze di Polizia Internazionale ONU e fusione dei
    patti regionali NATO, ANZUS, etc..), degli stili di vita (american way of
    life, ovviamente a livello Harlem per il terzo mondo), e giù giù, fino ai
    gusti alimentari, di abbigliamento, del tempo libero, etc.. in modo da
    trasformare gli esseri umani tanto diversi nelle diverse civiltà come pure
    all'interno di ciascuna di esse, in «masse». Mandrie e greggi di animali
    parlanti.
    Questa Europa neosovietica (Forcolandia), che è nata da progetti paranoici
    ben più articolati e corposi di quello scientemente ingenuo
    dell'euroasiatico Coudenhove-Kalergi, non è che una tappa della corsa verso
    l'unificazione del globo terrestre sotto il segno dell'Ourobourus.
    Che l'UE sia un mezzo per arrivare a un governo mondiale che contrasti la globalizzazione selvaggia e appiattisca e uniformi tutto e altre cose attribuite alla sinistra che l'autore odia sono solo ed esclusivamente sue personali opinioni. Ripetiamo il concetto: un discorso serio sull'argomento stato di efficienza delle istituzioni comunitarie è qualcosa che deve prescendere dalle opinioni personali di chi lo descrive: a chi vuole capire (senza pregiudizi politici) come funziona la struttura comunitaria non frega un cazzo se alcuni pensano che l'UE sia uno degli ingranaggi di un grande complotto mondiale comunista per l'unificazione del mondo e altre paranoie del genere.

    Citazione Originariamente Scritto da c@scista
    Essendo il progetto infame, e quindi inconfessabile ai popoli, esso non
    poteva trovare come esecutori ad alto livello che dei dottor Faust in
    sedicesimo. Gente non soltanto priva di lealtà verso il proprio Paese e la
    propria civiltà, ma altresì priva di quell'onestà intellettuale che è il
    segno qualificante dell'intelligenza.
    Questa avanzata è avvenuta mediante inganni, ambiguità, finte dimenticanze e
    continui colpi di mano (che De Gaulle col «compromesso di Lussemburgo», cioè
    con la regola del voto all'unanimità, riuscì a bloccare nel suo decennio).
    Si sono cortocircuitati sia gli uomini più probi ed intelligenti delle
    classi dirigenti dei paesi membri, sia i rispettivi popoli, sempre tenuti
    all'oscuro, salvo che in occasione di alcuni referendum in qualche Stato
    nordico - referendum comunque falsati dal bavaglio imposto agli
    antieuropeisti tramite il controllo completo dei mezzi di comunicazione di
    massa. Tutto questo doveva necessariamente sfociare in quel mare limaccioso
    che sono le odierne istituzioni comunitarie.
    Di "onestà intellettuale" in questo discorso se ne vede poca. Si vuol far credere, come ogni eurofobo che si rispetti deve fare, che l'UE sia un'entità dotata di volontà e capacità di azione propria in cui "Si sono cortocircuitati sia gli uomini più probi ed intelligenti delle
    classi dirigenti dei paesi membri, sia i rispettivi popoli, sempre tenuti
    all'oscuro
    ", quando chi conosce il funzionamento delle istituzioni comunitarie sa bene che i padroni dell'UE sono i capi di governo dei suoi stati. L'autore non potrebbe, dall'alto della sua grande esperienza, dirci come e da chi viene eletto il presidente della Commissione europea? Sono sicuro che si guarderà bene dal farlo...

  4. #4
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    Predefinito

    Io invece credo che la semplicità nella risposta sia fondamentale.
    Avendo 4 righe in tutto di tutto il trattato sono giunto alla conclusione che sia una grandissima vaccata.

    Ecco tutta la risposta che si merita.
    There are only 10 types of people in the world: those who understand binary and those who don't

    http://openflights.org/banner/f.pier.png

  5. #5
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    Predefinito

    ma poi, un articolo simile, così lungo, così inutile, come si pretende che venga letto tutto?

  6. #6
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    Predefinito cetrioli, cetrioli...

    [quote=-ART-]....In questo saggio sono espressi alcuni concetti veri e sacrosanti mischiati ad un ammasso di corbellerie fantapolitiche, come sempre... ma vediamo come al solito i punti principali ed esaminiamo il contesto.

    1) E' meglio non calcare troppo dicendo le cose solo e volutamente a metà, cioè che molte delle direttive assurde come la famosa lamentela-simbolo della curvatura dei cetrioli non solo non esistono in vigore ma sono state proposte dai governi nazionali, a loro volta messi sotto pressione da lobbies...

    Anche io sono deluso da questa Europa, fin da bambino (anni '50) l'ho sempre immaginata diversa, unita e non persa dietro a chiacchiere..
    Non vorrei -ART- inserirmi nella vostra disanima politica, ma la storia dei cetrioli mi sembra vera...
    Dai un'occhiata a:
    http://www.agrimatica.it/regolamento...i/cetrioli.htm
    E ... forza EUROPA
    Pomponio Leto

 

 

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