Ma fu nel marzo del 1931 che scoppiò il vero e proprio conflitto. E questa è la cronaca:
Nel discorso pronunciato alla Camera dei deputati sui Patti Lateranensi (13 maggio 1929 - riportato nelle pagini precdenti), Mussolini aveva chiaramente accennato a due questioni, che, alla distanza di due anni, come già si è detto, dovevano determinare un conflitto assai grave fra l'Italia e la Santa Sede. Le due questioni concernevano il carattere e i "compiti dell'Azione Cattolica e l'educazione dei giovani". A tali questioni il regime fascista attribuiva una importanza capitale. Specie alla educazione dei giovani.
A proposito di questa, nel discorso alla Camera Mussolini aveva dichiarato apertamente che, per tutto il 1927, le trattative per la Conciliazione erano rimaste sospese proprio per la questione dei boy-scouts cattolici, risolta, poi, secondo i propositi del Governo e aveva aggiunto:
« Un altro regime che non sia il nostro, un regime demo-liberale, un regime di quelli che disprezziamo, può ritenere utile rinunciare alla educazione delle giovani generazioni. Noi no. Su questo campo siamo intrattabili! Nostro deve essere l'insegnamento. Questi fanciulli devono essere educati nella nostra fede religiosa; ma noi abbiamo bisogno di integrare questa educazione, abbiamo bisogno di dare a questi giovani il senso della virilità, della potenza, della conquista; soprattutto abbiamo bisogno di trasmettere la nostra fede, le nostre speranze ».
Un giorno dopo quel discorso, Pio XI, parlando agli alunni del Collegio di Mondragone, si era intrattenuto a polemizzare su questo argomento della educazione, da lui rivendicata come un inalienabile "diritto delle famiglie" e, per esse, della Chiesa.
Di rimando, nel suo discorso al Senato, Mussolini replicava:
«Dire che l'istruzione spetta alle famiglie, è dire cosa al di fuori della realtà contemporanea. La famiglia moderna,assillata dalle necessità di ordine economico, vessata quotidianamente dalla lotta per la vita, non può istruire nessuno.Solo lo Stato, coi suoi mezzi di ogni specie, può assolvere questo compito. Aggiungo che solo lo Stato può anche impartire la necessaria istruzione religiosa, integrandola con il complesso delle altre discipline. Qual è, allora, l'educazione, che noi rivendichiamo in maniera totalitaria? L'educazione del cittadino».




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