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Discussione: W Il Comandante Che!!

  1. #1
    mikiredel
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    Predefinito W Il Comandante Che!!

    In questo topic onoriamo la grandezza di spirito e la profondità di pensiero del nostro eroe Ernesto Che Guevara!
    Ha faytto si che a Cuba ci fosse la rivoluzione, certo, ma non solo.Egli era un giovane comunista sognatore, che credeva di poter rendere il mondo un posto migliore, e se ancora oggi tutti mettessimo da parte le divergenze potremmo rendere il mondo un VERO mondo all'altezza di tutti, senza ingiustizie, senza classi sociali, insomma un mondo per tutti!
    E allora diciamolo: W CHE GUEVARA E W IL COMUNISMO W LA LIBERTA E L'UGUAGLIANZA W A PACE W LA DEMOCRAZIA!!
    Chi è con me?

  2. #2
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    Citazione Originariamente Scritto da mikiredel
    In questo topic onoriamo la grandezza di spirito e la profondità di pensiero del nostro eroe Ernesto Che Guevara!
    Ha faytto si che a Cuba ci fosse la rivoluzione, certo, ma non solo.Egli era un giovane comunista sognatore, che credeva di poter rendere il mondo un posto migliore, e se ancora oggi tutti mettessimo da parte le divergenze potremmo rendere il mondo un VERO mondo all'altezza di tutti, senza ingiustizie, senza classi sociali, insomma un mondo per tutti!
    E allora diciamolo: W CHE GUEVARA E W IL COMUNISMO W LA LIBERTA E L'UGUAGLIANZA W A PACE W LA DEMOCRAZIA!!
    Chi è con me?
    io ci sono.....

    [SILVIA]
    HASTA LA VICTORIA SIEMPRE
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  3. #3
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    Maiori forsan cum timore sententiam in me fertis quam ego accipiam
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    Bhe, credo che ogni comunista sia d'accordo !!!
    Hasta siempre, comandante !

  4. #4
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    Cari ragazzi, autorevoli estimatori di Guevara.
    Leggere e studiare è l'unico modo per poter aavere il privilegio di aprire la bocca in pubblico...Due autorevoli saggisti, l'italiano Massimo Caprara e l'americano Jay Nordlinger, rispettivamente sulla rivista di formazione Il Timone e su National Revew (articolo pubblicato anche da Ideazione), hanno provato a delineare, sulla base di testimonianze e riscontri incontrovertibili, una ricostruzione rigorosa della vicenda rivoluzionaria del "mitico" Che Guevara. Ne risultano verità forse non sufficientemente conosciute. Scrive Massimo Caprara:
    «Che Guevara è stato il vero, autentico ispiratore della rivoluzione comunista di Cuba. Con lui la sommossa anti-Batista si trasforma in spietata macchina rivoluzionaria; la chiave di lettura della vicenda terroristica dell'isola sta in questo maoista filo-cinese che non guarda in faccia nessuno e che si immola per i propri ideali fatalistici e immaginari, che grondano sangue. Egli viene subito arruolato dai fratelli Castro, ne diventa il mentore astuto e riesce a conquistare l'anima profonda del sistema operativo. Il 2 gennaio 1959 i guerriglieri castristi entrano a L'Avana e occupano la fortezza La Cabana. Vi viene subito allestito, come emblema del nuovo regime, un carcere di massima sicurezza, in cui si processano sommariamente detenuti civili e militari, si seviziano 131 sacerdoti e uomini di Chiesa. Oltre 20.000 sono i prigionieri di guerra catturati, dei quali si calcola che circa 10.000 vengono passati per le armi a Loma de Los Loches, come Monsignor Jaime Ortega. Mentre Castro è il volto presentabile degli insorti, il "Che" (dichiarato Comandante in seconda dell'esercito ribelle), ne rappresenta quello repressivo. Come primo Procuratore militare, egli detta le norme del "Regolamento" carcerario e ne programma l'intero sistema, in ossequio a quel suo concetto "dell'odio distruttivo che fa dell'uomo un'efficace, violenta, selettiva, fredda macchina per uccidere". Lo riferisce testualmente Régis Debray, il francese sessantottino che molto ha scritto e meditato su di lui, dopo averlo seguito in Bolivia.
    «Guevara è l'ideatore e l'organizzatore, nel 1960, del primo "campo di lavoro correzionale", dove venivano spediti anche i semplici renitenti o "svogliati" sul lavoro. Dissidenti democratici, omosessuali, adolescenti (ragazzi di 15 anni o poco più su), intellettuali e letterati "inutili alla Rivoluzione", ecclesiastici perseguitati, vengono ammassati all'aperto sulle spiagge dell'Arcipelago Camarguey e lasciati sotto le intemperie tropicali. Il Che non aveva mai fatto mistero delle sue disposizioni. Lo scrittore Paco Ignacio Taibo II, nato in Spagna, dimorante in Messico, ha scritto nel suo libro "Senza perdere la tenerezza" (pure molto tollerante verso il medico argentino), che il "Che" era solito ripetere la massima pedagogica:"Prendete il fucile e sparate alla testa di ogni imperialista che abbia più di 15 anni".
    «Lo stesso scrittore evidenzia come Che Guevara sapesse far soffrire acutamente i dissenzienti e i prigionieri: «fu il più violento tra i praticanti del socialismo». Nel decalogo dei detenuti politici il "Che" ordinò che essi fossero costretti a «partecipare nudi alla cosiddetta cuadrilla [gruppi di 40 persone comandati da un sergente o un tenente, nda] dei lavori agricoli; venire immersi per ogni infrazione nei pozzi neri; tagliare l'erba con i denti; salire le scale con le scarpe zavorrate di piombo». A lui scrittori del dissenso cubano addebitano nel corso degli anni 1959-60 d'aver giudicato e fatto fucilare 381 prigionieri. Sue sono le famigerate celle chiamate "ratoneras" (buche per topi), "gavetas" (gabbie), "tostadoras" (tostapane), "tapiadas" (con grate strettissime), come ha documentato la rappresentante provvisoria di Cuba all'Unesco, Martha Frayde».
    Jay Nordlinger aggiunge su National Review: «Che Guevara dirigeva le esecuzioni sommarie a La Cabana, la fortezza che fungeva da mattatoio. Gli piaceva amministrare il colpo di grazia, il proiettile nella nuca. E amava far sfilare la gente sotto El Paredon, il muro rosso di sangue contro il quale furono uccisi tanti innocenti. Inoltre, istituì il sistema di campi di lavoro dove innumerevoli cittadini soffrivano e morivano. Stiamo parlando del gulag cubano
    Uno scrittore cubano-americano Humberto Fontova, descrisse Guevara come "una combinazione fra Beria e Himmler". Antony Daniels disse: «la differenza fra Guevara e Pol Pot era che il primo non aveva studiato a Parigi». «E, tuttavia - evidenzia ancora Nordlinger - uno degli uomini più illiberali viene esaltato dai "liberal".» Come ha riassunto Paul Bernman: «il Che era un nemico della libertà ed è stato eretto a simbolo della libertà. Ha contribuito ad istituire un sistema sociale ingiusto a Cuba ed è stato eretto a simbolo della giustizia sociale. Si è schierato per le antiche rigidità del pensiero latino-americano in versione marxista-leninista ed è stato esaltato come un libero pensatore e un ribelle».
    Già, proprio così. E forse è davvero riprovevole che in numerose manifestazioni politiche di sinistra (particolarmente in Italia) la faccia che appare in effige con più frequenza è quella del "Che". La piazza che plaude a quell'effige non è propriamente una bella piazza.
    Vincenzo Merlo

  5. #5
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    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da lucaromano
    Cari ragazzi, autorevoli estimatori di Guevara.
    Leggere e studiare è l'unico modo per poter aavere il privilegio di aprire la bocca in pubblico...Due autorevoli saggisti, l'italiano Massimo Caprara e l'americano Jay Nordlinger, rispettivamente sulla rivista di formazione Il Timone e su National Revew (articolo pubblicato anche da Ideazione), hanno provato a delineare, sulla base di testimonianze e riscontri incontrovertibili, una ricostruzione rigorosa della vicenda rivoluzionaria del "mitico" Che Guevara. Ne risultano verità forse non sufficientemente conosciute. Scrive Massimo Caprara:
    «Che Guevara è stato il vero, autentico ispiratore della rivoluzione comunista di Cuba. Con lui la sommossa anti-Batista si trasforma in spietata macchina rivoluzionaria; la chiave di lettura della vicenda terroristica dell'isola sta in questo maoista filo-cinese che non guarda in faccia nessuno e che si immola per i propri ideali fatalistici e immaginari, che grondano sangue. Egli viene subito arruolato dai fratelli Castro, ne diventa il mentore astuto e riesce a conquistare l'anima profonda del sistema operativo. Il 2 gennaio 1959 i guerriglieri castristi entrano a L'Avana e occupano la fortezza La Cabana. Vi viene subito allestito, come emblema del nuovo regime, un carcere di massima sicurezza, in cui si processano sommariamente detenuti civili e militari, si seviziano 131 sacerdoti e uomini di Chiesa. Oltre 20.000 sono i prigionieri di guerra catturati, dei quali si calcola che circa 10.000 vengono passati per le armi a Loma de Los Loches, come Monsignor Jaime Ortega. Mentre Castro è il volto presentabile degli insorti, il "Che" (dichiarato Comandante in seconda dell'esercito ribelle), ne rappresenta quello repressivo. Come primo Procuratore militare, egli detta le norme del "Regolamento" carcerario e ne programma l'intero sistema, in ossequio a quel suo concetto "dell'odio distruttivo che fa dell'uomo un'efficace, violenta, selettiva, fredda macchina per uccidere". Lo riferisce testualmente Régis Debray, il francese sessantottino che molto ha scritto e meditato su di lui, dopo averlo seguito in Bolivia.
    «Guevara è l'ideatore e l'organizzatore, nel 1960, del primo "campo di lavoro correzionale", dove venivano spediti anche i semplici renitenti o "svogliati" sul lavoro. Dissidenti democratici, omosessuali, adolescenti (ragazzi di 15 anni o poco più su), intellettuali e letterati "inutili alla Rivoluzione", ecclesiastici perseguitati, vengono ammassati all'aperto sulle spiagge dell'Arcipelago Camarguey e lasciati sotto le intemperie tropicali. Il Che non aveva mai fatto mistero delle sue disposizioni. Lo scrittore Paco Ignacio Taibo II, nato in Spagna, dimorante in Messico, ha scritto nel suo libro "Senza perdere la tenerezza" (pure molto tollerante verso il medico argentino), che il "Che" era solito ripetere la massima pedagogica:"Prendete il fucile e sparate alla testa di ogni imperialista che abbia più di 15 anni".
    «Lo stesso scrittore evidenzia come Che Guevara sapesse far soffrire acutamente i dissenzienti e i prigionieri: «fu il più violento tra i praticanti del socialismo». Nel decalogo dei detenuti politici il "Che" ordinò che essi fossero costretti a «partecipare nudi alla cosiddetta cuadrilla [gruppi di 40 persone comandati da un sergente o un tenente, nda] dei lavori agricoli; venire immersi per ogni infrazione nei pozzi neri; tagliare l'erba con i denti; salire le scale con le scarpe zavorrate di piombo». A lui scrittori del dissenso cubano addebitano nel corso degli anni 1959-60 d'aver giudicato e fatto fucilare 381 prigionieri. Sue sono le famigerate celle chiamate "ratoneras" (buche per topi), "gavetas" (gabbie), "tostadoras" (tostapane), "tapiadas" (con grate strettissime), come ha documentato la rappresentante provvisoria di Cuba all'Unesco, Martha Frayde».
    Jay Nordlinger aggiunge su National Review: «Che Guevara dirigeva le esecuzioni sommarie a La Cabana, la fortezza che fungeva da mattatoio. Gli piaceva amministrare il colpo di grazia, il proiettile nella nuca. E amava far sfilare la gente sotto El Paredon, il muro rosso di sangue contro il quale furono uccisi tanti innocenti. Inoltre, istituì il sistema di campi di lavoro dove innumerevoli cittadini soffrivano e morivano. Stiamo parlando del gulag cubano
    Uno scrittore cubano-americano Humberto Fontova, descrisse Guevara come "una combinazione fra Beria e Himmler". Antony Daniels disse: «la differenza fra Guevara e Pol Pot era che il primo non aveva studiato a Parigi». «E, tuttavia - evidenzia ancora Nordlinger - uno degli uomini più illiberali viene esaltato dai "liberal".» Come ha riassunto Paul Bernman: «il Che era un nemico della libertà ed è stato eretto a simbolo della libertà. Ha contribuito ad istituire un sistema sociale ingiusto a Cuba ed è stato eretto a simbolo della giustizia sociale. Si è schierato per le antiche rigidità del pensiero latino-americano in versione marxista-leninista ed è stato esaltato come un libero pensatore e un ribelle».
    Già, proprio così. E forse è davvero riprovevole che in numerose manifestazioni politiche di sinistra (particolarmente in Italia) la faccia che appare in effige con più frequenza è quella del "Che". La piazza che plaude a quell'effige non è propriamente una bella piazza.
    Vincenzo Merlo
    E' meglio affrontare una volta per tutte il problema. Senza nascondersi dietro la foglia di fico del pacifismo, che fortunatamente a me non appartiene, è bene chiarire che combattere per la rivoluzione e la libertà non è come scendere in piazza e scioperare. Una guerra e una guerriglia specialmente si fa con le armi e con la disciplina militare, la determinazione e il sangue freddo. Chiamare Ernesto Guevara libero pensatore serve solo a chi ne vuole falsare l'eredità storica e politica. Guevara a differenza di Fidel Castro sin dall'inizio della guerriglia cubana era un marxista-leninista nel senso più puro del termine e nel Sudamerica latifondista e prono ai dettami del big stick americano questo significava già essere un ribelle.
    Quelli che in occidente vengono definiti dissidenticubani altro non erano che collaboratori prima di Fulgencio Batista, un dittatore che durante il suogoverno fantoccio non aveva fatto altro che riempire le carceri di prigionieripolitici e bastonare la popolazione delle città e soprattutto delle campagne, e poi collaboratori degli Stati Uniti, a volte veri e propri terroristi cubani foraggiati dal governo statunitense (la Baia dei Porci insegna). Questo è il clima in cui ha vissuto e operato da guerrigliero e da ministro Ernesto Guevara durante i suoi anni cubani. Questo tipo di critiche può venir fatto solo da gente che vive nel paese delle meraviglie o da persone politicamente maliziose. Queste sono le stesse critiche ridicole che dovettero subire i partigianiitaliani dopo la seconda guerra mondiale dove chi non ha vissuto il facismo della RSI e l'occupazione dei nazisti storceva il naso ed emetteva giudizi morali sugli "eccessi" dei partigiani. A parlare e dare giudizi sono sempre tutti bravi, e i più bravi sono proprio quelli che mai hanno fatto nulla di concreto.
    Ernesto Guevara era anche un marxista-leninista vero, ovvero un convinto antistalinista che si scontrò durante i suoi anni da ministro cubano più e più volte con le direttive dell'imperialismo sovietico che voleva mettere le mani su una rivoluzione piccolo borghese poi diventata socialista per la cui causa fino alla vittoria non aveva versato nemmeno una goccia di sudore. In questo senso egli rimane un vero ribelle ed un vero marxista-leninista che ha combattuto in tutto il mondo e non solo a Cuba (accettando anche le sconfitte come in Congo) per una rivoluzione che portasse benessere sociale ed economico alla grandi masse di contadini senza terra e del lumpenproletariato della periferia dell'imperialismo unitario di USA e URSS.
    E' morto in Bolivia ucciso dall'esercito regolare boliviano al soldo di un governo servo degli Stati Uniti ed abbandonato dal Partito comunista boliviano troppo occupatoa seguiere le direttive della coesistenza pacifica e della nazione guida di marca stalianiana e sovietica, rinunciando a vivere tranquillo nella sua Cuba per il cui socialismo aveva combattuto tanto.
    Questo era Ernesto Guevara.
    Vladimir Ilic Ulianov Lenin, Sukebathaar, Enrico Malatesta, Ernesto Guevara, Thomas Sankara, Daniel Ortega, Franz Fanon, Hugo Blanco, Carlos Marighella, Felix Moumiè, Agostinho Neto, Patrice Lumumba, Samora Machel, Amilcar Cabral, Abdullah Ocalan, Ho Chi Minh, "il principe rosso" Souphanouvong, il compagno Prachanda, Luali Mustafa Sayed, il suvcomandante insorgente Marcos. Dovrebbe essere questo il mantra da recitare prima di dormire.

    A luta continua

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Niccolò
    Bhe, credo che ogni comunista sia d'accordo !!!
    Hasta siempre, comandante !
    Io credo che chi si definisce pacifista tou court non possa condividere quanto detto e fatto dal Che. Quindi non tutti quelli che oggi si autodefiniscono comunisti dovrebbero essere daccordo se sono in grado di capire davvero chi era il Che.
    L'unico modo per non avere cattivi padroni è non avere padroni

  7. #7
    mikiredel
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    Citazione Originariamente Scritto da ulianov
    Io credo che chi si definisce pacifista tou court non possa condividere quanto detto e fatto dal Che. Quindi non tutti quelli che oggi si autodefiniscono comunisti dovrebbero essere daccordo se sono in grado di capire davvero chi era il Che.
    Tranne chi riceve per il compleanno ben 8 libri che parlano del Che XD

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da lucaromano
    Cari ragazzi, autorevoli estimatori di Guevara.
    Leggere e studiare è l'unico modo per poter aavere il privilegio di aprire la bocca in pubblico...Due autorevoli saggisti, l'italiano Massimo Caprara e l'americano Jay Nordlinger, rispettivamente sulla rivista di formazione Il Timone e su National Revew (articolo pubblicato anche da Ideazione), hanno provato a delineare, sulla base di testimonianze e riscontri incontrovertibili, una ricostruzione rigorosa della vicenda rivoluzionaria del "mitico" Che Guevara. Ne risultano verità forse non sufficientemente conosciute. Scrive Massimo Caprara:
    «Che Guevara è stato il vero, autentico ispiratore della rivoluzione comunista di Cuba. Con lui la sommossa anti-Batista si trasforma in spietata macchina rivoluzionaria; la chiave di lettura della vicenda terroristica dell'isola sta in questo maoista filo-cinese che non guarda in faccia nessuno e che si immola per i propri ideali fatalistici e immaginari, che grondano sangue. Egli viene subito arruolato dai fratelli Castro, ne diventa il mentore astuto e riesce a conquistare l'anima profonda del sistema operativo. Il 2 gennaio 1959 i guerriglieri castristi entrano a L'Avana e occupano la fortezza La Cabana. Vi viene subito allestito, come emblema del nuovo regime, un carcere di massima sicurezza, in cui si processano sommariamente detenuti civili e militari, si seviziano 131 sacerdoti e uomini di Chiesa. Oltre 20.000 sono i prigionieri di guerra catturati, dei quali si calcola che circa 10.000 vengono passati per le armi a Loma de Los Loches, come Monsignor Jaime Ortega. Mentre Castro è il volto presentabile degli insorti, il "Che" (dichiarato Comandante in seconda dell'esercito ribelle), ne rappresenta quello repressivo. Come primo Procuratore militare, egli detta le norme del "Regolamento" carcerario e ne programma l'intero sistema, in ossequio a quel suo concetto "dell'odio distruttivo che fa dell'uomo un'efficace, violenta, selettiva, fredda macchina per uccidere". Lo riferisce testualmente Régis Debray, il francese sessantottino che molto ha scritto e meditato su di lui, dopo averlo seguito in Bolivia.
    «Guevara è l'ideatore e l'organizzatore, nel 1960, del primo "campo di lavoro correzionale", dove venivano spediti anche i semplici renitenti o "svogliati" sul lavoro. Dissidenti democratici, omosessuali, adolescenti (ragazzi di 15 anni o poco più su), intellettuali e letterati "inutili alla Rivoluzione", ecclesiastici perseguitati, vengono ammassati all'aperto sulle spiagge dell'Arcipelago Camarguey e lasciati sotto le intemperie tropicali. Il Che non aveva mai fatto mistero delle sue disposizioni. Lo scrittore Paco Ignacio Taibo II, nato in Spagna, dimorante in Messico, ha scritto nel suo libro "Senza perdere la tenerezza" (pure molto tollerante verso il medico argentino), che il "Che" era solito ripetere la massima pedagogica:"Prendete il fucile e sparate alla testa di ogni imperialista che abbia più di 15 anni".
    «Lo stesso scrittore evidenzia come Che Guevara sapesse far soffrire acutamente i dissenzienti e i prigionieri: «fu il più violento tra i praticanti del socialismo». Nel decalogo dei detenuti politici il "Che" ordinò che essi fossero costretti a «partecipare nudi alla cosiddetta cuadrilla [gruppi di 40 persone comandati da un sergente o un tenente, nda] dei lavori agricoli; venire immersi per ogni infrazione nei pozzi neri; tagliare l'erba con i denti; salire le scale con le scarpe zavorrate di piombo». A lui scrittori del dissenso cubano addebitano nel corso degli anni 1959-60 d'aver giudicato e fatto fucilare 381 prigionieri. Sue sono le famigerate celle chiamate "ratoneras" (buche per topi), "gavetas" (gabbie), "tostadoras" (tostapane), "tapiadas" (con grate strettissime), come ha documentato la rappresentante provvisoria di Cuba all'Unesco, Martha Frayde».
    Jay Nordlinger aggiunge su National Review: «Che Guevara dirigeva le esecuzioni sommarie a La Cabana, la fortezza che fungeva da mattatoio. Gli piaceva amministrare il colpo di grazia, il proiettile nella nuca. E amava far sfilare la gente sotto El Paredon, il muro rosso di sangue contro il quale furono uccisi tanti innocenti. Inoltre, istituì il sistema di campi di lavoro dove innumerevoli cittadini soffrivano e morivano. Stiamo parlando del gulag cubano
    Uno scrittore cubano-americano Humberto Fontova, descrisse Guevara come "una combinazione fra Beria e Himmler". Antony Daniels disse: «la differenza fra Guevara e Pol Pot era che il primo non aveva studiato a Parigi». «E, tuttavia - evidenzia ancora Nordlinger - uno degli uomini più illiberali viene esaltato dai "liberal".» Come ha riassunto Paul Bernman: «il Che era un nemico della libertà ed è stato eretto a simbolo della libertà. Ha contribuito ad istituire un sistema sociale ingiusto a Cuba ed è stato eretto a simbolo della giustizia sociale. Si è schierato per le antiche rigidità del pensiero latino-americano in versione marxista-leninista ed è stato esaltato come un libero pensatore e un ribelle».
    Già, proprio così. E forse è davvero riprovevole che in numerose manifestazioni politiche di sinistra (particolarmente in Italia) la faccia che appare in effige con più frequenza è quella del "Che". La piazza che plaude a quell'effige non è propriamente una bella piazza.
    Vincenzo Merlo

    Jay Nordlinger: giornalista conservatore stretto collaboratore di Bush.

    Humberto Fontova: cubano anti-castrista residente in USA.

    Massimo Caprara: editorialista de «Il Giornale».


    E' come se citassi fonti vaticane per supportare la critica dell'aborto.

    ...la Storia ha gia' espresso il suo verdetto...e quest'ultimo non puo' essere cancellato o deleggittimato nenache dalla reazione piu' radicale.


    Hasta siempre Comandante!


    p.s. 1) se vuoi posso segnalarti anch'io nomi di giornalisti, studiosi, storici, romanzieri, poeti che hanno scritto su Che Guevara....

    p.s. 2) Sandinista: bel post!

  9. #9
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    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da ulianov
    Io credo che chi si definisce pacifista tou court non possa condividere quanto detto e fatto dal Che. Quindi non tutti quelli che oggi si autodefiniscono comunisti dovrebbero essere daccordo se sono in grado di capire davvero chi era il Che.
    Guarda che il Che non ha fatto la guerra, ha fatto la rivoluzione!

    La tua sottolineatura sarebbe stata giusta se avessi detto "chi non legittima la violenza in alcun caso non puo' condividere quanto fatto e detto dal Che".

  10. #10
    mikiredel
    Ospite

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da AVION
    Jay Nordlinger: giornalista conservatore stretto collaboratore di Bush.

    Humberto Fontova: cubano anti-castrista residente in USA.

    Massimo Caprara: editorialista de «Il Giornale».


    E' come se citassi fonti vaticane per supportare la critica dell'aborto.

    ...la Storia ha gia' espresso il suo verdetto...e quest'ultimo non puo' essere cancellato o deleggittimato nenache dalla reazione piu' radicale.


    Hasta siempre Comandante!


    p.s. 1) se vuoi posso segnalarti anch'io nomi di giornalisti, studiosi, storici, romanzieri, poeti che hanno scritto su Che Guevara....

    p.s. 2) Sandinista: bel post!
    Ti prego cita altri gionalisti e scrittori che hanno parlato del Che sennò non capiscono e fanno un'opposizione crucca e infondata!

 

 
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