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«Evitate le periferie di Berlino est se siete omosessuali o se avete un aspetto non tedesco» ammonisce la guida turistica inglese Time out.
L'americana Rough Guide è più categorica: «Quartieri come Marzahn o Lichtenberg sono roccheforti dei neonazisti, dove il pericolo di aggressioni razziste è molto reale».
L'Afrika-Rat, la federazione degli africani che vive in Germania, pubblica una lista dettagliata delle cosiddette no-go areas, nelle quali i tifosi con la pelle scura è meglio che non mettano piede.
A Berlino la stazione della metropolitana di Grünau o quella ferroviaria di Lichtenberg, in Brandeburgo il lago di Helene o la cittadina di Rathenow, più a sud la regione della Sächsische Schweiz (la Svizzera sassone nei pressi di Dresda che i naziskin amano abbreviare con la sigla Ss) e altre ancora.
Zone off limits per molti stranieri e dalle quali persone di carnagione scura potrebbero «non uscire vive», come ha dichiarato lo stesso portavoce dell'ex cancelliere Schröder, Uwe Karsten Heye.
Fino a qualche mese fa la minaccia principale per i Mondiali di calcio Germania 2006 sembrava provenire dal terrorismo internazionale, da Al Qaeda o dai fondamentalisti islamici al seguito della nazionale iraniana. Ora è il sempre più evidente connubio tra gli ambienti neonazisti e quello degli hooligan a mettere in allarme le autorità tedesche.
Nel corso di un vertice segreto, tenutosi nel mese di marzo a Braunau, la città natale di Adolf Hitler al confine tra Austria e Germania, le tifoserie più xenofobe e violente del Continente hanno siglato una sorta di «patto nazifascista».
Secondo quanto scritto dalla Repubblica del 20 marzo, lo scopo è trasformare l'evento calcistico in una «battlefield Germany», campo di battaglia Germania.
Obiettivo comune dell'insolita alleanza è «incendiare i giochi» e «sovvertire con mirate azioni d'attacco ogni regola di convivenza civile durante i Mondiali, nel nome di Hitler e dell'odio razziale verso i popoli dell'emisfero Sud, di quelli islamici e in particolare dei turchi».
A sottoscrivere il patto c'erano a Braunau emissari di organizzazioni di estrema destra come le italiane Forza nuova o il Fronte veneto Skin, la spagnola Ultras sur composta da tifosi franchisti del Real Madrid, l'austriaca Braunau bulldogs, gli inglesi Blue lion del Chelsea, gli Hools del Bayern Monaco e altri ancora da Paesi Bassi, Francia, Svizzera e Polonia. Un vertice durante il quale sono state pianificate le strategie da seguire tra il 9 giugno e il 9 luglio: attacchi alla polizia lontano dagli stadi, agguati ai tifosi nemici, parate naziste, sfoggio di bandiere uncinate e celtiche, caccia allo straniero.
«Di certo, gli hooligan non si possono combattere con gli Awacs della Nato. E neanche con le videocamere biometriche montate negli stadi» sostiene il presidente del sindacato tedesco di polizia Konrad Freytag, preoccupato soprattutto per l'incognita di hooligan e skinhead provenienti dall'Europa dell'Est e in particolare dalla Polonia (fra i tedeschi, i più pericolosi sono quelli dei Länder orientali).
A poche settimane dal fischio d'inizio del campionato del mondo della Fifa nessuna emittente televisiva polacca si è aggiudicata i diritti esclusivi per la messa in onda delle partite. Tanto che, secondo le previsioni del ministero dell'Interno tedesco, tra i 200 e i 300 mila tifosi polacchi potrebbero decidere di seguire i giochi in Germania (Berlino dista soltanto 80 chilometri dal fiume Oder che segna il confine con la Polonia).
Tra questi, 20 mila potrebbero essere violenti e tra 3 e 6 mila appartenere alle famigerate organizzazioni di hooligan e skinhead di Varsavia, Danzica o Cracovia schedate nel nuovo centro informativo per interventi sportivi (Zis) installato dalla polizia tedesca a Düsseldorf. Il cervellone del Zis è un piccolo Pentagono della tifoseria calcistica violenta e xenofoba, nel quale convergono le informazioni dalle principali polizie europee collegate.




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