Franz Fanon e la psicologia liberatoria dell’immigrato e del colonizzato
Premessa.
Franz Fanon viene oggi ripubblicato in Francia, la psicanalista algerina Alice Cherki ha pubblicato recentemente una bella biografia dello psichiatra martinicano e teorico delle lotte di liberazione dei popoli colonizzati . Vengono ristampati testi come "Pelle nera e maschere bianche" e "I dannati della terra"; perché questo revival? Fanon, oltre ad essere stato uno dei massimi teorici dei movimenti di liberazione del cosiddetto Terzo Mondo, è stato un attento analista dei meccanismi di alienazione mentale e culturale dei colonizzati e degli immigrati. La sua opera è spesso nota per i suoi scritti politici e molto meno per il suo lavoro di psichiatra e terapeuta durante il suo soggiorno in francia e durante la sua direzione del Manicomio di Blida in Algeria. Occorre ricordare qui che Fanon ha iniziato la sua carriera di medico psichiatra lavorando con François Tosquelles; lo psichiatra di origine spagnola che sperimentò le prime forme di deistituzionalizzazione con la malattia mentale a Saint-Alban. Fanon prova a trasferire l’approccio socio-terapeutico di Tosquelles nel suo lavoro con gli immigrati in Francia(ne risulterà il lavoro "pelle nera e maschere bianche") e poi nella gestione dell’ospedale psichiatrico di Blida dove introdurrà delle innovazioni rivoluzionarie. Questo spiega perché Franco Basaglia in Italia farà riferimento all’esperienza di Fanon.Quello che mi sembra ancora oggi il contributo maggiore di Fanon è la sua analisi della psicologia del colonizzato e dell’immigrato;non dimentichiamo che quest’afro-americano della Martinica ,cresciuto nella cultura francese conoscerà sia la situazione coloniale che la condizione dell’immigrato nero in Francia. Spiegherà come i neri della Martinica si sentivano più francesi dei neri provenienti dall’Africa; ed è con questa illusione che approderà in Francia prima per combattere nell’esercito francese contro l’invasione tedesca e dopo per studiare e specializzarsi in psichiatria. Perde subito le sue illusioni , scopre che per i francesi di Francia è un "negro" come tutti gli altri. Questo lo porterà a ragionare sulla costruzione del pregiudizio razziale nei sistemi socio-culturali e sulla strutturazione del complesso d’inferiorità nel colonizzato ma anche nell’immigrato(che spesso proviene dalle colonie). Fanon coglie molto bene- utilizzando l’opera di Merleau-Ponty sulla fenomenologia delle percezione e di Adler sul complesso d’inferiorità- il meccanismo ambivalente del rapporto del colonizzato con il colonizzatore, del nero con il bianco e dell’immigrato con l’europeo; ambivalenza dovuta all’interiorizzazione del modello del dominatore- poiché questo tipo di relazione è improntata sul dominio- , ma di una interiorizzazione conflittuale , quasi schizofrenica. Il colonizzato finisce per identificarsi , in positivo e in negativo, con il colonizzatore; e Fanon notava come questo avveniva per il nero nel suo rapporto con il bianco e per l’immigrato in generale- soprattutto se proveniente da situazioni di colonizzazione- nel suo rapporto con l’europeo. Questo provoca una lacerazione destabilizzatrice e alienante che depriva il colonizzato del proprio se; questo processo di alienazione si traduce con un rapporto di dipendenza mentale e psicologica che rischia di fare esplodere la struttura psichica- identitaria . Questo spiega, secondo Fanon, perché il nero vuole diventare bianco(quello che chiama "processo di lattificazione") e l’immigrato vuole assomigliare all’europeo. Ma questo doppio legame produce disagio psichico-esistenziale(divento estraneo a me stesso e non so più chi sono io) e anche una modalità di volere liberarsi che assomiglia molto alle modalità dell’oppressore.
Nel suo lavoro di terapeuto con gli immigrati africani in Francia Fanon nota che molti disturbi(disturbi della sessualità, disturbi della relazione, somatizzazioni, senso di persecuzione, nevrosi e psicosi di vario tipo) hanno cause socio-relazionali; sono il prodotto di storie di interiorizzazioni continue e di caduta dell’autostima; la mancanza di autonomia , la difficoltà di ridefinirsi come progetto esistenziale e anche come identità nuova; la paura della libertà finiscono per riprodurre il blocco psichico e la continua dipendenza dall’altro. Dipendenza che è presente , secondo Fanon, anche quando il colonizzato o l’immigrato si oppone radicalmente a chi l’opprime con le stesse modalità e gli stessi strumenti. Tipici i casi di identificazione negativa o positiva con l’oppressore ; l’assimilazione e l’autoisolamento sono le due facce dello stesso processo di alienazione e quindi di estraniazione. Cioè la perdita totale delle proprie origini e la difese ad oltranza di una identità che è sempre situata, plurale e in movimento. Dopo un primo interesse per le teorie della negritudine sviluppate dal poeta martinicano Aimé Césaire e da Léopold Sédar Senghor prende le distanze e mette in evidenza che non basta proclamare la propria diversità , nella misura in cui questa proclamazione può trasformarsi in un atteggiamento autoreferenziale di difesa di una identità che , nei fatti, non esiste concretamente. Non è casuale se Fanon dialogherà tanto con l’esistenzialismo di Jean-Paul Sartre che affermava che ogni essere umano è situato nel tempo e lo spazio; che ognuno di noi è insieme significato e significante;cioè produce dei significati, attribuisce un senso alla propria esistenza ma è anche , contemporaneamente,prodotto dal contesto e dagli altri. Sartre scriveva nella prefazione ai "Dannati della terra" che il razzista che crea il "Negro"- e non il contrario- esattamente come- questo lo scrive nella "Questione Ebraica"- è l’antisemita che crea l’Ebreo. Partendo dalla sua esperienza personale Fanon arriverà alla conclusione che l’uomo è il costruttore della propria storia ma che la sua storia la crea in un contesto storico e socio-culturale che non ha scelto lui. La diversità non può essere colta che in una prospettiva situazionale e relazionale dove esiste anche la similitudine; per cui il nero prima di essere un nero è un uomo , esattamente come il bianco. E solo quando il nero, il colonizzato e l’immigrato riusciranno a prendere coscienza della propria condizione storico-concreta che potranno recuperare il proprio sé ed esprimere la propria diversità. Questo è la ragione per la quale Fanon proporrà un approccio terapeutico originale nel lavoro con gli immigrati con disturbi psichici e con gli algerini rinchiusi nel manicomio di Blida; il suo modello è quello della socio-terapia cioè di un percorso di cure, inteso come processo di liberazione, che passa attraverso la socialità e quindi il recupero delle capacità relazionali e della propria autonomia soggettiva. Penso che il lavoro di Fanon va riletto da parte di tutti gli operatori o ricercatori che si occupano oggi di immigrazione perché presentà delle riflessioni di una grandissima attualità.
Alcuni brani di Franz Fanon:(il Negro e l'Altro)(Mi-1965)
Affrontare lo sguardo bianco
Il negro colpevole di non essere bianco
"la disgraria è che non si cessa, in nome della giustizia,di perdonarlo e ciò non fa che mettere bene in evidenza che egli è colpevole indefinitamente:colpa o difetto ,ma in ogni caso,segnato per sempre".
Bisogna mettere in libertà l'uomo
Fanon crifica il libro di Mannoni:"psychologie de la colonisation".
Il caso di un malato negro che sogna di diventare bianco(desiderio inconscio ): si deve liberare il malato per evitare la dissoluzione dello struttura psichica)
"Come psicoanalista devo aiutare il mio cliente a "coscientizzare" il suo inconscio, non più a tentare una lattificarione allucinatoria,,bensi ad agire nel senso di un cambiamento delle strutture sociali."
Fanon condivide il parere di Pierre Naville:"sono le condizioni economiche e sociali delle lotte di classe che spiegano e determinano le condizioni reali in cui si esprime la sessualità individuale."
Uno battaglia contro lo sfruttamento, la miseria, la fame.
"se è chiaro che i sogni degli uomini non bastano a trasformare il modo, indubbiamente sarebbe preferibile malgrado tutto che questi sogni avessero tendenze umane piuttosto che inumane."
Lottare contro "le strutture obbiettive d'oppressione e di sfruttamento.
Il negro - constata Fanon - non è un uomo…il negro è un uomo nero.
Fanon critica il concetto di negritudine(sviluppato da Senghor e A.Césaire e l'esaltazione della supremazia dei valori negri (totale rifiuto della civiltà bianca): è un vicolo chiuso.
"Il caso del negro che vive in ambiente bianco: l'alienazione è di natura quasi intellettuale è proprio perché concepisce la cultura europea come mezzo di staccarsi della sua razza che egli si pone in una condizione di alienato."
Presa di coscienza dell'alienazione economica, presa di coscienza dell'alienazione mentale e culturale
Lotta liberatrice.
Fanon è piuttosto impietoso verso i neri che prigionieri del loro passato di schiavi, pensano di non potersi liberare in altro modo che perdendosi nella ricerca di un passato più antico: a proposito delle negritudine Sartre (in "osphée noir") parla di momento negativo di una progressione dialettica (negatività dialettica).La negritudine come affermazione dell’identità nera di fronte a quella del bianco colonizzatore era un passaggio obbligato, ma un passaggio transitorio che deve portare all’idea di liberazione dell’uomo colonizzato in quanto uomo.
"La ricerca delle negritudine è si un certo senso per il negro il tentativo di fare l'amore con la sua razza."
"Aver coscienza di se stesso ,ed essere presente a se stesso, presente agli altri, al centro del dramma suo e degli altri"
Fanon parla di sociodiagnosi
"sul piano obbiettivo come sul piano soggettivo, deve essere proposta una soluzione…
il negro deve condurre la lotta sui 2 piani: atteso che, storicamente, questi si condizionino , qualsiasi liberazione unilaterale è imperfetta e l'errore peggiore sarebbe di credere nella loro dipendenza meccanica."
"Noi tendiamo nientemeno che a liberare l'uomo di colore da se stesso."
L’ambivalenza della psicologia del colonizzato (ma anche quella dell’immigrato)
J.P.Sartre :"per metà vittima e per metà complice, come tutti"
"Il destino del nevrotico sta nelle mani del nevrotico stesso."
Distruzione di un complesso d’inferiorità psicoesistenziale :
"Il voglio davvero portare il mio fratello,negro o bianco, a scuotere nel modo più energico la deplorevole servitù edificata da. secoli di incomprensione ."
Il negro, il colonizzato e l’immigrato si normalizzano per ragioni psicosociali: uno sforzo di disalienazione passa attraverso una terapia sociale della riapropriazione di sé, di un sé liberato dal peso dell’alienazione mentale e dal complesso d’inferiorità.
L'uomo è un essere in situazione, situato nel tempo e nello spazio: "io appartengo irriducibilmente alla mia epoca.
Ed è per essa che io devo vivere."
"Io , uomo di colo, io colonizzato,io immigrato, non voglio che una cosa:che cessi per sempre l'asservimento dell'uomo da parte dell'uomo. Voglio dire il mio asservimento da parte di una altro uomo…"
Liberare l'uomo di colore , il colonizzato e l’immigrato da se stesso vuol dire liberare l’umanità che è in ognuno di noi.
"Per noi chi adora i negri è altrettanto 'malato' di colui che li odia ".
"noi pensiamo che un individuo deve tendere a prendere su di sé l'universalismo inerente alla condizione umana ." Qui sta il processo di disalienazione dell’uomo oppresso.
"qualsiasi problema umano deve essere preso in esame a partire dal tempo. L’ideale infatti è che , sempre, il presente ,serva a costruire l'avvenire."
L’opera di Fanon comprende anche molti saggi e articoli di psicopatologia dell’immigrazione nonché sul rapporto tra medicina "occidentale" e medicina tradizionale; ci sono testi sulla condizione della donna in Africa nera e in Algeria; sulla trasformazione possibile di questa condizione attraverso le lotte di liberazione: Ci sono anche molti scritti sulle questioni legate all’identità dell’immigrato e alla sua difficoltà di ridefinirsi in un contesto socio-culturale che sottolinea in continuazione la sua condizione d’inferiorità. Alice Cherki spiega bene come Fanon affronta la questione dell’islam- non dimentichiamo che Fanon sarà uno dei membri dell’FLN algerino- ; il suo approccio è quello di un laico che vede la dimensione religiosa come dimensione culturale e costruzione storica; quindi oggetto di mutamenti e cambiamenti. Queste pagine sono un invito a recuperare Fanon per la nostra comprensione psico-sociale dei fenomeni migratori.
Alice Cherki:Franz Fanon(Paris-2000)
Franz Fanon:Ecrits(2vol)(La Decouverte-2000)
F.Fanon:Scritti scelti(2vol)(Einaudi-1973)
Alessandro Aruffo:Fanon(Piemme-1995)
Alain Goussot


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