Non so' se avete notate l'escalation dei postati deliranti dei rincoglioniti del destrume nazistoide e del sinistrume imbecille, ora si mettono pure a gridare all'assassinio di soldati israeliani e al massacro di civili Israeliani, la gente non si sta rendendo conto che tra poco ci renderemo schiavi del loro modo di vedere le cose, terroristi civili occupatori e cazzate varie; riporto un articolo che ho già postato in precedenza anche per loro per mettere in chiaro lo status dei cosiddetti insediamenti Ebraici, cosiddetti pure per schiavizzarci all'islamiccally correct, perchè non riesco a capire come un territorio di duemila anni di storia possa essere davvero considerato una colonia illegale di Israele![]()
Che cosa è più importante, lo Stato o la Terra?
"Benedici lo Stato d'Israele, l'inizio della nostra prossima redenzione", così pregano tutti gli ebrei ogni anno nelle sinagoghe nel giorno dell'indipendenza israeliano. Ma nel giorno dell'indipendenza di quest'anno la tradizionale preghiera di pace per lo Stato d'Israele in molte sinagoghe è stata modificata con l'aggiunta delle parole "che deve diventare". "Benedici lo Stato d'Israele che deve diventare l'inizio della nostra prossima redenzione". Per la prima volta, nei 58 anni di storia dello Stato, la corrente ebrea dei sionisti nazionalreligiosi dubita che lo Stato ebraico d'Israele sia lo stadio iniziale della redenzione messianica. «Se un governo israeliano di sua propria iniziativa sradica da Eretz Israel degli insediamenti ebrei, vuol dire che qualcosa di essenziale è cambiato in Israele", ha detto uno dei più eminenti rabbini nazionalreligiosi, Rabbi She'ar Yashuv, che, nonostante il suo atteggiamento fedele alla Bibbia, durante l'evacuazione dalla striscia di Gaza si è dichiarato contrario al rifiuto di ubbidienza. "Non è lo Stato che è sacro, ma lo Stato come strumento è sacro. E' uno strumento al servizio del precetto, e non un precetto in sé stesso!"
Un altro Rabbino di nome Solovizcik ha detto, rispondendo a israel heute: "Se nei confronti dei suoi cittadini lo Stato si comporta come un qualsiasi altro Stato e non come uno Stato ebraico, immediatamente qualcosa cambia nel mio rapporto con lui. Certamente io rispetto ogni governo, ma forse non è più l'automatico inizio della nostra redenzione".
Nel primo giorno dell'indipendenza dopo l'evacuazione dei coloni ebrei dalla striscia di Gaza e da Samaria un profondo dilemma nei confronti dello Stato è venuto alla luce all'interno del movimento nazionalreligioso dei coloni. A chi si deve lealtà prima di tutto: allo Stato d'Israele o alla Terra d'Israele? Chi è il mezzo e chi il fine? E come si fa a mettere in equilibrio i due termini? A causa di questi interrogativi aperti, che per i coloni ebrei sono ferite aperte, molti di loro hanno perso la gioia dell'annuale giorno dell'indipendenza. Secondo una recente inchiesta all'interno del movimento religioso dei coloni, il 52% dei coloni intervistati di 120 insediamenti si sentono come israeliani di seconda classe. L'inchiesta è stata condotta dai loro avversari, i liberali di sinistra del movimento "Peace now". Il movimento israeliano nazionalreligioso si sente malvoluto nel suo popolo. "Lo Stato d'Israele si vuole liberare di noi come ci si scuote di dosso un cane che morde", ha detto a israel heute Tidhar Hirschfeld da Samaria.
Ma nel movimento dei coloni ci sono anche rabbini che non vogliono cambiare la tradizionale preghiera di pace per Israele. "Anche se lo Stato e il suo governo dissacrano il sacro Shabbat, io continuo tuttavia a pregare per la pace del mio Stato. E se lo Stato dissacra la Terra Santa, io continuo tuttavia a pregare per il mio Stato", ci ha detto uno dei più eminenti rabbini di Samaria, Rabbi Shlomo Aviner. "Questo è il mio Stato. Non ho nessun altro Paese, e io lo amo così com'è, anche se mi fa soffrire. E in questo è compreso il governo!"
Il movimento nazionalreligioso dei coloni si trova in un momento di svolta spirituale perché gli sembra di avvertire che l'inizio della prossima redenzione, la venuta del Messia, si protrae. "Ma comunque non siamo noi a determinare il momento giusto, ma Dio!"




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