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  1. #1
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    Predefinito Iraq: anche il Giappone se ne va.

    Iraq, il Giappone annuncia il ritiro delle truppe entro «una decina di giorni»

    Il premier giapponese Junichiro Koizumi ha ufficialmente annunciato il ritiro del contingente nipponico dall'Iraq: le operazioni di disimpegno saranno completate, in accordo con gli altri contingenti internazionali. Il premier non ha indicato la tabella di marcia del rientro, ma il capo dell'agenzia di difesa, Fukushiro Nukaga, ha immediatamente impartito l'ordine di ritiro. Tuttavia, per il ritiro delle truppe nipponiche occorreranno ancora «diverse decine di giorni», ha detto il responsabile. La decisione del governo giapponese era nell'aria da tempo. Da diversi mesi infatti stampa e televisioni davano per imminente l'annuncio ufficiale, anche se Koizumi, più volte interrogato sulla questione, aveva sempre risposto di non voler prendere decisioni unilaterali ma di operare in accordo con gli altri Paesi impegnati sul territorio, Gran Bretagna e Australia.

    La missione in Iraq è per il Giappone il primo e controverso impegno militare del dopoguerra all´estero. La Costituzione pacifista nata dalle rovine della seconda guerra mondiale vieta infatti la formazione di un vero e proprio esercito e impegni militari di ogni sorta, soprattutto fuori dal Paese. Koizumi era stato costretto a modificare la Costituzione, aggiungendo la clausola che escludeva dal divieto le missioni umanitarie. L'opposizione ha più volte considerato l'impegno in Iraq come una chiara violazione della Costituzione. Il governo da parte sua ha sempre sottolineato la chiara impronta umanitaria della missione, confortato molto fortunatamente nei fatti dall´assenza di caduti o episodi di guerriglia ai danni delle proprie truppe. Il contingente giapponese non ha mai dovuto affrontare operazioni di attacco o difesa, potendo rimanere fedele al suo ingaggio umanitario.

    L'unico momento di crisi per Koizumi si è registrato nel 2004, quando 3 civili furono presi in ostaggio da un gruppo di insorti, per poi essere liberati subito dopo. In totale, sono state sette le vittime civili, tra cui un diplomatico e tre giornalisti, tutti uccisi dopo un sequestro. Il Giappone è attualmente impegnato in Iraq con una missione di 600 uomini nella città di Samawa, a sud del paese. L'altro contingente internazionale nipponico è impegnato nell'oceano Indiano, in supporto alla missione di pace multinazionale in Afghanistan. Koizumi ha confermato più volte che, anche dopo il ritiro delle truppe dall'Iraq, il Giappone intende ampliare anzi il suo appoggio logistico alla presenza aerea alleata nella regione.
    Pubblicato il: 20.06.06

    http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=57405

  2. #2
    email non funzionante
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    Leggevo una tabella sulla repubblica di qualche giorno fa riguardante gli stati che si sono ritirati e una considerazione mi viene spontanea :

    in italia si fa tanto casino sul ritiro mentre a memoria mi sembra che siano più di una decina gli stati che hanno ritirato le loro truppe dall'irak.

  3. #3
    vae victis
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    Il ritiro ORA è doveroso.
    Maliki è stato eletto,e ha dichiarato più volte di NON volere le truppe straniere,quindi si devono ritirare TUTTI;sennò che hanno votato a fare?
    Si può poi discutere sul fatto che la scelta sia giusta o no,non so davvero se l'esercito iracheno è in grado di tenere a bada i terroristi,ma la decisione spetta al primo ministro,che si prenderà le responsabilità del caso.

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da Dario
    Iraq, il Giappone annuncia il ritiro delle truppe entro «una decina di giorni»

    Il premier giapponese Junichiro Koizumi ha ufficialmente annunciato il ritiro del contingente nipponico dall'Iraq: le operazioni di disimpegno saranno completate, in accordo con gli altri contingenti internazionali. Il premier non ha indicato la tabella di marcia del rientro, ma il capo dell'agenzia di difesa, Fukushiro Nukaga, ha immediatamente impartito l'ordine di ritiro. Tuttavia, per il ritiro delle truppe nipponiche occorreranno ancora «diverse decine di giorni», ha detto il responsabile. La decisione del governo giapponese era nell'aria da tempo. Da diversi mesi infatti stampa e televisioni davano per imminente l'annuncio ufficiale, anche se Koizumi, più volte interrogato sulla questione, aveva sempre risposto di non voler prendere decisioni unilaterali ma di operare in accordo con gli altri Paesi impegnati sul territorio, Gran Bretagna e Australia.

    La missione in Iraq è per il Giappone il primo e controverso impegno militare del dopoguerra all´estero. La Costituzione pacifista nata dalle rovine della seconda guerra mondiale vieta infatti la formazione di un vero e proprio esercito e impegni militari di ogni sorta, soprattutto fuori dal Paese. Koizumi era stato costretto a modificare la Costituzione, aggiungendo la clausola che escludeva dal divieto le missioni umanitarie. L'opposizione ha più volte considerato l'impegno in Iraq come una chiara violazione della Costituzione. Il governo da parte sua ha sempre sottolineato la chiara impronta umanitaria della missione, confortato molto fortunatamente nei fatti dall´assenza di caduti o episodi di guerriglia ai danni delle proprie truppe. Il contingente giapponese non ha mai dovuto affrontare operazioni di attacco o difesa, potendo rimanere fedele al suo ingaggio umanitario.

    L'unico momento di crisi per Koizumi si è registrato nel 2004, quando 3 civili furono presi in ostaggio da un gruppo di insorti, per poi essere liberati subito dopo. In totale, sono state sette le vittime civili, tra cui un diplomatico e tre giornalisti, tutti uccisi dopo un sequestro. Il Giappone è attualmente impegnato in Iraq con una missione di 600 uomini nella città di Samawa, a sud del paese. L'altro contingente internazionale nipponico è impegnato nell'oceano Indiano, in supporto alla missione di pace multinazionale in Afghanistan. Koizumi ha confermato più volte che, anche dopo il ritiro delle truppe dall'Iraq, il Giappone intende ampliare anzi il suo appoggio logistico alla presenza aerea alleata nella regione.
    Pubblicato il: 20.06.06

    http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=57405
    un esempio che se si vuole davvero si può tornare anche in 10 giorni dall'Iraq, nn come voi sinistrosi , che avete scassato i m....con i via dall'Iraq senza se e senza ma, e poi nn volete fare incazzare Bush, certo sicuramente ci vorrebbero piu' di 10 giorni , ma la vostra è solo ipocrisia, come quella sul cambio da soldati a civili....ma suuuu

  5. #5
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    Sono dispiaciuto per il ritiro giapponese.
    Adesso mantenere l'ordine in Iraq senza l'aiuto dei kamikaze giapponesi sarà più difficile...

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da filippo85
    un esempio che se si vuole davvero si può tornare anche in 10 giorni dall'Iraq, nn come voi sinistrosi , che avete scassato i m....con i via dall'Iraq senza se e senza ma, e poi nn volete fare incazzare Bush, certo sicuramente ci vorrebbero piu' di 10 giorni , ma la vostra è solo ipocrisia, come quella sul cambio da soldati a civili....ma suuuu
    un conto é ritirare 600 soldati in 10 giorni un'altro é quello di richiamare in patria 3200 soldati.
    I problemi tecnici non sono legati al rientro di per se, bensí ai rimpiazzi. Bisogna solo aspettare che gli Americani prendano il posto dei nostri a Nasserya. Tutto quá.
    Syntax error.

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da ilgiardiniere
    Leggevo una tabella sulla repubblica di qualche giorno fa riguardante gli stati che si sono ritirati e una considerazione mi viene spontanea :

    in italia si fa tanto casino sul ritiro mentre a memoria mi sembra che siano più di una decina gli stati che hanno ritirato le loro truppe dall'irak.
    ___________
    Questa è la dimostrazione che di Berlusconi ce n'è uno solo.

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da kingzorc
    Il ritiro ORA è doveroso.
    Maliki è stato eletto,e ha dichiarato più volte di NON volere le truppe straniere,quindi si devono ritirare TUTTI;sennò che hanno votato a fare?
    Si può poi discutere sul fatto che la scelta sia giusta o no,non so davvero se l'esercito iracheno è in grado di tenere a bada i terroristi,ma la decisione spetta al primo ministro,che si prenderà le responsabilità del caso.
    ____________
    Mission accomplished, allora? La democrazia è stata esportata in Iraq? Ma non fatemi ridere. L'Iraq è il paese più destabilizzato al mondo. Il problema è un altro: ci pensassero gli americani a rimettere a posto il casino che hanno provocato.

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da filippo85
    un esempio che se si vuole davvero si può tornare anche in 10 giorni dall'Iraq, nn come voi sinistrosi , che avete scassato i m....con i via dall'Iraq senza se e senza ma, e poi nn volete fare incazzare Bush, certo sicuramente ci vorrebbero piu' di 10 giorni , ma la vostra è solo ipocrisia, come quella sul cambio da soldati a civili....ma suuuu
    come ho già scritto settimane fà,diliberto informatosi dai generali dell'esercito, ha dichiarato che in 2 settimane possono sbaraccare tutto.....
    mi sembra che le 2 settimane siano passate dal giuramento del governo....
    ed i giapponesi non hanno chiesto autorizzazioni:hanno deciso di andarsene e lo faranno:da noi invece,parisi vä in iraq,d'alema in usa....i soliti scendiletto degli usa nei fatti ma antiusa a parole...
    dov`è la serietà di questo governo?

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da kenshiroIT
    un conto é ritirare 600 soldati in 10 giorni un'altro é quello di richiamare in patria 3200 soldati.
    I problemi tecnici non sono legati al rientro di per se, bensí ai rimpiazzi. Bisogna solo aspettare che gli Americani prendano il posto dei nostri a Nasserya. Tutto quá.
    __________
    Aspetta e spera. A parte che in questo momento i soldati italiani sono meno di 3.200 se non erro.

 

 
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