Desidero condividere con voi alcune riflessioni critiche sull'individualismo metodologico. Come al solito, vogliate prenderle come una provocazione che potrebbe offrire degli spunti di discussione.
L'individualismo metodologico. Per individualismo metodologico si intende il principio secondo cui tutti i fenomeni economici e sociali devono essere spiegati riconducendoli ai piani di azione degli agenti che hanno concorso a determinarli. Una spiegazione scientifica deve stabilire una relazione tra l’interazione sociale osservata e i criteri di comportamento individuali. Il punto di partenza è dunque un insieme di individui isolati, i quali sono considerati come totalmente indipendenti dal contesto sociale in cui vivono, e la società stessa, con le sue istituzioni economiche e le sue regole di funzionamento, è vista come il risultato dell’interazione spontanea tra gli individui. La società non è essa stessa una causa dell’individuo, come ipotizzato negli studi sociologici e nelle teorie economiche di ispirazione olistica. Essa è solo una conseguenza delle azioni individuali, le quali sono il vero motore di ogni fenomeno sociale. L’individuo non ha dunque bisogno di spiegazioni. Il solo fenomeno che richiede una spiegazione scientifica è l’interazione sociale che si sviluppa quando diversi individui isolati entrano in contatto.
Molto spesso, sia nei testi economici del XIX secolo, sia in quelli più recenti (compresi molti manuali di economia), per sottolineare la totale indipendenza dell’individuo dal contesto sociale, si introduce, come espediente narrativo, la figura di Robinson Crusoe, il personaggio del romanzo di Daniel Defoe, il quale si trova a vivere in un’isola deserta, cioè in un contesto privo di istituzioni sociali ed economiche. È solo quando Robinson entra in contatto col suo servitore Venerdì che si sviluppano l’interazione economica tra i due soggetti e le istituzioni che ne regolano il funzionamento. Tra le scuole economiche moderne ispirate all’individualismo metodologico, la teoria neoclassica gioca senz’altro un ruolo centrale soprattutto per l’egemonia accademica che essa si è conquistata. Da un punto di vista strettamente teorico, i più strenui difensori dell’individualismo metodologico sono tuttavia gli economisti appartenenti alla scuola austriaca.
La critica marxista. Sebbene l’espressione “individualismo metodologico” sia stata introdotta nel dibattito economico solo nel 1908 da parte di Schumpeter, l’idea che una spiegazione economica soddisfacente debba necessariamente ricondurre tutti i fenomeni sociali alle scelte individuali è ben antecedente. In realtà, la critica dell’economia politica borghese, come insieme di teorie che concepisce i rapporti tra individuo e società in senso unidirezionale invece di coglierne il rapporto dialettico, è uno degli aspetti centrali della teoria e della metodologia di Karl Marx e Friedrich Engels, i quali discutono in modo assai severo l’idea stessa che possa esistere una natura umana astratta indipendente dal contesto sociale. Secondo i due autori, l’economia politica, nel suo tentativo di fornire proposizioni universalmente valide, indipendenti dal contesto storico, non fa altro che assumere come universale la natura umana della società borghese, la quale non ha in realtà nulla di eterno, essendo essa stessa il prodotto di un particolare modo di interazione economica, basato sulla progressiva estensione dei rapporti di mercato. Invece di studiare la storia delle diverse forme di organizzazione sociale e dei diversi tipi di individuo che in esse si sviluppano, essa rappresenta la società contemporanea come conseguenza di una natura umana universale. Per questa ragione tutte le caratteristiche specifiche del capitalismo (la proprietà privata e il mercato innanzi tutto) e della natura umana che in esso si sviluppa (fondata sull’individualismo) finiscono per apparire come universali invece che come proprie di questo particolare modo di produzione.
Il metodo della teoria economica borghese, con quelle che Marx ed Engels chiamano in senso dispregiativo le sue robinsonate, riflette dunque tutte le contraddizioni di un metodo d’analisi aprioristico e astorico che, nel definire l’agente isolato come suo punto di partenza, finisce in realtà per assumere in esso già tutto l’insieme delle relazioni sociali che caratterizzano la società che si vorrebbe spiegare. L’asimmetrica divisione del lavoro tra Robinson e Venerdì, la loro propensione allo scambio, il linguaggio stesso che permette loro di comunicare, sono tutti aspetti presentati come tratti originari delle personalità dei due soggetti, laddove essi sono in realtà il prodotto del contesto sociale da cui essi provengono. Con queste premesse metodologiche, secondo Marx ed Engels, la teoria borghese si priva da sola della possibilità di concepire altri sistemi economici all’infuori di quello capitalista, il che le impedisce di cogliere lo sviluppo della società e degli individui di cui essa è costituita nella loro dimensione storica e transitoria.
Individualismo metodologico e individualismo ontologico. Per individualismo ontologico si intende la proposizione secondo cui sono gli individui che creano tutte le istituzioni sociali. I fenomeni collettivi, secondo questa posizione ontologica, non sono veramente entità reali, ma semplicemente astrazioni ipotetiche. Tali astrazioni provengono dalle decisioni degli individui, i quali sono le sole entità di cui si compone la realtà economica. Molto spesso, a questa posizione sulla natura della realtà economica si accompagna una particolare scelta metodologica, secondo cui la spiegazione scientifica di un fenomeno sociale deve sempre partire dalle scelte individuali (individualismo metodologico). Da questo punto di vista, tutte le proposizioni macroeconomiche che non hanno un fondamento microeconomico (ossia la gran parte della macroeconomia tradizionale) risulterebbero prive di contenuto scientifico.
Come nota Mark Blaug, il fatto che gli individui creino le istituzioni sociali è trivialmente vero. Questo tuttavia non implica che non possa esistere una relazione inversa secondo cui le istituzioni sociali possono avere effetti sul comportamento dell’individuo. Né, tanto meno, prosegue Blaug, l’individualismo ontologico implica l’esistenza di particolari regole metodologiche da seguire nello studio dei fenomeni collettivi, come invece affermano i sostenitori dell’individualismo metodologico.
Individualismo metodologico e individualismo politico. Il primo si riferisce ad un tipo di analisi economica che riconduce tutti i fenomeni sociali ai comportamenti e le scelte degli individui, il secondo indica invece un programma politico volto a promuovere la libertà individuale. Sebbene queste due posizioni si trovino spesso affiancate (almeno a livello formale) nelle teorie di ispirazione liberista, tra di esse non esiste in realtà alcun nesso di causalità: primo, è possibile difendere le libertà individuali senza sposare il particolare metodo di analisi individualistico; secondo, dal punto di vista del rigore scientifico, la scelta di un particolare metodo d’analisi dovrebbe dipendere da una particolare concezione della realtà (ontologia), non da un particolare programma politico.




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