
Originariamente Scritto da
eolo76
Da: Il Tempo.it
I MONARCHICI NON FINISCONO QUI
di FABIO TORRIERO
SCANDALO-Savoia. Parole chiare da cittadino e da italiano. A questo punto l'unica cosa che può fare la dinastia che ci ha uniti, è un solenne pronunciamento, una grande dichiarazione collettiva, sottoscritta da tutti gli eredi, nessuno escluso, dell'ultimo re Umberto II e da tutti componenti ufficiali più alti in grado della Casa (per intenderci, da Emanuele Filiberto, da Amedeo, duca d'Aosta, terzo nella linea di successione, da suo figlio Aimone, da Maria Gabriella, Maria Beatrice, fino a Sergio di Iugoslavia, etc). Una mega-presa di posizione rispetto alla vicenda giudiziaria che ha così gravemente coinvolto Vittorio Emanuele, rispetto al governo, alla magistratura, alla stampa e al Paese. E poi, la proposta è di Franco Ceccarelli, segretario nazionale dell'Alleanza monarchica, la immediata convocazione di un'Assemblea costituente, un forum degli Stati generali dei monarchici italiani (Alleanza monarchica, Umi, Movimento Monarchico Italiano, Istituto delle Reali guardie del Pantheon, Stella e Corona, etc), per fare il punto, discutere sul futuro della presenza monarchica oggi, alla luce degli effetti devastanti dell'inchiesta di Potenza. Magari un giorno l'inchiesta condotta dal pm John Woodcok, potrà anche indebolirsi o addirittura sgonfiarsi. E comunque, fino alla condanna ognuno è innocente. Magari il Parlamento si deciderà a varare una legge che regoli le intercettazioni telefoniche e vieti la loro divulgazione e pubblicazione sui giornali. Il capo della Casa, Vittorio Emanuele di Savoia, ha tradito tre volte. Ha tradito i monarchici (infinitamente superiori al modesto numero raccolto finora dalle associazioni e partiti legittimisti attivi); ha tradito l'Italia (visto che comunque, indipendentemente dal suo ritorno in patria e dalla sua lealtà verso la Repubblica e le istituzioni, resta un simbolo nazionale); e ha tradito mille anni di storia familiare, indissolubilmente legati alla nostra unità nazionale, alla nostra identità e tradizione civile. Si scorderanno un domani leggerezze, superficialità, cattive frequentazioni e amicizie, scarsa attitudine al "mestiere di re" e - arriviamo all'assurdo - si scorderanno perfino la morte del giovane al largo dell'isola di Cavallo, e forse la stessa odierna inchiesta di Potenza. Ma ciò che nessuno potrà mai scordare sono e saranno per sempre il contenuto delle telefonate intercettate e ormai impresse nella nostra memoria "pubblica": le donne da comprare, le battute sessuali sulle bambine, le tangenti facili da procurare, le intermediazioni da sbloccare, gli affari spregiudicati alla sudamericana col Palazzo, i commenti da trivio sugli avversari politici e - paradosso del destino - i giudizi sui sardi, ex sudditi del regno di Sardegna (dispiace pertanto per il presidente emerito della Repubblica, Francesco Cossiga, che dalle colonne del nostro giornale, l'ha difeso). Frasi, concetti, atteggiamenti, valori esistenziali non propriamente da re, né da capo di Stato, nemmeno da capo di un partito o di un semplice clan. E se da una parte un reato commesso da un leader di partito produce, al massimo, l'effetto di un suo allontanamento dalla politica, ma il partito e l'idea non subiscono quasi mai danni irreparabili (prendiamo l'esempio, di Tanassi - la social-democrazia italiana sopravvisse, oppure di Craxi, i socialisti sono ritornati), lo stesso non si può dire, ed è impensabile per l'idea monarchica, così fortemente alimentata dall'identificazione col proprio simbolo vivente (il Capo della Casa o il re in carica). E allora? La magra consolazione è che la monarchia sabauda ha avuto tanti capi, condottieri, guerrieri, santi, eroi, conti, duchi, principi e re: non è cominciata con Vittorio Emanuele IV, non morirà con Vittorio Emanuele IV.