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  1. #1
    laico progressista
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    Predefinito Dai consigli alle massaie alle riforme serie

    Di fronte al decreto sulle liberalizzazioni ideato dal ministro Bersani mi tornano in mente le ricette di Berlusconi. "L'Italia spende troppo in medicinali, compratene meno". Questo il bonario consiglio, divulgato con 16 milioni di opuscoli inviati a nostre spese, per alleggerire le tasche degli italiani e dello Stato.
    Oggi il governo Prodi gli ride in faccia. Con una mossa che apre il mercato dei farmaci da banco, prende tre piccioni con una fava: stronca l'odioso monopolio delle farmacie su una fetta di medicinali di largo consumo, favorisce la concorrenza e la ripresa di un segmento dell'economia, innesca un forte abbassamento dei prezzi. Il tutto senza togliere un soldo agli italiani, che per leggere in carta patinata lo stupidario del Cavaliere, qualche centesimo dalle tasche l'hanno dovuto cacciare.

    Ecco i fatti concreti dei "comunisti che seminano morte e miseria" contro il dilettantismo e le pagliacciate da quattro soldi di un sedicente liberale (da strapazzo). Ecco la differenza che passa tra il ghe pensi mi e l'impegno serio e competente.

  2. #2
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    Fra l' altro, lo chansonnier della Brianza "massaia" lo dice a sua sorella, se ce l' ha.

  3. #3
    laico progressista
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  4. #4
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    Infatti mi riferivo proprio all' episodio delle "massaie" che dovrebbero farsi il giro delle sette chiese per comprare le zucchine a prezzo più basso, come se le donne non lavorassero e avessero tempo per viaggiare per mezza città e come se fare la spesa fosse un compito esclusivo delle donne e non anche dei "massai". Anche in tv disse che le donne non vogliono andare in parlamento per non "lasciare i mariti" (sic!). Invece di rompere le scatole con la storia delle "quote rosa" (rosa! bleah), le donne in politica dovrebbero innanzitutto rendere pan per focaccia al brianzolo quando fa queste affermazioni da paternalista anni cinquanta e poi battersi perchè le condizioni materiali delle donne siano migliorate (periodo di maternità a precarie e lavoratrici autonome, permessi di paternità anche per i padri, asili nido pubblici, pillola del giorno dopo in farmacia, aiuti domestici per l'assistenza ai genitori anziani ecc). Con la lagna delle quote rischiano davvero di sembrare le "massaie" questuanti che ha in mente Berlusconi.

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da bsiviglia
    Fra l' altro, lo chansonnier della Brianza "massaia" lo dice a sua sorella, se ce l' ha.
    Il contesto complessivo del ragionamento fatto a suo tempo da colui era -oltre che assurdo- anche schifosamente maschilista.
    Però nella parola "massaia" in sé NON ci trovo nulla di male. E' un termine che NON mi pare abbia nessun possibile risvolto negativo e si riferisce ad una figura di un tempo decisamente positiva e anzi nel suo piccolo prestigiosa e che nella accezione originale -che nel Nord Italia mi pare sia tutt'ora percepita dal parlante almeno minimamente acculturato- vale al femminile così come al maschile.

    Comunque è possibile che nel Centro-Sud venga invece percepita come sinonimo di casalinga (?)

  6. #6
    laico progressista
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    Citazione Originariamente Scritto da bsiviglia
    Invece di rompere le scatole con la storia delle "quote rosa" (rosa! bleah), le donne in politica dovrebbero innanzitutto rendere pan per focaccia al brianzolo quando fa queste affermazioni da paternalista anni cinquanta e poi battersi perchè le condizioni materiali delle donne siano migliorate (periodo di maternità a precarie e lavoratrici autonome, permessi di paternità anche per i padri, asili nido pubblici, pillola del giorno dopo in farmacia, aiuti domestici per l'assistenza ai genitori anziani ecc). Con la lagna delle quote rischiano davvero di sembrare le "massaie" questuanti che ha in mente Berlusconi.
    Pienamente d'accordo. Così come è assurdo che le leggi a tutela delle donne e della parità di diritti debbano essere promosse solo dalle donne stesse, e non partano quasi mai dagli uomini. Nemmeno a sinistra. Tutto questo produce da un lato appunto la pretesa ingiusta, arrogante (e umiliante) delle quote rosa, una sorta di riserva indiana ben protetta a discapito di un sano e giusto darwinismo politico; dall'altro un atteggiamento accondiscentente e concessorio da parte degli uomini, che fa molto "liberal", molto "glamour" (a sinistra) e molto "galanteria" (a destra), ma che di fatto resta pura facciata.
    La verità è che il rispetto paritario (non nei numeri, ma nella dignità) deve essere ancora assimilato. Serve l'emancipazione maschile, altro che femminile. L'unico modo per ottenerla, è che le donne facciano un po' meno le schizzinose e si buttino a piene mani nella vita politica, senza recinti precostituiti. Certe cose si superano solo col confronto, la compresenza vera (non artificiosa) e la convivenza quotidiana.

  7. #7
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    Una volta tanto non parliamo delle nostre vicende di repubblicani, e diamo un'occhiata a quel che ci sta intorno.


    Un taxi chiamato desiderio

    Tito Boeri


    In questi giorni provo spesso la sensazione di trovarmi a una riunione condominiale sull’utilizzo del cortile di casa mia. I proprietari dei box non possono utilizzarli dato che altri condomini senza garage mettono la loro macchina in cortile. Per questo motivo ormai tutti, anche quelli che un garage ce l’hanno, hanno deciso di mettere la loro macchina in cortile davanti ai box. E chi si batte per liberare dalle macchine il cortile e metterci delle piante e un parcheggio per biciclette trova sempre la solita risposta: "io la mia macchina non la sposto finché non la spostano gli altri".


    Sempre "prima gli altri"

    Una dopo l’altra le categorie colpite dal pacchetto Bersani sostengono che sarebbe più efficace liberalizzare qualcun altro. Non sorprende. Stupisce però leggere autorevoli commentatori sostenere che il governo non può intervenire solo su queste categorie. Sono tante, perché i provvedimenti riguardano ben dodici ambiti differenti (libere professioni, banche, assicurazioni, farmacie, class action, notai per passaggio proprietà auto/moto, taxi, trasporto locale, commercio, servizi pubblici locali, rafforzamento poteri Antitrust) rispondendo a ben venticinque pareri dell’Autorità Garante della Concorrenza e dei Mercati. Ma si vorrebbe comunque che il governo, prima di colpire queste rendite, d’un colpo riformasse le pensioni, il mercato del lavoro e magari abolisse il sindacato, attaccando frontalmente la propria base elettorale.
    La logica del "o tutti, o nessuno" serve solo per impedire che ripartano le liberalizzazioni nel nostro paese. Da qualche parte bisogna pur cominciare ed è più che naturale che un esecutivo con maggioranza risicata voglia iniziare ad aggredire le rendite nei settori i cui interessi sono meno rappresentati tra i propri parlamentari. Semmai, bisognerebbe rimproverare i governi precedenti per non essere intervenuti su rendite che non riguardavano da vicino la loro base elettorale. L’alternanza al governo di un paese dovrebbe servire proprio anche ad alternare le rendite da colpire.


    Le ragioni dei tassisti

    Chi si preoccupa per il fatto che le misure non colpiscano tutti, dovrebbe semmai pensare a modi per compensare le categorie colpite in cui vi è una più alta percentuale di persone a reddito medio-basso. E' il caso dei tassisti fra le categorie coinvolte dal decreto Bersani.
    Per un tassista una licenza è come una pensione. Quando decide di ritirarsi dalla vita attiva (è un lavoro molto stressante, basta guidare un giorno intero nel nostro traffico urbano per accorgersene), vende la licenza e, col ricavato, si procura un reddito per il resto dei suoi giorni. Ogni incremento del numero di licenze provoca perciò al tassista una perdita in conto capitale considerevole, oltre che una potenziale riduzione dei propri redditi da lavoro futuri. Potenziale perché, a prezzi più bassi e più corse i tassisti potrebbero mantenere i propri redditi. La domanda di taxi è molto sensibile a variazioni del prezzo: quando il costo di una corsa urbana diminuisce, vi saranno molte più persone che usano il taxi anziché la propria autovettura. Ma la perdita in conto capitale rimane e può essere molto rilevante. A Firenze si calcola che una licenza costi attorno a 300mila euro. Dunque, una riduzione anche solo del 10 per cento del valore di una licenza, costa 30mila euro, tra i due e i tre anni della "pensione" di un taxista.
    Colpa di un mercato illegale delle licenze. Meglio, colpa di quella prima generazione di taxisti che ha ricevuto la licenza dal Comune a titolo gratuito e l’ha poi venduta alla generazione successiva a caro prezzo. Ma inutile prendersela col passato. I tassisti oggi in attività hanno pagato per le loro licenze e vedono perciò con legittima preoccupazione una svalutazione del proprio capitale. È la stessa sensazione provata da molti risparmiatori dopo l’11 settembre. Se allora non ce la si poteva prendere con un nemico invisibile come i terroristi, questa volta la fonte delle perdite in conto capitale ha un nome e un cognome. Compensibili soprattutto per chi ha comprato la propria licenza da poco. Chi lavora da tempo, ha presumibilmente acquistato la licenza a prezzi molto più bassi di quelli cui potrà venderla anche dopo la liberalizzazione.
    Le proteste di questi giorni non sembrano tenere conto del fatto che il provvedimento varato dal Governo in realtà prevede misure di compensazione per i tassisti. Si prevede che l’80 per cento dei proventi dalla vendita delle licenze venga destinato ai tassisti che rimangano titolari di una sola licenza.
    Supponiamo pure che dopo l’incremento del 10 per cento delle licenze in circolazione, il valore delle licenze diminuisca del 10 per cento. Ogni tassista perderebbe in conto capitale 30mila euro, ma si vedrebbe assegnata una compensazione pari a 22mila con una perdita netta, quindi, di ottomila euro. Qualora la compensazione salisse al 100 per cento (potrebbe essere proposto per chi ha da poco acquistato la licenza), la perdita sarebbe "solo" di tremila euro. Tenendo conto che i vincoli attuali al numero di licenze sono molto stringenti potrebbe anche essere che la perdita associata alla liberalizzazione sia ancora più contenuta. Certo non sarà così se i tassisti continueranno, nelle loro pur legittime proteste, a prendere in ostaggio i cittadini e a bloccare il traffico sotto la canicola. Prima o poi qualche sindaco in cerca di popolarità si rivolgerà ad agenzie di trasporto privato creando un pericoloso precedente. Dimostrerebbe a tutti che si può fare anche a meno dei taxi.


    Tratto dal sito www.lavoce.info (le sottolineature sono mie).

  8. #8
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    Boeri è totalmente condivisibile e mi fa venire in mente un lontano ricordo personale : mio padre mi raccontava che quando si introdusse il cinema sonoro ( mio padre era nato nel 1910) i pianisti e gli orchestrali che accompagnavano il cinema muto finirono sul lastrico e iniziarono proteste e manifestazioni . La cosa finì con un compromesso , mi pare che per qualche anno
    i cinema dovettero far precedere la proiezione da uno spettacolino musicale.
    Certo non si bloccò il cinema sonoro.
    Ma c' è tanta differenza fra un innovazione tecnologica ed un adeguamento socio/normativo ?
    In altre parole i tassisti non sono una specie di luddisti ? Qui il problema è di armottizzatori sociali non certo rinunciare alle innovazione ( anzi adeguamenti)

  9. #9
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  10. #10
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    E come mai non prende il generico?

 

 
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