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Discussione: Il Concordato

  1. #1
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    Predefinito Il Concordato

    IL CONCORDATO


    Stato, Chiese e nuove libertà

    di FRANCESCO MARGIOTTA BROGLIO


    Con l’accordo Craxi-Casaroli del 18 febbraio ’84, si concluse, con quasi 40 anni di ritardo, l’adeguamento dei Patti Lateranensi alla Costituzione della Repubblica. Adeguamento che non poteva non riflettere gli orientamenti diversi dei molti governi che vi si erano impegnati e le contraddizioni che avevano segnato il lunghissimo procedimento di riforma del Concordato. Anche le intese con le confessioni diverse dalla cattolica, inaugurate nel 1984 con quella valdese, arrivarono con altrettanto ritardo e furono condizionate dal «vizio di origine» che ne faceva non un vero strumento del pluralismo costituzionale, ma una sorta di «concordatini» riparatori delle discriminazioni fasciste e postfasciste e della stessa diversificazione statutaria tra religione cattolica e altri culti.
    Se si analizzano, infatti, i contenuti degli accordi del 1984 (e seguenti) è agevole criticarne alcune clausole ma il sistema di finanziamento rappresentò la vera novità del ricostruito regime dei rapporti Stato-confessioni, facendo anche scoprire ai contribuenti l’esistenza di altre religioni citate non dall’enciclopedia, ma dalla modulistica Irpef. In realtà il vero significato di quelle convenzioni fu una sorta di pacificazione nazionale con la società religiosa: con il concordato si chiudevano le ferite apertesi col divorzio e con l’aborto, confermati dai referendum, mentre il Vaticano di Giovanni Paolo II accettava di patteggiare con un’Italia ben diversa da quella del 1929 e del 1948, in nome di un’invocata collaborazione per il bene di un Paese profondamente secolarizzato.
    Con l’intesa valdese il primo governo a guida socialista inaugurava la stagione degli accordi con le religioni di minoranza, sanando il vulnus inferto alla libertà religiosa dal permanere della legislazione discriminatoria fascista e conferendo loro una rilevanza giuridica, sociale e culturale quale mai avevano ottenuto dopo l’unificazione sabauda dello Stato. Il vastissimo consenso parlamentare confortò l’importanza di quelle scelte e aprì la strada ad un rapporto più libero tra la Dc e le altre forze politiche. Nei successivi vent’anni si è assistito a una progressiva utilizzazione della «sussidiarietà orizzontale» da parte di istituzioni religiose interessate a gestire, nel quadro del diritto comune, attività con fini pubblici che lo Stato dismette, e all’espandersi dei loro rapporti con le Regioni. Il sistema «speciale» concordato/intese è diventato meno critico e meno centrale, rafforzando le libertà costituzionali e il pluralismo religioso che è oggi la vera posta in gioco di un’Italia sempre più multiculturale.
    Il sistema di finanziamento del 1984 (il così detto 8 per mille) è finito, così, per diventare la valvola di sicurezza per tutti i culti, mentre ha sicuramente contribuito ad un rafforzamento economico senza precedenti della Chiesa italiana: il gettito della quota Cei è passato, anche grazie al riparto delle scelte non espresse e ai conguagli, dai 210 milioni di euro del 1990 ai908 milioni del 2002, anche se, in ultima analisi i contribuenti che scelgono la Chiesa sono circa il 33 per cento (poco più dei praticanti), mentre è del tutto deludente il numero delle «offerte liberali» deducibili. Il cambiamento sociale ha poi disinnescato una delle mine pericolose del sistema concordatario, il riconoscimento delle nullità matrimoniali stabilite dai tribunali ecclesiastici. Il forte aumento di separazioni e divorzi, l’alto numero di unioni di fatto (circa 600.000), il sorpasso in alcune grandi città dei matrimoni in Chiesa da parte di quelli civili, lasciano, ormai, le polemiche agli ultimi mohicani delle cause rotali.
    Non mancano i problemi ancora da risolvere (tra gli altri l’assistenza spirituale, i titoli di studio ecclesiastici, il segreto d’ufficio dei ministri di culto) e gli elementi di disturbo (scuole confessionali nel sistema nazionale di istruzione, ruolo per i docenti dell’ora di religione «facoltativa», eccetera) che potrebbero rendere meno agevole il cammino ancora da compiere. Ma l’atmosfera costruttiva e collaborativa di questi venti anni (si pensi solo al settore beni culturali) consente di essere ottimisti, soprattutto quando si constata che il giornale dell’episcopato, Avvenire , ha scoperto che, dopo il 1984, l’Italia è diventata «Un esempio di laicità per l’Europa».

    Corriere della Sera 18/02/2004
    La massoneria il vero nemico!

  2. #2
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  3. #3
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  4. #4
    Ludovico
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    Ormai, tutto ciò che è anticattolico costituisce buona ragione per essere ottimisti. Ogni materia dove il contatto tra politica e religione è più profondo, e a maggior ragione i rapporti che intercorrono tra Stato e Chiesa, è affrontata in modo tale per cui più ci si distacca dalla Chiesa più la civiltà umana progredisce. Insomma il metro di valutazione del grado di civiltà, di garanzia, di benessere è misurato in relazione all'allontanamento della mentalità e delle leggi degli uomini rispetto alla Chiesa ed alle sue leggi.
    Da cattolici è necessario opporsi a queste invenzioni (artificiose, oltre che artificiali) ricordandoci che più si è lontani da Gesù e dalla Chiesa, più ci si proietta in un mondo disonesto e privo di virtù. Dannoso, quindi, per tutte le anime.

 

 

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