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  1. #11
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    Citazione Originariamente Scritto da nuvolarossa Visualizza Messaggio
    Governo precario



    Con generoso sprezzo del ridicolo oggi un pezzo di governo scende in piazza a protestare con i cobas ed in presunta (del tutto falsa) difesa dei precari. Non potendosela prendere con il governo in carica, zeppo di compagni sfilanti, immagino sloganeggeranno contro quello che non c'è più. Operazione di grande coraggio e sicura utilità. Hanno poche idee e molto confuse, quelli della sinistra corporativa e conservatrice. Vediamo i fatti.
    Il governo in carica, de sinistra, ha riricambiato in corsa la finanziaria per dare più soldi ai dipendenti pubblici, quelli, per intenderci, con il posto fisso ed a vita.



    Lavorare per lo Stato è cosa commendevole ed è sciocco nutrire pregiudizi, ma è anche vero che dal 1995 ad oggi i salari sono cresciuti, nell'industria, del 34.7 per cento, mentre del 53 nel settore pubblico. Che negli ultimi dieci anni sia anche migliorato il servizio reso è cosa di cui non ci siamo accorti. Le ore lavorate dai dipendenti privati sono significativamente più numerose di quelle lavorate da un dipendente pubblico, non di meno, però, lo stipendio medio di una maestra ammonta a quel che un operaio guadagna normalmente più altri duecento giorni di straordinario. La spesa pubblica è assorbita per la gran parte da quella corrente e dal pagamento degli stipendi, restando poco e nulla per gli investimenti, il che significa che i soldi delle nostre tasse non servono a produrre occasioni di sviluppo e lavoro, ma a pagare chi già lavora. Morale: questo meccanismo è una gran fregatura per i giovani, per i disoccupati e per quanti hanno solo lavori saltuari, che vedono i protetti sempre più pagati e loro stessi abbandonati al destino. Hanno ragione ad arrabbiarsi, ma non si capisce che ci facciano accanto a quelli che aumentano la spesa per i pubblici stipendi.
    Eliminiamo i precari, pensa qualche sciocco sinistro, dando loro il posto fisso. Chi glielo dà? I privati non lo fanno, anche perché verrebbero tassati di più (dovrebbero esserlo meno!), e se lo fa lo Stato per poi pagare si devono riaumentare le tasse. Protestando contro il precariato, allora, si finirà con il togliere i lavori a tempo determinato, facendo degli interessati dei puri disoccupati. Godetevi il corteo di oggi, alzate il pugno e sventolate la bandiera rossa. Poi datevela in testa.

    Davide Giacalone
    www.davidegiacalone.it



    tratto da "Il Portale di Nuvola Rossa"
    http://www.nuvolarossa.org/modules/n...p?storyid=3013
    Purtroppo è questa la verità
    Verità che ha messo in ginocchio tutto il Sistema Italia e dal quale non sappiamo più se riusciremo ad uscirne.
    Per quanto mi riguarda però comincerei volentieri a cercare di capire di chi sono le responsabilità e a come fare per metterli pubblicamente di fronte alle loro responsabilità

    Saluti

  2. #12
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    Dati Istat: Trilussa è sempre attuale! Dichiarazione di Antonio Foccillo, Segretario confederale Uil

    Senza voler a tutti i costi polemizzare, ancora una volta i dati Istat sono in controtendenza con quello che sono le percezioni delle persone. Infatti, l’Istat conferma che Trilussa è sempre attuale: nelle grandi imprese le retribuzioni sarebbero cresciute del 3,3%? Siamo contenti – dichiara Antonio Foccillo, segretario confederale Uil – ma resta il fatto che ormai è evidente a tutti che in questo paese esiste una questione da risolvere subito ed è la questione salariale.

    È questa la vera emergenza per il paese – afferma Foccillo – poiché i lavoratori e i pensionati perdono da troppo tempo potere d’acquisto e il tenore di vita degli italiani ne risente in modo palese soprattutto se riparte l’inflazione, come testimoniato sempre dall’Istat.

    Se le statistiche possono dimostrare qualche dato più favorevole – prosegue il segretario confederale della Uil – è in ogni caso inequivocabile una generale esigenza di recuperare potere d’acquisto, sia per i lavoratori dipendenti sia per i pensionati.

    Lo dimostrano, se ce ne fosse bisogno, le elevate partecipazioni agli scioperi di diverse categorie, dal pubblico impiego ai metalmeccanici. A questi lavoratori si deve dare, con urgenza, una risposta adeguata e soddisfacente.

    Oggi che tutto il fronte sindacale è compatto e lo stesso Governatore della Banca d’Italia ha sostenuto che bisogna alimentare i consumi aumentando i salari è venuto il momento di ottenere dal governo la ridurre delle tasse su stipendi e pensioni. La soluzione per la Uil - conclude Foccillo – è quella di detassare gli aumenti retributivi scaturenti dai rinnovi contrattuali e trovare una forma anche per i pensionati, magari aumentando la soglia della no-tass.

    Roma, 31 ottobre 2007

    tratto da http://www.uil.it/economia/comunicato176.htm

  3. #13
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    FINANZIARIA: ANGELETTI, TESORETTO A LAVORATORI E' PRESA IN GIRO

    (ANSA) - ROMA, 9 NOV - La norma della Finanziaria che prevede che l'eventuale extragettito 2008 sia destinato all'abbassamento della pressione fiscale per i dipendenti non soddisfa per niente la Uil. ''Non e' neanche una promessa, e' un auspicio, anzi e' una presa in giro'': lo ha detto il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, a margine della festa di San Matteo dell'Agenzia delle Dogane.(ANSA).

    tratto da http://www.uil.it/segr_generale/primopiano327.htm

  4. #14

  5. #15
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    ELEZIONI: ANGELETTI, PRIORITA' NUOVO GOVERNO AUMENTO SALARI

    (ANSA) - ROMA, 14 APR - ''Una politica per la crescita dell'economia deve partire da un aumento delle retribuzioni in termini reali e della produttivita'. Dobbiamo uscire da questa trappola, in cui siamo da molti anni, di bassi salari e bassa produttivita'''. E' questa - secondo il leader della Uil Luigi Angeletti - la priorita' del prossimo Governo sul fronte del rapporto con i sindacati e la prima richiesta che fara' la Uil. Intervenendo sul canale web dell'organizzazione sindacale Angeletti ha aggiunto che si tratta della ''stessa cosa che abbiamo chiesto inutilmente al Governo Prodi: ridurre le tasse sul lavoro dipendente e aumentare le pensioni'', perche' ''uno degli aspetti piu' seri delle difficolta' economiche e' che la nostra economia cresce meno di quella degli altri e dipende anche dal fatto che i consumi interni sono crollati, soprattutto quelli delle famiglie che vivono di lavoro dipendente''. Angeletti ha commentato anche le proiezioni di voto di queste ore, che vedono il Pdl in vantaggio. ''Mi sembra una vittoria inequivocabile - ha detto - del Pdl e dell'alleanza attorno a Berlusconi''. Un risultato che rispecchia un po' i sondaggi di queste settimane e che oggi offre ''un risultato chiaro''. Gli elettori quindi - conclude il leader sindacale - ''hanno consegnato un risultato che non mette in discussione la governabilita'''.(ANSA).

    tratto da http://www.uil.it/segr_generale/primopiano422.htm

  6. #16
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    Intervista a Luigi Angeletti, Uil - Il sindacato pronto al confronto col governo
    Un nuovo modello contrattuale per l'Italia
    (Voce Repubblicana, 1 maggio 2008)

    di Italico Santoro

    E' un luogo comune pensare alla Uil e agli altri sindacati confederali come organizzazioni contigue al centrosinistra. Lo ha detto alla "Voce" il Segretario Generale della Uil Luigi Angeletti, dal giugno del 1998 Segretario Confederale Uil. In questo ruolo si è occupato di politiche contrattuali e industriali per i settori dell'industria e dell'artigianato. Il 13 giugno 2000 è stato eletto Segretario Generale della Uil. Attualmente è membro dell'Esecutivo della Ces (Confederazione Europea dei Sindacati), e consigliere del Cnel (Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro).

    Segretario Angeletti, dopo le elezioni politiche, quelle regionali in Sicilia e in Friuli, nei grandi comuni come Brescia, il centrodestra ha vinto anche a Roma. I tre sindacati confederali vengono considerati – a torto o a ragione – contigui al centrosinistra. Cambia qualcosa con queste elezioni politiche per la Uil?

    "La pubblicistica descrive la Cgil, la Cisl e la Uil come organizzazioni sindacali contigue al centrosinistra: si arriva fino all'estremizzazione di scrivere che anche noi abbiamo perso le elezioni. E questa è una rappresentazione deformata della realtà. Noi rappresentiamo delle persone, le rappresentiamo sul serio. I nostri iscritti votano, in proporzione, come tutti gli italiani. Se – come è accaduto nella tornata elettorale del 2008 – la maggioranza degli italiani ha votato per il centrodestra, la maggioranza degli iscritti ai tre sindacati confederali ha anch'essa votato per il centrodestra. Questo accade non da ora. E' successo nel 1994, nel 1996, nel 2001, nel 2006 e anche oggi. Se si fa un'analisi della mobilità del voto, ci si accorge che il ceto più mobile dell'elettorato è rappresentato dai lavoratori dipendenti: nel nord, nel sud e nel centro del paese. Questa situazione obbliga i sindacati ad avere comportamenti coerenti. I governi si giudicano per ciò che fanno e non per il colore. In Italia abbiamo tre sindacati diversi non certo per un incidente della storia. E il fatto che i sindacati siano "sopravvissuti" alla scomparsa dei partiti che li hanno creati, è la testimonianza più concreta che sono riusciti a realizzare una sufficiente indipendenza. Almeno per quanto riguarda la Uil, non si tratta di una conquista degli ultimi anni, visto che ormai supera il decennio. Abbiamo fatto un accordo con il governo Berlusconi nel 2002, accordo che ha suscitato vivaci discussioni nei posti di lavoro. Ma i governi sono scelti dagli elettori e il sindacato si confronta con il governo. Considero patologico il comportamento di un sindacato che ha comportamenti diversi secondo il colore del governo. I governi nascono dalle urne e non nelle piazze".

    Una delle critiche che vengono mosse al sindacato e ai suoi rapporti con il governo riguarda lo schema della concertazione. C'è chi sostiene che in questo modo le forze sociali finiscono per esautorare il Parlamento. E chi ricorda che gli esclusi – disoccupati in primo luogo – non hanno voce al cosiddetto tavolo decisionale. Queste obiezioni hanno un fondamento?

    "Potrei aggiungere un'altra obiezione. I nemici della concertazione hanno detto che gli iscritti al sindacato votano due volte: per eleggere il Parlamento e per eleggere i propri rappresentanti sindacali. Questo sarebbe vero se la concertazione fosse una politica alternativa. Ma non è così. Quando il governo fa una trattativa con un soggetto privato è in pratica autorizzato dalla maggioranza del Parlamento. Quindi non c'è una sovrapposizione di responsabilità. Il vero problema alla base di una concertazione distorta è quando il governo dà l'impressione di subire dal sindacato dei diktat che non condivide. La concertazione non deve sostenere i diritti di veto, né abbiamo mai rivendicato un diritto di veto. I veti sono determinati dall'atteggiamento di chi li subisce e non da chi li mette in pratica".

    Ma veniamo ad altre questioni, ad esempio la politica economica del nuovo Governo. Tra le priorità – a quanto pare – dovrebbe esserci la detassazione degli straordinari. In ogni caso, per evitare pericolose tensioni inflazionistiche, l'idea è quella di legare gli aumenti salariali agli incrementi di produttività. Qual è la posizione della Uil?

    "In Italia esiste una questione che si chiama ‘bassi salari'. Abbiamo bassi salari perché per lo stesso lavoro percepiamo retribuzioni più basse che in altri paesi come Germania, Francia e Spagna. Secondo noi questa situazione deriva da diversi fattori. In Italia paghiamo troppe tasse sul lavoro dipendente perché esiste il sostituto d'imposta; e quindi la maggior parte del carico fiscale si rivolge ai redditi da lavoro dipendente. Negli anni ‘90 siamo caduti nella trappola di bassi salari e bassa produttività e non siamo ancora usciti da questa situazione. Per noi devono essere ridotte le tasse sul lavoro in generale, incentivando l'aumento della produttività. Senza aumento della produttività l'Italia non potrà conoscere alcuna forma di ripresa economica. In un paese dove si investono 100 euro - e se ne guadagnano 101 - non è vantaggioso investire. E' meglio farlo in altre nazioni dove i ricavi sono superiori. Bisogna sottrarsi all'idea che i bassi salari siano un fattore di incremento della produttività. E' una stupidaggine. Ecco perché oggi è necessario mettere a punto un nuovo modello contrattuale che leghi gli incrementi di salario in termini reali agli aumenti di produttività. Sono queste le questioni sulle quali ci attendiamo un atteggiamento positivo del governo".

    Per realizzare questo obiettivo, non pensa che sia necessario fare una riforma del sistema contrattuale basato sul modello nazionale, uno schema che ha bloccato la produttività degli anni ‘90?

    "Certamente. I contratti nazionali riguardano centinaia di migliaia di imprese. E servono a garantire l'invarianza del salario reale: garantire cioè che i salari aumentino al pari dell'inflazione. Ma per avere un aumento bisogna legare i salari alla produttività. E questo si può fare solo grazie ai contratti di secondo livello o di territorio".

    Non pensa che il superamento del contratto nazionale, con un più stretto legame tra salario e territorio, possa giovare allo sviluppo delle aree più deboli del paese, il Mezzogiorno in primo luogo?

    "Nel Sud il costo del lavoro è inferiore rispetto al Nord. Ci sono stati molti accordi che hanno ridotto il costo del lavoro nel sud e in certe aree al fine di facilitare gli investimenti. Ma non hanno mai avuto successo. Basta leggere le analisi che individuano, a livello mondiale, le aree nelle quali investire, che sono in pratica gli stessi studi che vengono utilizzati dalle multinazionali. Nel Mezzogiorno, fra le motivazioni che disincentivano gli investimenti, non compare mai il fattore costo del lavoro. Per molti anni si è pensato che una politica salariale bassa fosse uno strumento utile. La realtà ha dimostrato il contrario. E per quanto riguarda le gabbie retributive, sarebbe molto difficile stabilire chi abbia il diritto di tracciare un confine tra chi prende di più o chi prende di meno. In realtà esistono condizioni diverse, che passano attraverso altri fattori che la sola collocazione geografica. La produttività deve essere stimolata attraverso meccanismi incentivanti. E' in Unione sovietica che si facevano politiche dirette a fissare lo sviluppo economico delle varie zone del paese. E noi vogliamo far ricorso a forme di un dirigismo eccessivo nell'era della globalizzazione?"

    Una delle questioni centrali da affrontare è anche quella dell'approvvigionamento energetico. Cosa pensa di un piano organico che punti tra l'altro su centrali nucleari di seconda generazione, sul tipo di quello presentato dal Governo inglese?

    "L'Italia è l'unico paese dell'Ocse che importa energia. Tutti gli altri sono autosufficienti dal punto di vista della produzione. Utilizziamo il gas, che è la risorsa più costosa. Il problema dell'energia resta una questione molto importante che non possiamo trascurare. Il nostro è un sindacato industrialista e pensiamo che i problemi possono essere risolti solo con l'accrescimento della ricchezza prodotta. Credo quindi che si debba fare una politica energetica più intelligente diversificando le fonti di energia. E bruciare gas costa caro. Pagare il 30% in più l'energia rispetto ai nostri vicini non significa soltanto pagare la bolletta più alta, ma anche distruggere posti di lavoro. Questo nessuno lo dice. Il problema è quello di produrre tutta l'energia di cui abbiamo bisogno e possibilmente a bassi costi. E fare i rigassificatori significa ridurre la dipendenza dai "tubi". Per quanto riguarda il nucleare non c'è ancora alcun governo che abbia la forza di proporre questo discorso. Il proprietario di una casa vicino ad una centrale nucleare vede scendere il valore della sua abitazione. Per ovviare a questo si può pensare a qualche forma di incentivo per compensare tale tipo di perdita. Ma di fronte a questi problemi deve prevalere l'interesse di milioni di italiani. Peraltro, le centrali di nuova generazione produrranno energia tra 15 anni. Oggi dobbiamo soprattutto entrare di nuovo nella ricerca. Si possono comprare centrali nucleari all'estero - lo può fare l'Enel - e produrre energia attraverso questo sistema. In questo modo le centrali nucleari saranno italiane".

    Da qualche tempo il sindacato viene descritto come una casta. Non pensa che un maggior ricorso alle forme di rappresentatività sindacale possa essere anche un modo per cancellare questa immagine?

    "E' evidente che il sindacato non gode di buona stampa. Fin da quando ho cominciato a fare il sindacalista mi hanno detto che le cose in Italia non andavano per colpa del sindacato. Certo, anche i sindacati possono commettere degli errori, ma non credo che rappresentiamo una sorta di casta. Anzi, siamo troppo rappresentativi. Semmai, veniamo criticati proprio per questo. Chi è fuori dal sindacato ci chiede di fare quasi un'opera pedagogica e di non adagiarci sulla rappresentanza facendo solo i portavoce di un'opinione, ma di dimostrare anche la capacità di realizzare altro. E forse in questi ultimi anni abbiamo commesso questo errore. Ma il sindacato è un contropotere e non un potere. Reagiamo ad un potere cercando di indirizzare decisioni che prendono altri. In un certo senso, ci adattiamo agli interlocutori che abbiamo di fronte. Lo stesso sindacato fa una politica diversa in base al suo interlocutore. Chi ci critica forse non comprende bene cosa sia il sindacato. Quando difendiamo i lavoratori di Alitalia molti non capiscono e veniamo criticati perché quella politica non è ritenuta giusta. Forse si può criticare il merito di tale politica, ma non dire che non siamo rappresentativi. La gente ci vota. Certo, la nostra rappresentatività deve essere sempre più trasparente e verificabile. Credo che si dovrebbe istituire un sistema affinché i nostri rappresentanti siano votati sempre e comunque. Lo stesso sistema deve valere per gli accordi e anche per gli scioperi, che devono essere decisi a maggioranza. Una minoranza non può paralizzare il sistema pubblico con gli scioperi. Deve essere chiaro però che le norme sulla rappresentatività devono essere pattuite tra le parti e non dal Parlamento, che interviene dopo, ratificando gli accordi. Il Parlamento legifera sul sindacato solo nelle dittature".

    Come vede l'arrivo di Emma Marcegaglia alla guida di Confindustria dopo Luca Cordero di Montezemolo?

    "Dalla Marcegaglia ci aspettiamo che sia un'interlocutrice seria e affidabile in grado di affrontare bene le relazioni industriali. Auspico che con lei si facciano gli accordi che non siamo riusciti a stringere in questi anni".

    (con la collaborazione di l. p.)

    tratto da http://www.pri.it/new/30%20Aprile%20...Intervista.htm

  7. #17
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    Sinceramente penso che ora ci sia una grande occasione di rilancio della grande esclusa dai maneggi della Triade, non a caso uno dei poch(issim)i sindacati responsabili e coscienti della situazione: l'UGL.
    E' folle sprecare questa occasione e consegnare la rappresentanza sindacale a questi folli.
    «Non ti fidar di me se il cuor ti manca».

    Identità; Comunità; Partecipazione.

  8. #18
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    Ricordando Ugo La Malfa
    Il leader che seppe rinnovare la storica tradizione dell'Edera

    La U.I.L. non ha dimenticato Ugo La Malfa, nonostante un rapporto notoriamente burrascoso, ma che evidentemente ha segnato generazioni di sindacalisti e indicato una ragione di appartenenza nel mondo del lavoro. Così a Forlì la Uil ha pensato bene di ricordare lo statista repubblicano presentandone la biografia scritta da Paolo Soddu ("Ugo La Malfa, il riformista moderno"), in questi giorni in libreria. E, neanche a dirlo, ecco riuniti allo stesso tavolo esponenti quali il segretario del Pri Francesco Nucara e il presidente dello Mre, Adriano Musi. Stessa cultura di riferimento, medesime idealità di valori, eppure eletti in Parlamento su sponde avverse.

    Allora sarà pure che il problema dell'interpretazione dell'eredità di La Malfa è cosa difficile e complessa, come dice Musi, o che i repubblicani hanno sedimentato uno spirito anarcoide, per il quale sono sempre convinti di aver ragione, come chiosa Nucara, ma qualche linea d'azione comune bisognerà pur trovarla, soprattutto se è vero questo sentimento nostalgico per la stagione lamalfiana, per quello che essa dava e chiedeva al paese, e soprattutto per ciò che non è riuscita a compiere.

    Il libro di Soddu non ha remore, nella sua minuziosa ricostruzione storiografica, di rappresentare un La Malfa sconfitto non solo nella contingenza politica, ma anche nella prospettiva istituzionale della Repubblica. Basta pensare al fatto che un cultore del parlamentarismo pluralista come lui dovrebbe ora fare i conti con una deriva bipartitica. O, peggio, con elementi presidenzialisti di sapore gollista. Per non parlare ai tempi della cronica insufficienza elettorale dell'Edera, insufficienza che non riuscì mai a portare il Pri oltre il 3% dei consensi.

    Proprio nel momento in cui i suoi eredi (o coloro che si ritengono tali) si trovano di fronte la maggiore delle difficoltà, possono pensare di affrontarla divisi e separati fra di loro? Forse il nome di Ugo La Malfa, il suo testamento politico – si è ricordato il congresso di Roma: "io passerò, il Partito repubblicano resta" – meriterebbero qualche ulteriore riflessione. Certo è tale e tanto elevata l'eredità lamalfiana che, se si è convinti di poterne di-sporre appieno, non si hanno poi remore nello sfidare qualsiasi avversario, nemmeno che la zanzara potesse abbattere l'elefante. E non vogliamo discutere di questo, perché se ne è già discusso.

    E' vero però che Ugo La Malfa (che, come sottolinea anche questa biografia, non era di origine repubblicana "storica") non scelse di voler condizionare la Dc o il Pci dal loro interno, ma plasmò un piccolo partito che aveva una tensione etica nella sua fede repubblicana tale da potersi coniugare con una visione politica nuova quale la sua. Possibile che proprio questo soggetto così straordinario debba andare distrutto? Nucara su questo è ottimista: in cento anni le scissioni sono state infinite, ma il Pri è sempre andato avanti lo stesso.

    tratto da http://www.pri.it/new/30%20Giugno%20...ForlìLibro.htm

 

 
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