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Discussione: Roma, 28 giu. (Apcom)

  1. #21
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    Citazione Originariamente Scritto da Eyes Only
    Adesso arriviamo addirittura a dire che a rendere produttiva una zona sono quelli di altre zone e non quelli della zona produttiva, pur di affermare che hanno votato SI quelli che producono! ahahahah!! ma allora con tutti gli emigrati del sud che lavorano da quelle parti come la mettiamo? Ah già, gli immigrati del sud sono tutti dipendenti statali nei comuni capoluogo i quali risiedono tutti nel comune mentre quelli produttivi sono quelli del nord che abitano tutti fuori dal comune e dalla provincia ma vanno a lavorare tutti in città.
    Esatto, in gran parte, tranne che se guardassimo da dove viene la produzione vedremmo che non è nel capoluogo, dove non vi sono che poche imprese, le quali sono in provincia. Del resto al Nord i capoluoghi hanno solo il 20% della popolazione della provincia, e sospetto ancora meno del PIL. Le imprese del varesotto non sono a Varese città ad esempio.
    Against all odds

  2. #22
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    mi diverte questa storia dei ceti produttivi,di chi produce,di voti + importanti...ma cosa ne sapete?l'imprenditore può produrre quanto vuole ma se poi è un imbecille e non capisce un cazzo resta pur sempre un imbecille anche se da lavoro a 100persone...e il lavoro non lo dà perchè è buono ma perchè ha un bel ritorno economico!!!!
    e poi sembra che solo le zone che votano x la CDL siano produttive...perchè Torino,il Trentino,la VDA,Venezia,l'Emilia,la Toscana,Roma sono paesi del III mondo?allora la Sicilia del 61 a 0?
    andate a vedere il voto del 46-48 e guardate dove il FDP vinceva (Nord) e dove vinceva la DC invece....ma alla fin fine ognuno vota e poi si conta,se poi volete dire che voi prendete i voti da chi produce,ditelo pure però se pensate di far passare l'idea che chi vota csx non fà un cazzo mi sa che capite ben poco!!!!!

  3. #23
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    Io questo discorso della produttività connesso al voto proprio non lo capisco.

    Fatevi un giro sulla Via Emilia ad ovest e ad est di Reggio, nel distretto di Carpi o nella Bassa Ravennate (la patria delle cooperative) piuttosto che in alcuni distretti industriali della Toscana e poi ditemi se non sono zone produttive.

    Nel Lombardo-Veneto sarebbe più opportuno distinguere tra zone di antica industrializzazione e altre dove lo sviluppo è stato più recente (la cosiddetta campagna urbanizzata). Non a caso (al di là dell'area metropolitana milanese e del Mestrino in Veneto) in province un tempo bianche e oggi di cdx come Bergamo e Brescia ci sono comuni dove l'industrializzazione è di antica data (Dalmine e la bassa Val Trompia) e dove c'è, contrariamente al resto delle rispettive province, un certo equilibrio elettorale.
    Così come nel caso di Schio e Valdagno (sede dello storico lanificio Marzotto) nel Vicentino.

    Al contrario dove lo sviluppo industriale è arrivato a partire dalla fine degli anni Sessanta in condizioni di stabili maggioranze DC (pressochè quasi tutta la campagna dall'Adda fino ad Udine) e in assenza di forme di subcultura operaia, c'è un responso elettorale nettamente favorevole al cdx.

    Non a caso Gian Antonio Stella in "Schei" descriveva magistralmente all'interno del fenomeno Nord-Est il caso di Rossano Veneto, vicino a Bassano del Grappa. Un paese dove la DC prendeva stabilmente oltre l'80% oggi feudo CDL e che è stato interessato da un impetuoso sviluppo artigianale e poi industriale con un numero elevatissimo di piccole imprese.

    Più che altro era interessante il discorso sulla mentalità dell'operaio di Rossano Veneto, che a differenza di quello di Valdagno (a 50 km da lì) e più ancora di quello mestrino non sapeva nulla di sindacati e lotta di classe. Lavorando in piccole imprese a conduzione familiare, il suo obiettivo non era quello - dice Stella - di mantenere le distanze dal padronato e presentare le sue rivendicazioni, ma spesso e volentieri quello di mettersi in proprio non appena ne abbia avuto le possibilità.

    Del resto nel Nord-Est il più delle volte si è partiti da una piccola bottega artigianale, per poi arrivare ad espandersi e farsi conoscere anche all'estero.
    L'avatar raffigura Andrea Costa, il primo italiano che ebbe l'onore di portare l'Idea Socialista in Parlamento.

  4. #24
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    Citazione Originariamente Scritto da peronimarco
    Si Fotta

    MARONI(nel significato bolognese)...ehm Peroni Marco..lei è una testa "eletta" esattamente pari a Speroni il quale è vent'anni che sta in aspettativa da Alitalia e intanto succhia i soldi all'erario Italiano prima da Senatore poi da Europarlamentare per dichiarare stupidità,stoltezze e scempiaggini di varia etimologia e natura..

    Essendo lei un leghista è libero di "bersi" tutte le panzane di Bossi & Co. come pure di andare a Pontida a farsi rosolare il cervello sotto il sole tra una salamella ed un bicchiere(damigiana) di Barbera ascoltando le "verità"dei vari suoi Kapataz ma non pretenda di parlare per conto del Nord perchè voi qui siete da tempo INFIMA e regretta minoranza..rappresentate solo voi e BASTA.
    PS: Milano,Brescia,Pavia,Mantova,Torino,Alessandria,Ge nova,Venezia ,Rovigo
    Treviso,Bologna e tutta l'Emilia solo solo alcune delle città capoluogo che hanno VOTATO NO all'immondizia di Costituzione messa già tra una grappa e un limoncello da Calderoli l'odontoiatra e D'Onofrio il maestrino.

    SIETE STATI SEPOLTI..quindi zitti e mosca,se non vi aggrada andate tutti in Svizzera,sempre chè i ticinesi non vi caccino a calci nel sedere come i peggiori dei malavitosi albanesi

  5. #25
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    Senti beduino. Il veneto e la Lombardia ha votato sì al referendum e in casa nostra l'autonomia la vuole la maggioranza del popolo. Anzi vuole la secessione.

    Sporco giacobino comunista merdoso rispetta la volontà popolare, invece di venire a prelevare tasse.

    In casa nostra stavamo bene sotto gli asburgo!!!

    E da lì si riparte.

    Italiano = Pummarola, pizza, mandolino e mafia.

    Lombardo-veneto = lavoro, capitalismo, impresa, proprietà privata e libertà personale.

    Sei tu che devi rimanere nel paese dei Cagoia, che troiate ne hanno sempre fatte da bravi magnaccia italiani!!!!

  6. #26
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    Cagoia = Savoia

  7. #27
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    LE CITTA' CAPOLUOGO SONO MINORANZE, PIENE DI UFFICI PUBBLICI, PIENI DI TERRONI E COMUNISTI CHE NON HANNO VOGLIA DI FARE UNA EVA.
    PASSATE IL TEMPO A IMPORRE LA COMPILAZIONE DI CARTE INUTILI.

    AVETE CONTRO TUTTI GLI IMPRENDITORI CHE VIVONO SENZA STATO. (NO FIAT)

    METTETEVI IN TESTA CHE QUI C'E' GENTE CHE VA AVANTI SENZA DI VOI, EVADEREMO TASSE, PORTEREMO LE AZIENDE IN CINA E LICENZIEREMO GLI OPERAI.

    MANTENETEVELI VOI I CASSAINTEGRATI E I TERRONI DEL SUD.

    19 luglio 2006
    Crescono le Pmi, diminuiscono le grandi imprese
    di Celestina Dominelli

    Non un irreversibile declino, ma una profonda trasformazione trainata da un nucleo di medie imprese con una notevole capacità innovativa e un forte spirito di reazione alla sfida competitiva.che restituisce un quadro industriale pronto al riscatto nonostante la congiuntura sfavorevole. «La grande maggioranza delle imprese – spiega Gian Carlo Sangalli presidente dell’Istituto Tagliacarne - vede in una fase come questa la condizione di tenuta e di rilancio del nostro sistema economico che, se supportato da opportune politiche pubbliche, ha tutte le carte in regola per ripartire».
    Medie aziende sempre più su. Aziende di medie dimensioni che pesano sempre di più e che erodono spazi ai grandi gruppi. I quali, si legge nel rapporto, hanno perso in poco meno di un decennio, dal 1995 al 2003, il 2,8% del valore aggiunto del settore manifatturiero, trasferito a piccole (+1,7%) e medie imprese (+1,1%). Un incremento, spiegano i responsabili del rapporto, collegato alla “deverticalizzazione” dell’organizzazione delle aziende manifatturiere che optano sempre più per una struttura orizzontale e a rete, segnata da un aumento delle transazioni tra i vari attori e da una maggiore specializzazione.
    Ma è un rafforzamento non uniforme nella penisola. A spingere di più sul pedale dell’acceleratore sono le Pmi del Sud che registrano nel periodo 1995-2003 un tasso di incremento medio annuo del valore aggiunto del 4,3%, seguite dal Centro (+3,1%), dal Nord-Ovest (+2,4%) e dal Nord-est (+2,2%). Anche se è proprio in quest’ultima area del paese che le aziende maggiori hanno mostrato una migliore tenuta aumentando annualmente il proprio valore aggiunto del 3,3%.
    Manifatturiero a misura di provincia. Territorio che vai, sistema che trovi. Almeno questo sembra suggerire lo studio realizzato dall’Istituto Tagliacarne e da Unioncamere. A seconda delle caratteristiche del modello di crescita di un territorio, diversa è infatti la reazione alla debole congiuntura degli ultimi cinque anni e l’intensità della trasformazione che ha interessato il settore manifatturiero. Che registra i cambiamenti più significativi lungo cinquanta province con caratteristiche, segnala il rapporto, di plurispecializzazione e alta integrazione intersettoriale e di filiera. Cinquanta province, distribuite a macchia di leopardo tra il Nord e il Sud del paese, che da sole rappresentano il 47,4% del Pil manifatturiero provinciale sul totale e il 50,3% degli occupati del settore.
    Middle class alla riscossa. Una vera cinghia di trasmissione tra la micro-impresa diffusa e le poche medie e grandi aziende. Che presentano una forte propensione all’export, cooperano con gli altri attori e hanno aspettative positive rispetto all’andamento degli affari. E’ l’identikit della cosiddetta “middle class”, vero motore dello sviluppo, rappresentato da un nucleo di circa 15 mila delle 540 mila aziende con meno di 249 addetti. Che, pur costituendo solo il 3% del totale delle imprese, costituiscono il 19% del valore aggiunto del settore e danno impiego a circa 900 mila addetti. Uno zoccolo duro insomma che reagisce bene ai cambiamenti e stima per il 2006 un fatturato in crescita del 22,7% contro un arretramento del 3% del totale manifatturiero. Ma prevede in aumento anche le esportazioni, al +14,9% rispetto al +5,6% del totale del settore, e annuncia che realizzerà degli investimenti nel biennio 2006-2007 (il 32,5% degli imprenditori) a fronte di una media ferma al 7,4%.
    Un futuro meno nero. Un cauto ottimismo rispetto alle prospettive di crescita per il prossimo biennio. Lo rivela l’indagine effettuata su 3.500 imprese, e contenuta nel Rapporto Pmi, secondo la quale il 33,8% delle aziende ritiene che il proprio livello di competitività possa migliorare entro il 2007 a fronte di un 56,6% che non intravede grossi cambiamenti e di un 5,9% che stima possa peggiorare. Più ottimiste le imprese con 50-249 addetti, collocate preferibilmente nel Mezzogiorno e operanti nel settore della meccanica. Che regge meglio la sfida della globalizzazione rispetto alle previsioni più incerte del manifatturiero tradizionale (il tessile-abbigliamento, pelli, cuoio e calzature).
    Ma quali sono gli ingredienti giusti per migliorare la competitività? La politica dei prezzi (60% degli intervistati) e le relazioni con la clientela (51,7%), suggerisce lo studio. E ancora l’innovazione di prodotto (49,9%) e la ricerca di nuovi sbocchi di mercato (40,8%).
    Competitività che può essere messa a rischio, rilevano le aziende interpellate, soprattutto dall’aumento del costo del petrolio (52,3%), ma anche dalle variazioni della domanda interna e da una elevata pressione fiscale.
    «E’ un quadro – afferma il ministro per lo Sviluppo Economico, Pierluigi Bersani - animato da alcuni segni di vitalità. E credo che questi segnali, presenti in alcuni comparti e in alcune zone del paese in particolare, ci incoraggino ad inaugurare delle politiche di sostegno industriale leggermente modificate, che passino attraverso una riorganizzazione del sistema degli incentivi».
    Il ministro è tornato poi sui maldipancia presenti in seno alla maggioranza dopo l’accordo raggiunto con i tassisti sulla liberalizzazione del settore: «Ho visto che c'è qualcuno che mi sollecita a difendere delle norme che ho fatto io stesso: inviterei a non perder tempo con me e a fare qualche giro al Senato e a dare una mano perché su questa o quella norma non venga disperso l'obiettivo vero, come con i tassisti non è avvenuto». Credo, ha poi aggiunto Bersani, «che ci siano tutte le condizioni per approvare quel decreto senza modifiche sostanziali sugli obiettivi veri». L’esponente ulivista ha poi escluso l’anticipazione dell’intervento sulle accise della benzina che dovrebbe entrare in vigore dal primo gennaio e ha annunciato possibili iniziative sulle partecipazioni detenute da Edf e Aem nell’assetto azionario di Edipower dopo la segnalazione dell’Antitrust. Che ha giudicato le quote delle due società non in linea con il limite del 30% imposto ai soggetti pubblici nel capitale delle ex genco.




    È questa la fotografia del sistema manifatturiero italiano scattata da Unioncamere e dall’Istituto Tagliacarne

    LADRI, MAFIOSI E ITALIANI RISPETTATE CHI LAVORA, MASSE DI OPERAI IGNORANTI MADE IN TORINO E COOP

  8. #28
    CATANIA 2-0 PALERMO - HAHAHAHA
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    Citazione Originariamente Scritto da peronimarco
    In Lombardia E Veneto Ha Vinto Il Si'.

    Perche' Sti' Stronzi Di Italiani Prendono Ancora Le Tasse Dei Veneti E Dei Lombardi?

    Se Lo Fanno Loro Perche' Non Puo' Prendere Lo Stipendio Speroni.

    Restituiteci I Soldi!!!! Terroni!!!!
    Fiero di essere un terrone.

    VIVA LA SICILIA

  9. #29
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    Citazione Originariamente Scritto da peronimarco
    Senti beduino. Il veneto e la Lombardia ha votato sì
    "Hanno", ignorante.

  10. #30
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    Citazione Originariamente Scritto da peronimarco
    Si Fotta
    Quoto...rivolto allo Speroni immagino.

 

 
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