Pagina 1 di 3 12 ... UltimaUltima
Risultati da 1 a 10 di 24
  1. #1
    Sono tornato
    Data Registrazione
    31 Mar 2006
    Messaggi
    978
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Riflessioni sull'individualismo metodologico

    Desidero condividere con voi alcune riflessioni critiche sull'individualismo metodologico. Come al solito, vogliate prenderle come una provocazione che potrebbe offrire degli spunti di discussione.

    L'individualismo metodologico. Per individualismo metodologico si intende il principio secondo cui tutti i fenomeni economici e sociali devono essere spiegati riconducendoli ai piani di azione degli agenti che hanno concorso a determinarli. Una spiegazione scientifica deve stabilire una relazione tra l’interazione sociale osservata e i criteri di comportamento individuali. Il punto di partenza è dunque un insieme di individui isolati, i quali sono considerati come totalmente indipendenti dal contesto sociale in cui vivono, e la società stessa, con le sue istituzioni economiche e le sue regole di funzionamento, è vista come il risultato dell’interazione spontanea tra gli individui. La società non è essa stessa una causa dell’individuo, come ipotizzato negli studi sociologici e nelle teorie economiche di ispirazione olistica. Essa è solo una conseguenza delle azioni individuali, le quali sono il vero motore di ogni fenomeno sociale. L’individuo non ha dunque bisogno di spiegazioni. Il solo fenomeno che richiede una spiegazione scientifica è l’interazione sociale che si sviluppa quando diversi individui isolati entrano in contatto.
    Molto spesso, sia nei testi economici del XIX secolo, sia in quelli più recenti (compresi molti manuali di economia), per sottolineare la totale indipendenza dell’individuo dal contesto sociale, si introduce, come espediente narrativo, la figura di Robinson Crusoe, il personaggio del romanzo di Daniel Defoe, il quale si trova a vivere in un’isola deserta, cioè in un contesto privo di istituzioni sociali ed economiche. È solo quando Robinson entra in contatto col suo servitore Venerdì che si sviluppano l’interazione economica tra i due soggetti e le istituzioni che ne regolano il funzionamento. Tra le scuole economiche moderne ispirate all’individualismo metodologico, la teoria neoclassica gioca senz’altro un ruolo centrale soprattutto per l’egemonia accademica che essa si è conquistata. Da un punto di vista strettamente teorico, i più strenui difensori dell’individualismo metodologico sono tuttavia gli economisti appartenenti alla scuola austriaca.

    La critica marxista. Sebbene l’espressione “individualismo metodologico” sia stata introdotta nel dibattito economico solo nel 1908 da parte di Schumpeter, l’idea che una spiegazione economica soddisfacente debba necessariamente ricondurre tutti i fenomeni sociali alle scelte individuali è ben antecedente. In realtà, la critica dell’economia politica borghese, come insieme di teorie che concepisce i rapporti tra individuo e società in senso unidirezionale invece di coglierne il rapporto dialettico, è uno degli aspetti centrali della teoria e della metodologia di Karl Marx e Friedrich Engels, i quali discutono in modo assai severo l’idea stessa che possa esistere una natura umana astratta indipendente dal contesto sociale. Secondo i due autori, l’economia politica, nel suo tentativo di fornire proposizioni universalmente valide, indipendenti dal contesto storico, non fa altro che assumere come universale la natura umana della società borghese, la quale non ha in realtà nulla di eterno, essendo essa stessa il prodotto di un particolare modo di interazione economica, basato sulla progressiva estensione dei rapporti di mercato. Invece di studiare la storia delle diverse forme di organizzazione sociale e dei diversi tipi di individuo che in esse si sviluppano, essa rappresenta la società contemporanea come conseguenza di una natura umana universale. Per questa ragione tutte le caratteristiche specifiche del capitalismo (la proprietà privata e il mercato innanzi tutto) e della natura umana che in esso si sviluppa (fondata sull’individualismo) finiscono per apparire come universali invece che come proprie di questo particolare modo di produzione.
    Il metodo della teoria economica borghese, con quelle che Marx ed Engels chiamano in senso dispregiativo le sue robinsonate, riflette dunque tutte le contraddizioni di un metodo d’analisi aprioristico e astorico che, nel definire l’agente isolato come suo punto di partenza, finisce in realtà per assumere in esso già tutto l’insieme delle relazioni sociali che caratterizzano la società che si vorrebbe spiegare. L’asimmetrica divisione del lavoro tra Robinson e Venerdì, la loro propensione allo scambio, il linguaggio stesso che permette loro di comunicare, sono tutti aspetti presentati come tratti originari delle personalità dei due soggetti, laddove essi sono in realtà il prodotto del contesto sociale da cui essi provengono. Con queste premesse metodologiche, secondo Marx ed Engels, la teoria borghese si priva da sola della possibilità di concepire altri sistemi economici all’infuori di quello capitalista, il che le impedisce di cogliere lo sviluppo della società e degli individui di cui essa è costituita nella loro dimensione storica e transitoria.

    Individualismo metodologico e individualismo ontologico. Per individualismo ontologico si intende la proposizione secondo cui sono gli individui che creano tutte le istituzioni sociali. I fenomeni collettivi, secondo questa posizione ontologica, non sono veramente entità reali, ma semplicemente astrazioni ipotetiche. Tali astrazioni provengono dalle decisioni degli individui, i quali sono le sole entità di cui si compone la realtà economica. Molto spesso, a questa posizione sulla natura della realtà economica si accompagna una particolare scelta metodologica, secondo cui la spiegazione scientifica di un fenomeno sociale deve sempre partire dalle scelte individuali (individualismo metodologico). Da questo punto di vista, tutte le proposizioni macroeconomiche che non hanno un fondamento microeconomico (ossia la gran parte della macroeconomia tradizionale) risulterebbero prive di contenuto scientifico.
    Come nota Mark Blaug, il fatto che gli individui creino le istituzioni sociali è trivialmente vero. Questo tuttavia non implica che non possa esistere una relazione inversa secondo cui le istituzioni sociali possono avere effetti sul comportamento dell’individuo. Né, tanto meno, prosegue Blaug, l’individualismo ontologico implica l’esistenza di particolari regole metodologiche da seguire nello studio dei fenomeni collettivi, come invece affermano i sostenitori dell’individualismo metodologico.

    Individualismo metodologico e individualismo politico. Il primo si riferisce ad un tipo di analisi economica che riconduce tutti i fenomeni sociali ai comportamenti e le scelte degli individui, il secondo indica invece un programma politico volto a promuovere la libertà individuale. Sebbene queste due posizioni si trovino spesso affiancate (almeno a livello formale) nelle teorie di ispirazione liberista, tra di esse non esiste in realtà alcun nesso di causalità: primo, è possibile difendere le libertà individuali senza sposare il particolare metodo di analisi individualistico; secondo, dal punto di vista del rigore scientifico, la scelta di un particolare metodo d’analisi dovrebbe dipendere da una particolare concezione della realtà (ontologia), non da un particolare programma politico.

  2. #2
    Forumista esperto
    Data Registrazione
    03 Apr 2009
    Messaggi
    18,718
     Likes dati
    584
     Like avuti
    2,422
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Non c'è provocazione piuttosto una notevole confusione su cosa sia l'individualismo che impedisce di discuterne

    Citazione Originariamente Scritto da No Man's Land
    Desidero condividere con voi alcune riflessioni critiche sull'individualismo metodologico. Come al solito, vogliate prenderle come una provocazione che potrebbe offrire degli spunti di discussione.

    L'individualismo metodologico. Per individualismo metodologico si intende il principio secondo cui tutti i fenomeni economici e sociali devono essere spiegati riconducendoli ai piani di azione degli agenti che hanno concorso a determinarli. Una spiegazione scientifica deve stabilire una relazione tra l’interazione sociale osservata e i criteri di comportamento individuali. Il punto di partenza è dunque un insieme di individui isolati, i quali sono considerati come totalmente indipendenti dal contesto sociale in cui vivono, e la società stessa, con le sue istituzioni economiche e le sue regole di funzionamento, è vista come il risultato dell’interazione spontanea tra gli individui. La società non è essa stessa una causa dell’individuo, come ipotizzato negli studi sociologici e nelle teorie economiche di ispirazione olistica. Essa è solo una conseguenza delle azioni individuali, le quali sono il vero motore di ogni fenomeno sociale. L’individuo non ha dunque bisogno di spiegazioni. Il solo fenomeno che richiede una spiegazione scientifica è l’interazione sociale che si sviluppa quando diversi individui isolati entrano in contatto.
    Molto spesso, sia nei testi economici del XIX secolo, sia in quelli più recenti (compresi molti manuali di economia), per sottolineare la totale indipendenza dell’individuo dal contesto sociale, si introduce, come espediente narrativo, la figura di Robinson Crusoe, il personaggio del romanzo di Daniel Defoe, il quale si trova a vivere in un’isola deserta, cioè in un contesto privo di istituzioni sociali ed economiche. È solo quando Robinson entra in contatto col suo servitore Venerdì che si sviluppano l’interazione economica tra i due soggetti e le istituzioni che ne regolano il funzionamento. Tra le scuole economiche moderne ispirate all’individualismo metodologico, la teoria neoclassica gioca senz’altro un ruolo centrale soprattutto per l’egemonia accademica che essa si è conquistata. Da un punto di vista strettamente teorico, i più strenui difensori dell’individualismo metodologico sono tuttavia gli economisti appartenenti alla scuola austriaca.

    La critica marxista. Sebbene l’espressione “individualismo metodologico” sia stata introdotta nel dibattito economico solo nel 1908 da parte di Schumpeter, l’idea che una spiegazione economica soddisfacente debba necessariamente ricondurre tutti i fenomeni sociali alle scelte individuali è ben antecedente. In realtà, la critica dell’economia politica borghese, come insieme di teorie che concepisce i rapporti tra individuo e società in senso unidirezionale invece di coglierne il rapporto dialettico, è uno degli aspetti centrali della teoria e della metodologia di Karl Marx e Friedrich Engels, i quali discutono in modo assai severo l’idea stessa che possa esistere una natura umana astratta indipendente dal contesto sociale. Secondo i due autori, l’economia politica, nel suo tentativo di fornire proposizioni universalmente valide, indipendenti dal contesto storico, non fa altro che assumere come universale la natura umana della società borghese, la quale non ha in realtà nulla di eterno, essendo essa stessa il prodotto di un particolare modo di interazione economica, basato sulla progressiva estensione dei rapporti di mercato. Invece di studiare la storia delle diverse forme di organizzazione sociale e dei diversi tipi di individuo che in esse si sviluppano, essa rappresenta la società contemporanea come conseguenza di una natura umana universale. Per questa ragione tutte le caratteristiche specifiche del capitalismo (la proprietà privata e il mercato innanzi tutto) e della natura umana che in esso si sviluppa (fondata sull’individualismo) finiscono per apparire come universali invece che come proprie di questo particolare modo di produzione.
    Il metodo della teoria economica borghese, con quelle che Marx ed Engels chiamano in senso dispregiativo le sue robinsonate, riflette dunque tutte le contraddizioni di un metodo d’analisi aprioristico e astorico che, nel definire l’agente isolato come suo punto di partenza, finisce in realtà per assumere in esso già tutto l’insieme delle relazioni sociali che caratterizzano la società che si vorrebbe spiegare. L’asimmetrica divisione del lavoro tra Robinson e Venerdì, la loro propensione allo scambio, il linguaggio stesso che permette loro di comunicare, sono tutti aspetti presentati come tratti originari delle personalità dei due soggetti, laddove essi sono in realtà il prodotto del contesto sociale da cui essi provengono. Con queste premesse metodologiche, secondo Marx ed Engels, la teoria borghese si priva da sola della possibilità di concepire altri sistemi economici all’infuori di quello capitalista, il che le impedisce di cogliere lo sviluppo della società e degli individui di cui essa è costituita nella loro dimensione storica e transitoria.

    Individualismo metodologico e individualismo ontologico. Per individualismo ontologico si intende la proposizione secondo cui sono gli individui che creano tutte le istituzioni sociali. I fenomeni collettivi, secondo questa posizione ontologica, non sono veramente entità reali, ma semplicemente astrazioni ipotetiche. Tali astrazioni provengono dalle decisioni degli individui, i quali sono le sole entità di cui si compone la realtà economica. Molto spesso, a questa posizione sulla natura della realtà economica si accompagna una particolare scelta metodologica, secondo cui la spiegazione scientifica di un fenomeno sociale deve sempre partire dalle scelte individuali (individualismo metodologico). Da questo punto di vista, tutte le proposizioni macroeconomiche che non hanno un fondamento microeconomico (ossia la gran parte della macroeconomia tradizionale) risulterebbero prive di contenuto scientifico.
    Come nota Mark Blaug, il fatto che gli individui creino le istituzioni sociali è trivialmente vero. Questo tuttavia non implica che non possa esistere una relazione inversa secondo cui le istituzioni sociali possono avere effetti sul comportamento dell’individuo. Né, tanto meno, prosegue Blaug, l’individualismo ontologico implica l’esistenza di particolari regole metodologiche da seguire nello studio dei fenomeni collettivi, come invece affermano i sostenitori dell’individualismo metodologico.

    Individualismo metodologico e individualismo politico. Il primo si riferisce ad un tipo di analisi economica che riconduce tutti i fenomeni sociali ai comportamenti e le scelte degli individui, il secondo indica invece un programma politico volto a promuovere la libertà individuale. Sebbene queste due posizioni si trovino spesso affiancate (almeno a livello formale) nelle teorie di ispirazione liberista, tra di esse non esiste in realtà alcun nesso di causalità: primo, è possibile difendere le libertà individuali senza sposare il particolare metodo di analisi individualistico; secondo, dal punto di vista del rigore scientifico, la scelta di un particolare metodo d’analisi dovrebbe dipendere da una particolare concezione della realtà (ontologia), non da un particolare programma politico.

  3. #3
    Sono tornato
    Data Registrazione
    31 Mar 2006
    Messaggi
    978
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da phileas
    Non c'è provocazione piuttosto una notevole confusione su cosa sia l'individualismo che impedisce di discuterne
    Mi sembra un po' semplicistica come risposta... io ho proposto le mie riflessioni, poi se qualcuno ritiene che io abbia fatto confusione su qualcosa può spiegare e argomentare e si può vedere se riesce a farmi cambiare idea... altrimenti la discussione rimane impossibile.

  4. #4
    Forumista esperto
    Data Registrazione
    03 Apr 2009
    Messaggi
    18,718
     Likes dati
    584
     Like avuti
    2,422
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Ok! Mi pare ragionevole per quanto la mia critica apparirà davvero banale a chi ha un po' di conoscenza sulla scuola austriaca.

    Rispetto al primo paragrafo basterà osservare che l'individualismo austriaco non ha davvero nulla a che fare con l'homo oeconomicus neo-classico che di fatto costruisce un individuo che non ha nulla a che fare cion la realtà. E ciò senza entrare nel merito del metodo che i neo-classici adottano.

    La critica marxiana è del tutto insensata per innumerevoli ragioni. Gli "austriaci" non assolutizzano nulla semplicemente affermano l'ovvio. Cioè che la mente umana è sempre stata la stessa, il modo di ragionare della specie umana è sempre stato lo stesso sebbene ovviamente i riultati prodotti lungo la storia dell'umanità sono stati diversi.
    Ovviamente gli uomini possono costituirsi in diverse forme sociali: basta pensare che gli austriaci hanno dimostrato logicamente l'impossibilità del socialismo circa 60 anni prima che crollasse.

    L'uomo può costruire organizzazioni ma le organizzazioni in quanto tali non possono fare nulla. Saranno sempre gli uomini di quelle organizzazioni che influenzeranno altri individui dato che solo gli individui agiscono, pensano.

    L'ultimo rilievo mi pare oscuro ma se ho inteso tutto dipende dall'erronea equiparazione tra liberismo e libertarismo.



    Citazione Originariamente Scritto da No Man's Land
    Mi sembra un po' semplicistica come risposta... io ho proposto le mie riflessioni, poi se qualcuno ritiene che io abbia fatto confusione su qualcosa può spiegare e argomentare e si può vedere se riesce a farmi cambiare idea... altrimenti la discussione rimane impossibile.

  5. #5
    Sono tornato
    Data Registrazione
    31 Mar 2006
    Messaggi
    978
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Mah, devo dire che non mi convince molto come argomentazione... anzi, direi che hai confermato quello che già sapevo, e cioè che l'individualismo metodologico è un approccio riduzionista a senso unico. Ovvero, per chi segue quest'approccio le influenze vanno solo nella direzione agente ---> struttura. Fa parte della classica disputa tra teorie riduzioniste e teorie sistemiche. Io sono più propenso a credere che le influenze tra agente e struttura siano reciproche, nel senso che la struttura, dal momento in cui esiste, impone dei limiti alle possibili scelte dell'agente. Il mio punto di riferimento è la teoria generale dei sistemi di Niklas Luhmann, di cui per utilità indicherò di seguito i punti essenziali.
    Luhmann parte dalla premessa, che gli elementi primari di un qualsiasi sistema sociale non siano gli agenti principali, ovvero gli uomini, ma gli effetti della comunicazione. Senza comunicazione non esiste nessuna forma di sistema sociale.
    Un sistema sociale (sistema aperto) è in grado di costituirsi, ricostituirsi, ma soprattutto di autogestirsi (autoreferenzialità e autopoiesi). Questo è possibile solo mediante una perenne comunicazione. Luhmann precisa che l'uomo non può essere considerato un sistema di questo tipo, perché in realtà rappresenta un altro tipo di sistema più complesso; il sistema psicologico (coscienza), che a differenza del primo è in grado di pensare. I sistemi sociali invece non pensano, ma agiscono, sotto forma di interazione, organizzazione e società.
    Insomma, il succo di questa teoria è che le istituzioni sociali, una volta poste in essere, fanno sì che si sviluppi un sistema di interazioni costruite intorno ad esse e diventano capaci di conservarsi quasi a prescindere dalla volontà dei singoli individui. Essa si trasformano così in fattori causali restrittivi, appunto nel senso che la loro stessa esistenza restringe il campo delle scelte che l'individuo è in grado di compiere, in quanto costituiscono dei vincoli molto difficili da superare.
    Spero di avere chiarito a sufficienza il mio argomento. L'uomo è un essere sociale; quasi tutto ciò che l'individuo fa avviene in funzione del suo rapporto con gli altri, dunque ha senso solo se posto in relazione con il contesto sociale nel quale è inserito. Le istituzioni determinano quali comportamenti sono ritenuti socialmente appropriati e quali no, attraverso i meccanismi di socializzazione. Esse dunque influenzano i processi attraverso cui l'individuo compie le sue scelte. Ciò è stato peraltro confermato da un esperimento condotto qualche anno fa da un'equipe di economisti ed antropologi, che hanno sottoposto a individui provenienti da differenti contesti sociali e culturali il cosiddetto "gioco dell'ultimatum", e hanno trovato che effettivamente il retroterra socio-culturale dell'individuo influenza in maniera rilevante i suoi processi mentali, il suo modo di ragionare e le sue scelte. Mi pare ovvio concludere che le influenze strutturali contano, a differenza di quanto indurrebbe a credere l'approccio individualista-riduzionista.
    Ora, posto che la correttezza di un sistema di pensiero dipende unicamente dalla linearità del ragionamento, è chiaro che premesse diverse conducono a conclusioni diverse. Riconoscere questo implica anche l'attribuzione di pari dignità ad approcci metodologici differenti, altrimenti non se ne possono apprezzare le virtù né individuare i limiti.

  6. #6
    Forumista esperto
    Data Registrazione
    03 Apr 2009
    Messaggi
    18,718
     Likes dati
    584
     Like avuti
    2,422
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Non si può che rispondere l'ovvio: non esiste concretamente nulla come (per esempio) la gente, la società, la folla, le istituzioni, lo stato, il proletariato, i borghesi ma solo individui. E solo gli individui pensano, producono idee, agiscono. Affermare il contrario significa semplicemete personificare concetti un po' come nell'antichità si personificano o si imputavano a persone (o dei) fenomeni naturali non spiegati o non spiegabili altrimenti.
    La mente dell'uomo è poi sempre la stata la stessa, non esiste modo di sovvertire la logica senza rinunciare a capire. Infatti se fosse vero il contrario non potremmo mai comprendere cosa hanno fatto e perchè gli individui nel passato. Fermo restando che ovviamente le capacità intellettuali di ciascun individuo sono diverese.

    Citazione Originariamente Scritto da No Man's Land
    Mah, devo dire che non mi convince molto come argomentazione... anzi, direi che hai confermato quello che già sapevo, e cioè che l'individualismo metodologico è un approccio riduzionista a senso unico. Ovvero, per chi segue quest'approccio le influenze vanno solo nella direzione agente ---> struttura. Fa parte della classica disputa tra teorie riduzioniste e teorie sistemiche. Io sono più propenso a credere che le influenze tra agente e struttura siano reciproche, nel senso che la struttura, dal momento in cui esiste, impone dei limiti alle possibili scelte dell'agente. Il mio punto di riferimento è la teoria generale dei sistemi di Niklas Luhmann, di cui per utilità indicherò di seguito i punti essenziali.
    Luhmann parte dalla premessa, che gli elementi primari di un qualsiasi sistema sociale non siano gli agenti principali, ovvero gli uomini, ma gli effetti della comunicazione. Senza comunicazione non esiste nessuna forma di sistema sociale.
    Un sistema sociale (sistema aperto) è in grado di costituirsi, ricostituirsi, ma soprattutto di autogestirsi (autoreferenzialità e autopoiesi). Questo è possibile solo mediante una perenne comunicazione. Luhmann precisa che l'uomo non può essere considerato un sistema di questo tipo, perché in realtà rappresenta un altro tipo di sistema più complesso; il sistema psicologico (coscienza), che a differenza del primo è in grado di pensare. I sistemi sociali invece non pensano, ma agiscono, sotto forma di interazione, organizzazione e società.
    Insomma, il succo di questa teoria è che le istituzioni sociali, una volta poste in essere, fanno sì che si sviluppi un sistema di interazioni costruite intorno ad esse e diventano capaci di conservarsi quasi a prescindere dalla volontà dei singoli individui. Essa si trasformano così in fattori causali restrittivi, appunto nel senso che la loro stessa esistenza restringe il campo delle scelte che l'individuo è in grado di compiere, in quanto costituiscono dei vincoli molto difficili da superare.
    Spero di avere chiarito a sufficienza il mio argomento. L'uomo è un essere sociale; quasi tutto ciò che l'individuo fa avviene in funzione del suo rapporto con gli altri, dunque ha senso solo se posto in relazione con il contesto sociale nel quale è inserito. Le istituzioni determinano quali comportamenti sono ritenuti socialmente appropriati e quali no, attraverso i meccanismi di socializzazione. Esse dunque influenzano i processi attraverso cui l'individuo compie le sue scelte. Ciò è stato peraltro confermato da un esperimento condotto qualche anno fa da un'equipe di economisti ed antropologi, che hanno sottoposto a individui provenienti da differenti contesti sociali e culturali il cosiddetto "gioco dell'ultimatum", e hanno trovato che effettivamente il retroterra socio-culturale dell'individuo influenza in maniera rilevante i suoi processi mentali, il suo modo di ragionare e le sue scelte. Mi pare ovvio concludere che le influenze strutturali contano, a differenza di quanto indurrebbe a credere l'approccio individualista-riduzionista.
    Ora, posto che la correttezza di un sistema di pensiero dipende unicamente dalla linearità del ragionamento, è chiaro che premesse diverse conducono a conclusioni diverse. Riconoscere questo implica anche l'attribuzione di pari dignità ad approcci metodologici differenti, altrimenti non se ne possono apprezzare le virtù né individuare i limiti.

  7. #7
    Sono tornato
    Data Registrazione
    31 Mar 2006
    Messaggi
    978
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Le prove empiriche dimostrano il contrario. Prima ho citato il gioco dell'ultimatum, per chi non ne ha mai sentito parlare lo spiegherò.
    Ad un individuo viene detto che entrerà in una stanza e troverà sul tavolo la somma di 100 euro (ma potrebbero essere anche 1.000 o un milione, non fa differenza), divisibili fino al centesimo. Gli viene detto che di quei 100 euro può prendere per sé quanto desidera, lasciando il resto ad un'altra persona che entrerà nella stanza dopo di lui. La seconda persona però potrà decidere se accettare la divisione che la prima ha deciso, oppure se rifiutare, e in questo secondo caso, a nessuno dei due spetterà nulla: il secondo giocatore ha in pratica potere di veto sulla decisione del primo.
    Ebbene, se ipotizziamo che la mente umana sia sempre la stessa a prescindere dalle epoche e dai contesti sociali, il primo giocatore (essendo razionale) dovrebbe tenere per sé 99,99 euro e lasciare al secondo 1 centesimo, e il secondo dovrebbe accettare perché 1 centesimo è comunque meglio di niente.
    Tuttavia, l'esperimento cui accennavo è stato condotto da economisti ed antropologi su persone provenienti da diversi contesti: studenti europei, lavoratori cinesi, indios sudamericani e aborigeni australiani. Il risultato è stato che, a seconda del contesto socio-culturale di origine, gli individui prendevano decisioni assai differenti. La maggior parte degli studenti europei, per esempio, tendono a dividere i 100 euro perfettamente a metà, mentre molti asiatici hanno accettato anche offerte assai inique, e gli indios per lo più hanno rifiutato anche offerte molto generose. Posto che non si può ipotizzare che tutti gli appartenenti ad una certa cultura siano per natura stupidi o irrazionali, l'unica spiegazione possibile è che il contesto sociale ha avuto una grande influenza sulla formazione dei processi mentali individuali: persone provenienti da contesti simili tendono a dare risposte simili quando sono sottoposte a questo semplice test.
    Il risultato di questo esperimento è di per sé sufficiente a smontare il discorso riduzionista, perché mostra come ciò che l'individualismo assume come ovvio in realtà non lo sia affatto. Le scelte individuali dipendono in maniera fondamentale anche dal contesto sociale.

  8. #8
    Forumista esperto
    Data Registrazione
    03 Apr 2009
    Messaggi
    18,718
     Likes dati
    584
     Like avuti
    2,422
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Si tratta di un tipico esempio di quali assurdità conduca l’acritica applicazione di un metodo scientifico errato al comportamento umano: la correlazione non ha niente a che fare con i processi decisionali degli individui che sono invece guidati da nessi causali e finalistici. Mentre evidentemente descrive opportunamente relazioni tra grandezze fisiche che isolabili in laboratorio notoriamente non sono dotate di capacità di autodeterminarsi.

    Se non erro esperimenti del genere avevano dimostrato correlazioni anche tra tratti caratteriali, intellettuali, antropometrici e segni zodiacali. Anche in questo caso cioè ci troviamo di fronte alla personificazione di fenomeni, alla stessa mitologia per esempio che attribuiva agli dei (antropomorfi) la comparsa eventi inspiegabili.

    Citazione Originariamente Scritto da No Man's Land
    Le prove empiriche dimostrano il contrario. Prima ho citato il gioco dell'ultimatum, per chi non ne ha mai sentito parlare lo spiegherò.
    Ad un individuo viene detto che entrerà in una stanza e troverà sul tavolo la somma di 100 euro (ma potrebbero essere anche 1.000 o un milione, non fa differenza), divisibili fino al centesimo. Gli viene detto che di quei 100 euro può prendere per sé quanto desidera, lasciando il resto ad un'altra persona che entrerà nella stanza dopo di lui. La seconda persona però potrà decidere se accettare la divisione che la prima ha deciso, oppure se rifiutare, e in questo secondo caso, a nessuno dei due spetterà nulla: il secondo giocatore ha in pratica potere di veto sulla decisione del primo.
    Ebbene, se ipotizziamo che la mente umana sia sempre la stessa a prescindere dalle epoche e dai contesti sociali, il primo giocatore (essendo razionale) dovrebbe tenere per sé 99,99 euro e lasciare al secondo 1 centesimo, e il secondo dovrebbe accettare perché 1 centesimo è comunque meglio di niente.
    Tuttavia, l'esperimento cui accennavo è stato condotto da economisti ed antropologi su persone provenienti da diversi contesti: studenti europei, lavoratori cinesi, indios sudamericani e aborigeni australiani. Il risultato è stato che, a seconda del contesto socio-culturale di origine, gli individui prendevano decisioni assai differenti. La maggior parte degli studenti europei, per esempio, tendono a dividere i 100 euro perfettamente a metà, mentre molti asiatici hanno accettato anche offerte assai inique, e gli indios per lo più hanno rifiutato anche offerte molto generose. Posto che non si può ipotizzare che tutti gli appartenenti ad una certa cultura siano per natura stupidi o irrazionali, l'unica spiegazione possibile è che il contesto sociale ha avuto una grande influenza sulla formazione dei processi mentali individuali: persone provenienti da contesti simili tendono a dare risposte simili quando sono sottoposte a questo semplice test.
    Il risultato di questo esperimento è di per sé sufficiente a smontare il discorso riduzionista, perché mostra come ciò che l'individualismo assume come ovvio in realtà non lo sia affatto. Le scelte individuali dipendono in maniera fondamentale anche dal contesto sociale.

  9. #9
    Sono tornato
    Data Registrazione
    31 Mar 2006
    Messaggi
    978
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Io ci rinuncio, mi sembra di discutere coi testimoni di Geova: io espongo prove sperimentali e mi sento rispondere continuamente con gli stessi concetti che ho già confutato in precedenza. Peraltro senza un'adeguata argomentazione. Così non ci siamo... ora ti cerco l'articolo che parla di quell'esperimento e se ho tempo te lo posto, ma tanto credo sia inutile visto che continui ad ogni piè sospinto a propinarmi gli stessi dogmi.

  10. #10
    Forumista esperto
    Data Registrazione
    03 Apr 2009
    Messaggi
    18,718
     Likes dati
    584
     Like avuti
    2,422
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Thumbs down

    Io non so davvero cosa tu abbia confutato.
    Il fatto che esista una correlazione tra le scelte di alcuni individui non dimostra alcun nesso causale. Anzi la correlazione esprime proprio l'assenza di causazione. E' dogmatico chi confonde i due concetti e nemmeno si ferma a pensarci solo perchè riporta il pensiero di altri.

    Un testimone di Geova è poi chi applica acriticamente lo stesso metodo a problemi radicalmente diversi. Gli uomini non sono atomi, particelle, pianeti o polli.

    Citazione Originariamente Scritto da No Man's Land
    Io ci rinuncio, mi sembra di discutere coi testimoni di Geova: io espongo prove sperimentali e mi sento rispondere continuamente con gli stessi concetti che ho già confutato in precedenza. Peraltro senza un'adeguata argomentazione. Così non ci siamo... ora ti cerco l'articolo che parla di quell'esperimento e se ho tempo te lo posto, ma tanto credo sia inutile visto che continui ad ogni piè sospinto a propinarmi gli stessi dogmi.

 

 
Pagina 1 di 3 12 ... UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. Riflessioni sull'IMU
    Di Watson nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 28
    Ultimo Messaggio: 19-05-13, 16:44
  2. riflessioni sull'omosessualità a NAPOLI
    Di Imperituro nel forum Fondoscala
    Risposte: 19
    Ultimo Messaggio: 06-09-12, 18:43
  3. riflessioni sull'omosessulità
    Di FrancoAntonio nel forum Fondoscala
    Risposte: 802
    Ultimo Messaggio: 05-09-12, 16:43
  4. Riflessioni sull'immigrazione
    Di Marco d'Antiochia nel forum Destra Radicale
    Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 29-06-12, 10:32
  5. Riflessioni sull'Europa politica
    Di T. Muntzer nel forum Comunismo e Comunità
    Risposte: 20
    Ultimo Messaggio: 29-10-05, 11:50

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito