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Discussione: I Savoia e Fatima

  1. #1
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    I Savoia e Fatima

    Si prega di attenersi alla dimensione escatologica, mariana e teologico-storica del posr, senza scadimenti nell'attualità politico-ideologica e giudiziaria. Il sottoscritto, monarchico filoborbonico, benché con cari amici monarchici filosabaudi, vuole qui analizzare il ruolo di Fatima nella molteplice dimensione suddetta ed in relazione alla Monarchia tradizionale. Gli interventi, pertanto, siano congruenti alla citata linea. Grazie e buona lettura.



    I Savoia e Fatima:
    una storia comune?

    Nell’ormai lontano 16 ottobre 1454, nel monastero domenicano di Alba, circondata da tutte le sue consorelle e dal confessore padre Bellini, agonizzava una suora. Era presente anche la superiora e fondatrice del convento, la Beata Margherita di Savoia. Durante la triste circostanza si verificò un fatto straordinario di cui ci è pervenuta la prova documentaria, resa pubblica dal convento solo nell’anno 2000.

    Di Luis Dufaur

    Radici Cristiane
    Anno II, numero 15 (giugno 2006), pp. 50-53

    Così recita testualmente uno dei documenti: «Avvenne la visione profetica avuta e riferita agli astanti in punto di morte dall’agonizzante Suor Filippina alla quale Nostra Signora Santissima, Santa Caterina da Siena, il Beato Umberto di Savoia e l’Abate Guglielmo di Savoia, predissero avvenimenti prosperi e funesti per la Casa di Savoia, fino ad un tempo futuro imprecisato di terribili guerre, di esilio in Portogallo di un altro Umberto di Savoia e di un mostro proveniente dall’Oriente con grande sofferenza per l’Umanità, mostro che sarà però distrutto da Nostra Signora del Santo Rosario di Fatima se tutti gli esseri umani la invocheranno con grande contrizione».
    Quindi, già nel 1454, più di quattro secoli e mezzo prima delle apparizioni di Cova de Iria, era stato predetto, con una visione soprannaturale, il castigo per il mondo peccatore, tramite un “mostro orientale torturatore dell’umanità” che sembra incarnare gli “errori della Russia” contro i quali la Madonna espresse i propri avvertimenti all’umanità nel 1917.
    Inoltre, era stato anche chiaramente preannunciato il periodo storico relativo all’esilio di Re Umberto II ed in altra parte della documentazione pervenutaci viene altresì riportato che la profezia riferita dalla morente Suor Filippina terminava con le parole: «Satana provocherà una terribile guerra ma alla fina la perderà perché la vergine Santissima Madre di Dio e del santissimo Rosario di Fatima, più forte di un esercito in ordine di battaglia, lo vincerà per sempre». Considerando questa visione profetica ci si può chiedere quale relazione potesse mai esistere tra il monastero delle Domenicane nella piccola città italiana di Alba e l’allora sconosciuto villaggio portoghese di Fatima in un’epoca di comunicazioni quasi inesistenti. Come spiegare che la Provvidenza abbia annunciato con tanto anticipo l’apparizione di Nostra Signora a Fatima, avendo peraltro permesso che si parlasse di tale evento profetico solo nel terzo millennio? In realtà, è da ritenersi che nella sublime architettura della creazione divina, Fatima abbia un posto predestinato, così come la vita di quella Suor Filippina che ora rievocheremo.

    I Savoia e Fatima coinvolti nella storia.

    Suor Filippina era in realtà di stirpe principesca essendo figlia di Filippo II di Savoia, Principe di Acaia, detronizzato traumaticamente per una congiura familiare nonché gettato legato, ancor vivo, nelle acque gelide del lago di Avigliana il 20 dicembre 1368. La sua unica figlia era proprio la citata Suor Filippina che con il cognome fittizio “dei Storgi” si fede monaca, onde ottenere l’intrecessione divina in favore dell’anima di suo padre che mai aveva conosciuto. In realtà, Filippo d’Acaia non era morto ma riuscì invece a sopravvivere miracolosamente ed essendo sfuggito ai congiurati condusse vita da pellegrino penitente in molti santuari di Francia, Svizzera e Spagna fino ad arrivare in Portogallo…a Fatima.
    Ma perché Fatima? Cosa poteva esservi laggiù? I documenti pubblicati menzionano: «Una chiesa in un villaggio chiamato Fatima, chiesa costruita da un’antenata della Nostra Signora Fondatrice Margherita di Savoia e precisamente dalla regina del Portogallo Mafalda di Savoia…». Questa regina, morta nel 1157 fu infatti la sposa del primo re del Portogallo, Don Alfonso Henriques (1128-1185), ed era figlia di Amedeo III di Savoia nonché sorella del Beato Umberto di Savoia, antenata quindi di Filippo di Savoia-Acaia e della nostra Suor Filippina. Tutta la regione di Fatima con i territori vicini fu campo di battaglia dello stesso re Alfonso nella guerra contro gli invasori maomettani ed il Re concesse estesi possedimenti terrieri agli Ordini religiosi che più si erano distinti nella “Reconquista” dai mori, in particolare l’Ordine Cistercense fondato da San Bernardo di Chiaravalle e l’Ordine del Tempio, il quale ebbe il proprio “Quartier Generale” nella storica cittadina di Tomar, a soli 30 chilometri da Fatima, dove i Cavalieri del Tempio si erano rifugiati successivamente allo scioglimento del loro Ordine da parte del Papa. A Tomar ciò che era rimasto dell’Ordine Templare si trasformò nell’ordine del Cristo e da allora la Croce Templare e dell’Ordine del Cristo divenne l’emblema della potenza navale portoghese che sventolò sulle bandiere e sugli stendardi del Portogallo, nelle secolari vicende della propria storia.
    Questo insieme di fatti spiega perché Fatima è stata sempre irradiata dallo spirito mariano cistercense e templare, rappresentato dai grandiosi poli abbaziali tuttora esistenti nei pressi: Alcobaça e Tomar. L’intera regione circostante registrò la costruzione di molte fortezze del Tempio, di abbazie (oltre a quelle citate), di chiese e cappelle dedicate alla Madonna, in piena epoca di crociate contro l’Islam: Fatima fu il centro di tale lotta antislamica che rese il Portogallo vero Cavaliere della Croce contro la Mezzaluna.
    Tornando a Filippo d’Acaia, questi aveva continuato le sue peregrinazioni ed essendo poi rientrato, in incognito, nella sua terra natale, iniziò la ricerca infruttuosa della propria figlia. Egli morì senza averla ritrovata ma venne confortato, nel dicembre del 1418, poco tempo prima della sua morte, dalla assistenza della nipote, la già citata Margherita di Savoia-Acacia.
    Lui stesso chiese di poterla incontrare e solo alla fine del colloquio le rivelò la propria identità e strettissima parentela. Le raccontò anche del suo miracoloso salvataggio dal lago di Avigliana, grazie all’intercessione del Beato Umberto di Savoia la cui medaglia prodigiosa portava sempre con sé e chise alla Madre Superiora di consegnare questa stessa medaglia, dopo la sua morte, alla figlia, nella speranza che questa fosse un giorno ritrovata. «Una volta espressa questa estrema rivelazione» ci dice uno dei documenti pubblicati recentemente, «esalò repentinamente l’ultimo respiro, la notte successiva, nella chiesa di san Francesco, sul sepolcro del fratello Ludovico di Savoia, mentre anelava di recarsi presso il tumulo del Beato Umberto ad Altacomba». La Beata Margherita di Savoia conservò la medaglia, mentre la figlia del principe Filippo risultava sparita da molto tempo insieme alla propria madre. «In realtà erano entrate entrambe nel monastero di Santa Caterina di Alba dove la figlia prese il nome di Suor Filippina in onore del proprio padre ritenuto defunto», secondo la citata documentazione. Dopo alcuni anni la beata Margherita si stabilì ad Alba anch’essa e vi fondò il monastero di Santa Maria Maddalena, come già detto all’inizio. Un certo giorno Suor Filippina si fece trasferire con bolla di benestare del Papa Niccolò V datata 16 gennaio 1448, nel nuovo convento citato e solo in punto di morte confessò alla badessa di esser sua cugina, apprendendo a sua volta dalla Beata Margherita della morte edificante di suo padre per la salvezza del quale si era consacrata suora; apprese, inoltre, dalla stessa Badessa del passaggio per Fatima del padre.
    Fu proprio nell’ora della morte che il Cielo premiò suor Filippina con la già menzionata visione del futuro Trionfo della Vergine «su un mostro proveniente dall’Oriente, tormento dell’umanità…, mostro che sarà distrutto dalla Madonna del santo rosario di Fatima, se tutta l’umanità la invocherà con grande contrizione»



    Verso lo scioglimento della profezia

    La storia non terminò perché i presenti tramandarono le memorie degli eventi citati. Due secoli dopo, nel 1638, il padre domenicano Jacinto Baresio pubblicò una Storia di Casa Savoia su richiesta della Duchessa di Mantova, Margherita di Savoia-Gonzaga, viceregina reggente del Portogallo, utilizzando la cronaca relativa a suor Filippina, cronaca che però distrusse successivamente avendola giudicata lesiva della reputazione sabauda a causa dell’assassinio di Filippo d’Acaia. Tuttavia, la badessa dell’epoca e le più anziane monache del monastero, che avevano letto il manoscritto originale, ne ricostruirono il testo, apponendo il loro sigillo d’autenticità in data 7 ottobre 1640. Nel 1655 un’altra religiosa, che lasciò solo le sue iniziali su un ulteriore manoscritto, confermò tutto in questi termini: «Le memorie scritte affermano che in Lusitania esiste una chiesa nella cittadina chiamata Fatima, edificata da una antenata della nostra santa Fondatrice Margherita di Savoia, la regina Mafalda di Portogallo, figlia di Amedeo III di Savoia, nella quale chiesa una statua della santissima Vergine parlerà su avvenimenti futuri molto gravi perché satana scatenerà una terribile guerra che però perderà perché la Santissima Vergine Madre di Dio, del Santissimo Rosario di Fatima, più forte di un esercito in ordine di battaglia, sbaraglierà satana per sempre. A.D. 1655. San Domenico ti affido questo scritto. Suor C.R.M.».
    Anche questi nuovi documenti caddero, però, nel dimenticatoio fino al 1855, quando la badessa Benedetta Deogratias Ghibellini «ebbe una rivelazione soprannaturale circa il contenuto della cronaca sparita [cioè distrutta dal padre Baresio], contenuto che trasmise alla sua successora, imponendole di ritrasmetterlo a sua volta, sempre in segreto, cioè non pubblicamente, fino al verificarsi della profezia».
    Il 22 maggio 1885 la nuova priora, madre Stefania Mattei, comunicò il segreto ad una suor Lucia Mantello che aveva effettuato una breve permanenza nel monastero domenicano prima di consacrarsi religiosa salesiana. Quest’ultima, pur non avendo mai visto i documenti originali, lasciò i seguenti appunti frammentari: «Un’antichissima cronaca del monastero narrava la visione di suor Filippina dei Storgi….suor Filippina moribonda (16 ottobre 1454) ha una visione alla presenza della Beata e delle consorelle…Personaggi della visione sono la Madonna del Rosario, san Domenico, santa Caterina da Siena, il Beato Umberto, l’abate Guglielmo di Savoia-Acaia e tutti le vennero incontro. Successivamente, dopo una interruzione, ebbe uno sguardo nel futuro…Umberto II in esilio in Portogallo…Nostra Signore di Fatima salverà l’umanità…Amen». Quando, poi, furono ritrovati i documenti dei secoli passati, la concordanza delle varie testimonianze costituì prova preziosa dell’autenticità delle apparizioni.


    La speranza di Fatima

    I documenti analizzati danno un’idea dell’immensità del progetto che la Provvidenza Divina ha riservato a Fatima. Il progetto divino ebbe inizio con la fondazione del Regno del Portogallo e si è poi sviluppato attraverso i secoli, coinvolgendo altresì delle anime particolarmente care a Maria Santissima, anime le quali operarono come testimoni della rivelazione secondo cui, nonostante tutte le apparenze contrarie, il maligno sarà sconfitto e la Santa Vergine trionferà!
    «Il mostro proveniente dall’Oriente, tormento dell’umanità» e le “terribili guerre” rivelate a suor Filippina, identificabili negli “errori della Russia” con rivoluzioni, lotte di classe, invasioni di ogni specie, immoralità e irreligiosità dilaganti, uniti alla recente rinnovata esplosione dell’estremismo islamico che fu proprio sconfitto nella regione di Fatima in passato, sembrano preludere al caos generale finale; ma invece, contro ogni apparenza, trionferà la Vittoria del Cuore Immacolato di Maria secondo la promessa di Nostra Signora di Fatima nel 1917. La storia del principe Filippo di Savoia-Acacia e di sua figlia suor Filippina sono un esempio di bellezza e di grandezza per due tipi di penitenza, quello del peccatore e quello dell’innocente che I suddetti personaggi sopportano nella loro vicenda umana tra avvenimenti quasi inverosimili, in nome di una Fede superiore.
    I fatti storici dimostrano, inoltre, che Fatima fu scelta ab anitquo come terra di elezione della vergine Santissima e per ciò stesso divenne terra di crociata. Avendo presente tale quadro storico si comprenderà che la contrizione penitente e la conversione dall’empietà riporterà l’umanità pentita nel solco tracciato dai secoli passati di Fede e di eroismo, all’epoca dei quali nacque Fatima.

  2. #2
    Ashmael
    Ospite

    Predefinito

    I Savoia fanno bene a chiedere l'assistenza di Maria Madre di Dio, Regina dei Cieli e Consolatrice degli afflitti. Avanti, Savoia, chiedi la grazia!

  3. #3
    Veritas liberabit vos
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    Ne ha parlato anche Renzo Allegri

    Nel 1454 vide i miracoli di FATIMA

    La straordinaria scoperta di manoscritti che testimoniano le predizioni di una suora del convento fondato dalla Beata Margherita di Savoia, in cui si preannunciavano i messaggi rivelati dalla Madonna nel 1917, ma anche l’assassinio di re Umberto I nel 1900 e l’esilio di Umberto II nel 1946


    RENZO ALLEGRI

    "Chi" numero 48 - 29 Novembre 2000





    Prima puntata e apparizioni di Fatima, di cui tanto si è parlato in questi ultimi anni, sono state a loro volta "predette" fin dal ‘400. Esistono dei documenti manoscritti antichi che parlano apertamente di quegli eventi futuri, indicando con precisione il messaggio che la Madonna avrebbe dato ai tre pastorelli portoghesi nel 1917.
    La sconcertante notizia è apparsa recentemente nelle pagine di una rivista religiosa, che s’intitola Il Cervo. Una pubblicazione che esce ogni due mesi ed è l’organo informativo ufficiale del monastero delle suore di clausura domenicane, fondato ad Alba, in provincia di Cuneo, dalla Beata Margherita di Savoia nel 1430. Siamo andati ad Alba per poter vedere quei misteriosi e importantissimi documenti e abbiamo scoperto una storia incredibile, che qui raccontiamo in esclusiva per i nostri lettori.
    "Sapevamo che esistevano quei documenti, perché erano citati in diversi libri riguardanti la storia della nostra fondatrice e del nostro monastero", ci ha detto suor Agostina, la madre priora del monastero di Alba. "Ma non sapevamo dove fossero finiti. Li ho trovati per caso, nell’agosto dello scorso anno. Li ho pubblicati nella nostra rivista, senza alcun commento. Non è nostro compito dare spiegazioni per cose tanto delicate, ma riteniamo che il loro valore storico sia grande e indiscutibile".
    Madre Agostina è stata molto gentile, ma nello stesso tempo assai riservata. I documenti che ha trovato sono diversi, redatti in tempi diversi, e sono complementari tra loro. Cioè ciascuno contiene parte di una narrazione complessa. Messi insieme, forniscono la trama di una vicenda dai risvolti impensabili, un giallo storico, con contorni drammatici e foschi, storicamente inediti, e pieno di riferimenti profetici, nel senso che la protagonista indica fatti che si sarebbero realizzati cinque secoli dopo, e tra essi anche le apparizioni di Fatima.
    L’evento che sta all’origine di questi documenti risale al 1454. Si verificò all’interno del monastero delle suore di clausura domenicane. Quel monastero era stato fondato dalla Beata Margherita di Savoia, una delle figure più eccelse dì quel secolo. Figlia del principe Amedeo Savoia-Acaia e della contessa Caterina di Ginevra, era nata a Pinerolo il 4 giugno 1390. A 12 anni era già una ragazza bellissima e, per ragioni di Stato, dovette andare sposa a Teodoro lI Paleologo, re di Tessaglia, re di Maiorca, marchese di Monferrato, doge di Genova, vicario imperiale di Lombardia. Uomo d’armi, giostratore eccellente, politico accorto, aveva 26 anni più di Margherita. Era stato sposato con Giovanna di Bar, dalla quale aveva avuto due figli.
    Nel 1418 Teodoro morì e Margherita prese il suo posto nel governo del marchesato. Aveva 28 anni e le cronache del tempo dicono che era di una bellezza unica. Per questo diversi principi e regnanti chiesero la sua mano. Tra essi il più insistente era Filippo Maria Visconti, duca di Milano. Ma Margherita rifiutò tutti. Aveva deciso di diventare monaca nell’ordine di San Domenico. Quando poté lasciare il marchesato, si ritirò ad Alba, dove iniziò una vita di preghiera e di penitenza e intorno al 1430 fondò un monastero di clausura, diventandone la madre abbadessa.
    Ad Alba esisteva già un altro monastero di clausura, quello di Santa Caterina da Siena. In esso viveva una suora molto anziana, madre Filippina de’ Storgi, che aveva fama di santità. Margherita di Savoia pensò di prenderla come guida spirituale per le proprie suore. Ma per uscire da un monastero di clausura, e sia pure per entrare subito in un altro, occorreva il permesso scritto del Papa in persona. Margherita di Savoia si rivolse al Papa, che era Nicolò V, il quale, in data 16 gennaio 1448, inviò un rescritto dando il permesso. Tra i vari documenti antichi conservati nell’archivio del monastero di Alba c’è anche quel rescritto, che diventa ora una tessera importante per la storia che stiamo raccontando. Madre Filippina era veramente una santa. Aveva visioni celesti, doni carismatici, estasi. Sotto la sua guida, le suore della comunità di Margherita di Savoia raggiunsero straordinari gradi di perfezione. Tutta la cittadina di Alba aveva grande stima di loro.
    Nel 1454 madre Filippina, ormai vecchia, si ammalò. La sera del 16 ottobre di quell’anno era in agonia. Intorno a lei si radunarono le consorelle, con la madre abbadessa, Margherita di Savoia, il cappellano del monastero, padre Bellini, che portò alla morente l’Eucarestia. E mentre la comunità pregava per la moribonda, si verificò il fatto eccezionale di cui parlano i documenti che pubblichiamo in queste pagine.
    Dopo avere ricevuto la comunione, madre Filippina andò in estasi. Le suore che le erano accanto si resero conto che essa stava conversando con entità celesti che loro non vedevano. Capirono però che tra le varie presenze c’erano la Madonna, Santa Caterina da Siena, San Domenico, il Beato Umberto di Savoia, l’abate Guglielmo di Savoia. Con essi madre Filippina parlava di eventi che riguardavano la famiglia di Margherita, cioè casa Savoia. Eventi belli e anche brutti. Alcuni legati alla devozione della Madonna, vanto di Casa Savoia. Uno dei celesti interlocutori, come si legge nei documenti ora ritrovati, ricordò alla veggente che Màfalda di Savoia, figlia di Amedeo III, vissuta nel 1100, era andata sposa ad Alfonso Henriquez, primo re del Portogallo, ed era diventata la prima regina del Portogallo. Da regina, volle erigere una chiesa in onore della Madonna "in un paese che si chiama Fatima". E il misterioso interlocutore celeste disse a madre Filippina che, in quel luogo "un giorno la Madonna parlerà di avvenimenti futuri molto gravi, perché Satanasso farà una guerra terribile, ma perderà, perché la Vergine Santissima Madre di Dio e del Santissimo Rosario di Fatima, più forte di ogni esercito schierato in battaglia, lo vincerà per sempre".
    E chiaro, in questo passo, il riferimento alle apparizioni della Madonna di Fatima. Ma in un altro documento, sempre tra quelli ora ritrovati e che riportano quanto accadde nel monastero di Alba la sera di quel 16 ottobre 1454, l’accenno alle future apparizioni di Fatima è molto più esplicito. Madre Filippina, in estasi, disse che "in un tempo non precisato di terribili guerre" sarebbe arrivato "un certo mostro d’Oriente, tribolazione dell’Umanità, ma sarebbe stato ucciso dalla Madonna del Santo Rosario di Fatima, se tutti gli uomini l’avessero invocata con penitenza grande". Questo passo riferisce l’essenza del messaggio di Fatima. Il "mostro d’Oriente, tribolazione dell’umanità" altro non sarebbe che il comunismo ateo, nato in Russia, ma diffusosi poi in tutto il mondo, del quale parlò apertamente la Vergine ai tre veggenti di Fatima, chiedendo "preghiere e penitenza" a tutti per poter fermare i danni gravissimi che "quel mostro" avrebbe provocato nel mondo.
    Che queste "profezie", fatte nel 1454, riguardino eventi del nostro tempo, e non di altra epoca, è confermato da altri particolari riferiti negli stessi documenti e legati alle vicende di Casa Savoia. Continuando nella sua visione profetica, suor Filippina cominciò a raccontare eventi futuri, che sarebbero accaduti in secoli lontani. Disse di vedere "un re che porta il nome di Umberto, che tutti chiamano il "Re buono", ma che viene ucciso nella città della regina Teodolinda. In quella città dove si conserva la Corona di ferro, fatta con un chiodo del Calvario". Poi vede "un secondo re Umberto, che regna per poco tempo e se ne va in esilio per evitare spargimento di sangue. Va in esilio in Lusitania (cioè in Portogallo) sull’ oceano, sulla costa del Sole". Lo vede anche in pellegrinaggio a Fatima e dice che a Fatima non c’è più la piccola chiesa fatta costruire da Mafalda di Savoia, quando era regina del Portogallo. Quella chiesetta è stata sostituita da una grande chiesa, con "dentro e fuori molta gente; parlano tutte le lingue. Umberto è tutto vestito di nero, non per il trono perduto, ma per l’assassinio della sua cara sorella Mafalda prigioniera di guerra tra i germanici".
    L’assassinio di re Umberto a Monza, il grande Santuario di Fatima che ha sostituito la chiesetta costruita dalla regina del Portogallo, l’esilio di Umberto Il in Portogallo e il lutto che porta per la sorella Mafalda sono indiscutibili fatti del nostro secolo e indicano che quelle lontane "profezie" si riferivano proprio a eventi del nostro tempo.
    Come ho detto, la visione di suor Filippina de’ Storgi ebbe luogo nel monastero delle suore domenicane di Alba, la sera del 16 ottobre 1454. Ma i documenti che la raccontano sono assai più recenti. Uno è del 1640, un secondo è del 1655, mentre un terzo risale al 1856. Non perdono certo il loro sconcertante valore "profetico", in quanto riferiscono fatti che accadranno molti anni dopo, ma viene spontaneo chiederci come mai furono scritti in un tempo così lontano da quando quella visione si verificò.
    Ed ecco che qui si apre un nuovo capitolo di questa incredibile storia, che spiega anche perché i documenti che la raccontano sono del ‘600. Un capitolo che riguarda una drammatica vicenda di Casa Savoia: l’orribile assassinio del conte Filippo II, zio della Beata Margherita di Savoia, compiuto dalla matrigna. E una vicenda tenuta sempre nascosta, ma che ora viene completamente svelata. Questi documenti non solo raccontano quel delitto e i suoi retroscena, ma rivelano anche come Filippo Il, che per la storia morì assassinato nel 1368, in realtà fu miracolosamente salvato dal Beato Umberto di Savoia, suo antenato, di cui egli era molto devoto. E visse poi fino al 1418, errando, sotto falso nome, per l’Europa e sostando anche a lungo a Fatima, presso la chiesetta fatta costruire dalla sua antenata, la regina Mafalda. Ma questa è un’altra incredibile storia, che racconteremo nel prossimo numero.



    Vst il blog: http://vandeano2005.splinder.com/

  4. #4
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    1916-2006: Importante anniversario per Fatima

    Fatima, la dottrina cattolica e la Teologia della Storia (1)



    Fatima 1916-2006


    Il 90° delle Apparizioni dell’Angelo del Portogallo ai tre pastorelli.

    Spunti-Luci sull’Est
    Agosto 2006, pp.13-15


    Ci è sembrato opportuno ricordare ai nostri lettori l’inizio della storia di questo avvenimento epocale, cioè le sei apparizioni della Madonna a Cova da Iria nel 1917. Come forse pochi ricordano, esse furono precedute dalle apparizioni dell’Angelo del Portogallo (o della Pace) ai piccoli veggenti Lucia, Giacinta e Francesco. Questo fatto è stato commemorato il 10 giugno scorso, nel Santuario di Fatima, con un pellegrinaggio di numerosissime bambine e bambini – circa 30.000 e provenienti da diverse zone del Portogallo, nonché dall’arcipelago di Madeira e delle Azzorre – ed ha avuto come motto: «Non abbiate paura, sono l’Angelo della Pace», cioè l’espressione utilizzata dal celeste inviato ai tre pastorelli. Anche questa soprannaturale preparazione a Colei «che è venuta dal Cielo» fa parte integrante del «più importante avvenimento del XX secolo», il quale deve essere per noi luce e speranza in mezzo al caos del mondo contemporaneo.


    Prima delle apparizioni della Madonna, Lucia, Francesco e Giacinta – Lucia de Jesus do Santos e i suoi cugini Jacinta e Francisco Marto, tutti residenti nel villaggio di Aljustrel, parrocchia di Fatima – ebbero tre visioni dell’Angelo del Portogallo o della Pace.

    Prima apparizione dell’Angelo

    La prima apparizione dell’Angelo avvenne nella primavera o nell’estate del 1916, in un antro o grotta del colle di Cabeço, vicino ad Aljustrel, e si svolse nel modo seguente, come narra suor Lucia: « Giocavamo da qualche tempo, ed ecco che un vento forte scuote le piante e ci fa sollevare lo sguardo per vedere cosa succedeva perché la giornata era serena. Allora cominciammo a vedere a una certa distanza, sulle piante che si stendevano in direzione dell’Oriente una luce più bianca della neve, con l’aspetto di un giovane trasparente, più spendente di un cristallo attraversato dai raggi del sole. A misura che si avvicinava, ne venivamo distinguendo i tratti: un giovane dai 14 ai 15 anni, di una grande bellezza. Eravamo sorpresi e quasi rapiti. Non dicevamo parola. Giunto vicino a noi disse: “ Non abbiate paura. Sono l’Angelo della pace. Pregate con me”.
    E, inginocchiatosi a terra, curvò la fronte fino al suolo. Spinti da un moto soprannaturale, lo imitammo e ripetemmo le parole che gli udimmo pronunciare: “Dio mio! Credo, adoro, spero e vi amo. Vi chiedo perdono per coloro che non credono, non adorano, non sperano e non vi amano”.
    Dopo aver ripetuto questo tre volte, si alzò e disse: “Pregate così. I Cuori di Gesù e di Maria sono attenti alla voce delle vostre suppliche”. E scomparve.
    L’atmosfera soprannaturale che ci avvolse rea tanto intensa che quasi non ci rendevamo conto, per un lungo lasso di tempo, della nostra stessa esistenza, restando nella posizione in cui ci aveva lasciato, e ripetendo sempre la stessa preghiera. La presenza di Dio si sentiva così intensa e intima che non osavamo neppure parlare fra di noi. Il giorno seguente sentivamo lo spirito ancora avvolto in questa atmosfera, che andò scomparendo soltanto molto lentamente.
    Di questa apparizione nessuno pensò di parlarne, né di raccomandarne il segreto. Essa lo impose da sé. Era così intima, che non era facile pronunciare su di essa la minima parola. Ci fece anche, forse, maggiore impressione, per il fatto che fu la prima manifestazione di questo tipo».



    Seconda apparizione dell’Angelo

    La seconda apparizione avvenne nell’estate del 1916, sul pozzo della casa dei genitori di Lucia, presso cui i bambini giocavano. Così narra suor Lucia ciò che l’Angelo disse loro – a lei e ai suoi cugini – in quella occasione:
    « - “Che fate? Pregate! Pregate molto! I Cuori santissimi di Gesù e di Maria hanno su di voi disegni di Misericordia. Offrite costantemente all’Altissimo preghiere e sacrifici”
    - “Come dobbiamo fare a sacrificarci?” chiesi. “In tutti I modi possibili, offrite a Dio un sacrificio un atto di riparazione per I peccati con cui è offeso e di supplica per la conversione dei peccatori. Attirate così sulla vostra Patria la Pace. Io sono il suo Angelo custode, l’Angelo del Portogallo. Soprattutto accettate e sopportate con sottomissione la sofferenza che il Signore vi manderà”.
    E scomparve.
    Queste parole dell’Angelo si incisero nel nostro spirito, come una luce che ci faceva comprendere chi era Dio; come ci amava e voleva essere amato; il valore del sacrificio e come gli era gradito; come, per riguardo ad esso, convertiva i peccatori».



    Terza apparizione dell’Angelo

    La terza apparizione avvenne alla fine dell’estate o all’inizio dell’autunno del 1916, di nuovo nella grotta del Cabeço, e si svolse nel modo seguente, sempre secondo la descrizione di suor Lucia: «Appena vi giungemmo in ginocchio, con I volti a terra, cominciammo a ripetere la preghiera dell’Angelo: “Dio mio! Credo, adoro, spero e vi amo e vi chiedo perdono per tutti coloro che non credono, non adorano, non sperano e non vi amano”. Non so quante volte avevamo ripetuto questa preghiera, quando vedemmo che su di noi brillava una luce sconosciuta. Ci alzammo per vedere cosa succedeva, e vedemmo l’Angelo con un calice nella mano sinistra e sospesa su di esso un’Ostia, dalla quale cadevano nel calice alcune gocce di sangue. Lasciando il calice e l’Ostia sospesi in aria, si prostrò a terra vicino a noi e ripeté tre volte la preghiera:
    “ Trinità Santissima, Padre, Figliolo e Spirito Santo, vi adoro profondamente e vi offro il Preziosissimo Corpo, Sangue, Anima e Divinità di Nostro signore Gesù Cristo, presente in tutti i tabernacoli della terra, in riparazione degli oltraggi, dei sacrilegi e delle indifferenze con cui è offeso. E per I meriti infiniti del suo Santissimo Cuore e del Cuore Immacolato di Maria, vi chiedo la conversione dei poveri peccatori”.
    Poi, sollevandosi prese di nuovo il calice e l’Ostia e diede l’Osita a me e ciò che conteneva il calice lo diede da bere a Giacinta e Francesco, dicendo nello stesso tempo: “Prendete e bevete il Corpo e il Sangue di Cristo orribilmente oltraggiato dagli uomini ingrati. Riparate i loro debiti e consolate il vostro Dio”.
    Di nuovo si prostrò a terra e ripeté con noi altre tre volte al stessa preghiera: “Santissima Trinità….” E scomparve.
    Portati dalla forza del soprannaturale, che ci avvolgeva, imitavamo l’Angelo in tutto, cioè prostrandoci come lui e ripetendo le preghiere che lui diceva. La forza della presenza di Dio era così intensa, che ci assorbiva e ci annientava completamente. Sembrava che per un tale lasso di tempo ci privasse perfino dell’uso dei sensi corporali. In quei giorni facevamo le azioni materiali come portati da questo essere soprannaturale che a ciò ci spingeva. La pace e la felicità erano grandi, ma soltanto interiori, con l’anima completamente concentrata in Dio. Anche la stanchezza fisica che ci prostrava era grande.
    Non so perché , le apparizioni della Madonna producevano in noi effetti molto diversi. La stessa gioia intima, la stessa felicità e pace. Ma, invece, di questo abbattimento fisico, una certa agilità espansiva; invece di questo annientamento nella divina presenza, un esultare di gioia; invece di questa difficoltà nel parlare, un certo entusiasmo comunicativo. Ma, nonostante questi sentimenti, sentivo l’ispirazione a tacere, soprattutto alcune cose. Negli interrogatori, sentivo l’ispirazione interiore che mi ispirava le risposte che, senza mancare alla Verità, non scoprissero ciò che per il momento dovevo occultare». ( Cfr. Antonio Augusto Borelli, Fatima: messaggio di tragedia o di speranza?, Roma, Luci sull’Est, 2004, pp. 15 e 19)


    I compiti degli Angeli

    A questo proposito e molto utile conoscere quello che ci insegna San Roberto Bellarmino, S.J. Dottore della chiesa nell’opera «De Ascensione mentis in Deum per scalas rerum creaturarum (Elevarsi interiormente a Dio utilizzando come scala le realtà create)»:

    Cinque sono i compiti degli Angeli.

    Il primo è quello di cantare in perpetuo lodi ed inni al Creatore. Ed affinché ci rendiamo conto di quanto Dio tenga in grande stima un tale servizio, va considerato che a quest’ufficio vengono destinati gli angeli superiori: essi, quasi precedenti nel canto, sono seguiti da tutti gli altri cori angelici all’unisono con gaudio incredibile […]
    Impara da qui, anima mia, di quanta venerazione sia degno Iddio dal momento che anche quei supremi principi del Cielo, che pure lo assistono sempre e contemplano ininterrottamente il suo volto, non osano mai dimenticare, nel lodarlo, il timore e la riverenza, nonostante il loro eccelso grado e la loro familiarità. E tu, che sei polvere e cenere, cosa risponderai, quando, nel giudizio, verrai accusata di sonnolenza e divagazioni in un’opera così divina alla quale non eri neppure degna di esser assunta? Comincia almeno da adesso ad apprendere, lasciandoti ammaestrare da un esempio così elevato, ad innalzare – con timore e tremore, con attenzione e vigilanza, con amore e desiderio – le debite lodi e gli inni al tuo Dio.

    L’altro compito degli Angeli è quello di presentare in offerta a Dio le preghiere degli esseri mortali e altresì raccomandarle al suo suffragio. Così difatti spiega l’arcgangelo Raffaele nel libro di Tobia: “ Quando er[i] in preghiera [in lacrime] e…tu seppellivi i morti…Quando, poi, tu non hai esitato ad alzarti ed ad abbandonare il tuo pranzo…io presentavo l’attestato della tua preghiera davanti alla gloria del Signore”; e nell’Apocalisse San Giovanni vede un angelo ritto davanti all’altare con un incensiere d’oro: “Gli furono dati – scrive – molti profumi perché li offrisse insieme con le preghiere di tutti I santi, bruciandoli sull’altare d’oro, posto davanti al Trono [di Dio]” […]

    Il terzo compito degli angeli è quello di essere inviati come messaggeri per comunicare le notizie che Dio vuole trasmettere, soprattutto se esse riguardano la redenzione e la salvezza eterna. Così insegna, infatti, l’Apostolo agli Ebrei: “Non sono essi [gli angeli] tutti spiriti incaricati di un ministero, inviati per servire coloro che devono ereditare la salvezza?” […]
    La ragione per cui Dio, che è dovunque e, di per sé, potrebbe senza ostacoli parlare direttamente al cuore degli uomini, voglia comunque inviare gli angeli, sembra essere questa: far comprendere agli esseri umani che le cose umane sono sotto la Provvidenza di Dio e da lui tutto viene retto e governato; gli esseri umani, difatti, potrebbero facilmente scambiare le ispirazioni divine per proprie valutazioni e riflessioni. Invece, vedendo o sentendo degli angeli mandati da Dio e verificando che i messaggi si realizzano appunto come essi avevano predetto, non possono più nutrire dubbi circa la verità che è Dio a provvedere alle cose umane e che, in particolare, da lui vengono dirette e disposte tutte quelle realtà relative alla salvezza eterna degli eletti.

    Il quarto compito degli angeli è quello di proteggere gli esseri umani, sia i singoli che le moltitudini. Piacque, infatti, alla pietà di Dio Padre nostro di affidare ai suoi potentissimi servitori le infermità dei mortali e preporli ad essi quasi come degli educatori rispetto a bambini, oppure come quasi dei tutori per degli orfani, o anche come avvocati per I clienti, o come pastori per le pecore, o come medici per gli ammalati, o come difensori per I deboli, o infine come protettori per coloro che non sono in grado di difendersi da soli e si rifugiano sotto la protezione di chi ha più possibilità […]

    L’ultimo compito degli angeli è quello di esser altresì dei soldati o dei capi armati “ per compiere la vendetta tra i popoli e punire le genti”. Sono degli angeli coloro che fanno ardere nel fuoco e nello zolfo città infami; che sterminano I primogeniti di tutto l’Egitto, che con un solo assalto sbaragliano molte migliaia di Assiri. Saranno altresì degli angeli che nell’ultimo giorno “separeranno I cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente”.

    Ecco perché le persone pie debbono amare questi concittadini propri, cioè gli angeli santi, mentre le cattive dovrebbero aver terrore della potenza degli angeli ministri dell’ira di Dio onnipotente, dalle cui mani nessuno potrà mai sottrarle (cfr. op. Cit cap. VI, «Scritti spirituali». Brescia, Morcelliana, 1997, pp. 299; 301; 303; 305; 307; 309).

  5. #5
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    Lightbulb L'Apostolo di Fatima

    Fatima, la dottrina cattolica e la Teologia della Storia (2)




    L’Apostolo scelto
    dalla Madonna



    Fondatore della Suore Riparatrici di Nostra Signora dei Dolori di Fatima, il canonico Manuel Nunes Formigão salvò Lisbona da un orribile castigo e meriterebbe di esser maggiormente conosciuto.

    Spunti-Luci sull’Est, febbraio 2006, p.11



    Il nome del compianto canonico Manuel Nunes Formigão (1883-1958) rimarrà per sempre unito a Fatima come parte integrante della sua storia. Infatti, non si può studiare l’evoluzione degli avvenimenti della Cova da Iria senza trovare, continuamente, la figura di quest’uomo provvidenziale che s’incaricò di orientarli, definirli, ed imprimere loro il suo segno inconfondibile.
    Per valutare in tutta la portata il suo coinvolgimento nel fenomeno di Fatima, occorre non dimenticare il contesto dell’epoca che ha preceduto il riconoscimento episcopale delle Apparizioni. Era un momento d’investigazione de esame ed il canonico Formigão ci appare esattamente come l’investigatore instancabile che interroga i veggenti e gli altri testimoni, uno dopo l’altro, su tutti I dettagli. E’ così meticoloso e perseverante che la piccola Lucia, durante una delle interviste, gli cade esausta ai piedi. I suoi interrogatori sono ancor oggi fra le migliori fonti per riconoscere l’autenticità della storia di Fatima. Era un iter di prudenza estrema. Occorreva rispettare il carisma soprannaturale, in caso vi fosse; e allo stesso tempo rispettare l’autorità, dalla quale era stato duramente provato per 13 lunghi anni. In questo il canonico Formigão è stato di un equilibrio unico. Né precipitoso, affrettando i tempi oppure sostituendosi alla Gerarchia, come tante volte accade, né scettico fino a chiudere la porta al soprannaturale. I suoi interrogatori ci mostrano uno spirito arguto che cerca la verità ad ogni costo. Costui è stato il primo e serio e rigoroso critico di Fatima. Però, al di là del valore del suo sforzo umano, io vedo la sua fronte cinta dell’aureola di una gloria ancor più elevata. Il canonico Formigão è stato l’Apostolo scelto dalla Santissima Vergine, sul quale Lei si è espressamente pronunciata (facendo il suo nome) e al quale ha affidato due compiti delicatissimi. Uno riguarda la vita particolare di Lucia ed è ancora presto per parlarne. L’altro, di maggiore importanza, ha una ripercussione sociale che nessuno sarà capace di misurare.
    Portato da una persona di fiducia, un giorno arriva la canonico Formigão questo strano messaggio comunicato dalla Santissima Vergine per mezzo di Giacinta. Si trattava di fondare un gruppo di pie anime dedite alle riparazioni eucaristiche per evitare a Lisbona un orribile castigo. Era il febbraio 1920. Giacinta, dieci anni, era agonizzante nell’ospedale di Estefãnea, a Lisbona. Occorreva molta umiltà, molta fede, molta docilità all’illuminazione dello Spirito santo per prendere sul serio un messaggio del genere, venuto da una bambina in preda ad una febbre alta, che facilmente poteva sbagliare oppure delirare…
    Però il canonico Formigão capì e accettò il compito. La Santissima Vergine sapeva che poteva affidarsi a lui. E l’Opera nasce, si diffonde, realizza il suo fine secondo i voleri del Cielo e Lisbona rimane in piedi…
    Al miscredente del nostro secolo sembrerà strano e magari ridicolo che la pace sociale ed il futuro di una città possano dipendere dalle devozioni eucaristiche di un gruppo di religiose. Secondo le notizie divulgate dalle agenzie di stampa, tutte le convulsioni del pianeta sono facilmente spiegabili con le cause seconde e l’uomo della strada non riesce ad andare oltre la prospettiva naturale delle cose. E se non c’è altra spiegazione, tirando in ballo il caso si risolve tutto. Però l’uomo di Fede sa che il caso non esiste (è soltanto «lo pseudonimo di Dio quando Dio non vuole firmare») e che al di là delle cause intermedie, ce n’è un’ultima dalla quale tutto dipende e senza la quale neppure un capello cade dalla nostra testa.
    E’ proprio quello che ha verificato il canonico Formigão , ed è per questo che la Congregazione delle suore Riparatrici di Nostra Signora dei Dolori di Fatima è oggi una realtà alla quale la Patria tanto deve. Un giorno ho visitato quest’uomo di Dio, nel suo letto di morte. Già immobile, senza possibilità di parlare mi ha chiesto, con un gesto, che gli dessi l’assoluzione. Alla fine sorrideva, guardandomi con gli occhi molto aperti, occhi che sembravano guardare al di là del transitorio e dell’effimero…mai dimenticherò quello sguardo che riassumeva tutta la sua vita. Il canonico Formigão era un uomo straordinariamente illuminato e pieno di fede (cfr. Periodico, Apostolo de Fatima, n°24, luglio-agosto 2005, Torres-Novas, Fatima, p.2)



    Si prega gentilmente di comunicare le Grazie ricevute per l’intercessione di questo Servo di Dio a: Secretariado da Canonização do P. Manuel Nunes Formigão Religiosas Reparadoras de Fátima- Rua de Santo António, 71 – Apart. 227 – 2496-908 Fátima - Portugal


    www.lucisullest.it

    http://vandeano2005.splinder.com/

  6. #6
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    Vi segnalo i link se vi interessa saperne di più circa 2 personaggi citati nella presente discussione:

    BEATO UMBERTO III DI SAVOIA

    http://www.santiebeati.it/dettaglio/92000





    BEATA MARGHERITA DI SAVOIA

    http://www.santiebeati.it/dettaglio/90491


  8. #8
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    Bellissime documentazioni, interessanti davvero.
    E' davvero interessante sottolineare come la Madre di Dio anticipò ad una Savoia tali predizioni!!! Lascia pensare!
    NOI SIAMO LA VERA ITALIA !
    RICOSTRUIAMO LA NOSTRA PATRIA !

  9. #9
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    Caro Fabio,
    encomiabile è il tuo aprire thread e segnalazioni sui Savoia. Forse un tempo, sino a metà '800, quella casata fu davvero benedetta, in quanto autenticamente cattolica. Ma a partire da Carlo Alberto - re che soleva dilettarsi in esoterismo e certo qual satanismo (ne è prova lo stemma della casata che adottò con la stella a cinque punte) - quella famiglia è lontana da Dio e dall'autentico spirito cattolico, non riconoscendosi più in questi (v. QUI; QUI ed ancora QUI). Le vicende degli ultimi tempi, peraltro, avallano questa convinzione.
    Ne segue che i suoi "martiri", che tu celebri, non possono veramente qualificarsi tali e di conseguenza non rappresentano per noi neppure degli esempi da emulare, tanto più che non hanno mai versato sangue per la fede.
    Questa casata, pertanto, non ha più nulla di quelle antiche e nobili vestigia.
    Ciò sia detto con chiarezza.

    Aug.

  10. #10
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    sarebbe propriointeressante sapere dove ha letto che Carlo Alberto, fervente cattolico, si dilettava di esoterismo...
    Grazie...un monarchico cattolico..
    NOI SIAMO LA VERA ITALIA !
    RICOSTRUIAMO LA NOSTRA PATRIA !

 

 
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