A Torino è stampato un giornale che, nel giro di pochissimo tempo, si è trasformato in un fenomeno editoriale. "TorinoCronaca" , questo il suo nome, non ha paura di dare spazio a quelle notizie ritenute "scomode" e "sconvenienti", quelle cronache che redazioni ben più illustri si guardano bene dal mettere in luce. Un giornale dal costo irrisorio che ha avuto il coraggio di schierarsi dalla parte dei cittadini. Di quelli, ad esempio, che sanno chiamare le cose con il loro nome, senza paura e ipocrisie. Un giornale che infastidisce gli ingegneri del grande fratello mediatico, gli stessi che si sforzano di costruire nelle coscienze dei cittadini un'immagine della città storpiata e irreale.
Dopo le minacce, sono arrivati i fatti. Un paccobomba è esploso all'interno della redazione ferendo, non in modo grave, il direttore.

Via posta prioritaria, è giunta in redazione la rivendicazione dell'attentato Un foglio formato A4 a quadretti vergato con il normografo e firmato FAI. RAT, sigla conosciuta di una frangia anarchicoinsurrezionalista eversiva. Nel documento, che è stato immediatamente consegnato alle forze dell'ordine, il gruppo si assume la paternità dell'attentato e rivolge anche pesanti minacce alla ditta Coema di Torino, titolare di appalti per la ristrutturazione e la costruzione di nuovi CPT. Contemporaneamente il gruppo rivendica il doppio attentato di qualche settimana fa avvenuto a Fossano e solidarizza con "I prigionieri anarchici di Lecce e Toscana".

Un avvertimento in pure stile mafioso in una città ostaggio dei centri sociali. Una rappresaglia contro il diritto di esprimere la verità.