Servizi e segreti
Colpire i terroristi e non coloro che li combattono
Quando pensiamo ai nostri servizi segreti negli anni difficilissimi che vanno dall'11 settembre 2001 ad oggi, dobbiamo tenere conto di un dato storico. Gli Usa hanno subito un attentato di matrice terroristica. La Spagna ha subito un attentato della stessa matrice. Ed altrettanto l'Inghilterra. L'Italia fino a questo momento no. Forse che l'Italia non era nel mirino? Lo era, con tanto di minacce sul web, ma evidentemente si è riusciti a stendere - sotto la regia del precedente ministro degli Interni - una rete protettiva utile ad evitare che si potesse verificare quello che pure era un rischio concreto.
Soprattutto quando abbiamo degli imam all'interno dei nostri confini che predicano il messaggio di Al Qaeda, non solo nell'ambito delle loro funzioni religiose, ma anche attraverso popolari organi di informazione. Alcuni di loro sappiamo che sono stati allontanati, altri non si sa nemmeno se sono indagati. Sappiamo invece che degli agenti dei servizi vengono arrestati sulla base di accuse che ancora devono essere dimostrate. Ci sono chiare le ragioni per le quali la magistratura ordinaria ritenga opportuno svolgere un'inchiesta sui comportamenti e le dichiarazioni di alcuni alti esponenti dei nostri servizi segreti. Conosciamo bene l'importanza della necessità di rispettare le regole democratiche e la necessaria chiarezza che deve intercorrere fra i servizi ed il resto dello Stato. Ma non capiamo e non possiamo giustificare le ragioni, quali che siano, dell'arresto.
Non ci risulta, infatti, in base agli atti dell'inchiesta, un piano per violare i diritti degli esponenti islamici nel nostro Paese. E se davvero vi è stato un caso che concerne un libero cittadino e di cui il governo non era a conoscenza, si attenda il processo prima di prendere provvedimenti che sono stati accolti con entusiasmo da Al Qaeda, per la ragione che in questa maniera si colpisce il nostro antiterrorismo sulla base di semplici indizi. Non sappiamo sinceramente dire se la magistratura milanese abbia mancato formalmente o sostanzialmente alle sue specifiche competenze, ma siamo certi che sotto un profilo politico è stata incauta, e sotto il profilo della sicurezza pubblica, deleteria. Vogliamo sperare per lo meno che abbia degli elementi forti in sua ragione, ma sinceramente ne dubitiamo. In ogni caso una tale disinvoltura e tanta spregiudicatezza ci ha indignato, anche perché l'arresto del numero due del Sismi ha creato un precedente nel mondo occidentale per il quale proviamo un sentimento profondo di vergogna.
Roma, 6 luglio 2006
tratto dal sito del Partito Repubblicano
http://www.pri.it
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