di Marcello Veneziani
Per salire dalla fogna in cui le intercettazioni l'hanno piombato, Fini ha annunciato l'ennesima rifondazione etica e politica di Alleanza Nazionale. Proposito lodevole e non rinviabile, vista la situazione in cui è circondato. Però non riesco a capire il senso di marcia e di prospettiva che sta coltivando. Dunque, Fini dice che la Casa delle Libertà ormai è finita. Amen. Aggiunge poi, seguendo Casini, che la prospettiva del partito unico è tramontata. Ancora amen. Infine avverte che non vuol tornare a far la destra, ma di spostare l'asse di An, e pure di renderlo un partito più laico. Allora mi chiedo: ma una destra che si voglia smarcare contemporaneamente da se stessa e da Berlusconi, dalle alleanze di centro e dalla collocazione di destra, dai cattolici e dagli ex-missini, in che deserto va a finire? Non vedo una linea, né una strategia, solo la presunzione di azzerare tutto e trasformarlo in una specie di partito personale, di Fondazione Fini di cui mi sfuggono connotati e prospettive. Capisco allora il disagio crescente in An, il mormorio incessante, aggravato da altri due fattori. Dunque, Fini parla di questione morale e di codice etico però poi quando passa dalle declamazioni alle persone non se la prende con chi ha gettato quell'immagine brutta sul suo partito ma contro chi da destra l'ha denunciata, accusandolo di moralismo. Mi pare una stranezza, se davvero si vuol risanare l'immagine e la sostanza del suo partito. Seconda incongruenza. A destra la cultura ha sempre stentato a coabitare con la politica. I pochi intellettuali che per merito loro sono riusciti ad emergere e a pubblicare con autorevoli editori e giornali, tra l'incomprensione astiosa della rozza destra e l'egemonia intollerante della sinistra, si contano sulle dita di una mano. Provo a citarli: Domenico Fisichella, Franco Cardini, Stenio Solinas, Pietrangelo Buttafuoco, e se permettete il sottoscritto. Bene, non uno si riconosce in An e nel nuovo corso. Alcuni hanno persino fondato e militato in An, ma, se ne sono andati. Prendete Fisichella, che oggi passa per un saltafossi; ha sbagliato a mio avviso ad andare alla Margherita, quando si dissente si torna a casa, non si cambia casacca. Ma converrete che quando ha dovuto scegliere tra l'Italia e il partito, tra la destra dei valori e An, ha lasciato Fini. Chi contesta An da posizioni conservatrici, chi da posizioni radicali , chi da posizioni cattoliche, sono tutti contro. Non può essere un caso. E non potete sbrigare questa frattura tra cultura e partito attraverso accuse personali di tradimenti, secondo la vecchia logica tardofascista. Insomma, fa bene Fini a rifondare An, ma per farlo ci vuole una credibilità politica, etica e culturale che ora non c'è.
tratto da Il Giornale di Sardegna




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