Risultati da 1 a 3 di 3
  1. #1
    ardimentoso
    Ospite

    Predefinito Legata e picchiata a morte. Aveva 5 anni.

    Legata e picchiata a morte
    Uccisa in casa a cinque anni
    Sul corpo della bambina decine di lividi, fermato il patrigno
    4/7/2006 di Maria Corbi

    ROMA. Alice, cinque anni, massacrata di botte. La madre l’accompagna domenica notte all’ospedale e la implora. «Non mi lasciare piccolina». Ma Alice non ha ascoltato, quella voce che doveva proteggerla e che invece l’ha portata con sé in un inferno di violenza e follia. Labaro, periferia nord della capitale, il quartiere delle «cameriere», come veniva etichettato una volta, oggi ci sono case popolari, comunità di stranieri, soprattutto dell’Est.

    E’ qui, in un palazzone di sei piani, a pochi metri dal parco intitolato a Marta Russo, che abitava Alice, con la madre e il convivente, Mauro, 38 anni, professione assicuratore, «recupero crediti» e varie ed eventuali. Attualmente disoccupato. Fisico imponente, carattere irascibile, sguardo accigliato. La signora del bar dice: «Un bel tipo lui, riservata lei». I vicini concordano: «Una coppia tranquilla, mai una lite, mai un urlo», ma quando sentono come è morta Alice, il corpo cosparso di ecchimosi, i segni della corda con cui è stata legata, i calci ai reni e alla pancia, chiudono il citofono: «Non sappiamo». Possibile non sapere quando si abita porta a porta e le costruzioni in economia hanno prodotto mura sottili come lame? Nessuno squarcia questo silenzio. Anna, una busta del discount in mano, alza le spalle: «Sono palazzi pieni di gente e di rumori, i bambini urlano, giocano per strada, le televisioni sempre accese per il calcio, mariti e mogli litigano».

    Proprio ai condomini domenica sera, tra le 23,30 e le 23,45, l'uomo ha chiesto aiuto. «È stato lui - ha raccontato una signora - a bussare alla mia porta dicendomi che la bambina stava poco bene, che aveva bisogno di un dottore. Dalla porta di casa ho visto la bambina in braccio alla madre. La donna la cullava, piangeva, era seduta sul divano e diceva “Piccola mia, non mi lasciare”».

    Poi è arrivata l’ambulanza e quando il medico ha steso Alice sul tavolo della cucina, le ha toccato il polso, guardato gli occhi, ha capito che non c’era più molto da fare. Una corsa folle, e, inutile al vicino policlinico Sant’Andrea. «Cosa è successo?», hanno chiesto infermieri e dottori, increduli di fronte a tanta brutalità. «E’ caduta dalle scale», ha sussurrato la madre, Viviana, ventott’anni spesi a inseguire uomini sbagliati. «E’ caduta dal lettino», ha detto poi ai carabinieri (chiamati subito dai sanitari) e anche al magistrato che l’hanno interrogata. «No, forse dalle scale».

    Spiegazioni confuse. Impossibile crederle. I segni sul corpo della bambina, spiegano gli inquirenti, lasciano pochi dubbi; ci sono ferite e lividi «vecchi», come se i maltrattamenti fossero stati per Alice un supplizio quotidiano. E poi ci sono quei segni di corda, solchi rossi sui polsi sottili e sulle fragili caviglie. Cosa è successo? «Un pestaggio di incredibile violenza», dicono gli investigatori. «Probabilmente anche con un corpo contundente. Crediamo che la bambina sia stata immobilizzata». E nessuno ha sentito niente.

    E’ morta per arresto cardiocircolatorio, Alice e solo oggi l’autopsia verificherà con chiarezza il perché, se ci siano state e fratture, con il sospetto, terribile, della violenza sessuale.

    Dopo una intera notte di interrogatorio nella caserma dei carabinieri, con il sostituto procuratore Caterina Caputo che, implacabile, le ha continuato a chiedere: «Come è successo?», alla fine Viviana ha ceduto, urlando la verità tra le lacrime. Ha iniziato a raccontare anni di paura e botte, per lei e la figlia (in passato avrebbe già denunciato il convivente per maltrattamenti). Così è scattato il fermo per Mauro B - che non ha ammesso nessuna responsabilità per la morte della piccola - portato nel carcere di Regina Coeli dove verrà isolato dal resto dei detenuti per evitare il linciaggio.

    Una storia iniziata pochi mesi fa quando Mauro convinse Viviana che lui era quello giusto. Viviana voleva solo credergli e se lo prese insieme alla figlia quindicenne che i giudici gli avevano affidato. Fino a domenica notte quando una sirena ha squarciato il silenzio per correre da Alice. «Non mi lasciare», la implorava la mamma. Ma Alice non voleva più essere tradita.

    http://www.lastampa.it/redazione/cms...7229girata.asp

  2. #2
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    Predefinito

    recupero crediti.
    ovvero andava a riprendere i soldi per gli strozzini.
    un cravattaro come dicono a roma.

  3. #3
    ....
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    E se lo incontri per strada che gli fai a questo...? di sicuro poi dovranno trovare qualcuno che va a recuperare i suoi pezzettini!

 

 

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