Due considerazioni veloci che, forse, chi rivendica i peggiori orrori (ma, per la carità, per cristiana carità, s'intende...) in nome della propria cecità egoistica neppure merita.
Uomini ed animali non sono sul medesimo piano, certo, poichè, e questo è ovvio giacchè ruolo ed interazione che questi hanno nel/col mondo non sono i medesimi. Lo stesso, però, dicasi per compiti e
doveri, perchè a chi è, o si suppone che sia, su un livello superiore (e su questo i distinguo da fare sarebbero invero moltissimi) competono anche maggiori responsabilità. Questa è cosa che qui pare qualcuno se la sia dimenticata (volutamente o meno, per comodo o, peggio, insensibilità, non è dato saperlo. Ma fin troppo facile supporlo).
L'Uomo , quindi, proprio in virtù della propria posizione privilegiata (e si badi bene di non interpretare in un'ottica impropriamente cristiana la mia ultima asserzione), possiede
innanzitutto delle responsabilità dalle quali non può, e deve, prescindere. O, meglio, degli obblighi etici, ben circostanziati. Da ciò se ne deduce agevolmente quanto tutto non sia affatto legittimo, consentito, concesso. E questo dicasi così per il singolo individuo come per l'intero consorzio umano. Illudersi di poter manipolare a proprio gusto la Natura, ed i suoi abitanti (ben vengano allora anche manipolazioni genetiche d'ogni sorta, e non ci si stupisca, o scandalizzi, se le tiro in ballo, che tanto il percorso è il medesimo), di poterne trascurare, in quanto del tutto secondarie, le sofferenze, atroci, vuol dire aver smarrito la Consapevolezza di sé e di quello che dovrebbe essere un sano, equilibrato, rapporto col mondo. Significa aver perso dimestichezza con le cose dello Spirito nell'illusione che tutto sia grezza materia (perchè, nei fatti, io vedo solo un becero materialismo travestito da altro...) manipolabile senza scrupolo a proprio capriccio. Tutto ciò è sintomatico, insomma, di un'incapacità di esercitare quella visione ontologica propria di chi, non essendo ancora morto (semitizzato) nella propria interiorità, ha realmente "optato per la Vita", in tutte le sue accezioni, provando un profondo rispetto per tutte le forme d'esistenza.
Non tutto è legittimato in nome della propria sopravvivenza (o del prossimo), la quale, come è nell'ordine naturale delle cose, comporta anche una fine (la Morte è funzionale alla Vita stessa), che non può essere procrastinata ad ogni costo e a discapito altrui.
Trovo sia folle che in luogo di ricercare un equilibrio perduto, ritornando ad un rapporto più sano e rispettoso della Natura, si continui imperterriti a credere di poter rincorrere e sanare i disastri provocati coi propri maneggi, manipolando ulteriormente e senza misura. (vedasi malanni di vario ordine e grado, prodotto tipico di una società malsana e marcescente, per rimediare i quali si immolano ingiustamente MILIONI di esseri innocenti vivisezionandoli INUTILMENTE. Et cetera et cetera...).
Si è parlato, tra l'altro e a sproposito, di aborto. Beh, non è forse anche questa una pratica (in alcuni, limitatissimi casi, comunque auspicabile) diffusasi proprio in virtù della perdita di una concezione sacrale (e ontologica) della vita? Oppure questi sono ambiti che si considerano solo quando fa comodo? Ah, già, ma quella che conta realmente è solo l'esistenza umana, il resto fa parte di questo mondo empio, impuro et peccaminoso (

).
Il problema è che qui qualcuno prova un fondamentale disprezzo, frammisto ad invidia, nei confronti di tutto ciò che non individua come specchio di sé, della propria individualità, del proprio ottenebrato solipsismo. Da qui una certa idiosincrasia nei confronti di scelte etiche che, per profondità, impegno e dedizione, richiedono capacità delle quali si è sprovvisti (molto più semplice parlare ad ogni piè sospinto di cristi&madonne sui fora), solo così, infatti, si spiegano prese di posizione pretestuose e fuori luogo.
Ps. Le tesi del Lovelock (Malthusiane??E dove di grazia? Ma li si conoscono il pensiero (imperativamente da contestualizzare), ed i testi, di Malthus e del Lovelock, o si sparano amenità confidando e sperando nell'ignoranza altrui? Oppure, peggio, ci si pasce a pane&approssimazione, per cui due cose COMPLETAMENTE differenti, ma con qualche leggera sfumatura similare, divengono giocoforza coincidenti? Epperò...), sono tutt'altro che peregrine, o dal vago (e per me repellente) lezzo new age, essendo riconosciute in ambito accademico. Ma queste sono cose che chi, immagino, certi testi tanto avvedutamente(

)contesta, ben conoscerà, avendo letto ciò che, ad esempio, riporta l'ultimo libro del Volk. Questo, come ovvio, lo ricordo per sua rassicurazione, considerata la fiducia e il credito che le vedo riporre nella moderna scienza. Per ciò che mi concerne, al contrario, non provando per nulla medesimi sentimenti, non posso che prendere atto del fatto che ormai da ogni dove il monito che ci giunge è univoco, e ci dice che è quanto mei impellente il cambiare direzione, infatti la tesi di Gaia la trovo semplicemente funzionale per confermare ciò che chiunque, corredato di un briciolo di capacità di sentire, può constatare con gli occhi -dell'anima-. (forse ti conviene andarti a leggere, e sul serio, gli articoli che in passato postai e che, solo ora, ed indirettamente, contesti...Vous avez beaucoup de courage mademoiselle.Ou peu de...)
Addio.