"L’uomo coraggioso non è quegli che ha compiuto un atto di coraggio o condotto un’impresa temeraria; ma quegli deliberato a concludere coraggiosamente la sua vita che fu coraggiosa in tutto il suo corso, in tutto il suo corso magnanimo".
Così Gabriele D'Annuzio fa l'elogio del suicidio.
A lui poi mancò questo coraggio, visto che morì di una banale emorragia cerebrale.
Per gli antichi, una morte dignitosa procurata di propria mano era spesso preferita ai compromessi o alla fuga; il suicidio, lungi dall'essere un peccato, era considerato una virtù.
Ma poi la morale cattolica ha provveduto a condannare ogni forma di soppressione della vita umana, anche volontariamente esercitata su noi stessi: e così nessuno oggi si rammarica che Pessotto non sia riuscito a portare a termine il suo proposito suicida.
Tutti pensano che fosse mezzo matto, in depressione o comunque non in sè: insomma, dalla parte di Pessotto non vedo proprio nessuno...




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