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  1. #31
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    I pazienti promuovono gli ospedali del Nord.

    Hanno promosso anche i topi e gli escrementi del S. Carlo?

  2. #32
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    dal quotidiano LIBERO di oggi

    La sanità della sinistra favorisce solo i malati più ricchi

    di CARLO CICCIOLI*

    Il duo Turco-Mussi vorrebbe ripristinare la totale esclusività del rapporto pubblico per i primari. Una soluzione perfetta secondo la loro ideologia. La quadratura del cerchio, dopo l'ultimo scandalo della malasanità, facendo sembrare giusto quello che in realtà non è certo un bene per la società italiana. Ma questo è il solito vizio della cultura di sinistra: per ideologia vecchia maniera, egualitarismo d'accatto e populismo, invece di fare di tutto affinché la sanità pubblica sia sempre più ad alto livello di qualità delle prestazioni e dei servizi, si prendono decisioni che non fanno che peggiorare la situazione. Sulla carta, infatti, sembrerebbe la cosa giusta: la garanzia per i cittadini che si curano nelle strutture statali che coloro che vi prestano la loro opera non abbiano altre attività esterne. Ma la realtà è un'altra cosa. La realtà, e la politica è l'arte di governare la realtà, ci dice che se si forza troppo la mano, se lo Stato costringe i luminari a scegliere, questi scapperanno a gambe levate dalla sanità pubblica. Perché? Perché gli stipendi tra pubblico e privato non sono, allo stato attuale, comparabili. E a quel punto, mi chiedo: chi ci ha guadagna? Il cittadino meno abbiente che va nell'ospedale o quello facoltoso che si ritrova il luminare in clinica? Dove comunque sarebbe sempre andato? La risposta è fin troppo semplice per pensare che la sinistra non la conosca. Mussi e Turco vogliono i "fuoriclasse" ma invece arriveranno all'esatto contrario: una sanità pubblica di serie B e una privata di serie A. Se invece veramente vogliamo che i cittadini abbiano dalla sanità pubblica lo stesso livello del settore privato (l'efficienza, la comodità, i grandi medici), allora l'approccio non può che essere realistico. È giusta l'esclusività, se gli stipendi per i primari e per i luminari sono pari a quelli del mercato privato. Ma siccome questa strada è impraticabile per ragioni di bilancio, allora, secondo gli statalisti di tutte le stagioni, la soluzione è uccidere l'eccellenza della sanità pubblica. Bel risultato! L'altra soluzione, ben più praticabile, è quella di una intramoenia vera che oggi invece non esiste. Una intramoenia che fornisca aree private adeguate e attrezzate nelle strutture pubbliche. Il che significa ovviamente altri investimenti pubblici. Ma qui mi domando: la finanziaria che la Turco e Mussi hanno contribuito ad approvare, li permette? Non sembra proprio. E allora, l'unica soluzione possibile è quella di permettere di integrare, ovviamente con rigide regole, lo stipendio pubblico con attività private. L'unico modo per non buttare il buono che c'è - e ce n'è molto - della sanità italiana è quello di rivalutare il ruolo del medico attraverso la salvaguardia della libera scelta di esercitare la professione. Il diritto alla libertà individuale è il presupposto necessario per instaurare un rapporto fiduciario tra medico e paziente. Oltre qualunque ideologia e populismo.
    * Medico psichiatra Deputato di Alleanza Nazionale

    Saluti liberali

  3. #33
    SENATORE di POL
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    dal quotidiano LIBERO di oggi



    I vecchi ospedali vanno riprogettati Come i sindacati

    di VITTORIO RAVÀ

    Il vizio originario della sanità italiana può essere in molti casi ricondotto agli immobili stessi. L'utilizzo di vecchi lazzaretto o ospizi, nell'accezione medievale, come l'Ospedale di Siena, quello di Venezia e quello di Treviso, non ha permesso di dare il supporto logistico corretto all'attività ospedaliera. L'errore storico è aver trasformato immobili comuni e non aver avuto quasi mai un progetto di costruzione dell'ospedale ideale progettato in funzione dei bisogni dei malati e dei fabbisogni di chi li deve curare. Oltre agli ospedali antichi oggi abbandonati, la maggior parte degli ospedali italiani sono stati costruiti a cavallo del Novecento sul modello a padiglioni che, basandosi sulle scoperte di Pasteur e Koch sulle malattie infettive, proponeva la separazione immobiliare come unica maniera per evitare il contagio. Una soluzione a questo problema, che non vuole essere una ricetta semplicistica, è quello di vendere gli ospedali antichi alle Fondazioni bancarie, come hanno fatto a Treviso, dove nel 1996 la Cassa Marca ha comprato l'immobile del San Leonardo trasformandolo nella facoltà di Giurisprudenza, seguendo l'intuizione del Presidente Dino De Poli. I nuovi ospedali devono nascere dal prato verde, in una logica industriale basata sulla logistica, avendo al centro la diagnostica con i reparti collegati, come se fosse una catena di montaggio. Le nuove teorie logistiche sono quelle che hanno obbligato la Fiat a costruire Melfi all'inizio degli anni 90 e non a ristrutturare Mirafiori, risparmiando all'epoca 100.000 lire su ogni auto prodotta. Se vale per le fabbriche, a maggior ragione deve valere per gli ospedali, che vanno ristrutturati anche dal punto di vista sindacale, con nuove organizzazioni del lavoro basate sulla flessibilità. La parte più visibile e drammatica del problema è dovuta alla mancanza di una corretta e puntuale gestione delle pulizie, che da sempre sono l'emblema della carenza organizzativa. La pulizia ha sofferto il vizio della terziarizzazione e la mancanza di macchinari adatti per ogni fabbisogno. L'Italia è uno dei primi costruttori al mondo di macchine per le pulizie: basterebbe coinvolgerli a livello progettuale e fare gli angoli delle stanze stondati e non acuti e così le motospazzatrici pulirebbero anche dove si annida lo sporco. Ma il vero problema che le macchine non possono risolvere è la dedizione di chi lavora negli ospedali. Può sembrare strano, ma la crisi delle vocazioni è l'inizio della crisi ospedaliera: fino a 20 anni fa si poteva contare sulla dedizione religiosa delle suore, che non è stata sostituita dalla dedizione civile. Le Indagini dei NAS hanno assolto gli ospedali del Nord e condannato quelli del Sud, ma non c'è di che rallegrarsi, perché manca il progetto di un ospedale costruito in modo moderno in co-design con i fornitori e l'introduzione di nuova managerialità nel mondo ospedaliero. Gli uomini della produzione industriale sono gli unici che sanno calcolare i risparmi, l'efficienza del personale e soprattutto il ritorno degli investimenti. La Sanità è un problema nazionale e rappresenta il buco nero nei conti dello Stato. Il Piano Ospedali Nazionale deve uscire dalle logiche provinciali e regionali e diventare un vero piano industriale, senza sovrapposizioni organizzative e di potere, perché per risparmiare sui costi ci vogliono ospedali nuovi e oggi, con il boom immobiliare, molte risorse possono essere recuperate dagli storici immobili ospedalieri.

    Saluti liberali

  4. #34
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    dal quotidiano LIBERO di oggi

    Black out in sala operatoria Sedicenne finisce in coma

    VIBO VALENTIA Una ragazza di soli sedici anni, F.M., finisce in coma mentre si trova "sotto i ferri" a causa di un improvviso blackout. L'incidente si è registrato nell'ospedale di Vibo Valentia in una sala operatoria completamente rimessa a nuovo. Attualmente la giovane paziente si trova ricoverata nel nosocomio cosentino dell'Annunziata, dove è stata trasferita. La ragazza era stata trasportata in mattinata in ospedale perché affetta da colica appendicolare. In sostanza, doveva essere operata d'urgenza di appendicite, ma per via dell'improvviso calo di corrente le sue condizioni sono notevolmente peggiorate. La direzione dell'Asl di Vibo Valentia ha aperto un'inchiesta interna sulla vicenda, e in un comunicato ha ricostruito l'accaduto, chiarendo che «la paziente, F. M., è stata sottoposta ad intervento chirurgico in una sala operatoria che era stata di recente allestita in attesa del completamento dei lavori del blocco operatorio principale che necessitava di opere di ammodernamento e messa a norma». UNA SALA NUOVISSIMA Nonostante la sala fosse «stata curata in maniera particolare dal punto di vista impiantistico elettrico, per favorire l'adeguamento alle moderne norme di sicurezza», quando nel corso dell'intervento «si è verificata una momentanea interruzione della corrente elettrica, dovuta probabilmente ad uno sbalzo di tensione esterno, la lampada scialitica e l'elettrobisturi, collegati alle prese del sistema di continuità, hanno continuato a funzionare», mentre «l'apparecchio di anestesia ed il relativo monitor, però, inspiegabilmente, non erano stati collegati alle prese del sistema di continuità, pertanto sono rimaste spenti fino all'arrivo, avvenuto dopo qualche minuto, dell'elettricista». «In ogni caso nei minuti in cui l'apparecchio era spento l'anestesista ha proceduto con la respirazione manuale», si legge ancora nel comunicato. «L'azienda, al momento - conclude la direzione del nosocomio calabrese - non è in grado di stabilire con esattezza un rapporto causa-effetto tra quanto descritto e il peggioramento delle condizioni di salute della signorina F. M.». IL PRECEDENTE Un mistero ancora da sciogliere, quindi, il caso di questa giovane che sta lottando tra la vita e la morte. Ma, a quanto pare, si tratterebbe di un copione già visto. Per l'Asl di Vibo Valentia è il secondo episodio critico nel giro di una settimana. Venerdì scorso una donna, R.C., di 57 anni, è morta intossicata dai farmaci che stava prendendo per curare una lombosciatalgia. Neanche in questo caso, non è stato stabilito se il decesso sia stato conseguenza di una terapia errata.

    Saluti liberali

  5. #35
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    E così la tanto attesa decisione è arrivata. La Giunta Regionale del Piemonte, con qualche marginale scambio di sedia, ha sostanzialmente confermato in blocco i Commissari delle Aziende Sanitarie Regionali, nominati durante lo scorso aprile, dopo la gloriosa vittoria dell'Unione della Sinistruzza alle politiche, che ha portato poi la piemontese Livia Turco alla carica di "ministro della salute". Detti "manager" pubblici dal 01 marzo 2007 potranno fregiarsi, per un triennio, del titolo di Direttore Generale.
    Dunque promossi! E ciò nonostante che almeno qualcuna fra le Signorie Loro, fosse piuttosto pubblicamente invisa persino alle "comunità locali", e rispettive amministrazioni, targate sinistretta. Promossi nonostante la dimostrazione di assoluta inadeguatezza dimostrata in almeno qualche caso (inadeguatezza di cui lor signori sono del tutto consci, visto che fin dal giorno dopo del loro insediamento hanno iniziato un'opera di denigrazione sistematica dei dirigenti e dei quadri intermedi che si sono trovati nelle "aziende scalcinate" che hanno "ereditato", per il modico "salario" di 200.000€ più incentivi!), e nonostante la sostanziale terzomondializzazione della sanità regionale, determinata da politiche confusionarie, comunque costose e del tutto prive del sostegno di adeguati investimenti in settori strategici, quali quelli delle tecnologie sanitarie e degli impianti tecnologici ospedalieri.
    Intanto la burocratizzazione delle procedure, lo spoil sistem atipico per mezzo di mobizzazione di fatto di dirigenti e quadri sgraditi in quanto sospettati di essere stati troppo zelanti nell'attuare le detestate politiche delle precedenti amministrazioni, hanno portato persino a qualche protesta di organizzazioni sindacali minori, che hanno rilevato (persino loro!!!) anche l'ineducazione palese nei rapporti interpersonali dimostrata da taluni dei predetti "manager" promossi. E mentre venivano promossi, qualcuno di questi cultori della "trasparenza" e della "legalità", oltre che ovviamente del "risparmio", si divertiva a dare pagelline di valutazione alla dirigenza, non relativamente ai pochi mesi del loro mandato, ma retroattivamente, imputando ai malcapitati pretesi o presunti obiettivi non raggiunti (???) negli anni novanta, ossia nello scorso secolo. Ma tutto va ben madama la marchesa!!! La Giunta Regionale ha dimostrato di essere composta di uomini tutti di un pezzo, che sanno sostenere i loro "Commissari del Popolo", che....per DIO!!! avrebbero raggiunto gli obiettivi assegnati (e come, con dirigenti e quadri infidi e incapaci??? ma sono dei maghi!!!). Tutto questo sarebbe comico, se non si trattasse di aziende deputate....a curare gli ammalati.
    Buon Lavoro comunque a tutti Lor Signori. Con l'augurio che ora che sono stati promossi .....dimostrino TUTTI e al di sopra di ogni possibile critica, di esserselo davvero meritato, promuovendo le aziende loro affidate e voltando......rapidamente pagina.

    Saluti liberali

  6. #36
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    dal GIORNALE DEL PIEMONTE di oggi

    "Edizione del 20-02-07 pagina 01

    La cura Valpreda: sanità in profondo rosso
    I primi conti parlano di oltre 325 milioni di deficit nonostante tagli e chiusure


    «Il preconsuntivo della gestione del Servizio sanitario regionale del 2006 parla chiaro: la gestione della salute pubblica del duo Bresso-Valpreda è un disastro». Comincia così la nota del consigliere di An Agostino Ghiglia, che è intervenuto al termine della riunione di quarta commissione. Dei conti della Sanità si è parlato, per l’ennesima volta nelle ultime settimane, a Palazzo Lascaris ieri mattina alla presenza dell’assessore competente Mario Valpreda. È stato lui a sottoporre ai consiglieri membri della quarta il preconsuntivo dello scorso anno. «E - attacca Ghiglia -, nonostante i tagli draconiani di posti letto, di prestazioni e di strutture organizzative, il disavanzo ammonta a ben 325,8 milioni di euro». Cifra che l’opposizione considera la misura del fallimento del governo di centrosinistra alla guida della Regione. "

    Saluti liberali

 

 
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