Il 4 ottobre leggo questo:
ROMA - La commissione Affari costituzionali della Camera ha approvato la riduzione del numero dei deputati da 630 a 512: 500 eletti in Italia e dodici nella circoscrizione Estero (questi ultimi salgono dall'1,90% al 2,34% del totale dei deputati). La norma è stata approvata a larga maggioranza a eccezione di Forza Italia che ha votato contro. La commissione mercoledì aveva approvato un altro emendamento che riguarda il Senato federale. Secondo questa norma il Senato dovrà essere eletto su base regionale (184 senatori), più i sei della circoscrizione estero. In ogni regione i senatori dovranno essere eletti dal Consiglio regionale, al proprio interno, e dal Consiglio delle autonomie locali, tra gli eletti negli enti locali, secondo le modalità previste dalla legge elettorale.
«Ciò che è accaduto mercoeldì in commissione è un segnale importante», ha commentato Roberto Maroni (Lega nord). «Tutta la maggioranza unita ha votato un testo assieme a noi e all'Udc e sono rammaricato che An e Fi abbiano votato contro. Se il voto verrà confermato dall'aula tra qualche settimana vorrà dire che si è prodotta una piccola ma importante svolta».
Oggi, 17 ottobre leggo questo:
Riforme, centrodestra si asterrà su testo alla Camera
ROMA - L'opposizione di centrodestra ha detto oggi di avere raggiunto una posizione comune, l'astensione, nei confronti della riforma costituzionale in votazione alla Camera. Lo dice una nota congiunta dei capigruppo a Montecitorio di Forza Italia, Alleanza Nazionale, Udc e Lega Nord, che si sono riuniti oggi alla presenza del leader di An, Gianfranco Fini, e del vicecordinatore di Fi, Fabrizio Cicchitto.
Finora An, Udc e Lega Nord avevano votato nella I commissione della Camera assieme alla maggioranza di governo alcune modifiche alla Costituzione, contenute in un progetto di legge che prevede la riduzione del numero dei parlamentari, l'eliminazione del bicameralismo e più poteri al premier.
Forza Italia, invece, aveva votato no, sostenendo che l'obiettivo unico dell'opposizione deve essere quello di far cadere il governo di Romano Prodi il prima possibile e non di collaborare con il centrosinistra per cambiare le regole della politica.
La convergenza di tutta la Cdl sull'astensione non fa però venire meno l'obiettivo comune delle dimissioni di Prodi, dicono i capigruppo.
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