ROMA - Il governo è pronto a confrontarsi serenamente con categorie e opposizione sul decreto Bersani, ma non farà nessuna marcia indietro. Anzi, Prodi annuncia altre liberalizzazioni.
E' questa la linea dell'esecutivo, mentre il provvedimento sulle liberalizzazioni continua a dividere il centrodestra. Udc e parte di Alleanza nazionale sono pronte ad accettare la sfida della maggioranza, mentre Forza Italia attacca ancora a testa bassa: l'Unione concerta solo con gli amici e punisce le categorie nemiche. Nel centrosinistra, intanto, in molti invitano ad andare avanti sulla strada intrapresa e a non farsi intimorire dalle lobby che da due giorni stanno alzando la voce contro il governo.
"Le regole non si concertano - dice Pierluigi Bersani - ma la disponibilità a uno scambio di opinioni c'é". Il ministro per lo Sviluppo economico, protagonista del momento, risponde così alle proteste delle categorie toccate dal provvedimento e aggiunge che la maggioranza è disponibile ad accettare "arricchimenti che potranno venire dall'opposizione". E il premier Prodi si rivolge direttamente ad una delle categorie più arrabbiate: "I tassisti - dice - sono dei consumatori e anche a loro piace pagare meno per il conto in banca e poer le assicurazioni".
E' ben inteso che il governo non si ferma. "Io credo che dobbiamo ritoccare tutto quello che favorisce i cittadini", afferma Prodi. "Andremo avanti - garantisce Bersani - nella riforma del sistema delle professioni e poi proseguiremo sui temi dell'energia". Sulla stessa linea il vicepremier Francesco Rutelli, che dice sì al confronto con la Cdl e con le parti sociali per migliorare il provvedimento, ma avverte: "Migliorarlo significa rafforzarne la portata riformista e rimuovere qualche aggravio amministrativo e burocratico".
Il leader della Margherita risponde alle critiche delle categorie osservando che gli "interessi particolari sono importanti, ma vengono dopo l'interesse generale". Una posizione, quella del governo, condivisa da tutto il centrosinistra, con i partiti della coalizione che, anzi, chiedono ancora di più. Il ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio propone di insistere ora sulle Rc auto e sui conti correnti bancari, ma anche nel settore della grande distribuzione, mentre Daniele Capezzone (Rosa nel pugno) invita governo e maggioranza a non farsi spaventare dalla "reazione conservatrice delle corporazioni". Insomma, l'Unione è compatta e da tutti i settori della coalizione arrivano 'peana' convinti per un provvedimento che, sostengono anche Pdci e Italia dei Valori, va a tutto vantaggio del cittadino e del consumatore.
Tutt'altro clima si respira a destra. Se il pacchetto Bersani ha avuto l'effetto di compattare la maggioranza, nello stesso tempo ha infatti diviso la Casa delle libertà: tra coloro che fanno prevalere il rimpianto per norme che avrebbe dovuto varare il centrodestra al governo, e tra coloro che invece attaccano a testa bassa il provvedimento. Tra i primi il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini: "Dovevamo avere più coraggio", ammette in un'intervista a 'La Stampa' l'ex presidente della Camera, che invita la Cdl a non "limitarsi alla difesa di corporazioni". Per Gianni Alemanno (An) la destra ha perso un'occasione e ora è giusto confrontarsi. E così la vede anche il suo collega di partito Adolfo Urso, che chiede alla coalizione di accettare la sfida del governo.
An sembra il partito dove le posizioni sono più eterogenee. Francesco Storace attacca chi, nel partito e nella Cdl, vuole fare "un'opposizione carina" e minaccia: "Se prende piede questo andazzo siamo tutti liberi di fare quello che ci pare". Con lui Maurizio Gasparri, che invita la coalizione a non dividersi e a incontrare subito le categorie colpite dal decreto. Il dirigente di An è convinto che il governo abbia voluto colpire "ambienti e categorie che hanno prevalentemente scelto il centrodestra alle ultime elezioni".
Una critica, quella di Gasparri, che è condivisa in pieno da Forza Italia. Per il coordinatore Sandro Bondi, le misure di Bersani vanno nella "giusta direzione", ma hanno il vizio d'origine della parzialità, dell'improvvisazione e della necessità di non toccare gli interessi delle fasce sociali controllate dalla Cgil e dalla sinistra comunista". Fabrizio Cicchitto parla di un "governo debole con i forti e forte con i deboli". E l'ex sottosegretario al Welfare Maurizio Sacconi, per il quale il provvedimento è frutto di una logica punitiva nei confronti di alcune categorie, picchia duro: "Il governo ha dimostrato in modo inequivoco che si concerta con gli amici, ma si procede unilateralmente con i settori ritenuti avversari". STOP DEI TASSISTI L'11 LUGLIO
Fermo nazionale dei taxi l'11 luglio per protestare contro la liberalizzazione delle licenze decisa dal governo nell'ambito della manovra.
Ad annunciarlo sono sindacati di categoria Unica-Cgil, Cisl-Taxi, Ugl-Taxi, Ata-Casa, Ait e Cna-Fita che hanno inviato comunicazione alla Commissione di Garanzia per gli scioperi.
In occasione del fermo nazionale, sarà organizzato a Roma un corteo che partirà alle 9 da Piazza della Repubblica per giungere a Piazza Venezia. Da qui una delegazione si sposterà davanti a Palazzo Chigi. "Abbiamo già chiesto una convocazione al ministro per lo Sviluppo Economico Pierluigi Bersani - fa sapere Nicola Giacobbe segretario generale della Unica-Cgil -. Ci auguriamo che ci riceva l'11 luglio, se no prima".
© Copyright ANSA Tutti i diritti riservati02/07/2006 19:00


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