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Citazione:
Originariamente Scritto da mustang
....non è una colpa ma un dovere
Roma. Where is the beef?, dicono gli americani. Qual è la ciccia di questo ennesimo scandalo di mezza estate? Di che cosa parlano i giornali, quando dedicano pagine e pagine agli arresti dei vertici dei servizi segreti, alle lotte di potere tra gli apparati dello stato, alle complicità dei governi amici di Bush e ai giornalisti costretti a spiegare ai magistrati i rapporti con le loro fonti?
[...]
La guerra al terrorismo continuerà anche con questi sistemi poco ortodossi, di cui il caso Abu Omar è solo un piccolo episodio.
Da il Foglio di sabato 8 luglio
saluti
sono tutte stronzate.
Noi europei abbiamo avuto il terrorismo VERO in casa per decenni (IRA, ETA, BR, RAF, ON, AN...) e lo abbiamo sconfitto definitivamente.
Noi europei SAPPIAMO COME SI FA.
Se gli americani fossero un po' piu' furbi chiederebbero a noi istruzioni.
Invece sono convinti di essere degli dei in terra, e fanno un casino dopo l' altro.
In Apocalypse Now Redux c'e' la scena dei francesi che dicono a Martin Sheene che il vietcong lo hanno armato loro -US- per cacciare i francesi dall' indocina.
poi hanno armato Osama Bin Laden per cacciare i russi dall' afghanistan, hanno armato Saddam per fargli fare la guerra contro l' Iran, e prima ancora avevano armato e finanziato la fratellanza musulmana contro Nasser.
A ogni passo hanno creato un casino piu' grosso di quello che cercavano di chiudere. sono degli inetti apprendisti stregoni.
pericolosissimi, perche' in buona fede.
la guerra in Iraq era sbagliata sopratutto perche' non era possibile vincerla, come Bush padre aveva capito benissimo. se la guerra la vinci, poi ne scriverai anche la storia.
se la perdi resta li a testimoniare della tua inettitudine
ma l' intelligenza non e' equidistribuita.
quindi smettiamola con la stupidaggine della guerra al terrore.
serve solo a sparacchiare a destra e sinistra e a generare instabilita' e casino.
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Farina prendeva soldi per depistare e "dossierare" ai danni del capo dell'opposizione, delle inchieste CONTRO il terrorismo e di suoi colleghi giornalisti (veri) italiani.
Questo è quanto.
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Citazione:
Originariamente Scritto da robert jordan
sono tutte stronzate.
Noi europei abbiamo avuto il terrorismo VERO in casa per decenni (IRA, ETA, BR, RAF, ON, AN...) e lo abbiamo sconfitto definitivamente.
Noi europei SAPPIAMO COME SI FA.
Se gli americani fossero un po' piu' furbi chiederebbero a noi istruzioni.
Invece sono convinti di essere degli dei in terra, e fanno un casino dopo l' altro.
In Apocalypse Now Redux c'e' la scena dei francesi che dicono a Martin Sheene che il vietcong lo hanno armato loro -US- per cacciare i francesi dall' indocina.
poi hanno armato Osama Bin Laden per cacciare i russi dall' afghanistan, hanno armato Saddam per fargli fare la guerra contro l' Iran, e prima ancora avevano armato e finanziato la fratellanza musulmana contro Nasser.
A ogni passo hanno creato un casino piu' grosso di quello che cercavano di chiudere. sono degli inetti apprendisti stregoni.
pericolosissimi, perche' in buona fede.
la guerra in Iraq era sbagliata sopratutto perche' non era possibile vincerla, come Bush padre aveva capito benissimo. se la guerra la vinci, poi ne scriverai anche la storia.
se la perdi resta li a testimoniare della tua inettitudine
ma l' intelligenza non e' equidistribuita.
quindi smettiamola con la stupidaggine della guerra al terrore.
serve solo a sparacchiare a destra e sinistra e a generare instabilita' e casino.
Gli europei non sanno un **zzo, hanno finanziato pre anni e anni i terroristi di Hamas, sono stati impotenti per decenni verso IRA, ETA e anche Brigate Rosse. Inoltre non erano in grado di difendersi da nulla. Hanno potuto tenere le spese militari relativamente basse [avendo quindi risorse aggiunte per lo "Stato Sociale"], solo perchè il compito di difenderci era stato assunto da mamma america.
Farina è un grande, un uomo onesto che sta dalla parte giusta, al contrario dei suoi denigratori, topi di fogna.
Shalom
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Citazione:
Originariamente Scritto da Pieffebi
[...]
Farina è un grande, un uomo onesto che sta dalla parte giusta, al contrario dei suoi denigratori, topi di fogna.
Shalom
A parcella ...
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L'ex presidente del Senato della Repubblica Marcello Pera, scrive una lettera aperta a.........Renato Farina...........
dal quotidiano LIBERO di oggi
"Lettera a Farina e a quelli che si son già arresi
di MARCELLO PERA
Con questo articolo Marcello Pera, già presidente del Senato, inizia la sua collaborazione con Libero.
Caro Renato, c'è qualcosa che non va nelle tue "ammissioni di colpa", e forse questa è la tua vera colpa. Si tratta del presupposto. Di tutto il resto della faccenda non so, ma questo mi è chiaro. Tu parli di una «quarta guerra mondiale» e ti riferisci a quella del terrorismo islamico contro l'Occidente. Ma commetti un errore: perché ci sia una guerra, occorre che ci siano almeno due belligeranti uno contro l'altro. Qui, di belligeranti, ce n'è un solo: mentre il terrorismo islamico combatte e fa stragi anche sul nostro suolo, l'Occidente non è in guerra. Intanto, non vede il nemico o lo minimizza. Parla di episodi e di nuclei di guerriglia, in Iraq, in Afganistan, in Medio Oriente, ma non si accorge di quel fenomeno su vasta scala che è la rinascita risentita e minacciosa dell'islam contro la civiltà dei "giudei e crociati". Poi l'Occidente non definisce il nemico. Nel suo linguaggio educato non si può dire "terrorismo islamico" o "di matrice islamica", ma, al più, solo "terrorismo", così, senza meglio specificare, oppure specificando al contrario, come quando si parlava delle "cosiddette brigate rosse" [che erano solo comunisti radicali conseguenti, nota pfb] . Infine, quando proprio è costretto ad accorgersi che ha un nemico, l'Occidente crede di esserselo meritato, perché ne parla come di un diseredato, di un disperato, di una vittima delle nostre colpe, imperialiste, coloniali, aggressive. Se il terrorismo c'è - pensa l'Occidente -, esso è la risposta alle ingiustizie sociali create e imposte da noi, una forma, magari aberrante ma comprensibile, di reazione alla nostra volontà di potenza, dominio, sfruttamento. Per questo, in Occidente, i terroristi sono "resistenti" e "guerriglieri" per la causa della liberazione dei loro popoli. Per questo non si possono perseguire neanche quando reclutano kamikaze o fanno propaganda di morte. ::: L'Occidente non è in guerra e non si difende. Perché non ci crede, perché ne ha paura, perché non vuole rischiare. Piuttosto, all'Occidente danno fastidio coloro che gli ricordano che esiste una guerra. Non vuole saperne, preferisce rimuovere, sopire e troncare. È tanto spaventato dall'idea che una guerra possa esserci davvero, che, se proprio deve farla, l'Occidente, la fa a coloro che dicono che una guerra è in corso e che dobbiamo vincerla. La fa al presidente Bush, perciò, al premier Blair, ovviamente a Berlusconi, certamente a Israele, soprattutto all'America. Oppure a quelli che si alleano con i servizi segreti, mentre dovrebbero arruolarsi con le procure che fanno la guerra ai servizi segreti. Per il resto, noi siamo "non belligeranti", "equivicini", e naturalmente, come ci impongono le nostre bibbie civili, ripudiamo la guerra e siamo per il dialogo. Anche quando tu parli e quello di taglia la gola a Bagdad. Anche quando tu, su mandato Onu, cerchi di aiutare un popolo in Iraq e quello di fa saltare per aria a Nassyria. Anche quando vuoi vivere in pace a Gerusalemme e quello, a Teheran, ti nega il diritto di esistere. Questo Occidente è in crisi, si sa. Il cardinale Ratzinger scrisse che non ama più se stesso. È peggio. Detesta se stesso. Detesta il suo benessere, perché lo ritiene una rapina a danno di altri. Detesta la sua libertà, perché la considera una forma di imperialismo. Detesta i suoi princìpi e valori fondamentali, perché li interpreta come benefici egoistici. Sì, parla di carte e diritti universali, ma ci crede così poco a questa universalità che non solo si rifiuta di esportare o promuovere altrove la democrazia (tipico delitto americano, salvo quando, anche se non va detto, la esportarono in Italia), si nega anche di porre il problema della reciprocità di trattamento. Per cui, se qui è consentito costruire moschee e là ti tagliano una mano anche solo se dici una preghiera cristiana, per l'Occidente ciò significa che noi siamo aperti e tolleranti e loro hanno altre forme, diverse, di apertura e tolleranza. ::: Dunque, il male è qui e la guerra è in casa nostra. Fra quelli che non intendono arrendersi e quelli che hanno già alzato le mani. Fra quelli che vogliono laicamente vivere in una civiltà cristiana, segnata da diritti e rispetto per tutti, e quelli che invece si arrendono all'Eurabia, in cui già non si può più dire "buon Natale", si devono rimuovere i crocifissi, tollerare gli intolleranti, nascondere la nostra identità. Anche in guerra, si sa, si rispettano certe regole. Vedo che tu, Renato, sei processato dai tuoi colleghi perché, a loro giudizio, non l'avresti fatto. Ma chi processerà quei tuoi severi colleghi e quei tanti spensierati politici che, negando che la guerra ci sia, ce la fanno perdere? "
Saluti liberali
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Citazione:
Originariamente Scritto da Pieffebi
Farina è un grande, un uomo onesto che sta dalla parte giusta, al contrario dei suoi denigratori, topi di fogna.
Non ci sono denigratori, ha fatto tutto da solo.
I veri topi di fogna sono quei miserabili che appoggiano chi agisce al di fuori della legge, chi attacca la magistratura solo perchè si permette di indagare sulle malefatte di un altro miserabile che si è venduto per 30 denari.
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Giornalisti (e spie), l’ultima questione morale
Vincenzo Vasile
Insomma, per i giornalisti italiani, dopo lo scandalo Sismi, si apre, o no, una questione morale?
Sappia il lettore una premessa: i giornalisti di lungo corso spesso amano tenere in un cassetto le tessere scadute dell'Ordine professionale.
Ogni anno si paga la quota, gli uffici aggiungono ogni volta un timbro, le pagine poi non bastano, si cambia tesserino, e via via cambia la foto. È piacevole rivedersi come eravamo, con tutti i capelli, trenta e più anni fa, trenta e più chili fa, all'epoca dell'esame di Stato di idoneità professionale, in commissione magistrati e giornalisti di lungo corso.
Le quattro tessere della mia collezione portano, ciascuna, la firma del presidente dell'Ordine dell'epoca; l'ultima è quella di Lorenzo Del Boca, simpatico collega piemontese, colto, schietto e garbato. Ha detto a Maristella Iervasi che lo intervistava ieri per l'Unità alcune cose che meritano una risposta. Dice innanzitutto di essere intenzionato a calzare e usare «scarponi chiodati» se sarà accertato che Renato Farina ed eventuali altri colleghi erano sul libro paga del Sismi, perché il mestiere di giornalista è quello di sviscerare i segreti e non quello di costruirli a tavolino insieme alle «barbe finte».
Bene.
Dice che non è giusto che altri giornalisti, intanto, fossero pedinati e intercettati.
Bene.
Dice che, però, la giustizia interna della categoria, amministrata dagli organi disciplinari dell'Ordine da lui presieduto, è lunga e farraginosa, non consente forme di sospensione cautelare (che gli altri ordini professionali, invece, prevedono), sicché in questa maniera prima di adottare un provvedimento passano anche anni. E questo già ci convince meno. Ci vorrebbe - conclude - una riforma dell'Ordine, ma nessuno ha voluto, o è riuscito a vararla. E inoltre, è la postilla finale assai disperante, Del Boca non vede nella categoria chissà quale «spinta etica» che possa far sì che tutto questo groviglio vada a concreta soluzione.
Non ci siamo.
Mancano in questa analisi alcune conseguenze concrete e allarmanti. Se sono vere le previsioni di Del Boca, i giornalisti pedinati, intercettati o anche quelli graziosamente citati nelle intercettazioni, nei dossier o nelle articolesse insufflate dall'ufficio Sismi di via Nazionale, chissà per quanti mesi, chissà per quanti anni, saranno costretti a convivere, anzi a condividere la stessa tessera professionale con il club - si spera ristretto - dei colleghi di «Stampa infetta». I quali potranno opporre alla convocazione degli Ordini regionali, competenti all'azione disciplinare, le lungaggini del giudizio penale, l'attesa della sentenza di primo grado, poi l'appello, e - chissà ? - la Cassazione. Finché tutto non risulterà prescritto (in 5 anni).
Come accadde - se non sbagliamo - a Giuliano Ferrara, che «confessò» i suoi rapporti con la Cia con tale ritardo da risparmiarsi l'onta di una censura disciplinare. (Figuratevi che esiste agli atti anche qualche furbesco precedente di certi giornalisti sospesi o radiati dall'Ordine della tal regione, che hanno cambiato residenza anagrafica, e così si sono fatti riammettere: non ci spingiamo oltre nei particolari solo per evitare di suggerire un espediente).
Il presidente dell'Ordine dei giornalisti ci dice, dunque, che c'è poco o nulla da fare. Eppure...
Eppure la legge istitutiva dell'Ordine (pensate: reca la data del 1963) gli affida la tutela della deontologia, delle regole e del loro rispetto. Tra gli ordini professionali da liberalizzare, cioé da sciogliere, secondo i progetti del governo non figura il nostro. Sorge il dubbio che stiamo procedendo noi spontaneamente in quella direzione. È sempre stato un po' difficile spiegare in giro perché tocchi solo a noi l'esercizio esclusivo di questa professione. Perché mai, se tanti in verità scrivono sui giornali? Perché - così di solito rispondiamo - noi con il nostro Ordine garantiamo ai lettori il rispetto delle regole di una buona e corretta informazione: in primo luogo la nostra indipendenza e autonomia, la «schiena dritta» cui ci esortava Carlo Azeglio Ciampi. L'autogoverno, dunque, si giustifica nei modi e per gli strumenti che l'Ordine si dà per affrontare la «questione morale». Ma l'Ordine quegli strumenti non se li dà.
Chiedo a Del Boca: perché mai dobbiamo aspettare la «riforma»? Se non si muovono gli Ordini regionali, l'Ordine nazionale non può avocare a sé il fascicolo? Interrogare? Acquisire documenti? Accertare? Emanare, intanto, una severa direttiva? Lanciare almeno un appello, come si fa nelle emergenze? Più che di nuove regole abbiamo bisogno di darci una regolata. In certi casi basterebbe chiamare l'Ufficio di igiene. Non c'è bisogno di affittare lo stadio Olimpico per un po' di pulizia. Sennò, volendo usare un linguaggio «giornalistico», l'Ordine si riduce a un «carrozzone» spagnolesco, inutile, tecnicamente inutile ad assolvere i propri compiti istituzionali. Senza bisogno di un decreto Bersani (o Mastella?), si va di questo passo all'autoscioglimento.
Roba questa, che interessa, dovrebbe interessare, e molto, i lettori. Lettori che hanno tutto il diritto di essere messi in grado di capire se i giornali che acquistano ogni mattina, i tg che vedono ogni sera, siano stati compilati dalle spie o dai giornalisti. Lettori che chissà cosa avranno capito quando i giornali - che pure sarebbero scritti da giornalisti - riportano senza commento, polemiche né spiegazioni, i cattivi propositi e i lavori in corso «trasversali» per impedire - in nome della privacy - la pubblicazione di un'indistinta congerie di «intercettazioni» (quelle autorizzate dalla magistratura demonizzate assieme a quelle raccolte illecitamente dagli spioni): le telefonate delle spie, come quelle degli spiati. Così si è arrivato a teorizzare che sino all'eventuale sentenza, per anni e anni notizie e intercettazioni presenti nei fascicoli a disposizione delle parti del processo, non debbano essere pubblicate sui giornali, pena multe salatissime: se ne potrà parlare dovunque, al bar, allo stadio, nelle aule di giustizia, ma non sui giornali.
Razzoleranno prevedibilmente in questa melma proibizionista gli specialisti in dossier, gli amici delle fonti innominabili, i procacciatori di veline (di carta e in carne e ossa).
Non sembri, dunque, una digressione: da sempre l'innalzamento della soglia del segreto fa dilagare, infatti, «false verità». Una nuova norma siffatta sarebbe un trionfo per «Betulla» e altre «fonti». Vedo all'orizzonte una tempesta di censure e di dossier. Spieghiamolo ai lettori.
E spiegatelo voi, cari dirigenti dell'Ordine, e al più presto, al ministro Mastella. Ma so già che mi risponderete che l'esecutivo nazionale ha fatto un comunicato («No a nuove leggi»), e che gli organismi di categoria ora aspettano una convocazione dalla Commissione parlamentare competente. Certo è che se andrete lì a presentarvi come i tutori della nostra indipendenza e autonomia senza aver prima fatto pulizia, dall'altra parte del tavolo facilmente potranno rinfacciarvi: che fine hanno fatto le vostre «fonti Betulla»? E noi, intanto, dobbiamo continuare a scrivere fianco a fianco a «colleghi» accomunati solo da quel famoso tesserino professionale? Che si deve fare perché siano percepiti dai vertici dell'Ordine la «spinta etica» e i conati di disgusto della parte maggioritaria, sana, di quelli che scrivono sui giornali? Sarebbe molto spiacevole essere costretti - per fare percepire quella «spinta» e quei conati - a staccarci da quelle collezioni di tesserini impolverati con le nostre gratificanti foto giovanili, le firme e i timbri annuali.
Impacchettarli. E spedirveli per posta, a quell'indirizzo del Lungotevere noto a noi addetti ai lavori, come si fa con le cose inutili e vecchie. In raccolta differenziata.
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Gli eroi del SISMI sono riusciti a garantire la sicurezza e l'assenza di tragici attentati terroristici sul suolo italiano , a differenza di quanto accaduto purtroppo in altri Paesi europei , dove molto probabilmente i servizi di intelligence non sono stati altrettanto efficienti come il nostro.
A questi eroici professionisti e ai loro collaboratori vanno i ringraziamenti ed il plauso di tutti i cittadini che amano il proprio Paese.
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Citazione:
Originariamente Scritto da robert jordan
sono tutte stronzate.
Noi europei abbiamo avuto il terrorismo VERO in casa per decenni (IRA, ETA, BR, RAF, ON, AN...) e lo abbiamo sconfitto definitivamente.
Noi europei SAPPIAMO COME SI FA.
Era un terrorismo che perseguiva obiettivi particolari con metodi, tra virgolette, abbastanza tradizionali.
Un terrorismo, se rapportato a quello islamico, tutto sommato prevedibile e controllabile nei suoi effetti.
Qui siamo di fronte a qualcosa di estremamente diverso e complesso e le esperienze acquisite non servono quasi a nulla.
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Citazione:
Originariamente Scritto da seurosia
Non ci sono denigratori, ha fatto tutto da solo.
I veri topi di fogna sono quei miserabili che appoggiano chi agisce al di fuori della legge, chi attacca la magistratura solo perchè si permette di indagare sulle malefatte di un altro miserabile che si è venduto per 30 denari.
Il fine giustifica i mezzi, Seurosia.
Se il fine era quello di garantire la sicurezza dello Stato, e finora i servizi ci sono riusciti in pieno, allora nessun prezzo è sufficientemente alto.
Queste "indagini" hanno obiettivi che vanno ben al di là della difesa dei cosiddetti "diritti civili", cerchiamo di non prenderci in giro...