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  1. #51
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    Originally posted by antoninus
    Grazie, caro Ferruccio, per questa testimonianza preziosa.

    Huuau Antoninus piacere di risentirti e grazie !


    Un saluto a te ed anche alla Comunita' Italo-Americana !



  2. #52
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    Predefinito ERO UN BALILLA 1943-45

    Dopo il ritorno dall'Ospedale Resnati mi sentii molto cambiato. Era importante anche quello che avevo visto vicino alla scuola, quel giorno della partenza dei marò della Decima Mas per le valli di Comacchio.

    Fu così che manifestai ai miei l'intenzione di arruolarmi nella... Ettore Muti. Ancora oggi non capisco perché volessi arruolarmi in quella formazione - che era tra le più discusse anzi, addirittura, alquanto malfamate della RSI - e non, come sarebbe stato logico, nella Decima Mas. Forse, dopo quello che avevo visto, mi sentivo anch'io... più estremista. Non so come, ma era così.

    Ma era più una velleità mia che non una decisione ben dfeterminata; e, d'altra parte, a neanche quattordici anni non poteva essere diversamente. I miei mi proibirono una cosa del genere, anche un po' brutalmente (leggi: sberla di mio padre), e fu così che non mi arruolai nella Muti.

    Mancavano poco più di due mesi alla fine eppure, malgrado tutto, la vita a Milano continuava regolarmente, e questa era la cosa più sorprendente. Il fronte stava, in linea d'aria, a circa 200 km., gli attentati gappisti si intensificavano, la situazione alimentare peggiorava a vista d'occhio; ma la vita, come si dice, continuava.

    Andavamo regolarmente a scuola, mio fratello dalle suore vicino casa. All'Istituto Leone XIII, il Padre Preside Rev. G.B. Andretta S.J. aveva fatto armare con grossi pali le cantine del Collegio, dove ora ci recavamo quando veniva suonato il Grande ALLARME.

    Ho ancora nella orecchie la voce dell'annunciatore tedesco, che iniziava il comunicato con un:

    ACHTUNG ACHTUNG DIE LUFT LAGE MELDUNG

    cui poi seguiva il comunicato in lingua italiana

    ATTENZIONE ATTENZIONE COMUNICATO SULLA SITUAZIONE AREA

    Le indicazioni erano, quindi, meglio comprese utilizzando una carta di colore azzurro, con indicato lo spazio aereo in Lombardia diviso in vari cerchi con le relative distanze da Milano. Molte volte veniva dato il PICCOLO ALLARME e poi, improvvisamente, c'erano gli aerei alleati sopra di noi.

    Dopo la fine gennaio del 1945, per quel che ricordo, non ci furono più attacchi nell'area cittadina, salvo una tentativo di mitragliamento alla sede del Comando della Decima Mas vicino a noi.

    Fu quella l'unica occasione nella quale sentimmo tuonare la mitragliatrice pesante binata e corazzata che stava proprio di fronte al comando. Ma l'aereo alleato, proveniente dalla Stazione Centrale, non ebbe modo di colpire il bersaglio. Probabilmente a causa della mitraglia pesante dovette allontanarsi in fretta; unica vittima fu il cavallo di un carrettiere.

    Lo andammo a vedere dopo l'incursione. Era morto stecchito, in mezzo a tanto sangue rappreso. Del carrettiere, nulla.

    Noi trovammo quel mitragliamento un'autentica piccola fortuna, in quanto tutto attorno al cavallo e al carretto abbandonato c'era una quantità di bossoli di cannoncino. Roba di lusso, roba da America: erano di rame bello lucido, e noi ragazzi ci precipitammo per raccoglierli in quanto era tutta roba vendibilissima ai rottamai. Ricordo che zampettavo in mezzo al sangue del cavallo per prenderne più che potevo, di bossoli

    A un certo punto gli allarmi si fecero molto frequenti; si arrivò a ben tredici in una giornata, e ciò voleva dire che, per tredici volte, quel giorno noi scendemmo e salimmo le scale, con quale resa scolastica potete immaginare. E poi sempre con il timore che, come era successo a Gorla qualche mese prima, una bomba arrivasse proprio quando noi eravamo dentro la tromba delle scale.

    Il Padre Preside decise così (eravamo ormai a marzo) che noi, al mattino, si andasse SUBITO IN RIFUGIO e ci si stesse quasi tutto il giorno.

    Il fatto è che non c'erano muri divisori, pertanto le lezioni erano tutte in uno spazio comune; il che signficava che, se uno stava un poco in fondo, invece di sentire la lezione sua di algebra sentiva una lezione sulla Divina Commedia di una classe superiore o, quel che era peggio, tutte e due insieme.

    In quel perido ci fu un notevole miglioramento nella dizione a memoria della poesie, ma ciò era dovuto solo al fatto che il Professore Manazza non si accorgeva che recitavamo le poesie appendendone il testo dattiloscritto ai pali del rifugio; così tutti dimostravano di avere studiato molto.

    Per il resto tutto come al solito, ma con una tensione che cresceva di giorno in giorno perché era chiaro che, a primavera, l'offensiva alleata sarebbe ripresa e avremmo dovuto affrontare gli ultimi giorni di guerra forse combattuta dentro la città; il che, poi, non avvenne perché Mussolini non volle mettere di mezzo Milano. I milanesi, però, non gliene furono mai grati.

    I rifornimenti alla mia famiglia erano assicurati un poco dalla borsa nera e molto da mio nonno per parte di madre, che si faceva tutte le settimane ben 42 chiilometri in bicicletta per portarci dal Lodigiano quello che ci serviva.

    Ricordo di quel tempo gran uova sbattute con pancetta, patate con lo spezzatino o, magari, solo patate. Pane fatto in casa da mia mamma e anche acqua frizzante ottenuta con l'Idrolitina e resa fresca dal frigorifero di casa. Una rarità per le famiglie di allora, che per lo più avevano la ghiacciaia funzionante a ghiaccio di giornata, venduto da appositi ambulanti che annunziavano il loro arrivo, dalla strada, con grida di imbonimento.

    Una pasta di pasticceria era arrivata a ben 50 lire l'una, prodotta clandestinamente. 50 lire di allora erano almeno 10.000 lire di oggi.

    (SEGUE)

    UN SALUTO E BUONA DOMENICA A TUTTI!!

  3. #53
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    Predefinito EREO UN BALILLA

    In attesa di raccogliere idee e memorie per raccontarvi la fine della guerra e della RSI viste da un ragazzino come ero io, mi permetto di descrivervi qualche personaggio collaterale che, bene o male, per me si collega a quei tempi.


    Il calzolaio anarchico.

    Da sempre mia mamma si serviva da un calzolaio in viale Monte Nero, e la cosa era proseguita anche dopo il nostro trasloco del 1941.

    Era un romagnolo con la palandrana nera da calzolaio, lo sguardo un poco allucinato e una cadenza molto romagnola, con belle "esse" sibilanti. Io lo ricordo con una gran galla nera al collo, simbolo degli anarchici. Non mi consta che non l'avesse anche in quei tempi, non certo positivi per un anarchico.

    Ogni tanto capitava che mia madre si sentisse dire dalla moglie: "Mio marito non c'è. E' in collegio!".

    Il "collegio" erano le carceri di San Vittore, dove l'anarchico veniva mandato ogni qual volta c'era in città qualche "personaggio"; ciò a seguito dell'attentato al Re alla Fiera Campionaria, mi sembra del 1932. Mia madre diceva che aveva sempre la valigetta pronta. Dopo uno o due o tre giorni, usciva e tornava in negozio.

    Il calzolaio non era tenero con il fascismo, dai discorsi che mia madre ci riportava, ma era un personaggio particolare e i suoi atteggiamenti erano quelli di chi era legato più a quanto accaduto in Romagna agli inizi del secolo che dopo.

    Non diceva mai MUSSOLINI, IL DUCE o così via. Per lui Mussolini era "Musslein" e basta.

    (Segue subito).

  4. #54
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    Predefinito ERO UN BALILLA 1945

    Altro personaggio legato a quell'epoca è colui che noi chiamavamo LO ZIO CAPITANO.

    Mia zia Mariuccia, anni 25, nel 1941 aveva sposato un ingegnere di 41 anni, nobile e già sotto le armi. Artiglieria. Sorvoliamo sulle reciproche ragioni di quel matrimonio.

    Sta di fatto che lo zio capitano, poco dopo l'8 di settembre, comandava una batteria di 8 cannoni ippotrainati di medio calibro, di stanza a Nord di Milano. Perché, a quella data, stesse qui invece che al fronte era poco comprensibile, ma era così.

    Bene. Che ti fa il capitano in quel frangente? Stando alle indicazioni date dal maresciallo Badoglio nel famigerato discorso del "disco" non si oppone agli... "attacchi da qualsiasi altra provenienza", non spara neppure una cannonata a salve contro i tedeschi, non butta cannoni ecc. in un burrone e si dà alla montagna. Niente di tutto questo.

    Si fa internare in Svizzera con armi, uomini, bagagli, viveri ecc., restando immortalato in un "inventario" fatto dagli svizzeri e che ogni tanto riaffiora nelle cronache di quel tempo. Lo avevo già visto, ma è ricomparso un paio di settimane fa in una citazione storica su quella resa.

    Dev'essere stato un gran brutto vedere, quel passaggio in terra elvetica! Una bella processione con ufficiali in testa!

    Nel famoso inventario c'era proprio di tutto, dai cannoni e munizioni ai cavalli per il traino giù fino a quintali di pasta alimentare, salsa di pomodoro e, mi sembra, financo carta igienica.

    L'onore NON era salvo, ma la dispensa sì. Fulgido esempio di ardimento e di spirito di sacrificio, come si motivavano allora le medaglie al valore!

    Il capitano restò in Svizzera fino alla fine delle guerra. Ogni tanto scriveva lettere cretine alla mogliettina, dicendo che al ritorno si sarebbe dato da fare per lei. Che stesse tranquilla!

    Intanto stava al sicuro e... imparava l'inglese!

    E ora un saluto a tutti. Vado via per qualche giorno, ma tornerò la settimana ventura per il gran finale!

  5. #55
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    Predefinito ERO UN BALILLA - APRILE 45

    Tutti capivano che in primavera la guerra sarebbe terminata e ci si aspettava l''offensiva anglo-americana che avrebbe portato gli alleati nella valle del Po, dove i tedeschi si sarebbero trovati a operare su un fronte molte volte più ampio che non quello sugli Appennini. Anzi, direi che l'offensiva arrivò tardi perché tutti se l'aspettavano almeno un mese prima, tenuto conto anche dell'enorme disparità delle forze in campo. Forse gli alleati volevano NON danneggiare l'offensiva russa nel centro Europa.

    La gente temeva la battaglia finale, anche se riceveva qualche speranza dal fatto che non si vedevano apprestamenti di difesa che lasciassero presagire combattimenti, specie nelle città. C'era la constatazione che, dopo tutto, l'esercito tedesco mai aveva messo di mezzo città nei combattimenti, ritirandosi quasi sempre fuori dagli abitati e valga per tutti l'esempio di Napoli (i combattimenti poi celebrati come "Le cinque giornate di Napoli" furono, in realtà, solo alcune scaramucce, per non parlare di Roma e della stessa Firenze. Qui, nella distruzione dei ponti sull'Arno, notevoli furono anche le responsabilità degli alleati, che rifiutarono ai tedeschi un accordo di NON USO dei ponti fiorentini per passare al di là dell'Arno, costringendoli a far saltare i ponti stessi.

    Potrei paragonare l'atmosfera di quei giorni a quando si sta addensando in cielo una gran temporale, con vento e piovaschi, ma con la gente che, bene o male, continua ad accudire alle proprie faccende.

    Io nulla seppi dell'arrivo del Duce a Milano, il giorno 18 aprile, né altro seppi su di lui fino alla notizia della sua morte.

    Andavamo regolarmente a scuola. Gli allarmi aerei erano radi. Il nervosismo era nell'aria e ricordo anche che, un giorno, un ufficiale della Decima Mas venne al nostro collegio per dirci di piantarla di tirare razzetti dal cortile interno su fin oltre il tetto. Chiaro che i loro botti venivano scambiati per colpi di fucile.

    Non ricordo particolario attività partigiane nella settimane antecedenti il 25 aprile; o forse erano ormai tanto abitudinarie da costituire un scenario costante, e così i passaggi di aerei alleati.

    Tutto sembrava come al solito: i cinema, i teatri, le giostre di Porta Venezia. Finché la radio cominciò a trasmettere addidittura in chiaro le istruzioni del Comando della Decima ai suoi marò. Erano istruzioni di raduni in direzione di Chioggia. Erano istruzioni di ritirata. Eravamo alla fine!

    Malgrado tutto funzionarono fino all'ultimo le mense popolari, dove con poche lire le gente poteva sfamarsi. Fu questa una delle imprese più meritorie della RSI, costata anche tante perdite alla Guardia Nazionale Repubblicana che provvedeva ai difficilissimi approvvigionamenti sotto i mitragliamenti allleati che colpivano chiunque si trovasse sulle strade o nelle campagne. A Milano di queste mense ce n'erano moltissime, sparpagliate in tutti i quartieri.

    Nelle notti precedenti il 25 aprile si sentivano come colpi di cannone da Sud, dal Po, anche se forse erano solo esplosioni di altra natura perche' dal fiume Milano dista un cinquantina di chiilometri; ma tutto faceva da sottofondo a una fine ormai annunciata.

    La scuola continuava come sempre. Ultimi allarmi aerei. In quella situazione sarebbe stato, a mio avviso, molto opportuno chiuderla in attesa degli eventi, e del resto i Gesuiti non potevano non sapere nulla essendo certo in contatto diretto con l'Arcivescovado. Ma farci stare a casa avrebbe significato scoprire le carte di accordi segreti, e così tutti recitarono la loro parte fino alle ore 14.45 del 25 aprile quando Padre Tessarolo irruppe nella nostra classe gridando:

    E' scoppiata la Rivoluzione! Tutti a casa!

    Vi rimando così alla mia cronaca delle giornate del 25-26-27-28 e 29 Aprile 1945, che potete leggere sul Forum Esegesi dove il mio scritto e' stato spostato da Alessandra. Scritto che poi ha dato origine a "ERO UN BALILLA"

    (SEGUE)

    Un saluto a tutti.

  6. #56
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    Predefinito Re: ERO UN BALILLA - APRILE 45

    Originally posted by Ferruccio
    Vi rimando cosi' alla mia cronaca delle giornate del 25.26-27-28 e
    29 Aprile 45 che potete leggere su Forum Esegesi dove il mio scritto e' stato spostato da " ALESSANDRA " scritto che poi ha
    dato origine a " ERO UN BALILLA "
    Per agevolarne la consultazione, ecco il link...

    http://www.politicaonline.net/forum/...threadid=21067

    Salutoni.

  7. #57
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    Predefinito Re: Re: ERO UN BALILLA - APRILE 45

    Originally posted by Tomás de Torquemada


    Per agevolarne la consultazione, ecco il link...

    http://www.politicaonline.net/forum/...threadid=21067

    Salutoni.
    Grazie per la Tua del resto abituale gentilezzo Tòmas !

    Una saluto !

  8. #58
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    Predefinito ERO UN BALILLA 25 APRILE 1945

    il 25 Aprile esco dunque dal mio collegio e attraverso Milano. Anche le città hanno un volto (dallo scritto di un signore che, il 25 luglio del 1943, attraversava Roma dirigendosi verso un brutto appuntamento) e il volto riflette i moti dell'anima. Le case di Milano, con tante finestre ridotte a vuote e tragiche occhiaie, ssmbravano interrogarsi sul loro immediato futuro. Cosa stava per succedere? Che avremmo visto ancora di brutto?

    Ultima disperata resistenza in citta' dei fascisti e dei tedeschi?
    Nuove incursioni aeree sul centri di resistenza in mezzo alla città?

    Nulla di tutto questo, come scrivo nel capitolino descrittivo sulle giornate del 25-26-27-28-29. Allora non lo potei capire, perché solo dopo anni si seppe che i tedeschi, nella persona del Generale Wolf, avevano firmato in Svizzera un armistizio in base al quale dalle ore 14 del 25 Aorile le forze armate tedesche cessavano le ostilità e si ritiravano nei loro acquartieramenti in attesa di arrendersi agli anglo-americani e solo a loro; come infatti avvenne, nella stragrande maggioranza, dei casi in tutto il Norditalia. Ciò svuota parecchio il significato di "insurrezione generale" del 25 aprile, dato che avveniva contro forze che già erano in stato di armistizio, mentre i reparti della RSI si trovarono isolati, nulla sapendo di questo armistizio. I tedeschi arrivarono al punto di far sfilare davanti alla Prefettura di Milano, dove si trovava Mussolini, una colonna di mezzi blindati e armi pesanti, per dargli l'illusione che si apprestassero a difendere la linea del Po mentre, invece, si dirigevano verso l'Alto Adige per proteggersi la ritirata verso la Germania. Le forze armate delle RSI si arresero, dunque, per lo più su invito dei Comitati di Liberazione locali e del clero, ritenendo ormai finita la fase bellica; e, per la maggior parte, finirono in mano a chi ne avrebbe fatto strage.

    Tipico esempio di queste situazioni fu la messa in libertà degli uomini della Decima Mas, a Milano. Dopo una trattativa con il CLN se ne andarono a casa, compreso il Principe Borghese cui un picchetto partigiano rese gli onori mentre usciva. Dunque, sulla retorica delle insurrezione CALA TRINCHETTO!, come si usava dire, una volta, a proposito di esagerazioni.

    E' comunque un fatto che, il 25 Aprile, non c'erano né a Milano né in Lombardia forze partigiane sufficienti a liberare o ad occupare veramente Milano, che d'altra parte i fascisti avevano abbandonato fin del primo mattino del 26. Ciò prova quanto sia vero quello che ho detto nelle settimane scorse, cioè che, in città, le forze partigiane erano composte da un centinaio e forse anche meno di gappisti, la cui guerra era consistita nel far fuori a tradimento fascisti e tedeschi per attivare e rendere irreversibile la guerra civile. Mai sarebbero stati in grado di affrontare militarmente chicchessia tanto meno i tedeschi, che si arresero solo il 30 aprile, all'arrivo degli alleati. Non parliamo, poi, della Decima Mas.

    La tecnica gappista era la stessa poi adottata dalle Brigate Rosse: agguato a tradimento in strada o a casa.

    Nella notte tra il 25 e il 26 i punti nevralgici di Milano (Prefettura, radio, giornali, Questura, ecc,) furono occupate dai... finanzieri di Milano, ormai unica formazione militare regolare presente. Questo noi lo sapemmo solo parecchio tempo dopo; nessuna pubblicità fu concessa a tale dettaglio, volendo far credere che Milano fosse stata liberata e occupata da forze partigiane. E invece l'occupazione partigiana si verificherà solo giorni dopo, con l'arrivo in città delle Brigate Oltre Po e degli uomini di Moscatelli; l'arrivo di questi ultimi, il 27 o 28 aprile, coinciderà fra l'altro con lo scatenamento del terrore con esecuzioni sommarie dopo sentenze dettate, in qualche caso, direttamente da alti esponenti del CLN nazionale.

    Ho spiegato questi dettagli affinché il lettore abbia presente la vera situazione a Milano, in quei giorni la cui realtà è stata abbastanza mistificata.

    Contrariamente a quel che si dice, a Milano in quei giorni vi fu una notevole attività di franchi tiratori fascisti e molti pagarono ciò con la vita. I franchi tiratori usavano anche sparare da autovetture camuffate da macchine partigiane, e ciò lo apprendemmo da comunicati radio che mettevano in guardia contro questo tipi di attacchi.

    (SEGUE)

    Un saluto a tutti.

  9. #59
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    Predefinito ERO UN BALILLA - APRILE 1945

    A proposito di radio, penso che nessuno o quasi vi abbia mai raccontato di Amami Alfredo", la romanza de "La Traviata" di Verdi.

    Che cosa c'entra "La Traviata" con il 25 aprile? C 'entra, c'entra... purtroppo. Sta proprio nei miei ricordi di quei giorni il fatto che, fin dal 26 aprile mattina (dopo l'occupazione dell'EIAR- oggi RAI - da parte dei finanzieri di Milano) cominciò la diffusione di notizie e comunicati .Tra l'uno e l'altro era trasmessa ossessivamente sempre la stessa "aria", appunto "Amami Alfredo", ciò con lo scopo di far distinguere immediatamente Radio Milano dalle altre, per lo più straniere e, in particolare, "alleate".

    Non si è mai saputo di chi sia stata questa "brillante" idea, che tradiva la passione per il melodramma. Si sarebbe potuto scegliere benissimo una musica più consona a quei giorni, magari anche patriottica. Che so: "La Canzone del Piave", "Monte Grappa tu sei la mia Patria", l'"Inno di Garibaldi" o altro brano risorgimentale oppure l'Inno di Mameli. E invece no; fu scelto pezzo operistico, che così divenne il leit-motiv di tutte quelle giornate poiché ne era piena l'aria. Tutti, con le finestre chiuse o aperte, per avere qualche notizia di quanto stava accadendo tenevano accesa la radio, magari a volume alto. Eravamo nella storia o nel melodramma? Nell'uno e nell'altro.

    "Amami Alfredo" si sentiva per strada, nei cortili, ovunque. E fu così che quei tragici giorni assunsero anche un aspetto melodrammatico che, purtroppo, era molto congeniale al carattere italiano, così portato al melodramma anche nelle occasioni in cui sarebbe poco adatto come quelle giornate. Melodramma che aveva intriso negativamente e per secoli il carattere italiano. Altri, per leggere la Bibbia, imparavano financo a leggere e scrivere; e invece gli italiani si beavano con opere dal contenuto quanto meno fumettistico, improbabili o addiriuttura cretine. Con ciò non intendo dire che le nostre opere non abbiano un gran bel contenuto musicale. Dico solo che l'opera non ha certamente contribuito a irrobustire la nostra tempra, ma solo le nostre corde vocali.

    Quel'aria de "La Traviata" era talmente presente in quei giorni da far quasi deformare i ricordi di allora in un Amarcord"musical ".

    ... Piazzale Loreto. I cadaveri del Duce, della Petacci e dei gerarchi stanno sul pavimento del distributore di benzina. Coro di vocianti intorno, che accompagna la Banda dell'Azienda Tramviaria di Milano.

    A un certo punto qualcuno grida: "Sono ancora vivi! Sono ancora vivi!". E' vero: Mussolini e la Petacci si muovono ancora. Poi, all'improvviso, lui si alza faticosamente in piedi e canta:

    VOI MI ODIATE PERCHE' MI AMATE ANCORA! (cioè la stessa frase che disse saltando su una sedia al Congresso di Reggio Emilia, nel 1914, quando fu espluso dal Partito Socialista). La Petacci gli si affianca discinta e canta con lui, mentre fa loro eco il coro dei presenti.

    Quindi, conclusione della Banda dei Tramvieri mentre i due si accasciano finalmente morti. Applausi finali della feroce folla presente, che grida: "Il Tiranno e' morto! Il Tiranno e' morto!".

    Esultiam, esultiam, esultiam!

    Non fu così, ma ci andammo vicino. Molto più vicino di quanto si possa immaginare.

    (SEGUE)

    Un saluto a tutti!

  10. #60
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    Predefinito ERO UN BALILLA - APRILE 45

    I mei ricordi personali si addensano soprattutto nei giorni 25-26-
    27-28 e 29 Aprile che gia' ho descritto nel messaggio che potete vedere sul Forum " Esegesi " e che Tomas ha avuto la gentilezza di indicare con comodo LINK.

    Il giorno 30 Aprile gli americani entrarono in Milano e sfilarono attraverso la citta' mostrando la potenza e la quantita' dei loro mezzi tra cui prima di tutto i famosi carri armati Shermann.

    Io mi trovavo in piazzale Susa quando una colonna americana
    arrivo' scendendo C.so Plebisciti.Stavo sul marciapiede della aiuola interna.Molta la gente plaudente sui due marciapiedi.
    Io non applaudii :applaudivano chi e che cosa ? Non dimenticavo Gorla ed il resto. Comunque mi sembro' giusto non applaudirli e oggi ne sono fiero.Tutte le volte che passo di la' mi sembra di tornare a quel momento.

    Purtroppo mi capito' un fatto tutto considerato abbastanza comico anche se per me fu particolarmente umiliante.

    Ora dovete sapere che i carri armati Shermann erano dotati di cingoli con una specie di " suola " in gomma e questo perche' in pratica erano stati impiegati piu' che altro su strade che non su terreno naturale.La conseguenza per noi spettatori era che dai cingoli si trasmettevano delle vibrazioni fortissime che scuotevano il terreno circostante e naturalmente anche il marciapiede dove io stavo.Indossavo dei pantaloni alla zuava che pertanto avevano un certo peso dovuto allo sbuffo sotto le ginocchia.Fu cosi' che i pantaloni stessi per la vibrazioni fortissime al passaggio dei carri mi scivolorno in basso.Io fui pronto a tirarmeli su dalle ginocchia
    dove erano quasi arrivati ma la sensazione mia fu alquanto penosa.Forse il militare americano che sporgeva dal suo pertugia neppure se ne accorse ma la mia umiliazione fu grandissima e credo che pochi in Italia si sentirono degli sconfitti cosi' come io mi sentii' in quel momento.

    Un'altro ricordo e' vivo in me.Era certamente ai primi di Maggio
    e mi trovavo a Porta Venezia ,forse era lo stesso giorno della grande sfilata delle forze partigiane .

    Da Corso Venezia comparve un autocarro pieno zeppo di partigiani in piedi ,armati fino ai denti e che avevano logicamente
    l'atteggiamento dei trionfatori.Non so a quale forimazione appartenessero e da dove venissero.La gente li appludiva.

    Quasi incastrata tra il motore ed il parafango a sbalzo di quel-
    l' autocarro vecchio modello stava una donna.Era una ausiliaria della RSI con la testa rapata.Piuttosto sbattuta e con l'aria di chi non sa se l'indomani sarebbe stata ancora viva.

    La ragazza era ancora con la divisa delle ausiliarie della RSI ma senza il basco.Stava in quella posizione scomoda alla berlina di
    tutti. Sembrava delle selvaggina portata in giro da dei cacciatori che vogliono mostrare la loro preda.

    A distanza di anni lo vedo sempre come uno spettcolo veramente indegno.Come potevano dei " guerrieri " esibirsi in quel modo e sfogandosi alla fine su di una ragazza che avra' avuto ventanni si e no ?
    Tra l'altro ingiro c'erano dei fotografi e la foto di quella ragazza sull'autocarro la vidi poi pubblicata anni dopo.SE LA RITROVO VE LA POSTO.Potrebbe forse anche essere la stessa che ,insieme ad latre,si puo' vedere a pag 1650 terzo volume della Storia della Guerra Civile di Giorgio Pisano'.La ragvazza in questa foto non sta sull'autocarro ma e' logicoPoensdare che poi gli stessI
    partigiani abbiano sfilato per Corso Vittorio Emanuele e quindi proprio su Corso Venezia.

    A distanza di anni tuttavia le parte si sono invertite.Ad uscirne
    umiliata non e' l'ausiliaria quasi certamente delle Decima Mas che
    essendo oltre a tutto ancora in divisa dimostrava che non era scappata mimetizzandosi con abiti civli ma era stata catturata da soldato.

    Tra l'altro la giovane non diceva ne urlava nulla ma trovava il modo lo stesso di comunicare con tutti anche con coloro che la dileggiavano ( che orrido spettacolo ! ).Oggi si direbbe che " comunicava non verbalmente " .Infatti non stava con gli occhi bassi ma fissava negli occhi tutti me compreso quando mi passo'
    davanti mentre sulle labbra aveva un sorriso ironico.In ogni caso dimostrava una grande fierezza e dignita' che i suoi catturatori non dimostravano affatto anzi.

    Forse lo stesso giorno al mattino( scusate ma ricucire i ricordi e' un poco come ritrovare delle foto senza data in un cassetto ) vidi per la prima volta gli americani.Era due ufficiali che transitavano da quella che e' oggi Piazza della Repubblica e fu cosi' che vidi per la prima volta un jeep, lo strano automezzo cosi' poco convenzionale e che tanto sopravanzava i mezzi tipici dell'esercito italiano in fatto di prestazioni e praticita'.

    Altro ricordo personale fu un mattini penso ai primissimi di Maggio
    quando la Germania non si era anora arresa, due soldati tedeschi che davanti a casa mia armeggiavano con un autocarro fermo sulla strada.
    Per un momento pensai che ci fosse stata una controffensiva
    tedesca e che i tedeschi avessero rioccupata Milano.Tremai.
    Tutto d'accapo allora ! Notai pero' subito dopo una stella bianca
    dentro un cerchio pure bianco.Gli autocarri erano americani e si trattava evidentemente di poigionieri tedeschi adibiti a servizi
    dagli alleati in attesa di essere rimandati a casa.

    Pochi giorni dopo il 25 Aprile era nel frattempò uscito il CORRIERE DELLA SERA anzi IL NUOVO CORRIERE DELLA SERA secondo le
    solite tradizioni trasformistiche nostrane.Quel NUOVo sparira' solo dopo almeno un paio di decenni.Ricordo un articolo proprio da leccaculi a glora dei militari americani.Campioni ndi basket e di guerra idolo dei ragazzini milanesi.......


    Altro ricordo.Vicino alla mia scuola dentro il recinto della ex Decima Mas.Ero andato per sapere qualche cosa della mia scuola.
    Una quantita' di armi per terra sul marciapiede.Io volevo portarmi a casa un bel piccolo mortaio (ricordo Briixa 37 )ma pesava troppo
    e non avevo ne' portapacchi sulla bicicletta ne' una corda.Lo misi
    sul manubroi ma nulla da fare.Lo abbadonai dove l'avevo trovato e cosi' non ebbi addirittura un mortaio a ricordo della seconda guerra mondiale.Peccato:lo avrei esibito ai miei nipotini ora .

    Il Sei Maggio ricordo anchedi aver visto la grande sfilata partigiana
    in Milano.Ricordo delle formazioni di uomini con una divisa improvvisata che pero' fsilando una qualche emozione positiva la davano ancora.Forse ci si voleva illudere alla fine di essere dei vincitori anche noi.Anzi: senza forse.Maa fu solo inquel momento.

    Vidi anche passare alcuni signori con fascia trcolorei al braccio.Uno era era un poco buffdo con i suoi calzoni alla zuava come me ragazzino.Solo anni dopo seppi che quei signori erano i
    capi della Resstenza e cioe' i memnbri del Comitato Liberazione Nazionale.Il Signore con i calzoni alla zuava era il Gen.Cadorna.


    SEGUE


    Un saluto a tutti.

    Ragazzi siamno quasi alla fine !

 

 
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