Guerra aperta tra Governo Prodi e Federfarma, che ha proclamato lo stato di agitazione delle farmacie contro le misure contenute nel decreto-legge Bersani.
Il Consiglio di Presidenza, convocato in riunione permanente, ha deciso una serie di iniziative di protesta, tra le quali una giornata di chiusura delle farmacie di tutta Italia, in una data che sarà decisa dall’Assemblea nazionale nei prossimi giorni. Nel frattempo Federfarma chiede un incontro urgente al Presidente del Consiglio Prodi.
Federfarma, in una nota diffusa alla stampa, stigmatizza duramente il fatto che le misure siano state varate, dopo un blitz notturno, senza la concertazione preannunciata più volte dallo stesso Presidente del Consiglio e senza tenere minimamente conto delle proposte formulate dai farmacisti per migliorare il servizio e ridurre i costi a carico dei cittadini. Particolarmente grave appare l’utilizzo di un decreto-legge per modificare norme strutturali che servono a tutelare la salute dei cittadini e la cui importanza è stata confermata di recente dalla Corte Costituzionale. Il decreto, infatti, consente alle multinazionali della distribuzione intermedia del farmaco di gestire farmacie, nonostante la Corte Costituzionale abbia affermato che tale commistione di attività genera un conflitto di interessi pericoloso per la salute pubblica. Stesso discorso anche per il richiamo all’Europa e all’esigenza di rispondere ai rilievi formulati dalla Commissione Europea. Appare singolare lo zelo e la tempestività con i quali si tenta di accontentare Bruxelles nell’introdurre norme che trasformeranno la dispensazione di farmaci in un’attività prettamente commerciale, mentre da anni vengono disattese le norme europee che impongono il rispetto dei tempi di pagamento alle farmacie da parte delle ASL.
Giorgio Siri, presidente Federfarma, commenta: [i]"Le prime decisioni del Governo in materia di farmaci sembrano orientate più a pagare una cambiale a grandi gruppi economici che a tutelare la salute dei cittadini, dimenticando che in ballo non ci sono tanto prerogative delle farmacie quanto un importante tassello dello stato sociale, rappresentato dal servizio farmaceutico. Le decisioni prese oggi, infatti, accolgono le richieste della Coop di poter vendere i farmaci nei propri supermercati e delle multinazionali che operano nel settore farmaceutico di creare catene commerciali di farmacie. Tali scelte faranno prevalere nella vendita dei farmaci un approccio prettamente commerciale a scapito della salute. A orientare la scelta dei farmaci, ancora più di oggi, saranno la pubblicità, nelle sue varie forme, e le politiche di marketing di grandi gruppi. A pagarne le conseguenze saranno i cittadini che avranno meno garanzie sul fronte della salute, anche perché le farmacie, in particolare quelle dei piccoli centri, rischiano di essere stritolate dalle politiche commerciali aggressive di operatori orientati solo al profitto. Alcune aree del Paese rimarranno senza farmacie: non si vedrà mai una Coop aprire un supermercato in un paesino con 200 abitanti, dove fino a oggi la farmacia c’è e, oltre a fornire i farmaci, è anche l’unico presidio sanitario sempre accessibile. La presenza dei farmaci in esercizi commerciali determinerà inevitabilmente una banalizzazione dei medicinali, che nell’ottica dei cittadini verranno assimilati sempre più a beni di consumo. Tale approccio, favorito dalle politiche commerciali della grande distribuzione, determinerà un aumento dei consumi, rischi di consumi impropri e danni per la salute della collettività. Il prezzo troppo alto dei medicinali a carico dei cittadini è un problema reale che Federfarma denuncia da tempo. Portare i farmaci al supermercato è una risposta demagogica e non è la soluzione. Il cittadino non vuole sconti su pochi farmaci, quelli più redditizi per la grande distribuzione organizzata, ma deve avere il diritto e la certezza di pagare un prezzo equo per tutti i farmaci, ovunque li compri. Per dare queste certezze ci vogliono più regole e non pericolose forme di deregolamentazione. L’unica soluzione efficace è quella di intervenire a monte, introducendo strumenti per controllare e calmierare i prezzi che sono liberamente decisi dai produttori. Produttori che spesso stabiliscono per il mercato italiano un prezzo molto più alto di quello praticato in altri Paesi per lo stesso medicinale, magari prodotto in Italia".
In relazione allo schema di decreto legge approvato dal Consiglio dei Ministri dal canto suo il Ministro della Salute Livia Turco ha rilasciato la seguente dichiarazione: “Il provvedimento esaminato oggi dal Consiglio dei ministri è di grande rilievo e da me pienamente condiviso perché favorisce la concorrenza, la competitività e la liberalizzazione di alcuni importanti settori produttivi e di servizi. Tutto ciò porterà a una maggiore tutela dei consumatori, a nuove opportunità per i giovani e all’inserimento anche in Italia di quegli elementi di concorrenza e libertà imprenditoriale mai realizzati, nonostante i ripetuti richiami dell’UE e dell’Antitrust. In questo contesto è stata inserita anche la previsione della vendita al di fuori delle farmacie dei medicinali non soggetti a prescrizione medica. Come è noto il tema era stato già oggetto di confronto tra i diversi attori del sistema (medici, aziende, farmacie, distributori e cittadini) che hanno espresso posizioni e opinioni diverse. Personalmente ritengo che, al di là del provvedimento odierno, sia importante ed essenziale continuare il dialogo e il confronto su tutta la materia dell’assistenza farmaceutica con l’obiettivo, da me sempre dichiarato, di offrire un servizio migliore ai cittadini sia in termini economici che, soprattutto, di appropriatezza terapeutica. In particolare proseguirà il dialogo con le farmacie per il quale sono certa di trovare la massima attenzione da parte dell’intero Governo”.


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