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  1. #1
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    Predefinito il dc9 abbattuto:ora finalmente la verità

    ricordate che qualche anno fä prodi(se non ricordo male) attacco' il governo chiedendo di togliere il segreto dal "mistero"di Ustica?
    ora cosa aspetta a chiarire?
    o era l'ennesima balla da venditore di tappeti che raccimola qualche voto facendo sciacallaggio su dei morti?

  2. #2
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    c'è un lunghissimo ma estremamente ben fatto tred sul forum di aviazione civile scritto di pugno da uno dei periti (se non erro) autore anche di un libro sull'argomento

  3. #3
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    quello immaginavo ci fosse anche qualche mese fä col gov.di cdx.
    io aspettavo la verità che secondo prodi solo il governo poteva dare...
    altrimenti è uno sciacallo...oltre che falso!

  4. #4
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    scusate

    cos'è successo?
    c'è stato qualche nuovo intervento politico??


    sbaglio o negli ultimi anni si è teso a "dimenticare" il periodo delle stragi??

    anni fa i giornali ne parlavano molto, c'erano sempre testimoni che voelvano dare la loro verità e i complotti più assurdi (il che non aiutava a fare chiarezza) ora mi sembra un po' "dato che dopo 26,30,38 anni le sentenze non hanno portato a nulla, non parliamone più in modo da non scalfire troppo l'orgoglio nazionale)

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da Airbus A-380
    scusate

    cos'è successo?
    c'è stato qualche nuovo intervento politico??


    sbaglio o negli ultimi anni si è teso a "dimenticare" il periodo delle stragi??

    anni fa i giornali ne parlavano molto, c'erano sempre testimoni che voelvano dare la loro verità e i complotti più assurdi (il che non aiutava a fare chiarezza) ora mi sembra un po' "dato che dopo 26,30,38 anni le sentenze non hanno portato a nulla, non parliamone più in modo da non scalfire troppo l'orgoglio nazionale)
    nessun nuovo intervento:il trasferimento dei rottami dell'aereo a bologna mi hanno fatto ricordare le dichiarazioni dello sciacallo prodi...
    sulle stragi,non preoccuparti:ora prodi toglierà il segreto a tutto l'archivio (come NON ha fatto nel 96)e si chiarirä tutto...
    o forse si aiuterà col gioco del piattino?

  6. #6
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    nel '96 era forse ancora un argomento sentito

    ormai non gliene frega più niente a nessuno, se non ai parenti delle vittime

    meglio dire "siamo un grande paese" piuttosto che "siamo un paese dove vi sono una serie incredibile di stragi e dopo 30 anni non si è scoperto nulla"

    laq verità fa male e ora che le inchieste giudiziarie si sono concluse con un nulla di fatto se ne parlerà ancora meno


    Forse tra 50 anni qualcosa salterà fuori (spero di esserci ancora)

  7. #7
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    prodi lo sciacallaggio se la memoria non mi inganna l'ha fatto circa 2 anni fä col berlusca al governon 2 anni cambia tutto?

  8. #8
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    Un'altra inquietante ipotesi sulla strage di Ustica è stata raccontata alla stampa dall'ex ufficiale dell'Aeronautica Mario Ciancarella. L'ufficiale afferma che furono due F104 italiani ad abbattere l'aereo civile su ordine degli Usa per far ricadere la colpa sulla Libia. ``A quell'ora, infatti era previsto che il Dc9 incrociasse un velivolo con a bordo il colonnello Gheddafi (...) Sulla scia del Dc9, nascosto ai radar, volava un Mig con le insegne libiche partito però da Pratica di Mare. I `nostri caccia' decollati da Grosseto avrebbero colpito l'aereo civile e subito dopo catturato il Mig in volo (...) Al largo d Napoli la portaerei Saratoga era già pronta a puntare su Tripoli''.
    Ma qualcosa andò storto - spiega ancora - la corrente filo-araba dei servizi avvertì Gheddafi che deviò su Malta (...)''.


    "Siamo stati noi a tirarlo giù"
    Corriere della Sera - 17 aprile 1992

    ROMA - "Mi telefonò a casa un paio di giorni dopo la strage di Ustica: "Comandante, si ricorda di me? Sono Dettori". Lì per lì il nome non mi diceva niente. Allora mi ricordò di un incontro che avevamo avuto nel 1978, con i sottufficiali della base di Grosseto. Mi rammentò alcuni particolari della sala e di una uscita che aveva avuto il comandante. Era agitatissimo: "Comandante, siamo stati noi a tirarlo giù. Siamo stati noi". Lo bloccai subito: ma che stai dicendo? E lui: "È una cosa terribile...". Era sempre più agitato. Gli dissi: guarda, ti rendi conto che è una cosa enorme, ci vogliono delle prove, dei riferimenti. E lui: "Io non le posso dire nulla, perchè qua ci fanno la pelle". Cercai di calmarlo, perchè tanto più era agitato, tanto più poteva essere pericoloso per lui...". Mario Ciancarella, ex capitano dell'Aeronautica in servizio alla base di Pisa fino al 1980, imputato di insubordinazione perchè tra i fondatori del movimento dei militari democratici, processato ed espulso dall'Arma azzurra, oggi fa il libraio, ma non ha mai dimenticato una virgola di quanto accadde intorno a lui e agli altri sottufficiali e ufficiali investiti da una tempesta di accuse per aver osato alzare la testa di fronte agli stati maggiori. Bene, adesso Ciancarella ha deciso di raccontare tutto e la rivista Avvenimenti ha già pubblicato una prima parte dei suoi ricordi. Testimonianze che aggiungono tasselli importantissimi per ricostruire la vicenda di cui è stato protagonista il maresciallo Mario Alberto Dettori, il radarista di Poggio Ballone trovato impiccato nel 1987.
    Nelle prossime ore, Ciancarella sarà ascoltato dal giudice istruttore Rosario Priore, che sul "caso Dettori" vuole far luce completa. La questione è delicatissima e potrebbe forse chiarire il mistero sulle possibili connessioni tra la base di Grosseto, il radar di Poggio Ballone e la strage del DC9. Nei giorni scorsi, infatti, il magistrato avrebbe sequestrato una agenda del maresciallo Dettori, in servizio proprio a Poggio Ballone la sera del 27 giugno 1980, su cui sarebbero annotati riferimenti a "missili" e alla "Difesa aerea". Il fatto è che il giorno dopo la strage, Dettori confidò con tono concitato alla cognata che "eravamo stati a un passo dalla guerra". E che questa confidenza trova oggi una conferma sostanziale nelle parole e nei ricordi del capitano Mario Ciancarella.
    Dunque, capitano, quando Dettori la chiamò era agitato. "Molto. Tanto che le cose che mi stava dicendo mi fecero uno strano effetto. Voglio dire che mi preoccupai più di calmarlo che di capire effettivamente che cosa era successo".
    E poi? Il maresciallo si rifece vivo con lei? "Sì, ai primi di agosto. Mi telefonò una seconda volta a casa. Ma con un tono completamente diverso. Era freddissimo. Accennò alla faccenda del Mig trovato sulla Sila, a cui devo dire che in quei giorni non avevo dato troppa importanza. Poi mi ricordò che gli avevo chiesto riferimenti precisi, prove". Gliele fornì? "Mi disse: "Io le posso dare solo alcuni suggerimenti, che poi lei deve verificare". Gli chiesi: scusa, ma in base a cosa mi dai questi suggerimenti? E lui: "Dopo questa puttanata del Mig... si guardi gli orari degli atterraggi, i missili a guida radar e a testata inerte". Gli risposi che lo avrei fatto. Ci scambiammo gli auguri estivi . E da allora non lo sentii più". Ciancarella ricorda che per lui non ci fu più nemmeno il tempo di farli quei controlli suggeriti da Dettori. All'inizio di settembre cominciò la raffica di accuse contro il movimento dei militari democratici e prima della fine dell'anno arrivò anche l'imputazione di insubordinazione. "Avevo la testa da un'altra parte e nella mia stessa situazione c'era anche un mio caro amico, Sandro Marcucci", ricorda.
    Marcucci, anche lui capitano pilota dell'Aeronautica, anche lui espulso dall'Arma azzurra, è precipitato a febbraio in Toscana con il suo aereo antincendio. Un incidente discusso e discutibile, sostiene Ciancarella. Avvenuto appena due giorni dopo la pubblicazione sul Tirreno di una durissima lettera aperta che Marcucci aveva scritto sui temi della libertà e democrazia in Aeronautica. Anche Marcucci sapeva delle confidenze di Dettori? "Marcucci sapeva altre cose.
    Ad esempio, sosteneva che quel Mig precipitato sulla Sila era partito dalla base di Pratica di Mare. Lui a Pratica c'era stato a lungo, per un corso sul G222. Me ne aveva parlato più volte".
    Ieri, in occasione della cerimonia di giuramento del corso Nibbio IV all'Accademia di Pozzuoli, il capo di stato maggiore dell'Aeronautica, generale Stelio Nardini, ha detto: "Ciò che è avvenuto lunedì scorso a San Macuto (l'approvazione della relazione finale che mette sotto accusa l'Arma azzurra per le omissioni sulla strage di Ustica, n.d.r.) ha procurato ferite più laceranti di quelle che hanno segnato i corpi, cinquantuno anni orsono, dei nostri caduti, ma noi non smetteremo un solo attimo di lottare per la causa della verità. Perciò oggi, davanti a questa bandiera e a tutti voi, dico: nessun uomo dell'Aeronautica militare ha mai tradito la loro memoria, il loro sacrificio, il giuramento di fedeltà alle nostre istituzioni". Poi di fronte ai giornalisti, Nardini ha voluto precisare che nelle sue parole non vi era nessun intento polemico: "Non mi permetterei mai di essere polemico con nessuno - ha detto l'alto ufficiale - noi però non ci sentiamo sotto accusa, siamo soltanto amareggiati. Ancora non so per quale motivo è caduto il DC9 dell'Itavia a Ustica. Ci sentiamo parte di questa tragedia che ha colpito il Paese e ri teniamo che in questo stato di diritto la verità verrà fuori".

    Andrea Purgatori - Corriere della Sera

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da Airbus A-380

    ormai non gliene frega più niente a nessuno, se non ai parenti delle vittime
    Ci sono anche i parenti di QUESTE vittime

    1. LA MORTE DEL COLONNELLO TEDOLDI.
    Qui a seguire la successione, in ordine cronologico, delle morti cosiddette sospette.
    Il colonnello dell'AM Pierangelo Tedoldi - di cui a lungo s'è parlato nel capitolo dedicato alla base di Grosseto - decedeva in data 3 agosto 80 a seguito di incidente stradale accaduto sull'Aurelia all'altezza del km 133.900. All'ufficiale era stato assegnato il comando dell'aeroporto di Grosseto in successione al colonnello Tacchio Nicola, comando che alla data della morte però non aveva ancora assunto. Il 27 giugno 80 non fu interessato in alcun modo all'incidente del DC9 Itavia nè tanto meno a quello del MiG 23. Non emerge perciò alcun suo collegamento con la strage ed eventi connessi. Le modalità dell'incidente sono state con precisione ricostruite dalla polizia stradale, che avendo determinato le rispettive colpe dei conducenti - il veicolo condotto dal Tedoldi aveva superato la linea di mezzeria invadendo la opposta corsia - non ravviso nel caso assolutamente alcun aspetto doloso a carico di terzi.
    A meno di non supporre che in quell'aeroporto sussistessero ancora nell'agosto di quell'anno prove di una verità difforme da quella ufficiale; che quel colonnello ne fosse venuto a conoscenza; che comunque egli non fosse persona "affidabile" nel senso nel senso che avrebbe potuto denunciarle all'AG o alla pubblica opinione. Ma senza queste prove o indizi, cade ogni sospetto su questo evento.

    2. LA MORTE DEL CAPITANO GARI.
    Altra morte "strana" in zona è quella del capitano dell'AM Maurizio Gari, deceduto il 9 maggio 81 a seguito di infarto a Grosseto, ove risiedeva. Anche su tale evento s'è scritto, ed in dettaglio, nel capitolo di Grosseto. L'ufficiale nel 1980 era capo controllore di sala operativa della Difesa Aerea presso il 21° CRAM di Poggio Ballone, e proprio la sera dell'incidente del DC9 era in servizio. Dalle poche conversazioni telefoniche che sono state rintracciate si denota un particolare interessamento dell'ufficiale per l'incidente del DC9 Itavia. Certamente la sua testimonianza sarebbe stata di grande utilità all'inchiesta, anche sulla base di quanto accertato attraverso l'interpretazione dei dati radaristici e le tante scoperte sulla sala operativa da lui comandata, in cui quella sera prestavano servizio di certo il maresciallo guida caccia De Giuseppe, e con ogni probabilità il maresciallo Dettori. Ma allo stato non si ravvisa alcun relazione tra quanto egli può aver saputo quella sera e la causa mortis che appare naturale, anche se egli era di giovane età e non affetto da cardiopatie. A meno di supporre, ma oggi senza prove, che il peso delle sue conoscenze o una qualche minaccia a causa di esse, non abbiano determinato quel danno imprevedibile all'apparato cardiaco.

    3. LA MORTE DEL SINDACO FINETTI.
    Anche la morte del sindaco del Comune di Grosseto in carica nell'80, Giovanni Battista Finetti, avvenuta il 23 gennaio 83 - pure su questo fatto s'è detto sotto Grosseto -, è stata inclusa nella lista. Essa avviene in conseguenza di incidente stradale sulla statale Scansanese nel Comune di Istia d'Ombrone. Le indagini di polizia esclusero condotte dolose nella determinazione dell'evento. Il sindaco era di ritorno da un impegno politico in un comune nei pressi del capoluogo; si era fermato casualmente all'altezza di un bar tabaccheria, sito sull'altro lato della strada. Nell'attraversare la carreggiata fu, ancor più casualmente, investito da un ciclomotore, condotto da un giovinetto, che procedeva in senso contrario a quello tenuto dall'autovettura del Finetti. Assolutamente quindi nessuna connessione con la vicenda di Ustica. Il sospetto aveva preso le mosse dal fatto che era opinione corrente che il Sindaco fosse venuto a conoscenza di fatti verificatisi quella sera del 27 giugno 80 all'aeroporto della città, probabilmente nati da confidenze di un ufficiale AM; notizie che lo stesso Finetti avrebbe riferito ad altri.
    A parte l'insostenibilità di un piano così complesso come quello che avrebbe dovuto porre in essere il conducente del ciclomotore ed altri con lui: ché se si fosse dovuto adottare lo stesso metodo con ciascuno che è a conoscenza di particolari su Ustica, le morti sarebbero state a non finire.

    4. LA MORTE DEL MARESCIALLO ZAMMARELLI.
    Anche il maresciallo dell'AM Ugo Zammarelli è morto il 12 agosto 88 in conseguenza di incidente stradale a Lamezia Terme. Fu investito, mentre passeggiava da una motocicletta condotta da un tossicodipendente anche lui deceduto a causa dell'incidente. L'unico, debolissimo, aggancio al fatto potrebbe essere stato il suo servizio nel SIOS all'epoca, presso il distaccamento di Cagliari. Ma le indagini hanno acclarato che non è stato mai testimone di alcun fatto inerente la caduta del DC9 e quella del MiG libico; nè è emerso che egli fosse a conoscenza, di circostanze di questi due eventi.

    5. LA MORTE DEGLI UFFICIALI NALDINI E NUTARELLI.
    Anche la morte - di cui s'è già a lungo scritto a proposito della base di Grosseto - dei due ufficiali dell'AM, componenti della pattuglia delle Frecce Tricolori, colonnelli Mario Naldini e Ivo Nutarelli - avvenuta il 28 agosto 88 nel catastrofico incidente in occasione di una manifestazione aerea alla base NATO di Ramstein, in Germania, con 59 morti e 368 feriti - è stata fatta discendere dalla strage di Ustica. E qui dando un fondamento alla connessione con il fatto che nel 1980, come è emerso in più punti dell'inchiesta, i due ufficiali piloti, del gruppo intercettori, in servizio presso l'aeroporto di Grosseto, la sera del 27 giugno 80 fossero in volo su F104, fino a 10 minuti circa prima della scomparsa del DC9 Itavia - il loro atterraggio all'aeroporto di Grosseto è registrato alle 20.45 e 20.50 locali -; che questo velivolo, insieme ad altro con ogni probabilità quello dell'allievo, avesse volato per lunga tratta di conserva al velivolo civile; che durante questo percorso e al momento dell'atterraggio avesse squoccato i codici di emergenza. Di certo i due erano a conoscenza, come s'è dimostrato, di molteplici circostanze attinenti al DC9 e a quei velivoli che volavano in prossimità di esso. Ma non v'era stato nel corso degli anni alcun segno di cedimento da parte dei due, se non qualche battuta, pronunciata in ambienti ristretti e che in breve tempo s'era estinta senza alcun seguito. E poi poteva esserci la testimonianza dell'allievo. In vero però costui è apparso sempre terrorizzato negli interrogatori e un suo cedimento sarebbe stato sopraffatto da dichiarazioni in senso contrario dei suoi trainers; che restavano così con i soli che avrebbero potuto apportare, e in veste più che qualificata, elementi preziosi nella ricostruzione di fatti. Quello che però non convince è la sproporzione tra fini e mezzi, e cioè che si dovesse cagionare una catastrofe - con modalità peraltro incerte nel conseguimento dell'obbiettivo, cioè l'eliminazione di quei due testimoni per impedirne rivelazioni. Si deve perciò concludere che allo stato non sussiste nè prova logica nè prova di fatto degli ulteriori passaggi e cioè che il disastro di Ramstein fosse stato cagionato e realizzato per chiuder la bocca di quelli che erano a conoscenza di fatti di rilievo, prodromici alla strage di Ustica.

    6. LA MORTE DEL MARESCIALLO MUZIO.
    Il maresciallo AM Antonio Muzio è deceduto il 1° febbraio 91 a seguito di omicidio consumato a Vibo Valenzia. Nel 1980 era in servizio alla torre di controllo dell'aeroporto di Lamezia Terme. Ma questo non era un osservatorio privilegiato sulla caduta del DC9. Al più il sottufficiale potrebbe essere venuto a conoscenza di fatti attinenti a quella del MiG, e di mene del capitano Inzolia e del maresciallo Malfa. Ma non è emersa in positivo alcuna connessione con gli incidenti del DC9 e del MiG libico.

    7. LA MORTE DEL TENENTE COLONNELLO MARCUCCI.
    E' questo un episodio portato nel processo dalle dichiarazioni di Ciancarella Mario, che a lungo s'è battuto perchè si facesse luce sulle cause di questa morte. Su queste battaglie s'è detto sotto il capitolo di Pratica di Mare.
    Il tenente colonnello AM Sandro Marcucci decedette il 2 febbraio 92 a seguito di incidente aereo in un servizio di antincendio. Nel 1980 era in servizio quale ufficiale pilota presso la 46° Aerobrigata di Pisa. Le indagini hanno però accertato che egli era a conoscenza di vicende del DC9 solo de relato. Sulla sua morte ha indagato e a lungo, la magistratura competente per territorio, che però non ha mai ravvisato azioni od omissioni dolose di terzi a causa dell'incidente. Restano le argomentazioni del Ciancarella.

    8. LA MORTE DEL MARESCIALLO PAGLIARA.
    Il maresciallo AM Antonio Pagliara è deceduto il 2 febbraio 92 a seguito di incidente stradale accaduto in provincia di Lecce mentre viaggiava a bordo della sua autovettura. Nel 1980 era in servizio con funzioni di controllore di Difesa Aerea al 32° CRAM di Otranto. Solo il servizio presso questo sito potrebbe aver determinato il lui una qualche cognizione di circostanze relative al MiG 23. Ma le indagini hanno concluso per la casualità dell'incidente e quindi escluso qualsiasi collegamento con le cadute sia del DC9 Itavia che del MiG libico.

    9. LA MORTE DEL GENERALE BOEMIO.
    Il generale AM Roberto Boemio è stato ucciso il 12.01.93 a Bruxelles ove si trovava per lavoro come consulente dell'Alenia. Nell'80 era Capo di Stato Maggiore presso la 3a Regione Aerea di Bari - nel relativo capitolo se n'è più diffusamente detto -. Esaminato già per entrambi gli incidenti aerei del 27 giugno e del 18 luglio 80, sicuramente altra sua testimonianza inerente gli incidenti aerei in disamina, a seguito delle risultanze istruttorie emerse dopo le sue prime dichiarazioni, sarebbe risultata di grande utilità. Ma la magistratura belga a tutt'oggi - pur avendo imboccato nelle prime indagini la pista di un tentativo di rapina ad opera di extracomunitari mediterranei - non ha risolto il caso.
    Da rammentare soltanto che il generale aveva prestato servizio anche presso la NATO. Quella sera era stato a cena con un suo amico Sulprizio, Giorgio, anch'esso consulente, già ufficiale dell'AM. Nel sedile posteriore della sua vettura fu rinvenuta documentazione NATO classificata. Ma tutto questo non appare assolutamente sufficiente a legare la sua morte con la conoscenza di circostanze non scoperte su Ustica.

    10. LA MORTE DEL MAGGIORE MEDICO TOTARO.
    Il maggiore medico AM Gian Paolo Totaro, s'è suicidato il 2 novembre 94 per impiccagione. Nel 1980 era in servizio presso la base delle Frecce Tricolori a Ghedi. Le modalità dell'atto - la corda era attaccata a una sbarra poco più di un metro all'altezza - avevano indotto a qualche sospetto sulla realtà di un'azione suicidiaria. Ma gli accertamenti compiuti hanno escluso qualsiasi coinvolgimento diretto e indiretto con l'incidente del DC9 Itavia ed hanno determinato con sufficiente sicurezza come causa del gesto una profonda delusione sentimentale, sofferta dall'ufficiale proprio in quel periodo.

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da nin.kin
    Un'altra inquietante ipotesi sulla strage di Ustica è stata raccontata alla stampa dall'ex ufficiale dell'Aeronautica Mario Ciancarella. L'ufficiale afferma che furono due F104 italiani ad abbattere l'aereo civile su ordine degli Usa per far ricadere la colpa sulla Libia. ``A quell'ora, infatti era previsto che il Dc9 incrociasse un velivolo con a bordo il colonnello Gheddafi (...) Sulla scia del Dc9, nascosto ai radar, volava un Mig con le insegne libiche partito però da Pratica di Mare. I `nostri caccia' decollati da Grosseto avrebbero colpito l'aereo civile e subito dopo catturato il Mig in volo (...) Al largo d Napoli la portaerei Saratoga era già pronta a puntare su Tripoli''.
    Ma qualcosa andò storto - spiega ancora - la corrente filo-araba dei servizi avvertì Gheddafi che deviò su Malta (...)''.


    "Siamo stati noi a tirarlo giù"
    Corriere della Sera - 17 aprile 1992

    ROMA - "Mi telefonò a casa un paio di giorni dopo la strage di Ustica: "Comandante, si ricorda di me? Sono Dettori". Lì per lì il nome non mi diceva niente. Allora mi ricordò di un incontro che avevamo avuto nel 1978, con i sottufficiali della base di Grosseto. Mi rammentò alcuni particolari della sala e di una uscita che aveva avuto il comandante. Era agitatissimo: "Comandante, siamo stati noi a tirarlo giù. Siamo stati noi". Lo bloccai subito: ma che stai dicendo? E lui: "È una cosa terribile...". Era sempre più agitato. Gli dissi: guarda, ti rendi conto che è una cosa enorme, ci vogliono delle prove, dei riferimenti. E lui: "Io non le posso dire nulla, perchè qua ci fanno la pelle". Cercai di calmarlo, perchè tanto più era agitato, tanto più poteva essere pericoloso per lui...". Mario Ciancarella, ex capitano dell'Aeronautica in servizio alla base di Pisa fino al 1980, imputato di insubordinazione perchè tra i fondatori del movimento dei militari democratici, processato ed espulso dall'Arma azzurra, oggi fa il libraio, ma non ha mai dimenticato una virgola di quanto accadde intorno a lui e agli altri sottufficiali e ufficiali investiti da una tempesta di accuse per aver osato alzare la testa di fronte agli stati maggiori. Bene, adesso Ciancarella ha deciso di raccontare tutto e la rivista Avvenimenti ha già pubblicato una prima parte dei suoi ricordi. Testimonianze che aggiungono tasselli importantissimi per ricostruire la vicenda di cui è stato protagonista il maresciallo Mario Alberto Dettori, il radarista di Poggio Ballone trovato impiccato nel 1987.
    Nelle prossime ore, Ciancarella sarà ascoltato dal giudice istruttore Rosario Priore, che sul "caso Dettori" vuole far luce completa. La questione è delicatissima e potrebbe forse chiarire il mistero sulle possibili connessioni tra la base di Grosseto, il radar di Poggio Ballone e la strage del DC9. Nei giorni scorsi, infatti, il magistrato avrebbe sequestrato una agenda del maresciallo Dettori, in servizio proprio a Poggio Ballone la sera del 27 giugno 1980, su cui sarebbero annotati riferimenti a "missili" e alla "Difesa aerea". Il fatto è che il giorno dopo la strage, Dettori confidò con tono concitato alla cognata che "eravamo stati a un passo dalla guerra". E che questa confidenza trova oggi una conferma sostanziale nelle parole e nei ricordi del capitano Mario Ciancarella.
    Dunque, capitano, quando Dettori la chiamò era agitato. "Molto. Tanto che le cose che mi stava dicendo mi fecero uno strano effetto. Voglio dire che mi preoccupai più di calmarlo che di capire effettivamente che cosa era successo".
    E poi? Il maresciallo si rifece vivo con lei? "Sì, ai primi di agosto. Mi telefonò una seconda volta a casa. Ma con un tono completamente diverso. Era freddissimo. Accennò alla faccenda del Mig trovato sulla Sila, a cui devo dire che in quei giorni non avevo dato troppa importanza. Poi mi ricordò che gli avevo chiesto riferimenti precisi, prove". Gliele fornì? "Mi disse: "Io le posso dare solo alcuni suggerimenti, che poi lei deve verificare". Gli chiesi: scusa, ma in base a cosa mi dai questi suggerimenti? E lui: "Dopo questa puttanata del Mig... si guardi gli orari degli atterraggi, i missili a guida radar e a testata inerte". Gli risposi che lo avrei fatto. Ci scambiammo gli auguri estivi . E da allora non lo sentii più". Ciancarella ricorda che per lui non ci fu più nemmeno il tempo di farli quei controlli suggeriti da Dettori. All'inizio di settembre cominciò la raffica di accuse contro il movimento dei militari democratici e prima della fine dell'anno arrivò anche l'imputazione di insubordinazione. "Avevo la testa da un'altra parte e nella mia stessa situazione c'era anche un mio caro amico, Sandro Marcucci", ricorda.
    Marcucci, anche lui capitano pilota dell'Aeronautica, anche lui espulso dall'Arma azzurra, è precipitato a febbraio in Toscana con il suo aereo antincendio. Un incidente discusso e discutibile, sostiene Ciancarella. Avvenuto appena due giorni dopo la pubblicazione sul Tirreno di una durissima lettera aperta che Marcucci aveva scritto sui temi della libertà e democrazia in Aeronautica. Anche Marcucci sapeva delle confidenze di Dettori? "Marcucci sapeva altre cose.
    Ad esempio, sosteneva che quel Mig precipitato sulla Sila era partito dalla base di Pratica di Mare. Lui a Pratica c'era stato a lungo, per un corso sul G222. Me ne aveva parlato più volte".
    Ieri, in occasione della cerimonia di giuramento del corso Nibbio IV all'Accademia di Pozzuoli, il capo di stato maggiore dell'Aeronautica, generale Stelio Nardini, ha detto: "Ciò che è avvenuto lunedì scorso a San Macuto (l'approvazione della relazione finale che mette sotto accusa l'Arma azzurra per le omissioni sulla strage di Ustica, n.d.r.) ha procurato ferite più laceranti di quelle che hanno segnato i corpi, cinquantuno anni orsono, dei nostri caduti, ma noi non smetteremo un solo attimo di lottare per la causa della verità. Perciò oggi, davanti a questa bandiera e a tutti voi, dico: nessun uomo dell'Aeronautica militare ha mai tradito la loro memoria, il loro sacrificio, il giuramento di fedeltà alle nostre istituzioni". Poi di fronte ai giornalisti, Nardini ha voluto precisare che nelle sue parole non vi era nessun intento polemico: "Non mi permetterei mai di essere polemico con nessuno - ha detto l'alto ufficiale - noi però non ci sentiamo sotto accusa, siamo soltanto amareggiati. Ancora non so per quale motivo è caduto il DC9 dell'Itavia a Ustica. Ci sentiamo parte di questa tragedia che ha colpito il Paese e ri teniamo che in questo stato di diritto la verità verrà fuori".

    Andrea Purgatori - Corriere della Sera
    interessante:purtroppo manca pero' una verità ufficiale,quella che sciacallo prodi ben dopo la pubblicazione di questo articolo,diceva si sarebbe avuta togliendo il segreto ad alcuni documenti....

 

 
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