Bene, allora vuol dire che non siete voi quelli verso cui io e A. indirizzavamo canti degli anni di piomboOriginariamente Scritto da Rosanera
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Bene, allora vuol dire che non siete voi quelli verso cui io e A. indirizzavamo canti degli anni di piomboOriginariamente Scritto da Rosanera
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E' in momenti come questo che si apprezzano appieno le cazzate di quest'articolo![]()
da "il manifesto" del 11 Novembre 2005
La Francia che gioca in banlieue
Dalla Martinica, Thuram e alcuni giocatori della nazionale transalpina difendono la rivolta delle periferie francesi e attaccano il governo Villepin. Storia di una squadra multirazziale che ha scelto l'impegno civile
MATTEO PATRONO
La nazionale francese di calcio è una grande squadra. Sta antipatica, sopratutto agli italiani, perché nell'ultimo decennio ha vinto molto (un Mondiale e un Europeo) e spesso contro gli azzurri. Nel passato più recente ha perso qualche colpo ma conserva un grande pregio (oltre a quello di poter schierare ancora Zinedine Zidane): è fatta di giocatori che in campo pensano con i piedi, fuori con la testa. Quella loro. Quando nel `98 conquistarono la Coppa del mondo a Parigi contro il Brasile, i bleus portarono lungo i Campi Elisi un milione e mezzo di persone in festa e divennero subito il simbolo vincente della Francia multietnica e multiculturale: un gruppo black, blanc, beur (nero, bianco, arabo) che mischiava sul rettangolo di gioco calciatori africani, caraibici, sudamericani, calmucchi, armeni, baschi, persino uno della Nuova Caledonia. Stranieri d'origine ma francesi d'adozione. Una nazionale dai mille colori che non cancellò i problemi razziali della Francia ma che contribuì a guardarli con occhio diverso, mandando su tutte le furie Jean Marie Le Pen, leader del Fronte nazionale di estrema destra, che definì i neocampioni del mondo «una squadra artificiale». Non gli andava giù, al razzistone, che il paese si specchiasse in quella banda di pedatori immigrati che secondo lui non conosceva neppure le parole della Marsigliese cantata a squarciagola prima delle partite. In seguito, Zidane e compagni gliele hanno cantatate spesso a Le Pen. Nel 2002, quando questi arrivò al ballottagio con Chirac per le presidenziali, il numero 10 invitò apertamente a boicottare il candidato che «non rappresenta per niente i valori del paese». Il collega Robert Pires, numero sette ispano-portoghese, annunciò che buona parte della nazionale transalpina avrebbe disertato gli imminenti mondiali nippo-coreani se Le Pen avesse vinto le elezioni. Le Pen uscì scornato dal voto e festeggiò la clamorosa disfatta dei bleus contro il Senegal, «una piccola parte della Francia». L'impegno civile dei calciatori francesi ha preso nel tempo anche altre strade. Lilian Thuram, Patrick Vieira e Thierry Henry hanno denunciato gli insulti razzisti di tifosi e avversari e si sono spesi in prima persona con mille iniziative per combattere il problema. Due giorni fa poi, sbarcati a Fort de France, in Martinica, per un'amichevole di beneficienza (assurdamente contestata dai club) a favore delle 152 vittime di un incidente aereo, alcuni giocatori hanno detto la loro sulla rivolta delle banlieues che ha messo sottosopra la Francia. Hanno messo sotto accusa il governo sulla disoccupazione. Hanno espresso solidarietà ai rivoltosi delle periferie. E hanno ricordato che molti di loro, in quelle periferie, ci sono cresciuti e sopravvissuti. Thuram, figlio della Guadalupa trapiantato giovanissimo nel sobborgo di Avon (vicino Parigi) dove tirò i primi calci coi Portugais di Fontainbleu, ha parlato per primo senza girarci intorno più di tanto. «Ho vissuto in periferia e mi sento molto vicino a quei ragazzi - ha detto il difensore della Juventus, 33 anni - stanno tutti a parlare di insicurezza giovanile ma nessuno si preoccupa del vero problema: la mancanza di lavoro». Thuram ha criticato duramente la svolta repressiva del primo ministro Dominique de Villepin. «Le elezioni si avvicinano e il governo ha trovato un capro espiatorio per nascondere le proprie colpe sul tema della disoccupazione - ha spiegato - vogliono convincere la gente che si tratta solo di violenti e tutto questo mi fa schifo». Thuram non è uno qualsiasi nella nazionale di Domenech: segnò due gol nella semifinale mondiale del `98 con la Croazia, è tornato con Zidane dopo aver lasciato la squadra un anno fa e insieme l'hanno qualificata alla Coppa del mondo dell'estate prossima in Germania. Resta il giocatore con più presenze nella rappresentativa transalpina attuale.
La sua uscita però non è stata l'unica. Molti dei componenti della nazionale vengono dalle banlieues infuocate di Parigi: Henry e Anelka (Versailles), Kapo (Choisy le Roy). Eric Abidal, difensore cresciuto nel sobborgo di La Duchere (Lione), ha ricordato quanto fosse difficile da ragazzo trovare lavoro nei supermercati del suo quartiere che non volevano immigrati. «La discriminazione ha portato la gente a un punto di rottura, bisogna trovare una soluzione», ha detto il calciatore del Lione. Henry ha preferito dribblare i cronisti; Zidane, che cominciò a giocare nella Castellane, banlieue di Marsiglia, non era in Martinica per infortunio e non ha parlato. Ma le cronache dicono che sia decisamente incazzato perché al padre Smail, approdato a Marsiglia dalla Cabilia (Algeria) 52 anni fa, continuano a negare il diritto di voto anche per le elezioni municipali. Florent Malouda, talentuoso centrocampista del Lione originario di Cayenne (Guyana), ha chiuso la partita: «Gli emarginati delle periferie sono disperati, era inevitabile che finisse così».
Per la cronaca, il ritorno dei figli francesi nella madrepatria caraibica si è concluso con un sofferto successo sul Costarica (3-2) che ha ribadito quanto sia dura per i galletti giocare bene senza l'insostituibile e acciaccato Zidane. Sabato a Parigi arriva la Germania per un antipasto dei mondiali di giugno. Da Berlino hanno fatto sapere che vista la turbolenza delle città francesi la squadra tedesca sarà scortata da due guardie del corpo che seguiranno i giocatori come piaceva a Nereo Rocco, fino alla toilette. «Non vogliamo lasciare nulla al caso», è stata la teutonica spiegazione del team manager Oliver Bierhoff.






Originariamente Scritto da etnia salentina
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CAMPIONI CAMPIONI CAMPIONI!!!
Ho sventolato il tricolore fino a farmi venir male alle braccia!
Dopodichè in giro a fare il bullo con la motocicletta!!!![]()


eri con Ale?Originariamente Scritto da Mat Kava
beh se eri con lui ..immagino ,quando ci sono state le Olimpiadi andava dalle turiste americane a dire "ha vinto Hamas!"![]()


Il coro più gettonato ieri sera era: "Il potere deve essere operaio"Originariamente Scritto da Rosanera
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olè comunque
Pirlo pezzo di merda incapace
Gattuso pezzo di merda incapace
Perrotta pezzo di merda incapace
Camoranesi pezzo di merda incapace
De rossi pezzo di merda incapace
TOTTI PEZZO DI MERDA INCAPACE
CANNAVARO PEZZO DI MERDA !!!!


ollelle
ollalla
faccela vede
faccela tocca