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Discussione: lA MOGLIE DI..........

  1. #1
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    Predefinito lA MOGLIE DI..........

    Il check up si fa da Daniela


    Bankitalia, Enel e Poste: così la clinica controllata da moglie e familiari di Fini puntava alle convenzioni più ricche

    http://espresso.repubblica.it/dettag...17247&ref=hpsp

  2. #2
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    ....La Regione Lazio, ai tempi in cui era guidata da Francesco Storace, garantì una convenzione per esami clinici come Tac e risonanza magnetica. Il via libera arrivò a tempo di record. Tra la richiesta di accreditamento da parte della clinica e la delibera votata dalla giunta regionale trascorsero solo sette giorni: dall'11 al 18 febbraio 2005....

  3. #3
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    A volte la buroceazia è......velocissima!

  4. #4
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    si chiama governare con equità............ (ma solo per i fasci)
    su questo forum è meglio non rispondere ai fessi!
    PURTROPPO GLI ITALIANI SI BEVONO QUALSIASI MINCHIATA, DA SEMPRE (CETTO LA QUALUNQUE)

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da cciappas
    si chiama governare con equità............ (ma solo per i fasci)

  6. #6
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    In uno Stato serio, governato da gente perbene TAC, risonanze ed altri esami clinici si fanno in ospedale pubblico. Se necessario facendo lavorare le macchine giorno e notte. Non sarebbe un problema particolarmente difficile da affrontare: negli ospedali infatti si lavora giorno e notte. Si avrebbero consistenti risparmi di spesa e qualche soldino in più in tasca dei dipendenti.
    E le mogli dei personaggi importanti si dedicherebbero ad occupazioni più serie. Ricordate la tiritera sulle virtù che deve avere "La moglie di Cesare", fatta da Fini a Ballarò?

  7. #7
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    http://espresso.repubblica.it/dettag...aniela/1317247

    Il check up si fa da Daniela

    di Vittorio Malagutti
    Bankitalia, Enel e Poste: così la clinica controllata da moglie e familiari di Fini puntava alle convenzioni più ricche
    Il tesoro di Lady Asl


    Il 19 giugno è partita dalla Procura di Roma una richiesta di atti per Potenza. I pm Giancarlo Capaldo e Stefano Bombardieri vogliono le carte di Woodcock che riguardano gli accreditamenti concessi ai laboratori di Daniela Fini e di Francesco Proietti.

    I pm sono interessati perché in un'altra inchiesta hanno messo nel mirino la Asl Roma C che ha approvato la convenzione ottenuta da Lady Fini grazie agli interventi su Storace definiti in modo colorito nelle intercettazioni. L'indagine romana è quella su Lady Asl, alias Anna Iannuzzi, l'imprenditrice che aveva creato un impero nella fisioterapia a suon di mazzette. Nel suo conto i carabinieri hanno trovato 30 milioni di euro e ora cercano di capire se fossero tutti della signora.</STRONG> ... Leggi tutta la scheda


    Lavoravano con l'Enel. Puntavano alle Poste. E nell'elenco dei clienti eccellenti spunta anche Bankitalia. Sempre a caccia di nuovi contratti e affari, quelli della Panigea finivano spesso per bussare alla porta degli enti pubblici. Sarà un caso, ma la clinica controllata, tra gli altri, da moglie e cognata del leader di An, Gianfranco Fini, nel corso degli ultimi anni è riuscita ad accreditarsi presso istituzioni e grandi società a controllo statale. Non sempre è finita bene. L'Enel, per esempio, nel 2003 troncò ogni rapporto con Panigea, rimuovendo dall'incarico il funzionario che aveva promosso il contratto. "Venne considerata la marginalità economica dell'operazione e i possibili rischi di immagine che comportava", spiegano adesso al gruppo elettrico.

    Alle Poste invece devono aver fatto altre considerazioni. E così l'anno scorso hanno trattato a lungo per stipulare una convenzione con la clinica targata Fini. In base agli accordi discussi, i dirigenti del gruppo guidato dall'amministratore delegato Massimo Sarmi verrebbero indirizzati a Panigea per svolgere particolari test e accertamenti medici. Alle Poste confermano che la trattativa si è effettivamente svolta, ma negano che sia stata formalizzata una convenzione. Lo schema dell'accordo con le Poste ricalca quello siglato nel 2004 con la Banca d'Italia. I dipendenti dell'area romana dell'istituto centrale possono rivolgersi a Panigea per "check up mirati", secondo quanto si legge in un documento pubblicato sulla 'Gazzetta Ufficiale' dell'Unione europea, sezione appalti. I costi degli esami clinici vengono in gran parte pagati da Banca d'Italia, con una quota minima a carico dei dipendenti, che godono anche di sconti (il 25 per cento) su una serie di prestazioni non coperte dal Servizio sanitario nazionale.

    Le convenzioni con enti e società pubbliche garantiscono pazienti e fatturato. Per ottenerle, a volte il corteggiamento partiva da lontano. Con le Poste, per esempio, Panigea aveva cominciato a negoziare almeno tre anni fa. Il grande poliambulatorio romano puntava a ottenere incarichi nel campo della medicina del lavoro. C'è una coincidenza che va segnalata. A quell'epoca il cosiddetto 'medico competente centrale' del gruppo Poste Italiane era Antonio Bergamaschi, professore di medicina del lavoro all'università romana di Tor Vergata. Bergamaschi è in ottimi rapporti con Massimo Fini, il fratello dell' ex ministro, anche lui docente di medicina del lavoro proprio a Tor Vergata. L'operazione comunque non andò a buon fine. "Panigea ci prospettò un accordo", spiega una fonte interna alle Poste, "ma non se ne fece niente". Un caso davvero singolare. Per due volte, nel giro di un paio di anni le Poste trattano con Panigea, ma alla fine non viene formalizzato nulla. Nel frattempo, comunque, Panigea ha fatto strada. La Regione Lazio, ai tempi in cui era guidata da Francesco Storace, garantì una convenzione per esami clinici come Tac e risonanza magnetica. Il via libera arrivò a tempo di record. Tra la richiesta di accreditamento da parte della clinica e la delibera votata dalla giunta regionale trascorsero solo sette giorni: dall'11 al 18 febbraio 2005.
    []


    Ben altro esito hanno avuto i ricorsi presentati da un'altra clinica romana, lo Studio Specialistico Nomentano che, a suo tempo, si era visto negare l'accreditamento. In questo caso la burocrazia regionale si è messa di traverso. C'è un'ordinanza del Tar del Lazio dell'ottobre 2005 che impone alla Regione di depositare in giudizio gli atti di accreditamento a favore di una serie di centri medici tra cui anche Panigea. Ma a quasi nove mesi di distanza da quella sentenza gli atti non sono ancora stati prodotti. Ironia della sorte, lo studio Specialistico Nomentano è difeso dall'avvocato Augusto Sinagra, già esponente di spicco di Alleanza nazionale, di cui fu uno dei fondatori, e poi passato nelle fila di Alternativa sociale con Alessandra Mussolini.

    Daniela Di Sotto, nome da nubile della moglie di Fini, a modo suo ha dato una conferma dei nuovi affari in corso. Intercettata dalla Polizia di Potenza per conto del pm Henry John Woodcock la signora Fini racconta di essere andata "a sbattere il culo con Storace". In quell'occasione (la telefonata è dell'aprile 2005) il suo interlocutore era Francesco Proietti Cosimi, segretario di Gianfranco Fini e ora deputato di Alleanza nazionale. Anche Proietti ha interessi nella Poliambulatorio cave, la società a responsabilità limitata che controlla Panigea. Tra l'altro suo figlio Luigi possiede il 10 per cento del capitale della Poliambulatorio. L'acquisto è relativamente recente. Risale al giugno del 2005, quando la società Da.vir srl e Luigi Proietti Cosimi siglano il contratto con cui comprano ciascuno il 10 per cento di Poliambulatorio cave. Da.vir, che ha un capitale intestato a due fiduciarie, farebbe riferimento a Daniela Fini. A vendere i titoli è l'allora socio di maggioranza Patrizia Pescatori, ovvero la moglie di Massimo Fini, fratello, come detto, del più noto Gianfranco. In base al contratto depositato in Camera di commercio l'operazione viene conclusa a un prezzo di 10 mila euro per ciascuna quota del 10 per cento. Una somma che appare davvero esigua, se si considera che all'epoca Panigea vantava ricavi annui ben superiori ai 2 milioni di euro. Eppure, stando al contratto, la cognata di Fini si accontentò di pochi spiccioli per vendere il 20 per cento della clinica.

    Eppure, a giudicare dalle telefonate intercettate dalla procura di Potenza, le due cognate Daniela e Patrizia litigavano a più non posso. Con la consorte dell'ex vicepresidente del Consiglio che pretendeva più soldi e più potere in azienda. A quanto pare quel giugno del 2005 fu un periodo molto intenso sul fronte affaristico per la famiglia Fini. Patrizia Pescatori, dopo aver venduto una parte delle sue quote nella Poliambulatorio cave (di cui restava comunque il socio più importante), fondò con un paio di soci un'altra azienda in campo salutistico e affini: la Desiderio di benessere srl. In quelle stesse settimane la cognata di Fini si defilò dall'azionariato del centro fisioterapico Emmerre 3000. Chi ha comprato? Per l'occasione scende in campo ancora una volta la Da.vir srl, cioè Daniela Fini, affiancata dal giovane Luigi Proietti Cosimi. I due acquirenti rilevano in totale il 57,5 per cento della società. La quota più importante, il 44,4 per cento, passa alla Da.vir..

    A giochi fatti, nel capitale resta un altro socio di rilievo. È un nome che suona familiare. Una quota del 31,2 per cento risulta infatti intestata a Francesca Maria Proietti Cosimi, 30 anni, sorella maggiore di Luigi. Quel centro fisioterapico era un investimento a colpo sicuro. Nel giugno del 2005 gli affari avevano già preso il volo da un pezzo. Merito anche dell'accreditamento garantito nel marzo 2003 dalla giunta Storace.



  8. #8
    marea
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    Citazione Originariamente Scritto da salerno69
    Il check up si fa da Daniela


    Bankitalia, Enel e Poste: così la clinica controllata da moglie e familiari di Fini puntava alle convenzioni più ricche

    http://espresso.repubblica.it/dettag...17247&ref=hpsp
    che schifo!!

  9. #9
    Tremendo
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    Citazione Originariamente Scritto da salerno69
    Il check up si fa da Daniela


    Bankitalia, Enel e Poste: così la clinica controllata da moglie e familiari di Fini puntava alle convenzioni più ricche

    http://espresso.repubblica.it/dettag...17247&ref=hpsp
    Chissà perchè queste notizie non mi stupiscono,veramente anche a sinistra cominciano a non stupirsi più, le porcate dei ns dipendenti sono infinite.

    Ho trovato questo bel articolo diessino che non è male;

    05 Dicembre 2005

    Il Costo della democrazia. www.contrappunti.info
    a cura di: g.fornari

    Politica corrotta, nazione infetta. Così, parafrasando uno storico slogan, si potrebbe riassumere il messaggio – forse meglio, il grido d'allarme – lanciato in questo libro da due politici, entrambi ds, entrambi senatori con incarichi istituzionali ma anche universitari (Cesare Salvi, che molti ricorderanno ministro del lavoro nel passato governo di centrosinistra, è professore di diritto civile all'Università di Perugia mentre Massimo Villone lo è di diritto costituzionale all'Università di Napoli Federico II). Politica corrotta non tanto perchè siano tornate in auge le pratiche di tangentopoli (pratiche che nonostante tutto sono probabilmente rimaste abbastanza vive anche nel nuovo millennio, e Salvi e Villone non lo negano). Corrotta in un modo tanto più pericoloso in quanto apparentemente legale e ineccepibile. Corrotta (e corruttrice) perchè la formazione del consenso – quello che in una democrazia sarebbe il ruolo fondamentale dei partiti – non avviene più attraverso la discussione e la partecipazione ma attraverso una pratica di clientelismo eretta ormai a metodo di governo.

    Commissioni e consulenze a gogo Un clientelismo che si esprime nella proliferazione senza fine delle consulenze, degli incarichi, delle commissioni e che trova la sua espressione peggiore nella sanità – dove i primari, e via via gli aiuti e gli assistenti, sono normalmente selezionati in base all'appartenenza politica e non alle qualità professionali, contraendo un debito che verrà ripagato in moneta elettorale (l'apporto di voti che ogni medico ospedaliero è in grado di portare a un partito specie nel Mezzogiorno è esattamente quantificabile. Non si spiega altrimenti perchè alle ultime elezioni comunali di Messina risultavano candidati, nelle varie liste, ben 111 medici. E perchè molti dei politici siano ex baroni). E' chiaro che tutto questo si risolve in un tragico, progressivo peggioramento dell'assistenza ospedaliera e dei suoi costi.

    Mentre premia le sue clientele (nell'insieme, una massa di oltre 300.000 unità) la classe politica premia prima di tutto se stessa: non a caso gli emolumenti dei politici regionali e locali – trasformati da gettoni di presenza in vere e proprie retribuzioni - subiscono continui rialzi, così che un consigliere della regione Sicilia è pagato ormai più di un deputato nazionale. Non a caso gli stipendi dei nostri parlamentari europei sono al top dell'UE, superiori del 50% di qelli austriaci, tedeschi e inglesi, più del doppio di quelli dei loro colleghi belgi, olandesi, finlandesi, francesi.

    Clientelismo bipartisan Politica corrotta, quello che è peggio, in entrambi gli schieramenti, quello di centrodestra e quello di centrosinistra, perchè con grande sensibilità bipartisan quella che potremmo chiamare la metastasi della classe politica si verifica – e Salvi e Villone non mancano di notarlo – sia nelle regioni governate dal centrodestra che in quelle del centrosinistra. Nel Lazio le commissioni consiliari sono salite da 14 a 24, gli assessori da 12 a 16. Ha fatto scalpore, mesi fa, la notizia che in Campania era stata creata una commissione per il mare e una per il mediterraneo, entrambe ovviamente corredate di personale di supporto, segretari e assistenti congruamente retribuiti. La Calabria e la Lombardia hanno inventato i sottosegretari. Più o meno tutte le regioni hanno “ambasciate” a Roma e a Bruxelles, la Lombardia di Formigoni ne ha istituite 24 in tutto il mondo compresa l'Avana, la Sicilia ha messo un piedi un proprio simil-ministero degli esteri sotto la direzione di un ambasciatore in pensione. Per far “funzionare” tutte queste strutture occorrono naturalmente sedi costose da prendere in affitto o acquistare. Si moltiplicano frattanto nei consigli regionali i gruppi formati da un solo consigliere, ovviamente finanziati dalla regione. E' grave che tutto questo accada in praticamente tutte le regioni, ma è tragico che accada nel Mezzogiorno d'Italia che per il tasso di disoccupazione – come ricordano gli autori - è superato in Europa solo da Polonia e Croazia ed è primo assoluto per tasso di disoccupazione femminile. Intanto si moltiplicano anche le province, proprio quelle che da anni si parla di sopprimere in quanto ritenute (almeno da molti costituzionalisti) del tutto inutili. La Sardegna ne ha recentemente create quattro, tre sono state istituite dal Parlamento. Altre dieci sono in dirittura d'arrivo presso le Camere, ben 18 sono previste da altrettanti disegni di legge. C'è chi fa comprare alla Provincia azioni di autostrade a prezzi d'affezione. Non c'è da meravigliarsi che proprio mentre scriviamo queste note arrivi la notizia che i conti dell'apparato provinciale sono fuori controllo, con uno sforamento di oltre un miliardo di euro sui vincoli di spesa.

    Via i controlli, niente pubblicità
    Una spirale di dissipazioni che ha potuto propagarsi grazie a due fattori: lo smantellamento di ogni possibile controllo (puntualmente documentato in uno dei capitoli più interessanti del libro) da un lato, la mancanza quasi assoluta di pubblicità e trasparenza degli atti delle autorità amministrative dall'altro. Aboliti il commissario di governo e il segretario comunale indipendente, praticamente esautorata la Corte dei conti, schiacciata sotto il pugno di ferro politico la dirigenza attraverso il mai abbastanza deprecato sistema dello spoil system, depotenziate o soppresse le figure di reato (come l'abuso innominato di atti d'ufficio) che potevano costituire una remora agli abusi, eliminato o mai attivato il circuito virtuoso autorità-controllo-responsabilità, la politica si specchia ormai in un mondo autoreferenziale in cui l'abuso è divenuto prassi quotidiana.

    Tutto questo con il pieno accordo di maggioranza e opposizione. Il conflitto di interessi di cui Berlusconi è il massimo esponente mondiale è stato metabolizzato e introiettato a tutti i livelli, se l'assessore calabrese di rifondazione comunista fa assumere la moglie come responsabile amministrativo dei suoi uffici, scusandosi col dire che aveva bisogno per quel posto di una persona di fiducia. E la gente telefona al commissario del partito per dire: ma se anche voi fate così, ogni speranza è persa.

    Le cause
    Salvi e Villone non si limitano però a documentare l'implosione progressiva del nostro sistema politico, sia periferico che centrale ma ne mostrano anche le cause e cercano di indicarne i rimedi. Tra i motivi, tutti condivisibili, di questa degenerazione, citati dagli autori, noi metteremmo al primo posto la mancanza di un circuito virtuoso che leghi la responsabilità politica alla sanzione elettorale. In assenza di bilanciamenti reali di poteri – con il depotenziamento o annullamento di corte dei conti, coreco, altri controlli esterni di tipo amministrativo – dovrebbe almeno funzionare il percorso politico “pago-vedo-voto” su cui poggia la teoria dell'alternanza democratica. Nell'ambito di questa teoria si presuppone che il cittadino premi la classe dirigente al potere o la punisca in base al giudizio che dà del suo operato. Hai aumentato troppo l'Ici o le tasse auto, hai amministrato male la sanità? E io ti punisco votando per l'opposizione. Ma questo non è possibile quando il sistema è bloccato da una muraglia che ideologizza la funzione amministrativa e demonizza l'avversario. Come quando il muro di Berlino, il famoso fattore K, impediva al partito comunista di partecipare al potere, così si è cercato e si cerca di ricreare in Italia un fattore D – demonizzazione – che dovrebbe impedire all'elettore moderato di mandare a casa l'amministrazione di centro-destra perchè questo significherebbe aprire le porte al comunismo. Naturalmente il sistema funziona nei due sensi: come si fa a mandare a casa un governo di sinistra che ha operato male mettendo così il comune, la provincia, la regione, lo stato, nelle mani dell'odiato centro destra? Chi tra gli elettori fedeli alla sinistra si assume questa responsabilità? Così coperte da questo nuovo, artificioso muro di Berlino le amministrazioni, di qualunque colore, possono macchiarsi di qualunque bassezza perchè sanno di essere al riparo, salvo clamorose frane elettorali, dal giudizio negativo dei loro elettori. Che si tureranno il naso ma si sentiranno obbligati a continuare a dargli il voto. Il peso dei costi impropri della politica E' ovvio che sistemi politici così costosi e nello stesso tempo così chiusi in se stessi, così autoalimentantisi e autoreferenziali e così screditati nel giudizio dei cittadini non possono sopravvivere a lungo. E per questo c'è da augurarsi che il grido d'allarme lanciato nel libro venga raccolto dalla classe politica e che le terapie proposte dagli autori siano discusse con l'attenzione che meritano.

    La politica costa sicuramente troppo. Aggiungendo incaricati e consulenti al personale politico vero e proprio si raggiungerebbe un totale di quasi mezzo milione di “operatori politici”. Per un costo complessivo, calcolano Salvi e Villone, non inferiore ai 3-4 miliardi di euro. Una parte di questi costi è giusta e legittima, altrimenti potrebbero fare politica solo i ricchi e gli affaristi. Ma è doveroso domandarsi quanta parte di essi è davvero necessaria, quanta parte costituisce invece “un inaccettabile spreco di risorse, e quanta ancora è fattore di corrompimento e degenerazione della politica ma anche di aree crescenti della società attirate dal potere e dal suo uso disinvolto”. In una fase in cui è in continua crescita il numero degli scontenti e degli astenuti, quella che gli autori chiamano la questione dei costi impropri della politica appare dunque cruciale per il futuro del nostro sistema democratico. Eluderla con sufficienza come se fosse vuoto moralismo è la cosa peggiore che una classe politica intelligente potrebbe oggi fare. Quello di Salvi e Villone non è un libro”contro”, è un libro “per” i partiti. Non è un libro “antipolitico”, al contrario è un libro di grande impegno politico e civile. I possibili rimedi Tra le proposte fatte dagli autori per cercare di superare questa situazione – nove in tutto – ci limitiamo a richiamarne una, la trasparenza. A nostro avviso, se semplicemente si riuscisse ad obbligare tutti gli enti a riportare nei loro siti Internet, a pena di nullità, i loro bilanci con i compensi degli amministratori – sia quelli degli enti stessi che delle società partecipate – insieme a tutti gli atti che comportano spese, consulenze, incarichi con nome e cognome degli incaricati e le loro retribuzioni, sarebbe un grandissimo passo avanti per far recuperare una maggiore correttezza alla nostra democrazia. Ecco un impegno che potrebbe avvicinare di più il centrosinistra ai cittadini in vista delle prossime elezioni politiche.

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da picchio
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    figguuuuuuuuuuuuuuuuuu rati..........
    qui finisce che dicono che sei comunista
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